Aggiornamenti da gennaio, 2009 Mostra/nascondi commenti | Scorciatoie da tastiera

  • Penny 03:47 il 15 January 2009 Permalink | Rispondi
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    Rookie of the Year: gara a tre 

    Fino ad ora i due nomi per il riconoscimento di matricola dell’anno sono stati i soliti due, O.J. Mayo e Derrick Rose, Derrick Rose e O.J. Mayo. A mettergli il bastone tra le ruote potrebbe però subentrare un terzo concorrente, quel Russell Westbrook che nell’ultimo mese ha impressionato tutti. Joe Smith, veterano degli Oklahoma City Thunder crede che Westbrook possa realmente vincere l’ambito premio di Rookie of the Year: “Possiamo definitivamente mettere Russell tra i migliori rookie del campionato; non ho visto molto di Derrick Rose ma ora come ora il mio rookie of the year è Russell“.

    Forse il giudizio è di parte, vero, ma a questo si aggiungono le parole di Kevin Durant: “Senza nulla togliere a Mayo e Rose in quanto sono degli ottimi giocatori, ora Russell sta giocando meglio di loro. Credo che questi tre giocatori sono comunque un gradino sopra a tutti gli altri rookie“. A dicembre Westbrook è stato nominato rookie del mese grazie a medie di tutto rispetto: 15.5 punti, 5.1 assist e 5.1 rimbalzi a partita; nelle prime due settimane di gennaio ha invece fatto registrare 12 assists contro i Timberwolves e 12 rimbalzi contro i Bulls. Le sue statistiche stanno crescendo e i suoi Thunder stanno iniziando a vincere qualche partita in più.

    Parole importanti arrivano anche dal coach Scott Brooks: “Tutti sanno quanto talento ha il ragazzo e quanto è veloce ma è significativo il fatto che sta maturando in fretta anche nella gestione della partita. Si sta abituando a capire i momenti della partita e questa è una cosa sulla quale tutti i playmaker dovrebbero cercare di migliorare“. Aggiunge il coach: “Penso che verrà preso in considerazione per il premio di Rookie of the Year, è stato rookie del mese per delle ragioni precise. Sta facendo bene, migliorando partita dopo partita e lavorando duramente in allenamento“.

    Dal canto suo Westbrook resta modesto sulla sua crescita esponenziale, concentrando l’attenzione sulle vittorie della franchigia piuttosto che sulle statistiche individuali. Russell ha spiegato così le ragioni del riconoscimento del mese: “Non pensavo di poter vincere un riconoscimento del genere, questo è stato possibile grazie a quello che stanno facendo i miei compagni di squadra“.

    Nessuno pensava che Westbrook potesse ricevere più voti di Michael Beasley o Greg Oden ma se continuerà così questo è esattamente ciò che succederà. Poi dipenderà da Rose e Mayo, ma il titolo di ROY non sembra inarrivabile per il talento uscito da UCLA.

     
    • lipponik 06:04 il 15 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      Beh credo che il trio Westbrook-Durant-Green metta a posto la squadra per i prossimi anni in tre ruoli.Dal draft quest'anno arriverà di sicuro un altro ottimo giocatore e sono convinto che Sam Presti sotto sotto sia uno dei migliori GM della lega.Ci sta vedendo giusto in tutte le cose che fa.Manca un lungo di talento e sarà proprio questo che i Thunder cercheranno nel prossimo draft o nella prossima free agency.Per scalare quel gradino che ancora li manca,cioè quello di essere una squadra ambiziosa e non un mucchio di giovani messo insieme così.Questo dipende molto dall'allenatore,ma anche dai giocatori e credo che Westbrook sia un talento puro che potrà regalare soddisfazioni alla squadra.Un colpo dei Thunder e secondo me nn sarà l'ultimo.

  • 11:23 il 7 May 2008 Permalink | Rispondi  

    Meglio tardi che mai: Kobe è l’MVP 

    Per quello che può contare un premio che ha visto Steve Nash vincitore (e per ben due volte) e mai Jerry West, Elgin Baylor o Isiah Thomas, l’MVP quest’anno è ufficialmente appannaggio di Kobe Bryant. Un’attesa lunga e snervante, ben dodici anni dal suo ingresso nel pianeta NBA: soltanto Karl Malone ha dovuto aspettare così tanto. Non che ci fosse bisogno di tale consacrazione, in fondo, per sapere che l’asso dei Lakers è il più forte cestista al mondo, ma la smorfia con cui Kobe ha risposto in conferenza stampa a chi gli ha chiesto se avesse ormai messo una pietra sopra sul trofeo intitolato a Maurice Podoloff la dice lunga su quanto ci tenesse. Le damigelle d’onore in classifica di Bryant sono nientemeno che, rispettivamente, Chris Paul, Kevin Garnett e LeBron James. Tutti e tre autori di una stagione da incorniciare, ma giustamente sacrificati sull’altare del rito riparatorio in onore del Dio Kobe. KG del resto si è già fregiato del gagliardetto nel 2004, gli altri due non tarderanno molto a fare altrettanto.

    Il ritardo si spiega con diverse motivazioni. Negli anni d’oro della dinastia Lakers all’inizio del secolo XXI, Kobe ha sempre vissuto all’ombra del Big Cactus Shaquille O’Neal. Una volta andato via Shaq, il declino lacustre nella gerarchia della Lega venne preso a pretesto dai giurati per ignorare un giocatore sempre strabiliante nelle prestazioni individuali. Esemplare il caso del 2006, stagione condita dai celebri 81 punti contro Toronto, che vide Kobe preceduto tra gli altri da un Nash molto meno esplosivo di quello che aveva messo tutti d’accordo nel 2005. La dimensione umana poi non aiutò molto: Bryant è sempre stato visto come l’emblema della star egocentrica e accentratrice, ben oltre l’effettiva realtà delle cose. Senza contare che le note traversie giudiziare in Colorado gli alienarono le simpatie del “moralizzatore del quartierino” David Stern.

    Tutto è cambiato in una stagione che Bryant pensava avrebbe vissuto altrove, possibilmente a Chicago. Meno punti segnati, più assist e rimbalzi, il ritorno dei Lakers nel gotha dei papabili per l’anello, una leadership autorevole nello spogliatoio. Ma l’MVP non è che una tappa verso il vero obiettivo di Kobe: un nuovo anello, stavolta libero dall’ingombrante giogo di O’Neal.

     
  • 15:53 il 6 May 2008 Permalink | Rispondi
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    Kevin Durant, Rookie of the year 2008 

    Tra i vari riconoscimenti individuali della stagione 2007-2008, quello di matricola dell’anno sembrava essere il più scontato di tutti. Perlomeno da quando a settembre i Blazers annunciarono che Greg Oden avrebbe perso tutta la stagione per i noti problemi al ginocchio. Chi non pensò allora che Kevin Durant sarebbe stato il ROY? Il premio è alfine arrivato per l’ex prodigio di Texas State, che ha ricevuto 90 dei 125 voti disponibili.

    Le cifre della prima stagione del diciannovenne guardia-ala piccola sono del resto state eccellenti: 20.3 punti (7.7 punti in più rispetto ad ogni altro rookie), 4.4 rimbalzi, 2.4 assist, 1.0 steals and 0.97 stoppate a partita. Il nativo di Washington DC ha del resto confermato le doti che avevano incantato l’ambiente universitario: la sinuosa eleganza offensiva, una potenza di fuoco impressionante e una stupefacente capacità di giostrare da autentico all around player, del resto dettata da una squadra costruita sulle macerie, a immagine e somiglianza di KD. Quando arriveranno l’esperienza e i muscoli, egli diventerà probabilmente uno dei cinque giocatori più dominati della Lega.

    Due i momenti chiave del leggiadro Kevin nella disastrosa stagione dei Sonics: la tripla decisiva ad Atlanta a novembre (dopo un doppio overtime) e soprattutto il jumper in faccia a Josh Howard allo scadere, nella vittoria dei Sonics su Dallas di metà Aprile, in quella che potrebbe essere stata l’ultima partita casalinga della franchigia. Con Durant entrato nel cuore del pubblico della Key Arena, che ancora non sa capacitarsi della probabile perdita di un tale talento. “ Amo Seattle, ho comprato casa qui e mia mamma mi ha raggiunto “, ha non a caso dichiarato Durant alla cerimonia di consegna del premio, con probabile scorno di David Stern e del suo compagno di merende Bennett.

    Non che la vittoria di Durant sia stata priva di polemiche. In particolare ad Atlanta hanno preso male il secondo posto di Al Horford, autore di una stagione eccellente, condita dalla qualificazione ai playoffs. E meno male che la sua stordente serie contro Boston è avvenuta a urne già chiuse. Durant ha in tal senso dichiarato: ” Non pensavo di poter vincere il Rookie dell’Anno; pensavo sarebbe finito ad Al, perché la sua squadra è avanzata sorprendentemente alla postseason. E a dirvi la verità, avrei fatto volentieri a cambio con lui. Gli avrei dato questo bel premio e al suo posto avrei disputato la mia prima gara 7 dei playoffs “. Lungimirante.

     
  • 16:01 il 28 April 2008 Permalink | Rispondi  

    Awards 2008: i primi verdetti 

    Come da tradizione, gli ambiti e vari Awards NBA affiorano lentamente come un fiume carsico in superficie, scorrendo parallelamente a quei playoffs che stanno entrando nel vivo. Il tutto per far discutere tifosi e appassionati nei vari bar dello sport e nei forum virtuali. In attesa dell’inconorazione del rookie, del coach of the year e ovviamente del Most Valuable Player.

    Il gagliardetto di “sesto uomo dell’anno” è andato al divino Manu Ginobili (al quale i maligni assegnerebbero anche il “trampolino d’oro” riservato al miglior simulatore della Lega). Tecnicamente, il premio non fa una grinza in quanto per buona parte dell’anno l’olimpionico argentino è entrato sul parquet a partita in corso (anche Kevin McHale nei leggendari Celtics di Bird era sovente “sixth man”). Ma tutti sanno che in stagione Manu è stato di gran lunga il miglior elemento degli speroni, grazie a prestazioni mostruose come quella di Cleveland, quando venne pubblicamente esaltato da Lebron James. Chissà che l’ex virtussino non si rifaccia con qualche premio più ambizioso, magari quel “MVP finals” che il suo amico e compagno Tim Duncan gli scippò nel 2005. A far compagnia a Manu sul podio sono stati Barbosa e Terry, staccatissimi.

    Altro premio ampiamente annunciato è quello di difensore delll’anno, stravinto da Kevin Garnett, tra l’altro candidato al MVP. L’ex stella di Minnesota ha rivoltato come un calzino la retroguardia dei bostoniani, trasmettendo una intensità di insieme che si è rivelata la carta decisiva per la splendida regular season dei Celtics. Non soltanto il miglior difensore, ma anche il miglior coach difensivo. Ecco perchè nonostante le cifre meno roboanti rispetto a un Dwight Howard, il quale ha ottenuto ben più rimbalzi, stoppate e palle rubate. Pochi voti ottenuti anche quest’anno da Bruce Bowen, unanimemente considerato il miglior carceriere uno contro uno, capace di tenere sia un point-guard che un’ala forte. Bowen paga certamente dazio alla fama controversa e alle troppe caviglie che ha contribuito a rompere.

    Scontata anche l’investitura di Hedo Turkoglu quale “Most Improved Player”. Il funambolo turco ha vissuto una stagione a dir poco sontuosa, trasformandosi da estroso e svagato alfiere nella principale arma offensiva dei Magic dopo Howard, nonché in un clutch player affidabilissimo. Parlano del resto le cifre, sensibilmente migliorate: in stagione per lui 19.5 ppg, 5.7 rimbalzi e 5 assists. I medagliati della categoria sono Rudy Gay e Lamarcus Alridge. Ha preso un voto anche Shaquille O’ Neal, probabilmente grazie a qualche giurato burlone.

    E un ipotetico “Most Worsened Player” (Giocatore maggiormente peggiorato) ? Uno a scelta tra Josh Howard e Carmelo Anthony.

     
  • Penny 16:06 il 11 May 2006 Permalink | Rispondi
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    Chris Paul nominato Rookie dell’anno 2006 

    Come preannunciato da giorni, il piccolo playmaker Chris Paul è stato nominato oggi Rookie dell’anno 2005-2006. Nonostante i suoi 183 centimetri d’altezza, il talento proveniente da Wake Forest ha guidato i suoi New Orleans a quota 20 vittorie in più rispetto alla passata stagione chiudendo con una media di 16,1 punti e 7,8 assist a gara.

    Charlie Villanueva dei Toronto Raptors si è classificato secondo mentre la prima scelta assoluta del draft, Andrew Bogut, solo terzo.

    Risultato dei voti:

    Chris Paul, NOK, 623

    Charlie Villanueva, Toronto, 248

    Andrew Bogut, Milwaukee, 98

    Raymond Felton, Charlotte, 79

    Channing Frye, New York, 41

    Deron Williams, Utah, 31

    Luther Head, Houston, 2

    Danny Granger, Indiana 2

    Ryan Gomes, Boston, 1

     
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