Dallas Mavericks: anno zero
Nella griglia di partenza della stagione ormai alle porte, i Dallas Mavericks occupano la medesima posizione dei Detroit Pistons e dei Phoenix Suns. Per tanti anni corazzate nelle rispettive Conference, ma reduci da una stagione che sembra aver chiuso i rispettivi cicli. E tutte e tre le squadre si presentano ai nastri di partenza con un nuovo pilota che dovrà ridare linfa a un motore logoro, mentre i favori del pronostico arridono ad altre fuoriserie. Magari con l’obiettivo di ripetere il cammino dei Los Angeles Lakers nel 1990: dati per finiti dopo l’addio di Pat Riley,ma portati alle NBA Finals dal successore Mike Dunleavy.
Come noto, Rick Carlisle è il nuovo timoniere della barca di Mark Cuban, avendo preso il posto di un Avery Johnson silurato il giorno dopo la disastrosa serie persa con New Orleans. L’ex play degli Spurs è stato dunque scelto come capro espiatorio da Cuban, anche in considerazione di uno spogliatoio che - stando alle voci provenienti dal Texas – ormai non seguiva più le direttive del coach of the year 2006. L’ex condottiero di Detroit e Indiana, forte della sua fama da duro, dovrà dunque in primis riportare ordine in un roster dilaniato negli ultimi mesi:antipasto a una duplice sfida che attende Carlisle.
La prima sfida consiste in un intenso lavoro da Dottor Freud su un gruppo di giocatori che ha subito una serie di rovesci memorabili negli ultimi due anni, col risultato di trovarsi con un pugno di mosche in mano nonostante una pallacanestro giocata a tratti splendida. La finale buttava via ( e scippata) contro Miami, l’eliminazione contro Golden State nel 2007 dopo una regular season dominata, e il triste crepuscolo dell’era Johnson contro gli Hornets, dopo la squassante trade Kidd. Proprio l’arrivo di Jason del resto ha immobilizzato definitivamente il roster, puntellato giusto col ritorno di DeSagana Diop, che dovrà dar man forte sotto le plance a un Erik Dampier costantemente abusato da West e Chandler negli ultimi play-off. Carlisle deve dunque lavorare con un gruppo di veterani ormai rodato e dagli ingaggi esorbitanti: chi è sempre una garanzia (Jason Terry), chi è rimasto in Texas per preparare una felice e ricca pensione (Jerry Stackhouse), chi pur mettendocela tutta ha degli evidenti limiti tecnici (il già citato Dampier).
C’è poi ovviamente il nucleo dei nuovi “Big Three” dei Mavericks, e la seconda sfida di Carlisle sarà ovviamente riuscire a farli rendere al massimo, Jason Kidd in primis. Rick si è detto assolutamente fiducioso sul ritorno di Mister Tripla Doppia, al grido di “ You should never underestimate greatness”, che echeggia il celebre “Never understimate the heart of a champion” di Rudy Tomjanovic all’epoca del secondo anello dei Rockets. Compito non da poco: nei primi mesi ai Mavs Kidd sembrava un pesce fuor d’acqua, estraneo alle tradizionali alchimie offensive dei texani. Carlisle gli affiderà completamente le redini della squadra col beneplacito di Cuban, ma aldilà degli schemi e delle responsabilità non si può non sottoilineare il fatto che Kidd viaggia verso le 36 primavere. Come dimostrato alle recenti Olimpiadi, in un gioco più ragionato e meno frenetico Jason è ancora in grado di rivaleggiare coi vari Paul e Williams. Ma in una Western Conference dotata di point guard aggressive e veloci come pistoleri, la carta di identità rischia di essere un ostacolo insormontabile e di ridare fiato agli inguaribili nostalgici di Devin Harris.
Kidd dovrà dunque far girare al meglio le due opzioni offensive principe dei Mavericks: Dirk Nowitzki e Josh Howard. Wunder Dirk è reduce da una stagione in sordina rispetto a quelle precedenti, in cui aveva completato una scalata irresistibile al top della Lega. Rimane pur sempre uno dei più forti cestisti al mondo, e intorno alla sua voglia di riscatto gireranno i destini dei Mavericks in stagione. Diverso il discorso per Howard: il suo talento non si discute, ma le sue pause mentali sono state troppo spesso una zavorra, senza contare che ultimamente Josh è finito sulle prime pagine più per motivi extracestistici. Prima la candida confessione di fare uso di marijuana nella off-season ( come tantissimi altri suoi colleghi, ma all’ipocrita e perbenista David Stern una dichiarazione così spudorata ha fatto venire l’orticaria, e Cuban è notoriamente già nella lista nera del dispotico commissioner). Da poco invece è disponibile su You Tube un video in cui Josh definisce l’inno degli States in maniera eufemisticamente poco elegante, rivendicando la propria blackness. Apriti cielo: solito diluvio di polemiche e critiche nei mass media, con la mirabile eccezione di quell’altro bastian contrario di Ron Artest. I casi sono due:o Carlisle riesce a indirizzare Howard, cecchino di lusso ma anche difensore straordinario, nella retta via, oppure Josh potrebbe essere la pedina per una trade, magari a metà stagione, che possa dare nuovi stimoli all’ala e ridisegnare lo scacchiere dei texani.
lipponik 23:44 il 19 settembre 2008 Permalink |
Beh i Mavs sono la squadra enigma di questa stagione…sono sicuramente cambiati e cambieranno ancora…Carlisle non lo vedo bene come coach..sarà dura..e poi Suns,Mavericks e Pistons non hanno mai avuto una dinastia simile a quella dei Lakers di Riley…non sono proprio paragonabili..
Junio C. Murgia 03:27 il 20 settembre 2008 Permalink |
Non ho certo parlato di dinastie, ma semplicemente di squadre che hanno dominato le rispettive conference ( Dallas, Detroit, Phoenix). Punto. Ho poi tirato fuori un parallelo con quei Lakers, basato non certo sui rispettivi palmarès( che anche chi ha un minimo interesse verso il basket NBA conosce), bensì sul fatto che un cambio di allenatore per squadre pur vecchiotte e usurate può anche portare benefici insperati. Il tutto però sottolineato da un avverbio di dubbio come "magari".
kevin johnson 13:09 il 20 settembre 2008 Permalink |
A me non piace il modo in cui giocano le squadre di Carlise. Vedere Indiana l'ultima stagione con lui era impossibile. Non è da dimenticare che i giocatori che aveva ad Indiana non sono paragonabili a quelli che avrà a Dallas (tranne Granger che reputo fortissimo) ma non mi convince il suo modo di intendere il gioco troppo lento e spesso con la palla in mano al play senza costrutto per i primi 7-8 secondi dell'azione. Se riuscirà a rigenerare Howard sarà un ottimo colpo perchè è un giocatore decisivo su entrambi i lati del campo e se riuscisse a costruire un buon tiro da 3 sarebbe un top giocatore NBA perchè ha dei mezzi fisici ed atletici impressionanti. Tuttavia io non sottovaluterei il "canto del cicno" dei Suns visto che hanno in squadra gente come Nash, O'Neal e Hill che hanno esperienza e soprattutto fame da vendere. Inoltre Stoudemire è un giocatore devastante in attacco (almeno nel sistema D'Antoni) ma con delle lacune vistosissime in difesa che visto lo strapotere fisico e atletico potrebbe anche limitare se si concentrasse di più e si specchiasse di meno nella sua bravura offensiva. Barnes è stata un ottima presa perchè ha un buon tiro dalla lunga distanza ed è un discreto difensore sul perimetro su giocatori che per le loro caratteristiche fisiche sovrastano Bell. Io avrei cercato di prendere Mike Miller cedendo magari Diaw (uno splendido giocatore, polivalente, elegantissimo con mani vellutate e grandissima visione di gioco ma troppo pigro e senza palle nel momento topico della partita che conta o della serie) e Barbosa (un super corridore con tanto cuore ma non un giocatore di basket che come il francese nei momenti caldi si è più volte sciolto). Indispensabile sbarazzarsi del pizzetto di Skinner (preso perchè costava meno di Kurt Thomas ha reso per quello che vale cioè 0) e Marks oltre che Piatkowski utili per fare numero in allenamento ma inutili nell'insegnamento ai giovani (Amunson, Tucker, Lopez, Singletary) dei trucchi del mestiere. Inoltre spero che qualche squadra firmi Linton Johnson III e Giricek. Sarebbe un bel colpo firmare Dragic per quest'anno. Tuttavia alcuni dubbi sui Suns li ho: 1) Terry Porter non mi convince molto non tanto per la sua pallacanestro che non ho mai visto ma per la sua leadership nello spogliatoi: sarà capace di tenere unità la squadra e farsi rispettare dai senatori primo tra tutti quella testa matta del Diesel (per quello che costa adesso sia O'Neal che il diesel sarebbe meglio prendere una "macchina a benzina" che si scalda e arriva a pieni giri più velocemente: battuta!); 2) un cambio valido nel ruolo di play per Nash (Livingston è un ottima idea, se fosse sano, visto il suo talente cristallino); 3) la condizione fisica di Hill (l'anno scorso con lui al 100% i Suns avrebbero vinto il titolo perchè era l'unico in grado di limitare Parker e poi Paul vista la dipartita di Marion) e di Nash; 4) l'incognita giovani perchè non ho mai visto Lopez (mi sembra molto grezzo ma con cuore e fegato in campo per prendere rimbalzi), Singletary, Amudson e Tucker ( mi ha convinto poco nel gioco di D'Antoni forse anche perchè poco adatto a lui); 5) Steve Kerr che da quando è arrivato a Phoenix non ne ha azzeccata una: prima scambiando Marion e Banks per O'Neal e il suo monumentale contrattone che azzopperà la franchigia per altri 2 anni, poi mettendo O'Neal nel sistema di D'Antoni quindi come mangiare cavoli a merenda, poi se proprio si voleva qualcuno sotto le plance si poteva scambiare Marion (ottimo atleta ma sopravvalutato giocatore di basket con 1000 paranoie personali) e qualcos'altro (Diaw, Banks e Barbosa) per arrivare a Rasheed Wallace che avrebbe fatto carte false per giocare per Mike e non più per Sounders, poi alla fine costringendo D'Antoni ad andarsene rimpiazzandolo dopo mesi di colloqui con Terry Porter. Come si può notare sono una delle vedove di D'Antoni nonostante si dica che il suo gioco non porti all'anello NBA perchè penso che i Suns dantoniani con un po di fortuna in più (infortunio di Joe Johnson, di Stoudemire, di Hill nei momenti topici delle varie stagioni, squalifica di Diaw e Stoudemire per la partita decisiva contro San Antonio dopo la porcata di Horry su Nash, tiro della disperazione da 3 di Duncan) e qualche scelta di mercato migliore (perchè firmare gente come Banks a quelle cifre come vice-Nash, perchè non rifirmare Kurt Thomas e invece prendere Skinner, perchè non prendere Garnett o Wallace l'estate scorsa per Marion e altra roba e poi perchè non accettare di scambiare Marion con Kirilenko piuttosto che con O'Neal). Penso di aver divagato troppo rispetto all'argomento DALLAS MAVERICKS ma da tifoso Suns sentivo il bisogno di parlare un po della mia squadra e penso di non aver detto poi così tante cavolate.
t-mac num1 14:58 il 20 settembre 2008 Permalink |
è vero i mavs sono il più grande punto di domanda insieme a suns e pistons, ma sono quelli che hanno più problemi di tutti in assoluto, perchè detroit si scioglie nei momenti importanti però la squadra rimane la più forte ad EST con boston e cleveland, a phoenix mancano ricambi e gestione adeguata dei possessi importanti poi verso la fine della RS sono sembrati in grande crescita e comunque dispongono di stat, o neal, nash, hill, diaw, barbosa, bell; ma a dallas manca il gioco ed è questo che li rende la più grossa incognita di questa stagione senza il gioco non si va da nessuna parte neanche con una squadra cosi forte poi ad ovest non puoi tirare mai il fiato, altrimenti scivoli in poco tempo fuori dalle prime 8, phoenix e detroit dispongono di un sistema e di schemi collaudati mentre dallas no, nessuno si aiuta a vicenda ed è questo il problema principale
Jolly Joker 15:52 il 20 settembre 2008 Permalink |
Son stato duretto con i Mavs ultimamente, ma le critiche se le meritano tutte. Critiche peraltro costruttive, perche' in un certo senso tutti noi dobbiamo ancora smaltire le loro cocenti delusioni.Negli ultimi 15 anni, cioe' nell'era Cuban, ne hanno fatto abbastanza di progressi, mettendo le mani su pezzi da 90 che gradualmente hanno ottenuto dei risultati sempre piu' decenti fino ad arrivare all'epilogo di una finale ed una Rs da capogiro. Ma a causa di un qui pro quo, del caldo texano, di un Michael Wade e gli incubi Warriors, non sono mai riusciti a concretizzare. Le cause da ricercare? Aver subito un calo di concentrazioni e pause mentali nel momento meno opportuno. Guardarsi troppo allo specchio con la consapevolezza di essere forti, salvo subire dei forti contraccolpi psicologici determinati da una mentalita' fragile di alcuni elementi di spicco. In poche parole, sapevano di essere la bella del reame, ma avevano paura di vincere o forse non erano nemmeno pronti a farlo. Giunti ad un passo dopo estenuanti fatiche e' mancata la zampata che ti rivolta la serie e la storia..
Con il cambio del coach, la voglia di ricominciare e ripartire dal 06 e' tanta, ma al momento dovranno accontentarsi di dover condividere con i Suns lo stesso "amaro" destino, sotto la stessa stella..
Kevin, perche' non apri l'argomento dei Suns sul forum.
Quello sui Thunder lo lasciamo a Junio..
Mavs41 12:14 il 23 settembre 2008 Permalink |
Sono d'accordo con tutto l'articolo…Non conosco le prestazioni di Carlisle ma ogni squadra è divesa e i giocatori anche…Speriamo che faccia bene
Penny 16:40 il 23 settembre 2008 Permalink |
L'anno zero per i Mavericks sarà quando finalmente riusciranno ad eliminare dal roster i vari Dampier, Stackhouse, George, Juwan Howard, Eddie Jones, tutta gente abbondantemente sopra i 30 con un passato di spessore ma un presente in continuo declino. Senza il loro peso che grava sul salary cap Cuban potrà finalmente ricostruire una franchigia che ha estrema necessità di "forze nuove"…
La prossima stagione la vedo più come "ultima spiaggia" per un roster che se fallirà verrà (mi auguro) completamente rivoluzionato. L'arrivo del nuovo coach rappresenta soltanto il primo passo di una rivoluzione che negli anni a venire è più che mai nell'aria.