Aggiornamenti da settembre, 2008 Mostra/nascondi commenti | Scorciatoie da tastiera

  • 15:09 il 19 September 2008 Permalink | Rispondi
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    Dallas Mavericks: anno zero 

    Nella griglia di partenza della stagione ormai alle porte, i Dallas Mavericks occupano la medesima posizione dei Detroit Pistons e dei Phoenix Suns. Per tanti anni corazzate nelle rispettive Conference, ma reduci da una stagione che sembra aver chiuso i rispettivi cicli. E tutte e tre le squadre si presentano ai nastri di partenza con un nuovo pilota che dovrà ridare linfa a un motore logoro, mentre i favori del pronostico arridono ad altre fuoriserie. Magari con l’obiettivo di ripetere il cammino dei Los Angeles Lakers nel 1990: dati per finiti dopo l’addio di Pat Riley,ma portati alle NBA Finals dal successore Mike Dunleavy.

    Come noto, Rick Carlisle è il nuovo timoniere della barca di Mark Cuban, avendo preso il posto di un Avery Johnson silurato il giorno dopo la disastrosa serie persa con New Orleans. L’ex play degli Spurs è stato dunque scelto come capro espiatorio da Cuban, anche in considerazione di uno spogliatoio che - stando alle voci provenienti dal Texas – ormai non seguiva più le direttive del coach of the year 2006. L’ex condottiero di Detroit e Indiana, forte della sua fama da duro, dovrà dunque in primis riportare ordine in un roster dilaniato negli ultimi mesi:antipasto a una duplice sfida che attende Carlisle.

    La prima sfida consiste in un intenso lavoro da Dottor Freud su un gruppo di giocatori che ha subito una serie di rovesci memorabili negli ultimi due anni, col risultato di trovarsi con un pugno di mosche in mano nonostante una pallacanestro giocata a tratti splendida. La finale buttava via ( e scippata) contro Miami, l’eliminazione contro Golden State nel 2007 dopo una regular season dominata, e il triste crepuscolo dell’era Johnson contro gli Hornets, dopo la squassante trade Kidd. Proprio l’arrivo di Jason del resto ha immobilizzato definitivamente il roster, puntellato giusto col ritorno di DeSagana Diop, che dovrà dar man forte sotto le plance a un Erik Dampier costantemente abusato da West e Chandler negli ultimi play-off. Carlisle deve dunque lavorare con un gruppo di veterani ormai rodato e dagli ingaggi esorbitanti: chi è sempre una garanzia  (Jason Terry), chi è rimasto in Texas per preparare una felice e ricca pensione (Jerry Stackhouse), chi pur mettendocela tutta ha degli evidenti limiti tecnici (il già citato Dampier).

    C’è poi ovviamente il nucleo dei nuovi “Big Three” dei Mavericks, e la seconda sfida di Carlisle sarà ovviamente riuscire a farli rendere al massimo, Jason Kidd in primis. Rick si è detto assolutamente fiducioso sul ritorno di Mister Tripla Doppia, al grido di “ You should never underestimate greatness”, che echeggia il celebre “Never understimate the heart of a champion” di Rudy Tomjanovic all’epoca del secondo anello dei Rockets. Compito non da poco: nei primi mesi ai Mavs Kidd sembrava un pesce fuor d’acqua, estraneo alle tradizionali alchimie offensive dei texani. Carlisle gli affiderà completamente le redini della squadra col beneplacito di Cuban, ma aldilà degli schemi e delle responsabilità non si può non sottoilineare il fatto che Kidd viaggia verso le 36 primavere. Come dimostrato alle recenti Olimpiadi, in un gioco più ragionato e meno frenetico Jason è ancora in grado di rivaleggiare coi vari Paul e Williams. Ma in una Western Conference dotata di point guard aggressive e veloci come pistoleri, la carta di identità rischia di essere un ostacolo insormontabile e di ridare fiato agli inguaribili nostalgici di Devin Harris.

    Kidd dovrà dunque far girare al meglio le due opzioni offensive principe dei Mavericks: Dirk Nowitzki e Josh Howard. Wunder Dirk è reduce da una stagione in sordina rispetto a quelle precedenti, in cui aveva completato una scalata irresistibile al top della Lega. Rimane pur sempre uno dei più forti cestisti al mondo, e intorno alla sua voglia di riscatto gireranno i destini dei Mavericks in stagione. Diverso il discorso per Howard: il suo talento non si discute, ma le sue pause mentali sono state troppo spesso una zavorra, senza contare che ultimamente Josh è finito sulle prime pagine più per motivi extracestistici. Prima la candida confessione di fare uso di marijuana nella off-season ( come tantissimi altri suoi colleghi, ma all’ipocrita e perbenista David Stern una dichiarazione così spudorata ha fatto venire l’orticaria, e Cuban è notoriamente già nella lista nera del dispotico commissioner). Da poco invece è disponibile su You Tube un video in cui Josh definisce l’inno degli States in maniera eufemisticamente poco elegante, rivendicando la propria blackness. Apriti cielo: solito diluvio di polemiche e critiche nei mass media, con la mirabile eccezione di quell’altro bastian contrario di Ron Artest. I casi sono due:o Carlisle riesce a indirizzare Howard, cecchino di lusso ma anche difensore straordinario, nella retta via, oppure Josh potrebbe essere la pedina per una trade, magari a metà stagione, che possa dare nuovi stimoli all’ala e ridisegnare lo scacchiere dei texani.

     
    • lipponik 23:44 il 19 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Beh i Mavs sono la squadra enigma di questa stagione…sono sicuramente cambiati e cambieranno ancora…Carlisle non lo vedo bene come coach..sarà dura..e poi Suns,Mavericks e Pistons non hanno mai avuto una dinastia simile a quella dei Lakers di Riley…non sono proprio paragonabili..

    • Junio C. Murgia 03:27 il 20 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Non ho certo parlato di dinastie, ma semplicemente di squadre che hanno dominato le rispettive conference ( Dallas, Detroit, Phoenix). Punto. Ho poi tirato fuori un parallelo con quei Lakers, basato non certo sui rispettivi palmarès( che anche chi ha un minimo interesse verso il basket NBA conosce), bensì sul fatto che un cambio di allenatore per squadre pur vecchiotte e usurate può anche portare benefici insperati. Il tutto però sottolineato da un avverbio di dubbio come "magari".

    • kevin johnson 13:09 il 20 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      A me non piace il modo in cui giocano le squadre di Carlise. Vedere Indiana l'ultima stagione con lui era impossibile. Non è da dimenticare che i giocatori che aveva ad Indiana non sono paragonabili a quelli che avrà a Dallas (tranne Granger che reputo fortissimo) ma non mi convince il suo modo di intendere il gioco troppo lento e spesso con la palla in mano al play senza costrutto per i primi 7-8 secondi dell'azione. Se riuscirà a rigenerare Howard sarà un ottimo colpo perchè è un giocatore decisivo su entrambi i lati del campo e se riuscisse a costruire un buon tiro da 3 sarebbe un top giocatore NBA perchè ha dei mezzi fisici ed atletici impressionanti. Tuttavia io non sottovaluterei il "canto del cicno" dei Suns visto che hanno in squadra gente come Nash, O'Neal e Hill che hanno esperienza e soprattutto fame da vendere. Inoltre Stoudemire è un giocatore devastante in attacco (almeno nel sistema D'Antoni) ma con delle lacune vistosissime in difesa che visto lo strapotere fisico e atletico potrebbe anche limitare se si concentrasse di più e si specchiasse di meno nella sua bravura offensiva. Barnes è stata un ottima presa perchè ha un buon tiro dalla lunga distanza ed è un discreto difensore sul perimetro su giocatori che per le loro caratteristiche fisiche sovrastano Bell. Io avrei cercato di prendere Mike Miller cedendo magari Diaw (uno splendido giocatore, polivalente, elegantissimo con mani vellutate e grandissima visione di gioco ma troppo pigro e senza palle nel momento topico della partita che conta o della serie) e Barbosa (un super corridore con tanto cuore ma non un giocatore di basket che come il francese nei momenti caldi si è più volte sciolto). Indispensabile sbarazzarsi del pizzetto di Skinner (preso perchè costava meno di Kurt Thomas ha reso per quello che vale cioè 0) e Marks oltre che Piatkowski utili per fare numero in allenamento ma inutili nell'insegnamento ai giovani (Amunson, Tucker, Lopez, Singletary) dei trucchi del mestiere. Inoltre spero che qualche squadra firmi Linton Johnson III e Giricek. Sarebbe un bel colpo firmare Dragic per quest'anno. Tuttavia alcuni dubbi sui Suns li ho: 1) Terry Porter non mi convince molto non tanto per la sua pallacanestro che non ho mai visto ma per la sua leadership nello spogliatoi: sarà capace di tenere unità la squadra e farsi rispettare dai senatori primo tra tutti quella testa matta del Diesel (per quello che costa adesso sia O'Neal che il diesel sarebbe meglio prendere una "macchina a benzina" che si scalda e arriva a pieni giri più velocemente: battuta!); 2) un cambio valido nel ruolo di play per Nash (Livingston è un ottima idea, se fosse sano, visto il suo talente cristallino); 3) la condizione fisica di Hill (l'anno scorso con lui al 100% i Suns avrebbero vinto il titolo perchè era l'unico in grado di limitare Parker e poi Paul vista la dipartita di Marion) e di Nash; 4) l'incognita giovani perchè non ho mai visto Lopez (mi sembra molto grezzo ma con cuore e fegato in campo per prendere rimbalzi), Singletary, Amudson e Tucker ( mi ha convinto poco nel gioco di D'Antoni forse anche perchè poco adatto a lui); 5) Steve Kerr che da quando è arrivato a Phoenix non ne ha azzeccata una: prima scambiando Marion e Banks per O'Neal e il suo monumentale contrattone che azzopperà la franchigia per altri 2 anni, poi mettendo O'Neal nel sistema di D'Antoni quindi come mangiare cavoli a merenda, poi se proprio si voleva qualcuno sotto le plance si poteva scambiare Marion (ottimo atleta ma sopravvalutato giocatore di basket con 1000 paranoie personali) e qualcos'altro (Diaw, Banks e Barbosa) per arrivare a Rasheed Wallace che avrebbe fatto carte false per giocare per Mike e non più per Sounders, poi alla fine costringendo D'Antoni ad andarsene rimpiazzandolo dopo mesi di colloqui con Terry Porter. Come si può notare sono una delle vedove di D'Antoni nonostante si dica che il suo gioco non porti all'anello NBA perchè penso che i Suns dantoniani con un po di fortuna in più (infortunio di Joe Johnson, di Stoudemire, di Hill nei momenti topici delle varie stagioni, squalifica di Diaw e Stoudemire per la partita decisiva contro San Antonio dopo la porcata di Horry su Nash, tiro della disperazione da 3 di Duncan) e qualche scelta di mercato migliore (perchè firmare gente come Banks a quelle cifre come vice-Nash, perchè non rifirmare Kurt Thomas e invece prendere Skinner, perchè non prendere Garnett o Wallace l'estate scorsa per Marion e altra roba e poi perchè non accettare di scambiare Marion con Kirilenko piuttosto che con O'Neal). Penso di aver divagato troppo rispetto all'argomento DALLAS MAVERICKS ma da tifoso Suns sentivo il bisogno di parlare un po della mia squadra e penso di non aver detto poi così tante cavolate.

    • t-mac num1 14:58 il 20 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      è vero i mavs sono il più grande punto di domanda insieme a suns e pistons, ma sono quelli che hanno più problemi di tutti in assoluto, perchè detroit si scioglie nei momenti importanti però la squadra rimane la più forte ad EST con boston e cleveland, a phoenix mancano ricambi e gestione adeguata dei possessi importanti poi verso la fine della RS sono sembrati in grande crescita e comunque dispongono di stat, o neal, nash, hill, diaw, barbosa, bell; ma a dallas manca il gioco ed è questo che li rende la più grossa incognita di questa stagione senza il gioco non si va da nessuna parte neanche con una squadra cosi forte poi ad ovest non puoi tirare mai il fiato, altrimenti scivoli in poco tempo fuori dalle prime 8, phoenix e detroit dispongono di un sistema e di schemi collaudati mentre dallas no, nessuno si aiuta a vicenda ed è questo il problema principale

    • Jolly Joker 15:52 il 20 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Son stato duretto con i Mavs ultimamente, ma le critiche se le meritano tutte. Critiche peraltro costruttive, perche' in un certo senso tutti noi dobbiamo ancora smaltire le loro cocenti delusioni.Negli ultimi 15 anni, cioe' nell'era Cuban, ne hanno fatto abbastanza di progressi, mettendo le mani su pezzi da 90 che gradualmente hanno ottenuto dei risultati sempre piu' decenti fino ad arrivare all'epilogo di una finale ed una Rs da capogiro. Ma a causa di un qui pro quo, del caldo texano, di un Michael Wade e gli incubi Warriors, non sono mai riusciti a concretizzare. Le cause da ricercare? Aver subito un calo di concentrazioni e pause mentali nel momento meno opportuno. Guardarsi troppo allo specchio con la consapevolezza di essere forti, salvo subire dei forti contraccolpi psicologici determinati da una mentalita' fragile di alcuni elementi di spicco. In poche parole, sapevano di essere la bella del reame, ma avevano paura di vincere o forse non erano nemmeno pronti a farlo. Giunti ad un passo dopo estenuanti fatiche e' mancata la zampata che ti rivolta la serie e la storia..

      Con il cambio del coach, la voglia di ricominciare e ripartire dal 06 e' tanta, ma al momento dovranno accontentarsi di dover condividere con i Suns lo stesso "amaro" destino, sotto la stessa stella..

      Kevin, perche' non apri l'argomento dei Suns sul forum.

      Quello sui Thunder lo lasciamo a Junio.. ;-)

    • Mavs41 12:14 il 23 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Sono d'accordo con tutto l'articolo…Non conosco le prestazioni di Carlisle ma ogni squadra è divesa e i giocatori anche…Speriamo che faccia bene :)

    • Penny 16:40 il 23 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      L'anno zero per i Mavericks sarà quando finalmente riusciranno ad eliminare dal roster i vari Dampier, Stackhouse, George, Juwan Howard, Eddie Jones, tutta gente abbondantemente sopra i 30 con un passato di spessore ma un presente in continuo declino. Senza il loro peso che grava sul salary cap Cuban potrà finalmente ricostruire una franchigia che ha estrema necessità di "forze nuove"…

      La prossima stagione la vedo più come "ultima spiaggia" per un roster che se fallirà verrà (mi auguro) completamente rivoluzionato. L'arrivo del nuovo coach rappresenta soltanto il primo passo di una rivoluzione che negli anni a venire è più che mai nell'aria.

  • 00:39 il 19 September 2008 Permalink | Rispondi
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    Slitta il rientro per Agent Zero 

    E’ notizia dell’ultim’ora quella che sta rimbalzando in rete dove si annuncia che la guardia dei Wizards Gilbert Arenas, si sia sottoposto ad un intervento in Artroscopia al ginocchio.

    Per Agent Zero questa sarebbe la terza operazione subita negli ultimi due anni, mentre per la società questo episodio rappresenta un  senso di angoscia, visto che questa estate gli hanno elargito un contratto di 111 milioni di dollari.

    Detto questo, si presume che ritorni a calcare i parquet della Nba non prima di Dicembre e la sensazione che anche quest’anno rischi di saltare almeno mezza stagione cresce sempre di più.

    Auguro a Gilbert una pronta guarigione, la lega lo aspetta impaziente, i tifosi non aspettano altro di vederlo nuovamente con la sua canotta 0, ma sanno anche che nel frattempo il lavoro non gli mancherà di certo.

     
    • Penny 02:52 il 19 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Che dire… strano che negli nella Lega dei Pro americani, con tutto quel ben di Dio tra personal trainers, fisioterapisti e medici, non si riesca a risolvere il problema che Gilbert si porta dietro da quasi 2 anni… Sono ovviamente dispiaciuto per Arenas, personaggio strepitoso e gran giocatore, spero di rivederlo quanto prima in campo a dare spettacolo.

    • Junio C. Murgia 03:39 il 19 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Prima Ellis, poi Gilberto. I free agent che hanno prolungato questa estate non hanno avuto molta fortuna.

  • 19:35 il 18 September 2008 Permalink | Rispondi
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    Charlotte Bobcats: tra sfortuna ed identità perduta 

    Ogni anno si riprende la stagione con la solita domanda, cosa saranno i Bobcats ?

    Una meteora? Una mina vagante? Oppure niente o poco più di quello che sono stati nelle ultime stagioni?

    Il quantitativo di talento presente nel roster è immenso ma sembra andato perduto così come un’identità di squadra, si tende infatti a mettersi in proprio.

    La stagione passata ha visto i Bobcats fallire l’obiettivo playoffs, non è mancata la delusione da parte dei tifosi che vedevano una moneta per l’Est tutt’altro che come una chimera. Quest’anno Larry Brown avrà da rimboccarsi le maniche e lavorare sodo su un team che ripartirà con gli stessi starting five di qualche mese fa.

    Centro sarà ancora Nazr Mohammed che con la sua esperienza cercherà di amalgamare uno spogliatoio composto da troppe prime donne, un giocatore solido che, anche se avanti con l’età, può dare ancora molto a questa squadra.

    Ala grande titolare indiscussa, e centro quando Mohammed avrà bisogno di rifiatare, sarà il solito Emeka Okafor: una montagna ed una voglia di giocare con pochi eguali nella lega che lo fa uno dei migliori difensori in circolazione nonché rimbalzista eccelso; per fare canestro ai Bobcats bisogna prima chiedergli il permesso, peccato per la scarsa vena realizzativa (13.8 nell’ultima regular).

    Come ala piccola giocherà Gerald Wallace, talento e atletismo indiscutibili per l’ex Alabama che può e deve dare ancor più di quanto fatto in passato, i mezzi non gli mancano e dovrebbe aver recuperato a pieno la migliore condizione dopo qualche problemino fisico ad Aprile. In una squadra dove non c’è una stella che brilla più luminosa delle altre possiamo dire che il suo operato può fare da ago della bilancia.

    Jason Richardson da shooting guard avrà il compito di assassinare gli eventuali raddoppi in pitturato con un tiro da fuori che lui sa mettere nei momenti che contano. Tanta cattiveria agonistica che a volte lo porta ad essere troppo egoista dovrà essere parzialmente limitata portandolo a giocare più per la squadra e meno per le proprie statistiche. Che sia una bestia (cestisticamente parlando) non c’è la minima ombra di dubbio, basta vedere con quale violenza va a schiacciare per capire la voglia che questo giocatore ha di primeggiare. Se passerà di più (e meglio) la palla, la squadra girerà, altrimenti saremo da capo.

    Ruolo chiave per il playmaker Raymond Felton che è chiamato alla definitiva esplosione. Talento da vendere, ottimo passatore anche se ogni tanto tende ad improvvisare. In una squadra che vorrebbe fare bene come Charlotte sarà utile che Raymond ripassi un po’ il play book di Larry Brown. Obbligatorio migliorare il tiro dalla lunga distanza per diventare una macchina da guerra.

    Per quanto riguarda la panchina il sesto uomo dovrebbe essere Matt Carroll, una guardia tiratrice assassina che avrà da subito un minutaggio importante e che dovrà mettere nel carniere una decina di punti a sera con i tiri a disposizione. Dal draft è arrivato come nona scelta assoluta DJ Augustine, point guard da Texas: buon passatore con mani chirurgiche dalla distanza, velocissimo e dotato di un carisma raro per un giovanissimo come lui, paga dazio in centimetri di statura ma avrà spazio dietro Felton e tempo per crescere.

    Dal Draft insieme a lui è arrivato con la chiamata ventitre il centro francese Alexis Ajinca: un 7 piedi in NBA fa sempre comodo e qua il potenziale c’è tutto, non ancora totalmente pronto per i PRO farà affidamento in primis sulla sua straordinaria capacità difensiva.

    L’altro arrivo è Shannon Brown che verrà probabilmente relegato ai margini della panchina e il campo lo vedrà solamente nel garbage time. Altro tipo di discorso per Adam Morrison e Sean May: entrambi hanno saltato interamente la passata stagione per problemi alle ginocchia. Dal primo ci si aspetta qualcosina in più rispetto all’anno d’esordio dato che al college con Gonzaga è stato il miglior marcatore con 28 di media, dal secondo minuti di sperata qualità e voglia quando chiamato in causa.

    A completare il roster Jermareo Davidson e Jared Dudley, rispettivamente ala grande e ala piccola al secondo anno nella lega: il primo fa della mobilità da guardia, nonostante i 208 cm, la sua arma migliore. Il secondo possiede nel carisma e nella capacità di passare il pallone la parte migliore del suo bagaglio, oltre ad avere margini di miglioramento tangibili per un ragazzo che sicuramente farà bene negli anni a venire. Probabile che arrivino un altro paio di giocatori o che qualche FA rinnovi.

    Larry Brown & Co. necessiteranno dunque di maggior fortuna, visti i problemi d’infermeria avuti la passata stagione, ma soprattutto di maggior spirito di squadra… che dirgli se non “in bocca al lupo”.

     
    • Jolly Joker 23:07 il 18 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Quante ne hanno vinte lo scorso anno, 32? Quindi questo vuol dire -5 dall'ultima arrivata tra le prime otto, cioe' Atlanta. Quel volpone di Larry dovrebbe in teoria garantire un paio di vittorie in piu', ed e' qui che il Profeta dei miracoli(ne ha portate 7 diverse ai playoff)coadiuvato dalla forte presenza di Jordan dovranno intervenire cercando di dare un impronta, una identita – che come dice il titolo – perduta o mai esistita!

    • Junio C. Murgia 01:19 il 19 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      "Coadiuvato dalla forte presenza di Jordan"…..Da quando ha smesso di giocare ha fatto solo danni, meglio si dia definitivamente al Golf.

    • lipponik 01:54 il 19 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Non credo i Bobcats saranno una delusione anche quest anno…ma mi chiedo solo..dove è finita la Bobcats culture degli ultimi anni? con JOrdan è sparita….mah…

    • lipponik 01:55 il 19 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      cmq volevo anche dire grazie ciuffi che hai saltato i celtics

      magari falli per ultimi visto che sono i campioni

    • Jolly Joker 02:22 il 19 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Ti devo dare ragione Junio perche' relativamente e' un dato di fatto ma, permettimi di intervenire sulla questione. Quanti personaggi e campioni di un certo spessore, icone di qualsiasi ambito sportivo in seguito siano diventati grandi Presidenti o General Manager? Nessuno, o quei pochi si contano sulle dite di una mano, i vari Thomas il tornado, Bird stesso, Magic johnson, sono stati ed alcuni lo sono ancora in balia di se stessi. In tanti non c'hanno provato nemmeno, Jabbar,Double Malone e Stockton, Erving-Robinson e compagnia cantane, dove sono finiti? E' cambiando disciplina, i Maradona o Baggio e potrei proseguire ad oltranza perche' la lista e' lunga, al solo pensiero di – rientrare in un certo contesto – giravano i tacchi dicendo no thanks..

      Ma questo perche' a mio avviso non sono loro ad esseri inferiori agli altri, ma in un certo senso sono gli altri che mettono le barriere o ti mandano a cuccia con frasi a doppio senso del tipo grazie ma hai gia' dato..Alcuni di questi campioni ritengono effettivamente che il loro reale scopo era quello di vincere sul campo da giocatore e quindi rinunciare a rivestire in seguito eventuali cariche, altri hanno pensato bene di restare nei meandri ricoprendo il ruolo di personal Trainer, altri ancora hanno tracciato il seminato timidamente, svolgendo il ruolo di Assistent Coach ottenendo risultati deprecabili. Ma tutto questo a mio avviso ha una spiegazione logica e cioe', che in questo mondo dobbiamo mangiare un po' tutti e quindi spartirsi la pagnotta ci rende piu' amici di prima..

      Questo discorso ovviamente non vale per tutti, c'e' chi riesce a farsi valere pur seguendo altre carriere a furia di gomitate, e siccome Air da sempre e' stato un tipetto abbastanza ambizioso, diamogli il tempo di riflettere, se vale la pena dar da mangiare agli affamati o consolidare ed espandere il suo regno! Personalmente, se sarei un membro dei Bobcats, alla sola presenza di un Generale come Jordan, prima mi metterei sugli attenti e dopo mi cacherei come si suol dire, di sopra..poi facciano loro! Scusate se l'ho fatta fuori dal vaso ;-)

    • Junio C. Murgia 03:36 il 19 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Beh, Bird una volta appese le scarpette al chiodo ha fatto una carriera da allenatore fugace ma intensa( una finale assoluta e una finale di conference coi Pacers, sempre arenandosi contro le corazzate di Phil Jackson). E come GM non è certo così male. Jordan invece si farà deridere nei secoli per aver pescato Liquame Brown prima scelta.

    • elplaza 11:45 il 19 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      I Bobcats hanno un buon quintetto ma niente di più. Jordan fa quello che può insomma dalla trade Richardson penso che tutti si aspettavano di più. riguardo a felton con l.brown può diventare un ottimo play visto che le qualita non gli mancano.

      complimenti ciuffi!!

    • Jolly Joker 16:42 il 19 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Sbagliare delle valutazioni fa' parte del lavoro. Anche il grande Red Aurbech nella sua carriera si prese certe cantonate..

      Per non parlare di Joe Dumars, dalle stelle – titolo – alla stalla – Milicic.

      Comunque, mi son dimenticato di fare i complimenti a Ciuffi, sulla non facile analisi dei Bobcats.

      Chi saranno i prossimi? ;-)

    • ciuffi123 06:02 il 20 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      I prossimi saranno i chicago bulls…..grazie dei complimenti ragazzi

  • 15:15 il 13 September 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: Al Horford, , , Josh Smith, , Mike Bibby,   

    I giovani Hawks si riconfermeranno? 

    Da oggi iniziamo un viaggio che ci porterà alla scoperta delle 30 franchigie NBA analizzandole singolarmente in dettaglio e scoprendo punti di forza, debolezze ed obiettivi.

    Cominciamo la nostra cavalcata con gli Atlanta Hawks di coach Mike Woodson. Lo scorso anno si sono arresi al primo turno di playoffs della Eastern Conference, sconfitti dai poi futuri campioni dei Boston Celtics. Pierce e compagni, però, hanno dovuto impegnarsi a fondo per vincere la serie terminata sul 4 a 3; grandi protagonisti delle gare disputate alla Philips Arena sono stati Joe Johnson e Josh Smith.

    Proprio da Josh Smith ha deciso di ripartire Atlanta, rifirmando la scelta 17 del draft 2004, battuta la concorrenza dei Memphis Grizzlies che voleva accaparrarsi le prestazioni dell’ex Oak Hilla Academy.

    Il quintetto base rimane lo stesso della passata stagione, e vede il sophomore Al Horford come centro, Josh Smith e Marvin Williams come ali e Joe Johnson e Mike Bibby le due guardie.

    Mike Woodson è alla guida del team dal 2004 ed ha le carte in regola per continuare a fare bene il suo lavoro di sviluppo.

    Al Horford ha dimostrato di avere i numeri per diventare un giocatore importante per la squadra e carattere da vendere; Josh Smith rimane una macchina da guerra, uno tra i migliori stoppatori della lega ed è indiscutibile il suo apporto alla causa. Da Marvin Williams ci si aspetta finalmente l’esplosione, sarà il suo rendimento, probabilmente, a decidere le sorti degli Hawks; Joe Johnson è uno tra i giocatori NBA più completi, lo testimoniano i suoi numeri: 21.7 punti, 4.5 rimbalzi e 5.8 assist per gara nell’ultima regular season che lo fanno la stella della squadra ed un faro per i compagni. Molto dipenderà anche da Mike Bibby, che non è neppure il lontano parente di quello delle finali con i Kings, ma resta pur sempre un giocatore chiave per gli Hawks con la sua esperienza.

    Meno solidità sembra invece arrivare dalla panchina dopo la partenza di Josh Childress, per sostituirlo sono arrivati Maurice Evans e Flip Murray, ma siamo sicuri che non faranno rimpiangere l’ex di Stanford? Mike Woodson spera di sì e spera soprattutto che portino quel tocco d’esperienza che è mancata ai suoi uomini nella passata stagione.

    Avranno minuti dalla panchina anche Zaza Pachulia e Aacie Law: il primo rimane niente più che un discreto rimbalzista e difensore, mentre dal secondo ci si aspetta molto di più di quello che ci ha fatto vedere nella sua prima stagione da Pro. E’ arrivato anche Thomas Gardner, guardia da Chicago, che potrebbe guadagnarsi una manciata di minuti a sera e che ha bisogno di farsi le ossa. Stesso discorso vale per Randolph Morris: il centro ex NY ha bisogno di minuti per maturare e magari Woodson gliene concederà di più dei 10 della passata stagione sotto la guida Isahia Thomas.

    A ruolo di semplici comparse sembrano invece confinati i vari Speedy Claxton, Othello Hunter e Solomon Jones.

    Tutto ancora da scoprire il destino di Jeremy Richardson, Salim Stoudamire e Mario West che sono attualmente Free Agents, forse uno tra questi avrà la possibilità di essere riconfermato.

    Una squadra giovane insomma, con molta voglia di diventare protagonista ad Est, ma che dovrà fare i conti con la propria scarsa esperienza e sappiamo benissimo tutti che questa serve per arrivare a giocare a Maggio o ancor meglio a Giugno.

    Gli obiettivi rimangono dunque il miglioramento del record (35W-47L) dell’ultima regular season, il raggiungimento del secondo turno dei playoffs e lo sviluppo dei molti giocatori giovani presenti nel team.

    In bocca al lupo agli Atlanta Hawks e al loro Head Coach Mike Woodson.

    Invece a voi lettori arrivederci alla prossima analisi che vedrà sotto i riflettori i detentori del titolo: i Boston Celtics.

     
    • lipponik 17:59 il 13 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Beh direi che gli Hawks sono la squadra del futuro immediato,la rifirma di Smith è stata importante,ma la crescita conseguente dell esatern potrebbe frenare la crescita della squadra,e poi l'analisi dei Celtics l'ho già fatta io nemmeno una settimana fa,quindi passa avanti…eheh

    • 89Gian89 04:17 il 14 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Ehm..Direi che l'articolo su Boston sia inutile..Già fatto da altri(Lipponik)

    • Penny 16:05 il 14 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Secondo me agli Hawks manca l'uomo franchigia, la super stella per intenderci. Il quintetto è composto da 5 ottimi giocatori ma nessuno spicca sugli altri. Questo a volte può essere un bene ma molto spesso, soprattutto nei playoffs, avere il go to guy nei momenti decisivi è fondamentale.

    • ciuffi123 08:50 il 15 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      ad atlanta sperano che la super stella diventi marvin williams……hanno tanta fantasia, comunque è pur sempre stato scelto tra i primissimi al draft (seconda scelta nel 2005….prima di paul e deron williams per intenderci), boh vediamo quel che salta fuori.

      a mio avviso pecca di personalità e di grinta

    • elplaza 11:24 il 15 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Gli hawks hanno un j.johnson e j.smith che possono fare tranquillamente da comprimari ma manca un giocatore che fa fare il salto di qualità (concordo con Penny)…m.williams è da due anni che deve esplodere ma non succede

    • lipponik 14:29 il 15 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Atlanta ha i numeri per essere una sorta di Spurs,Horford può essere il Duncan della situazione ha dei margini di miglioramento evidenti e oltretutto è un vincente…Le sue sfide con Dwight Howard saranno elettrizzanti nei prossimi anni,però è troppo leggero a livello agonistico ancora,proprio come Dwight.Marvin Williams se esplode potrebbe diventare un grande giocatore e gli Hawks si assicurererebbero un sesto uomo se non un titolare per il futuro e poi la perdita di Childress fa male…avrei visto bene Larry Brown ad allenare anche se nn sopporta i giovani e nn ha pazienza.Chissà a Charlotte ma ne riparleremo quando si analizzeranno i Bobcats.

    • Junio C. Murgia 02:05 il 17 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Più che confermarsi, devono migliorarsi perché con le 37 vittorie della scorsa regular season nell'est di quest'anno i playoff li guardano da casa.

    • Jolly Joker 03:07 il 17 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Ciao Junio, bel sito , ricordo di averci lasciato parecchi commenti in passato sul vecchio sito.

      Atlanta, secondo me manca da secoli quel mattoncino che li sollevi da terra eh, vista la politica centennale, non c'e da stupirsi se ad Aprile renderanno gloria alla saga dei fichi secchi. Il progetto di sviluppare i giovani con qualche veterano in mezzo, esiste dalla notte della prima luna… pultroppo piazza Coca-Cola non e' tra quelle piu' calde e smaniose di emergere per davvero quindi, ottava moneta ma solo se floppano i Bulls!

    • Penny 03:26 il 17 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      L'Est è migliorato sì, ma non più di tanto. Toronto e 76ers sulla carta sono molto più forti ma erano già nelle prime otto anche la passata stagione. Tra le escluse dell'anno scorso Milwaukee e New Jersey si sono solo scambiati dei giocatori, i Bulls hanno Rose in più e Miami sulla carta è leggermente migliorata.

      Detto questo, per gli Hawks l'ottava moneta ad est non può rappresentare un miraggio.

    • Jolly Joker 14:41 il 17 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      No, certo che no. Dopotutto sono usciti in modo dignitoso dai playoff e potenzialmente hanno un buon gruppo, anche se mi sorge il dubbio che non sappiano valorizzare i giovani fino in fondo…

      Pero' al momento presumo ci siano almeno 6 squadre sopra di loro , quindi si ripetera' una bagarre a tre, dove qualcuno ( Hawks?) approfittera degli scivoloni altrui per tenere accesa la speranza.

    • Mavs41 23:44 il 17 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Bibby anche se non è piu quello di prima è comunque un bravissimo giocatore…Lo dimostra il fatto che appena comprato chissà perchè ma gli Hawks sono riusciti a guadagnarsi un posto nei PO anche se l'ultimo…

    • Penny 03:33 il 18 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Il finale di stagione di Bibby non mi ha impressionato, a meno di un'inaspettata rinascita non credo che potrà ritornare quello visto coi Kings.

      Pur essendo ancora un buon giocatore, a 30 anni è inevitabilmente in parabola discendente.

    • elplaza 14:12 il 18 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Per me il risultato dell'anno scorso possono raggiungerlo se Horford fa la differenza visto che può essere lui la stella del futuro. Bibby e Law formnano una coppia di play molto interessante è una delle migliori nella est conference anche se Bibby non ritorna quelli dei Kings.

    • ciuffi123 16:48 il 18 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      atlanta ha bisogno di tutto l'horford possibile e di un finalmente pronto marvin williams…..e magari di qualche punto dalla panchina (evans mettila quella palla da dietro l'arco……)

  • 00:01 il 12 September 2008 Permalink | Rispondi
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    I Celtics estendono il contratto di Doc Rivers 

    I Boston Celtics hanno annunciato nelle scorse ore di aver prolungato il contratto dell’Head Coach Doc Rivers, ma i termini dell’accordo non sono stati specificati. “Noi siamo compiaciuti e soddisfatti di aver potuto estendere il contratto di Doc. Doc ha lavorato fantasticamente con il team la scorsa stagione attraverso la sua leadreship e siamo sicuri che lui possa essere l’uomo che guiderà la squadra ora e in futuro” così ha parlato il GM Danny Ainge.

    Rivers ha guidato i Celtics al loro diciassettesimo titolo NBA della storia e ad un miglioramento rispetto alla stagione 2006-07 di ben 42 vittorie, record ogni epoca per la NBA, difficilmente battibile. L’ex giocatore proveniente da Marquette è diventato il primo coach dei Celtics nella storia a meritarsi il titolo di allenatore del mese nella Eastern Conference durante la stagione passata. Ha inoltre portato il team ad un record di 66-16, il migliore della lega.

    Nelle quattro stagioni come coach dei Celtics ha collezionato un record di 168-160 (51,2%). Inoltre in questa stagione ha allenato l’est all’All Star Game di New Orleans ed è stato il sesto coach nella storia dei Celtics a farcela dopo il mitico Red Auerbach, Tom Heinsohn, K.C.Jones, Bill Fitch e Chris Ford. Rivers ha inoltre raggiunto Auerbach, Heinsohn, Jones, Fotch e Bill Russell come allenatore dei Celtics vincente di un titolo NBA. La scelta sembra quella giusta anche se Rivers deve ringraziare soprattutto la dirigenza per la squadra che è riuscita a costruire, ma senza dubbio la sua volontà di unirla è stata eccezionale grazie al suo livello di insegnamento che rimane uno dei migliori all’interno della NBA. Speriamo di scoprire in futuro i termini del suo contratto.

     
    • Penny 02:05 il 12 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Doc Rivers è senz'altro un grande allenatore ma per la serie "Diamo a Cesare quel che è di Cesare" non dimentichiamo che la DIFESA dei Celtics l'ha messa in piedi un altro personaggio del coaching staff ovvero Tom Thibodeau…

    • 89Gian89 02:30 il 12 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Giusto Penny, e ricordiamo che a questo personaggio(parlo di Thibodeau) nessuna franchigia Nba ha avuto il coraggio di offrire il posto da capo allenatore…….

    • lipponik 03:52 il 12 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Si avete perfettamente ragione,Tom è stato grande,il miglior coach difensivo della lega secondo me.Anche Igor Kokoskov nn è male,è l'uomo che stava dietro alla grande difesa dei Pistons di Larry Brown e ora ai Suns voluto da Kerr.Beh credo che meglio che i Celtics se lo tengano anche se appena arriverà una grande offerta se ne andrà.

    • Junio C. Murgia 16:34 il 12 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Spesso molti vice-allenatori si esprimono al meglio proprio in quel ruolo ombra, che permette loro di tessere alchimie cestistiche in pace lasciando all'head coach tutte le pressioni che una panchina NBA comporta. Eddie Jordan quando era vice di Scott ai Nets sembrava destinato a una carriera sfolgorante, come head coach ai Wizards è diventato uno dei tanti.

    • ciuffi123 11:30 il 13 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Io Thibodeau lo vedrei bene a Houston…..vi immaginate che roba che diventerebbe la metà campo difensiva? ci sarebbe da divertirsi

  • 17:18 il 9 September 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: Bill Walker, , Darius Miles, JR Giddens   

    L’estate dei campioni 

    In questi giorni ci sarà di sicuro gente che si starà chiedendo se i Celtics 2008-09 saranno in grado di ripetersi. Beh,di sicuro le basi per il repeat ci sono: un grande team, ottimi giocatori, una chimica di squadra già collaudata ed amalgamata al meglio. Bisognerà vedere se la squadra si monterà la testa e farà delle pazzie in campo. Per il resto sembra che Danny Ainge abbia lavorato bene anche questa estate.
    Possiamo forse dire che i Celtics stanno mettendo sul proprio taccuino degli appunti presi da altre squadre. Si potrebbe fare l’esempio della “Spurs Culture”, cioè giocatori giusti al momento giusto. Dopo il titolo di quest’anno vinto in 6 partite contro i Lakers, bisognava di certo migliorare la squadra in qualche modo, ma tenendo il nucleo intatto. Posey ha invece deciso di esercitare la sua clauosola per l’uscita dal contratto e accettare l’offerta assai superiore degli Hornets che stanno cercando di costruire una squadra solida e determinata a vincere. Posey di sicuro è stato un brutto colpo incassato dai Celtics, una perdita che si farà sentire nel corso del tempo. Ricordando di lui soprattutto la grande difesa su Kobe Bryant nelle finali di quest anno, Ainge ha così provato a riparare i danni, prima ha scelto dal draft JR Giddens e Semih Erden (quest’ultimo rispedito in Europa perchè al momento poco utile) e poi ha firmato Bill Walker che era stato selezionato dai Wizards.

    Giddens è una guardia alla Ray Allen che sa fare molto bene anche il passatore e potrebbe essere molto importante per la causa dei Celtics. Intanto Ainge ha rifirmato Tony Allen che avrà il duro compito di essere il sesto uomo della squadra per i prossimi anni… e anche Eddie House. Si dovrà ancora decidere sul da farsi per Glen Davis che però dovrebbe rimanere. Invece per Scot Pollard, Sam Cassell e PJ Brown non ci sono risposte positive. Il primo molto probabilmente potrebbe pensare di chiudere la carriera in Europa mentre gli altri due si potrebbero ritirare anche se Cassell ha ancora un anno di contratto da sfruttare e vedremo se lo farà. Ma Ainge, confermando tutto il nucleo base con l’arrivo in più del centro Patrick O’Bryant, ha deciso anche di prendersi una responsabilità doppia, firmando l’ala piccola Darius Miles che in questa stagione non ha praticamente giocato un minuto. Il rischio è doppio perchè si tratta di un giocatore con seri problemi fisici ma anche caratteriali, che potrebbero portare seri problemi all’integrità della squadra. E’ anche vero che il GM dei Celtics si è tutelato firmando per lui un contratto speciale in cui alla prima infrazione può essere rilasciato senza nessuna penale e senza dargli un soldo per tutto il termine del contratto. I Celtics ora sono a posto in tutti i reparti, forse qualche free agent farebbe bene contattarlo, ma la squadra c’è anche per il prossimo anno e questa è stata l’estate dei campioni…

     
    • Penny 20:01 il 9 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      I Celtics lotteranno per il titolo anche la prossima stagione ma la perdita di Posey li ha indeboliti e non di poco. Se prima erano un gradino sopra alle altre squadre, adesso come adesso sono allo stesso livello… e questo renderà il campionato ancora più interessante!

    • Junio C. Murgia 02:04 il 11 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Hanno sicuramente perso tanto con Posey, ma era impossibile per ragioni di salary cap tenere l'ex Heat. Meglio dunque puntare sui giovani e su un jolly come Tony Allen pienamente recuperato, con l'obiettivo di arrivare ai playoff con i tre tenori integri e non spremuti. Mi aspetto infatti una regular season "alla Spurs" dai Celts, che incroceranno le lame a maggio in una Eastern Conference che sembra molto più competitiva rispetto a quella di un anno fa. Con il vantaggio non trascurabile però di non avere più la pressione e l'ansia da vittoria a tutti i costi.

    • lipponik 04:47 il 11 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Scusate innanzitutto per la foto nn so perchè è venuta così male,cmq si i Celtics spero riescano a ripetersi anche perchè sn un fan accanito della squadra,la perdita di Posey fa male ma spero che Miles sia stato un buon affare.Spero anche che cmq imitino solo gli Spurs e nn li copino perchè altrimenti dovremo vincere un titolo ogni anno pari?penso di no…questo titolo nn sarà un caso isolato come quello dei Pistons del 2004,ma con Allen,Garnett e Pierce andremo avanti per almeno i prossimi 5 anni se nn di più.Rondo sarà il prossimo Isiah Thomas visto che ha dei margini di miglioramento notevoli,Perkins se migliora in attacco può formare una grande coppia con Garnette e la panchina può dare sicuramente di più..ragazzi è iniziata una dinastia..forza Celtics

    • Penny 13:59 il 11 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Tra l'altro proprio ieri Doc Rivers ha rinnovato il suo contratto coi Celtics. Anche in panchina per un pò di tempo siete a posto…

    • ciuffi123 17:08 il 18 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      mmm……io credo che questa squadra rimarrà insieme al massimo per altri due o tre anni…..gli stipendi dei big three saliranno e qualcuno arriverà a fine contratto senza rinnovare…..ne sono certo

    • lipponik 17:15 il 18 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Beh i Big Three sono vincolati per i prossimi due o tre anni..Garnett ha altri 4 anni di contratto e credo proprio che chiuderà la carriera a Boston.Se rinnova ancora quando avrà 35 anni.La squadra sta già pensando al futuro,quindi credo che rimarrà competitiva più o meno come gli Spurs per una decina di anni.E i contratti più si va avanti più diminuicono per i veterani.Guarda Gary Payton e altri.Firmando buoni free agent tra qualche anno la squadra potrà ambire ancora ad alti livelli,certo che il dubbio rimane,ma nn credo Garnett e Allen cambino squadra a 30 suonati.

  • 01:20 il 5 September 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: David Stern   

    Si chiamano Thunder: ecco la nuova squadra di OKC 

    Di sicuro sarà un bel riesordio nel basket per la città di Oklahoma City. Come sappiamo durante tutta la stagione si era fatto il possibile per spostare i Sonics in un altra città ma mai si sarebbe pensato di cambiare il nome ad una franchigia storica della lega come appunto i Seattle Sonics. Non succedeva da quando i Kings cambiarono il loro nome da Royals a Kings negli anni ’70, cosa che in quegli anni portò sia a un cambiamento del nome della franchigia che di collocazione.

    Via i Sonics da Seattle e dentro i Thunder da Oklahoma City. Come arena verrà utilizzato il Ford Center già conosciuto nei due anni trascorsi a OKC dagli Hornets. Il progetto Oklahoma ha resistito per quasi due anni per poi concretizzarsi nella off-season 2008. Il nome, dopo una lunga ricerca (anche popolare), è stato finalmente scelto e ora anche sul nuovo sito della franchigia è possibile visionare il nome ed il logo come quello che vedete in questa pagina.

    Thunder per rappresentare la potenza futura di questa squadra che ha ereditato il giovane roster dei Sonics condotto da PJ Carlesimo e Kevin Durant. I colori sociali saranno l’azzurro che simboleggia lo stato dell’Oklahoma (alla sua prima franchigia professionistica), mentre l’arancione rappresenta il sole. Colori innovativi per una franchigia che promette bene; ovviamente soddisfatto del lavoro David Stern, che non vedeva l’ora di portare il basket in un nuovo stato.

    Prossimo cambio? Kings a Las Vegas? O Nets finalmente a Brooklyn? Staremo a vedere…

     
    • Penny 17:23 il 6 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Il sito web della nuova franchigia è veramente stupendo, una spanna sopra a tutti gli altri!

  • 21:02 il 3 September 2008 Permalink | Rispondi
    Tag:   

    Ginobili fuori per due mesi 

    I San Antonio Spurs perdono un pezzo importante nelle loro fila: stiamo parlando ovviamente di Manu Ginobili che purtroppo si è operato all’anca sinistra, parte fondamentale per un qulasiasi sportivo. Ginobili ha infatti giocato le ultime Olimpiadi appena concluse con questo problema che lo tormentava da un pò. Già dalla serie Playoff contro i Suns aveva questo problema che possiamo immaginare prosegue già da molto tempo.

    Manu al ritorno con la medaglia di bronzo al collo ha deciso di operarsi dopo la ricaduta avuta in semifinale olimpica contro gli USA. Anche per questo l’Argentina non ha reso al massimo pur riuscendo comunque a salire sul podio. Di sicuro Manu dovrà avere un lunga convalescenza, almeno di un mese, per poi iniziare la riabilitazione che lo porterà a saltare il training camp, la preseason e molto probabilmente anche le prime partite della stagione regolare.

    Speriamo che possa tornare al meglio e magari guidare gli Spurs al quinto titolo; di sicuro Gregg Popovich non avrà problemi a reintrodurlo anche perchè Manu si adatterà benissimo al ruolo di riserva (momentanea) al momento del suo rientro. I pessimisti dicono che tornerà a dicembre se non gennaio, ma lo staff degli Spurs, lo stesso che gli aveva chiesto di saltare le Olimpiadi, è ottimista.

    Auguri Manu e torna presto…

     
    • Dennis 03:03 il 4 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      E' la prima volta che leggo su MondoNba un articolo pro Spurs, meglio tardi che mai :D

    • Penny 14:40 il 4 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Se fossi un tifoso Spurs non mi preoccuperei più di tanto, Manu tornerà e sarà più fresco per le partite che contano. Paradossalmente potrebbe essere un vantaggio per San Antonio approfittare dell'infortunio per far rifiatare la sua stella dopo i vari impegni Olimpici e non.

    • joeiverson 21:31 il 4 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Vediamo se gli Spurs si fidano a rinnovargli il contratto a "scatola chiusa" o attenderano la prossima estate!

    • gospurs 22:18 il 4 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      hai ragione penny,sarà di sicuro un vantaggio anche perchè Manu perderà solo le prime partite se così dicono quindi nn ci saranno problemi a reintrodurlo..vedremo e forza spurs

  • 02:09 il 15 July 2008 Permalink | Rispondi  

    Gallinari, buona la prima 

    Alle 22 (ora italiana) parte ufficialmente a Las Vegas l’avventura nell’Nba di Danilo Gallinari. L’italiano è l’osservato principale tra i suoi New York Knicks, che affrontano nella prima partita di Summer League i Cleveland Cavaliers. Durante la presentazione delle squadre, Danilo è il più applaudito dal pubblico del CoxPavilion e comincia la sua avventura andando a saltare per la palla due. Il primo quarto non è sicuramente da favola e, dopo pochi secondi, arriva il primo fallo dell’ex Olimpia che si ripete poco più avanti chiudendo il primo quarto con un 0/1 dal campo, due falli e tre turnovers. Nel secondo quarto Danilo esce dalla panchina e si rende subito intraprendente in difesa, ma purtroppo i primi punti tardano ad arrivare. Il secondo quarto si chiude con un deludente zero nei punti (0/4 al tiro), ma con un’ottima ascesa per quanto riguarda la presenza in campo, la grande agilità di piedi in difesa e la presenza sotto canestro che gli permette di catturare due rimbalzi.

    Il terzo quarto inizia in modo non esaltante per il Golden Boy Italiano, ma l’ala comincia ad ingranare in attacco proprio quando ad NBAtv viene intervistato Quentin Richardson, l’unico giocatore nel roster dei Knikcs che dovrebbe giocarsi con Danilo il posto in quintetto come SF. Appena rientrato dalla panchina, il “Gallo” segna dalla distanza i suoi primi due punti dell’avventura americana. Poco dopo riesce anche ad entusiasmare il pubblico con una schiacciata su rimbalzo offensivo: una giocata che fa “gridare” perfino Clyde Drexler e che raccoglie la piena approvazione di Richardson (tenuto ancora sotto torchio dai commentatori dell’NBAtv). Danilo è caldo e la fine del terzo periodo serve per incrementare il suo bottino personale: dopo aver realizzato due liberi, il Gallo realizza anche dalla distanza e finisce il quarto con 8 punti.

    All’inizio dell’ultimo periodo riesce a raggiungere la doppia cifra con un tiro dalla distanza e, poco dopo, riesce a far sorridere Mike D’Antoni con un ottimo movimento e tiro in faccia all’avversario. Infine chiude la sua partita segnando un’altra coppia di liberi (dopo una penetrazione in mezzo a due avversari che fa elettrizzare i commentatori televisivi, i quali si domandano: “A 6-10 can do this? A 6-10 can do this? Wow, what a move”) che gli permette di raggiungere quota 14 punti con 5/7 da due, 0/4 da tre e 4/4 ai liberi. Infine esce a circa 4 minuti dalla fine della partita per un piccolo guaio muscolare che lo costringe ad un supplemento di stretching. Intanto i suoi Knicks vincono questa prima gara per 97 a 94.

    La prova di Gallinari è senza dubbio soddisfacente: 14 punti, 6 rimbalzi (4 offensivi), 2 assist e una stoppata che fanno tutt’uno con la grande personalità mostrata dall’italiano in campo. Passa ogni secondo a dispensare consigli ai compagni di squadra e non rimane impassibile quando il ferro gli rigetta le prime conclusioni. La prova del Sophmore Chandler viene offuscata dal lavoro del buon Danilo che riceve numerosi applausi anche al momento dell’ultima sostituzione. Una prova che farà sicuramente piacere sia a Mike D’Antoni che a Donnie Walsh, apparsi molto rilassati e sorridenti in tribuna. C’è ancora molto da migliorare e i due lo sanno perfettamente (basti guardare i tabellini: 5 falli e 3 palle perse), ma la scelta dell’italiano al draft non è stata casuale, è sintomo del fatto che nella Grande Mela hanno capito che per puntare in alto non bisogna avere solo giocatori già formati e con cotrattoni stratosferici (i vari Marbury, Randolph, Curry e Crawford ne sono l’esempio), ma soprattutto giovani ed umili realtà (Lee e Danilo in primis) che hanno la possibilità di crescere insieme per poter riportare questa franchigia al posto che merita: tra le pretendenti al titolo.

    Vent’anni e uno spirito già da leader. Buona la prima Gallo!!

    Guarda gli highlights del Gallo:

     
    • KB24 13:36 il 15 luglio 2008 Permalink | Rispondi

      Se la stecchi, puoi sempre dire che non conta molto.

      Ma quella di Gallinari non era una prima come tutte le altre.

      L'ambiente di diffidenza creatosi attorno alla sua scelta non lascia spazio ai passi falsi.

      Di certo il modo migliore per dimostrare che quei fischi erano per lo meno avventati e privi di fondamento.

      Tra l'altro, chi aveva dubbi sugli attributi di Danilo, ha avuto una prima risposta.

      Resosi conto della mancanza di coinvolgimento offensivo di un compagno di quintetto (in sei possessi, neppure una palla toccata), il Gallo si rivolge a coach Weber: "Non sarebbe il caso di fare uno schema per lui?"

      Accontentato.

      Buona la prima, appunto.

    • bariani 22:57 il 4 agosto 2008 Permalink | Rispondi

      io voglio andare nell'nba!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! prima faccio il provino per l'armani jeans poi aspetterò. cmq gallinari è troppo potente

    • bullo93 23:35 il 2 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      in bocca a lupo bariani.

  • 15:44 il 14 July 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: Kenny Thomas   

    I “Los Lakers”, analisi 

    Come tutti già sapranno gli uomini di Coach Zen sono stati battuti dai Boston Celtics di Doc Rivers alle Finali NBA per 4-2; ora i Lakers dovranno cercare di migliorare soprattutto in difesa, magari portando alla corte di Phil un certo Ron Artest che a quanto pare andrebbe a Los Angeles con Kenny Thomas in cambio di Lamar Odom o di un certo James Posey Free Agent unrestricted dei Boston Celtics (un giocatore che è stato il più delle volte decisivo nelle partite che contano), che garantirebbe attacco con i sui tiri dall’arco e altrettanta difesa.

    Il contratto di Lamarvellous scade quest’anno ed è anche un bel contratto, il nodo sarà decidere se girarlo ai Kings in cambio di Ron e Kenny o trattenerlo per farlo giocare da SF. Da SF sì, sembrerebbe strano ma con l’arrivo di Gasol la front-line sarà sicuramente Gasol-Bynum non garantendo quindi a Lamar un posto da titolare e l’unica soluzione sarebbe farlo giocare da SF, anche se molti hanno dubbi su un quintetto nel quale sono presenti Lamar-Gasol-Bynum. E’ pur vero che i dubbi ci sarebbero anche con un quintetto con Gasol-Bynum insieme, ma tentar non nuoce, chissà che la coppia non risulti vincente!. Fatto sta che se i Lakers gireranno in cambio di Ron Artest e Kenny Thomas, Lamar Odom si troverebbero con un quintetto che a mio parere partirebbe favorito per l’anello 2009:

    Derek Fisher PG

    Kobe Bryant G

    Ron Artest SF

    Pau Gasol PF

    Andrew Bynum C

    E si troverebbero anche con la panchina ben sistemata:

    Jordan Farmar PG

    Sasha Vujacic G

    Trevor Ariza SF

    Kenny Thomas PF

    Chris Mihm C

    Quello che accadrà lo sapremo non tra molto magari sarà questione di giorni, come si dice: chi vivrà vedrà!

     
    • 89Gian89 18:00 il 14 luglio 2008 Permalink | Rispondi

      Occhio perchè Sasha non ha ancora firmato..

      Sarebbe un brutto colpo perderlo..

    • Horry 18:47 il 14 luglio 2008 Permalink | Rispondi

      Sasha si che non ha ancora firmato..ma secondo fonti attendibili e quasi sicuro il rinnovo..Sasha è fondamentale per i Lakers è un giocatore che pur partendo dalla panca garantisce punti importanti con le seu bombe..

    • KB24 13:30 il 15 luglio 2008 Permalink | Rispondi

      Non credo ci siano dubbi sulla permanenza di Vujacic…

      così come mi lascia perplesso la presenza in quintetto di Gasol e Bynum contemporaneamente.

      Non credo che il catalano sarà impiegato stabilmente da 4 per fare partire in quintetto il rientrante Bynum.

    • elplaza 14:12 il 24 luglio 2008 Permalink | Rispondi

      è vero bynum e gasol per me troveranno difficoltà a giocare insieme

    • fill88 14:37 il 22 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Ciao a tutti sono un grandissimo tifoso dei LA lakers e di kobe bryant…ho visto il quintetto ed le riserve di quest' anno e dico che con l'acquisto di artest i lakers si candidano alla conquista dell'anello…. forza lakers….viva kobe bryant

    • Rocky 20:46 il 22 settembre 2008 Permalink | Rispondi

      Ehm, fill88 vedi che Artest è andato ai Rockets -.-

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