Quale futuro per i Nuggets versione 07/08?
Quando si vuol parlare di una squadra in questa parte dell’anno, con il campionato fermo ed i free-agent più prestigiosi già collocati, è impossibile non fare riferimento a quali sono state le mosse di mercato effettuate ed in base ad esse ipotizzare i risultati per il 2007/08. La franchigia presa in analisi è quella dei Nuggets.
L’off-season del team situato nella Città ad un miglio di altezza dal mare risulta abbastanza “statica”: a livello dirigenziale alla fine dell’anno (dopo la secca eliminazione 4-1 subita per mano degli Spurs – poi futuri campioni NBA) è stato mandato via il General Manager Kiki Vandeweghe a cui non sono bastate le firme di Iverson, Nene, Smith (tutti e tre sono arrivati sotto la sua direzione) e la scelta di Carmelo Anthony al draft 2004 per essere salvato dal “potenziale” errore Kenyon Martin. A livello di trade invece l’unico ingaggio significativo risulta l’arrivo di Steven Hunter acquistato dai 76ers in cambio di Reggie Evans. Entrambe le mosse, come già in parte anticipato,sono legate in qualche modo a K-Mart, andiamo a scoprirne i dettagli. Vanderweghe nell’estate 2004 firmò l’ex-numero sei dei Nets, proveniente da due finali (2002 e 2003), ad una cifra già all’epoca considerata esorbitante perchè molto superiore al reale valore del free-agent: più di 90 milioni di dollari spalmati in sette anni. Martin disputo’ un 2004/05 leggermente inferiore alla precedente annata (chiuse con 15.5 punti, 1.1 stoppate, 2.4 assists e 7.3 rimbalzi) per poi crollare nel 2005/06 dove una ripetuta serie d’infortuni al ginocchio lo costrinsero ad appena 56 presenze e nella post-season, probabilmente anche per via della frustrazione causatogli dai continui dolori, andò in escandescenza con George Karl (i due litigarono nell’intervallo di gara 3 della serie Nuggets-Clips) e quest’ultimo decise di collocare l’ex-New Jersey fuori squadra per il resto dei playoffs.
Non bastò un’estate di completo riposo per riportare in sesto la prima scelta al draft del 2001 poichè, dopo appena due partite dello scorso campionato, fu sottoposto ad un intervento di artroscopia trasformatosi, a causa delle pessime condizioni di salute in cui verteva il ginocchio, in microfrattura e ciò costrinse K-Mart a vivere tutto il 2006/07 a bordo campo. Dal 2006 in poi si è più volte ipotizzata una sua cessione, tuttavia l’elevato ingaggio e le precarie condizioni fisiche lo rendono virtualmente incedibile e proprio questa situazione (che costerà ai Nuggets ancora 60 milioni di dollari) ha fatto “saltare” la testa di Kiki. Bisogna dire, però, che questo è lo scenario peggiore in quanto tutti i tifosi dei Bianco-Celesti sperano che Kenyon Martin, dopo l’intervento e la riabilitazione, possa tornare al 100% in modo da permettere al team di disporre di un reparto lunghi fra i più efficaci di tutta la lega. Lo scorso anno potendo contare “solo” su Camby (miglior difensore del 2006/07), Nene e Evans nessuno di essi riuscì a limitare in modo efficace Tim Duncan e non a caso, nonostante il trio Anthony-Iverson-Smith, gli Speroni asfaltarono 4-1 le Pepite. Nemmeno un Kenyon Martin al 100%, come quello della versione 2002/03, sarebbe riuscito da solo a porre un freno al Caraibico, ma in coppia con Camby e con Nenè pronto ad entrare dalla panchina la situazione per il numero 21 dei Nero-Argento si sarebbe complicata e non di poco.
Però queste ipotesi, tornando al discorso Vanderweghe, non sono bastate ad accontentare la dirigenza e dopo tre anni di risultati sempre uguali (eliminazione al primo turno) è stato esonerato dall’incarico. La firma di Hunter rispecchia ancora una volta le aspettative di Denver: cifre alla mano Evans è migliore di Hunter, tuttavia quest’ultimo dispone di un ingaggio più basso (cosa da non sottovalutare quando si ha un monte salari fra i più impallati di tutta la lega) e poi si spera che il rendimento “perso” con la partenza di Evans sia surclassato dal ritorno in perfetta forma di Kenyon Martin. Se cosi’ fosse diventa difficile immaginare cosa possa fare un team composto da un Iverson maturo (non più solo realizzatore ma anche, come visto nelle ultime due stagioni, passatore), un Anthony cresciuto (confermatosi fra i migliori di Team USA), un Camby all’apice della carriera, un Nene più esperto e per l’appunto un Martin tornato in forma e soprattutto desideroso di mostrare all’opinione pubblica di non essere una peso morto e di meritare il proprio ingaggio. George Karl potrebbe avere tutti gli ingredienti necessari per acciuffare cio’ che nel 1996, quando era alla guida dei Sonics, riuscì solo a sfiorare (finale NBA persa 4-2 contro i Bulls di Jordan); oltre a Martin dovranno fare la loro parte anche Nene (magari accontentandosi di partire dalla panchina), JR Smith (in scadenza di contratto per la fine dell’anno) e la panchina (dove bisognerà trovare un giusto equilibrio).
dwyane4 01:27 il 14 dicembre 2008 Permalink |
Carmelo Anthony è stato draftato nel 2003 non nel 2004