Aggiornamenti da maggio, 2007 Mostra/nascondi commenti | Scorciatoie da tastiera

  • 11:33 il 21 May 2007 Permalink | Rispondi
    Tag: , Jeff Van Gundy, Rik Adelman   

    Van Gundy esonerato, i razzi di Houston cambiano pilota 

    L’ennesimo fallimento in post- season degli Houston Rockets (terza eliminazione al primo turno in tre partecipazioni alla post-season negli ultimi quattro anni) ha prodotto il primo effetto. Il coach Jeff Van Gundy è stato rimosso dall’incarico. Ufficialmente la dirigenza texana aveva proposto all’ex tecnico dei New York Knicks un ruolo dirigenziale, alla Pat Riley tanto per intenderci, offerta che un coach relativamente giovane e ancora affamato di vittorie certamente non poteva accettare.

    Per la cabina di pilotaggio della franchigia in orbita NASA il nome più gettonato sembra essere quello di Rik Adelman, veterano della Pacific Division, architetto dei grandi Portland Trail Blazersdi Clyde Drexler e degli sfortunati Sacramento Kings di Webber e Stojakovic. Se così sarà, Adelman avrà da lavorare sodo, in una squadra in cui un solo grande giocatore (McGrady, comunque coraggioso quando mesi fa disse che un altro fallimento al primo turno sarebbe stato esclusivamente da addebitare a lui) non basta certo a contrastare le corazzate della Western Conference. Vedremo se Adelman saprà insegnare a difendere a Ming, e se Alston e Luther Head matureranno sotto la sua ala protettrice. L’impressione è che più che il pilota, i Rockets debbano cambiare parecchio nel motore.

     
  • 11:37 il 3 October 2006 Permalink | Rispondi  

    Dikembe e Bob partiranno come razzi? 

    HOUSTON ROCKETS – Mentre il 40enne centro africano, Dikembe Mutombo (2,18/118), ha dichiarato di non volersi esprimere se non a febbraio in merito ad un suo eventuale ritiro a ridosso della stagione 2007-08, le incertezze sul futuro della 33enne guardia Bob Sura (1,96/91), che ha saltato la stagione scorsa per un infortunio al ginocchio, persisteranno ancora per qualche settimana.

    DENVER NUGGETS – Poiché la guardia DerMarr Johnson (2,06/95) tituba a rifirmare, il lungo neoarrivato Joe Smith (2,08/102) e l’idolo di casa, Eduardo Najera (2,03/100), presto potrebbero essere usati come merce di scambio per poter arrivare all’acquisizione di un piccolo valido da affiancare ad Andre Miller.

    NEW JERSEY NETS – Alle voci che lo vogliono partente a fine stagione, Vince Carter (1,98/100) ribadisce di voler chiudere la carriera a Newark e che la società ha i mezzi per trattenerlo a lungo.

    LOS ANGELES LAKERS – L’ala Brian Cook (2,06/117) ha fatto sapere ai mass media che il suo agente e la dirigenza californiana hanno iniziato a discutere il rinnovo del giocatore.

    DETROIT PISTONS – Pur volendo rimanere un Piston, l’argentino Carlos Delfino (1,98/104) ha avvertito coach Saunders che se non lo farà giocare nel corso della prossima stagione chiederà di essere ceduto.

    WASHINGTON WIZARDS – Si mormora che l’esperta ala forte Robert “Tractor” Traylor (2,03/129) a breve potrebbe entrare a far parte della banda di coach Eddie Jordan.

    INDIANA PACERS – Coach Rick Carlisle si è reso disponibile a trattare il suo rinnovo, al timone dei Pacers, alla condizione, però, che l’owner lo accontenti comprandogli un paio di giocatori di cui è rimasta segreta l’identità.

     
  • 11:38 il 2 October 2006 Permalink | Rispondi
    Tag: Melvin Ely, , Vin Baker   

    Ely via da Charlotte 

    CHARLOTTE BOBCATS – Per la power forward Melvin Ely (2,08/118) si profila lo spettro di una sign and trade: i Golden State Warriors e i Phoenix Suns sono le società che si sono dichiarate pronte ad offrire un ingaggio adeguato al giocatore.

    CHICAGO BULLS – Resta meno di un mese di tempo a John Paxson, general manager dei Bulls, per prolungare il contratto della point guard Kirk Hinrich (1,91/86) che altrimenti l’estate prossima diverrebbe un restricted free agent. La trattativa è tuttora in stasi.

    MINNESOTA TIMBERWOLVES – All’imminente training camp dei Wolves prenderanno parte anche Vin Baker (2,11/109), Andrew DeClerq (2,08/116) e Daniel Santiago (2,16/116), ossia veterani NBA free agent da provare al fianco del troppo solo big man Kevin Garnett (2,11/100).

    TORONTO RAPTORS – La nuova dirigenza non ha mancato di ribadire a coach Sam Mitchell, al terzo anno del suo contratto, che in caso di fallimento al timone della squadra ampiamente rinforzata nei mesi scorsi, a stagione conclusa dovrà accasarsi altrove.

     
  • 22:53 il 30 September 2006 Permalink | Rispondi
    Tag:   

    Jay ai Nets 

    Dalla stagione 2002/’03 non si era più visto scorrazzare per i parquet Jay Williams (6-2, 192): uscito da Duke con un promettente pedegree universitario in saccoccia, fu scelto al numero 2 assoluto dai Chicago Bulls che puntarono forte su un playmaker finalmente puro. Da rookie, in 26,1 minuti Williams mostrò un basket spettacolare ed essenziale al tempo stesso, fatto di assists veri (vero assist=passaggio smarcante) e di palle rubate. Convinti di avere tra le mani un gioiellino con le mani da prestigiatore, Reinsdorf e Paxson, i boss di Chicago (attenzione perché non siamo ai tempi di Capone!) erano pronti a tollerare taluni scivoloni della loro point guard. Ignoravano tuttavia l’eventualità che fosse una moto a sancire la chiusura anticipata del futuro cestistico di Jay, reo soprattutto di aver violato un cavillo del contratto siglato. Senza pietà, fu lasciato sul marciapiede non dagli infermieri ma dai Bulls. Non dai Nets che, in seguito a svariati provini, hanno deciso di concedergli un’opportunità. Williams si è vincolato per una sola stagione con un neo, però, a macchiarne le ambizioni: la società di East Rutherford farà integrare nel gruppo Jay pur avendo dichiarato di avere un roster già al completo, nota poco gradita da chi scalpita per rimettersi in carreggiata (non più con una moto) alla velocità della luce.

    Ovvio è che il 33enne Jason Kidd (6-4, 210) capitanerà ancora una formazione lanciata verso, almeno, la conquista dei playoffs o addirittura della Atlantic Division. Perciò quale destino attende il nostro Jeff? Approdato alla corte di coach Lawrence Frank, McInnis, scelto dai Nuggets nel 1996 al secondo giro (numero 37), ha visto dimezzarsi il minutaggio durante la scorsa stagione nonostante provenisse dai Cavs con discrete cifre a referto. Con l’aggiunta del risorto Williams da testare, per l’esile Jeff McInnis (6-4, 179) il tunnel dell’oblio si è fatto più lungo di quanto egli sperasse: ci saranno dei general managers disposti a strappare (sborsando 3,6 milioni di $) ai Nets una guardia agitata ma efficace, giunta forse al tramonto? Ebbene sì! Tra gli altri, Pat Riley, fresco ri-campione dell’anello al comando degli Heat, pare abbia lanciato segnali d’apertura; di certo, in Florida la panchina diverrà la migliore compagna di viaggio di Jeff che, forte dell’età matura, potrebbe accettare di buon grado. Purché si vinca.

     
  • 11:39 il 30 September 2006 Permalink | Rispondi
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    Il cuore di AI batte ancora 76 volte 

    Allen Iverson (6-0, 165) vuole restare a Philly, città che lo ha svezzato a livello professionistico e alla quale, al termine di un decennio, la guardia ha regalato 19.115 punti superando Doctor J e ponendosi al terzo posto nella speciale classifica dei migliori realizzatori in maglia Sixers. Gracile ma coriaceo, sin dalle origini AI si è rivelato unico nel suo genere: prima scelta assoluta del draft del 1996, nel 2001 Iverson aggiunse alla finale persa 4-1 contro i Lakers di O’Neal e Bryant la nomina di MVP della lega. Inoltre è stato convocato in 7 occasioni all’All Stars Game venendo eletto come miglior giocatore della partita sia nel 2001 che nel 2005. Nonostante abbia conquistato onori su onori (tralasciando le esperienze con la nazionale…), il trascorso di Allen a Philadelphia è stato tribolato ed il rischio di un’eventuale cessione del numero 3 ai Clippers anni addietro è stato paventato sovente. Quest’estate sono circolate insistenti voci, che lo volevano altrove, alle quali però il giocatore uscito da Georgetown ha risposto seccamente di voler concludere la carriera al Wachovia Center.

     
  • 11:40 il 29 September 2006 Permalink | Rispondi
    Tag: Bonzi Wells   

    Bonzi, Bonzi, Bonzi 

    Scarno di ottimi giocatori, florido di animi bollenti, il mercato dei free agents ha presentato fino a stanotte il miglior rimbalzista della scorsa edizione dei playoffs, nonché un’ala alta appena 6-5 piedi (1,96 m): Bonzi Wells. Rinomato per i suoi colpi di testa, tant’è che ce l’ha rigorosamente ornata da una fascetta sin da quando esordì con la casacca dei Trail Blazers, Bonzi si distinse inoltre per le sue prodezze in campo: divenuto il simbolo di quei Portland delinquenziali, per risanare l’immagine del team dell’Oregon fu spedito dai dirigenti a Memphis dove andò a rimpolpare una batteria di guardie/ali già in rampa di lancio. L’anziano Hubie Brown apprezzò il diverso approccio di Wells il quale, prestando ascolto all’allenatore, si vide rigenerata una degna notorietà. Forse fin troppo. Nella passata stagione Sacramento lo ha accolto come un King, mettendolo in campo per 32,4 minuti; nel ruolo di ala piccola titolare (soltanto in 9 occasioni Bonzi ha iniziato la partita seduto sul pino) ha potuto dare libero sfogo al grizzlie che aveva affinato nella precedente esperienza. Catturò 7,7 carambole ad allacciata di scarpe, di cui 2,7 in attacco. E nei playoffs fece meglio. Forte di un rendimento eccelso, il ragazzo uscito da Ball State e scelto nell’estate del 1998 dai Detroit Pistons al numero 11, poi immediatamente ceduto per future prime scelte, ha seguito i consigli del fidato agente. Risultato? Bonzi Wells ha perso l’agente e per un po’ la squadra; per mesi è stato visto elemosinare un provino. Infine, all’interesse manifestato dai freschi campioni NBA, i Miami Heat, si è aggiunto il volere dei Rockets. Risultato? Per 5 milioni di $, Wells evoluirà a Houston per 2 stagioni. Bonzi, potresti avere avuto ragione tu, alla fine dei conti.

     
  • 22:50 il 28 September 2006 Permalink | Rispondi
    Tag:   

    Small Apple per Mo 

    Per la bizzosa ala Maurice Taylor (6-9, 265) comincia a soffiare l’aria gelida delle tempeste invernali che battono sulle coste dello stato di New York, sponda Knicks. Scelto al numero 14 del draft del 1997 dai Los Angeles Clippers, mosse bene i suoi primi passi mettendo a referto, alla terza stagione, 17,1 punti a partita. Passato agli Houston Rockets, i suoi numeri intrapresero una discesa in picchiata che fecero di lui un giocatore misterioso, nemmeno uno starter. Di costituzione poderosa, Taylor ha spesso fallito l’appuntamento con il rimbalzo, mai oltre i 6,5 di media catturati in ben 35,9 minuti di permanenza sul parquet californiano nel 1999/‘00, cospargendosi della nomea di sfaticato, latitante in difesa e sotto le plance. Con un settore lunghi congestionato per volere di un Isiah Thomas tuttofare, confuso presidente ed allenatore scapestrato, per Mo è tempo di guardarsi altrove. Di offerte non ne fioccano, malgrado ciò sta tentando di ottenere, con una grinta che si fatica a riconoscergli, una buona-uscita che lo potrebbe rendere maggiormente appetibile. O meno oneroso.

    A Chicago piovono copiosi bigliettoni verdi: secondo indiscrezioni, l’ala che veleggia, Luol Deng (6-9, 220), sembra aver raggiunto un accordo che gli garantirebbe 79 milioni di $ in 5 anni. Selezionato dai Phoenix Suns nel 2004 al numero 7, fu scambiato per i diritti del rookie Jackson Vroman (numero 31), eventuali future prime scelte e denaro. Deng giunse nella Windy City, per fortuna sua libero dalla pesante nomea di erede di eroi unici, e proprio per questo da rievocare appena uno salta come un grillo. Finito l’apprendistato agli ordini di coach Skiles in una compagine di imberbi bisognosi di alti minutaggi, dopo 2 stagioni Luol vanta 30,7 minuti di impiego durante i quali ha apportato 13,1 punti, destinati a crescere, in aggiunta a 6,0 carambole. Futuribile lo è; ricchissimo lo diverrà.

    Torniamo nei paraggi di New York, da Thorn, a East Rutherford dove da un biennio i tifosi vengono deliziati dalle acrobazie di Vince Carter. Lasciata Toronto per ovvi motivi pecuniari (a offerta dei Raptors pareggiata, meno tasse da elargire alle casse statunitensi…), il prodotto di North Carolina è entrato in punta di piedi nella baracca sorretta da Jason Kidd raggiungendo le altezze siderali che lo caratterizzarono al suo ingresso nella lega. Tuttavia, il giochino potrebbe essersi crepato. Perché? Per ovvi motivi pecuniari: per quest’ala che non veleggia ma vola (vedi Frederic Weis a Sidney) e che nel paniere ha già infilato 12.900 punti dopo 8 stagioni, si è profilata l’ipotesi di uscire prematuramente dal suo contratto il prossimo luglio. Charlotte e Orlando sondano il portafogli di Vince il quale pare gradire soprattutto la seconda delle due mete; Rod Thorn, capo assoluto dei New Jersey Nets, sonda il volere della sua star sperando di riuscire ad avere i mezzi di trattenerla per un periodo di tempo soddisfacente. Chi vincerà Vince?

    E Fortson? Il pluri-multato centro, attualmente in forza (12,0 minuti di media sono tuttavia pochini) ai Sonics, rischia di farcela… ad andarsene. Ha scagliato palloni, paroloni e schiaffoni. E ha domandato d’essere ceduto. Così sarà ma il dilemma è: quando? Danny, noto per il fondoschiena prominente di cui spesso ha abusato per farsi largo, arma irrinunciabile per uno del suo ruolo che a stento supera i due metri d’altezza (6-8), sta entrando nel suo ultimo anno di contratto: potrà accasarsi altrove con una sign and trade adesso o a febbraio, a ridosso della data di chiusura del mercato, oppure potrà abbandonare McMillan e gli altri svincolandosi a parametro zero a stagione conclusa. Poiché nelle 6 gare disputate nel 2000/‘01 toccò quota 16,3 rimbalzi in 33,8 minuti, conditi da 16,7 punti, qualcuno potrebbe tuttora essere disposto ad investire non lui, bensì su di lui. A Seattle tentennano.

    A Seattle non tentennano se i free agents si chiamano Milt Palacio e Kareem Rush. Il primo, proveniente dai Jazz, è un playmaker di livello anonimo (6-4, 210) che ha distribuito appena 2,5 assists in 17,9 minuti di media in una carriera iniziata nel 1999 quando fu snobbato al draft; il secondo, il fratello dell’illustre JaRon che saltando il college saltò pure l’NBA, invece approdò nella lega nelle vesti di un messia sorto nel campus di Missouri. Rush ha però progressivamente fallito le occasioni propostegli dai Lakers, prima, e dai Bobcats, poi, che in lui avevano intravisto un potenziale faro… che si è spento al termine di un paio di deludenti annate. Si mormora che, proponendogli un contratto, saranno infatti i Sonics a rilanciare questa ala piccola (6-6, 215) per il momento piccola.

     
  • 10:41 il 28 September 2006 Permalink | Rispondi
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    WunderDirk resta a lungo a Dallas 

    Con 8 stagioni alle spalle di militanza nel Texas, l’alona tedesca non si è ancora stancata. Scelta numero 9 dei Bucks al draft del 1998, fu scambiato all’istante con un altro rookie, Pat Garrity, per i diritti su Robert “The Tractor” Traylor, in una trade che continua a rugare diverse fronti: da allora, a Dallas se lo sono mangiati con gli occhi, il 41 dal capello biondo, alto e tecnico come una guardia. Capace di ricoprire con maestria qualunque ruolo, Dirk Nowitzki (7-0, 245) ha condotto l’estate scorsa i suoi Mavs in finale, per poi vederla perderla con somma incredulità. Poiché sbandiera sangue da combattente (8,5 rimbalzi di media in carriera nonostante graviti sovente sulla linea da tre punti: 868 triple messe a referto), la recente cocente sconfitta non l’ha allontanato dai compagni, anzi lo ha ulteriormente legato a tal punto da fargli firmare un’estensione da circa 60 milioni di $ che ne farà di lui un Maverick fino alla stagione 2010/11: per almeno il prossimo lustro, l’assalto al titolo rimarrà un obiettivo palpabile.

     
  • 09:42 il 28 September 2006 Permalink | Rispondi  

    Wagner the Warrior? 

    Dopo aver deluso con la casacca dei Cavaliers, Dajuan Wagner (6-2, 200) ci riprova, stavolta tra le fila dei Golden State. Deciso a ricucirsi addosso parte di quella fama che lo scagliò sulle prime pagine dei principali canali di informazione sportivi già ai tempi della high school, si è reso disposto ad accettare un contratto garantito soltanto per una stagione (e per metà della prossima): percepirà 1,6 milioni di $, non quanto ai draft del 2002 la guardia uscita da Memphis alla sesta chiamata assoluta sognava.
    Con il sorriso sulle labbra, Wagner si presenterà al fianco di Baron Davis e Jason Richardson, un duo che potrebbe limitarne assieme al minutaggio anche il talento o che lo potrebbe avviare sulla strada della rinascita. A Dajuan la scelta.
     
  • Penny 12:45 il 8 September 2006 Permalink | Rispondi  

    Bentornato Don Nelson! 

    In una pausa estiva finora povera di colpi di scena ci ha pensato “Donnie” Nelson a ravvivare lo scenario Nba.
    L’ex head coach dei Mavs, alla veneranda età di 66 anni, ha deciso infatti di rimettersi in pista sulla panchina dei Warriors, paraltro già allenati all’epoca di Timmy Hardaway, Chris Mullin (attuale GM dei californiani) e Mitch Richmond.
    L’obiettivo della dirigenza è chiaro: riportare la franchigia di Golden State ai playoff (che mancano dal 1994) sfruttando al meglio le immense conoscenze tecniche dell’esperto Nelson. Per ora il roster non è dei migliori ma staremo a vedere.

    Altri movimenti di mercato:
    Partiamo dai free-agent, Jared Jeffries si è accasato ai Knicks mentre i cugini di New Jersey hanno firmato Eddie House.
    Jumaine Jones firma per Phoenix e i Cavaliers si assicurano le prestazioni di David Wesley e Scot Pollard.
    Rinnovi importanti per i campioni in carica dei Miami Heat che rifirmano i due veterani Alonzo Mourning e Gary Payton.

    Poco o nulla per quanto riguarda gli scambi, da segnalare lo scambio tra Milwaukee e Denver che ha portato Ruben Patterson ai Bucks in cambio di Joe Smith. Si muovono anche gli Hawks che acquistano Al Harrington.

     
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