Aggiornamenti da gennaio, 2009 Mostra/nascondi commenti | Scorciatoie da tastiera

  • 03:32 il 23 January 2009 Permalink | Rispondi
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    E’ il momento di dare i premi di metà stagione 

    Quasi tutte le squadre hanno ormai fatto il cosiddetto “giro di boa” che in realtà in NBA avviene dopo l’All Star Game, ma rimanendo con concezioni europee il girone di andata del basket americano si è concluso. Siamo a metà stagione ed è il momento di dare alcuni riconoscimenti, anche se solo immaginari, ai personaggi che si sono messi in mostra per le loro prestazioni o statistiche in queste prime 41 gare di regular season.

    MVP – Lebron James: beh che dire, semplicemente fantastico. Sta viaggiando a medie normali rispetto agli altri anni, ma è il lavoro di squadra che conta. Cleveland è la migliore squadra della lega, è imbattuta in casa ed ha la migliore difesa del campionato. Tutto questo è anche merito di LBJ che è migliorato molto nella propria metà campo e lo abbiamo visto anche leggermente più grosso. Dopo le olimpiadi di Pechino si è messo in testa di vincere il titolo NBA, dopo l’oro, e nessuno glielo leverà di mente per mesi. Ora arriverà il momento più delicato per lui e i suoi compagni. Confermare la prima metà di stagione continuando a vincere e a giocare in questo modo, ma non sarà facile. A volte i Cavs, se pur perfetti in molte occasioni, hanno dato l’idea di essere troppo in forma per essere veri perciò i critici sono scettici e pensano ad un calo vertiginoso dei Cavs nel periodo cruciale della stagione. Staremo a vedere, ma a Lebron non toglie nessuno questo premio. Altri candidati: Dwyane Wade, Dwight Howard, Kobe Bryant, Chris Paul.

    Rookie of the Year – Derrick Rose: se Chicago è in lotta per i Playoff deve anche ringraziare la prima scelta assoluta allo scorso  draft. Rose è il rookie che ha dimostrato più abilità nel trascinare la propria squadra alla vittoria, anche se è discontinuo, da sempre il suo contributo e da l’idea che i Bulls abbiano fatto la scelta giusta al draft. Non è ancora il massimo a livello difensivo, ma migliorerà col tempo. Molti lo paragonano al nuovo Chris Paul, anche se più alto, è ciò che gli si augura di diventare, ma per il momento lui è il favorito a vincere il premio di rookie dell’anno. Altri candidati: OJ Mayo, Russell Westbrook.

    Coach of the Year – Mike Brown: ha instaurato nei Cavs la mentalità giusta. Quella dei migliori Spurs,cioè vincere difendendo fino alla morte cosa che ha coinvolto anche Lebron James. In difesa tutti si impegnano e in attacco tutti si affidano alle giocate di Lebron, i problemi per il momento non sono ancora arrivati, anche se per infortunio mancano West e Ilgauskas, ma il giocattolo Cavaliers per il momento funziona bene, sia per merito di Lebron, sia per merito di Brown che nel corso degli anni ha modificato la mentalità della squadra facendola diventare una squadra difensiva. La strada è quella giusta, perciò Brown ne sta raccogliendo i frutti. Come già detto i Cavs sono la migliore squadra della Lega ed hanno scalato la classifica delle favorite al titolo, verso cui sembrano proiettati. Mike Brown al momento è il favorito per il coach dell’anno. Altri candidati: Stan Van Gundy, George Karl, Nate McMillan, Mike Woodson.

    Most Improved Player – Rajon Rondo: qui si guardano di meno le statistiche, ma il rendimento in campo e il supporto che da alla squadra. Tutti nel 2007 era dubbiosi sulla scelta di Rivers e di Ainge di affidare la squadra ad un play come Rondo. Un sophomores senza esperienza ed esile fisicamente. Ma Rajon, pur eclissandosi in molti momenti nei Playoff, ha vinto il titolo NBA. Quest’anno si è meritato di nuovo la fiducia e nelle 19 gare vinte consecutivamente dai Celtics è stato uno dei migliori, mettendo a segno anche una tripla doppia. Ad un certo punto sembrava destinato all’All Star Game, ma nella serie di sconfitte subite dai Celtics, Rondo è calato. Ora sta tornando quello di prima e molti vorrebbero dargli questo premio per far risaltare ancora di più i miglioramenti che ha fatto. E’ migliorato molto anche a livello difensivo e sta imparando a difendere pure sulle guardie. In attacco è diventato una mina vagante, passa palloni, si butta dentro senza paura ed ha un gioco che serviva ai Celtics senza il gioco perimetrale di Pierce, House e Allen. Rondo ha ancora evidenti margini di miglioramento e se fa quel salto di qualità che potrebbe fare, i Big Three avranno un nuovo membro che potrebbe farli diventare i Fantastic Four. Staremo a vedere. Altri candidati: Marco Belinelli, Roger Mason.

    Sixth Man of the Year - Al Harrington: arrivato ai Knicks dopo una trade con i Warriors, Al sta giocando benissimo e prendendosi i meriti di coach D’Antoni che ora stravede per lui. Ha avuto l’accorgimento che Harrington dalla panchina è più devastante perchè si esalta. Certo ha i minuti di un titolare, ma per il premio vedo lui tra i favoriti. Come cambia la partita lui quando esce dalla panca non la cambia nessuno, forse solo Terry dei Mavs. Nel sistema di D’Antoni è migliorato molto anche a livello di tiro da tre. Con Nelson non stava più bene, ora sembra aver ritrovato la dimensione giusta e riempie di ventelli i tabellini delle statistiche. Altri candidati: Daniel Gibson, Jason Terry.

    Defensive Player of the Year – Dwight Howard: ha cambiato la difesa dei Magic in maniera impressionante in questa prima parte di stagione. Orlando è una delle migliori squadre della lega e ha battutto quasi tutte le pretendenti al titolo. Dwight ha anche saltato le prime partite della carriera, vinte comunque dai Magic. Ormai ha inculcato nella squadra la mentalità difensiva anche se coach Van Gundy è un allenatore più offensivo. Dwight viaggia a quasi 14 rimbalzi a partita e 3 stoppate, ha anche messo una tripla doppia punti-stoppate-rimbalzi e sta facendo un lavoro terribile sotto i tabelloni. Se c’è un candidato questo è lui, anzi molti gli darebbero già il premio ora. Ma dobbiamo vedere cosa succederà ai Magic nei prossimi due mesi per giudicare meglio. Altro candidati: Marcus Camby.

     
    • lipponik 05:42 il 23 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      Ho dimenticato tra i candidati a sesto uomo dell'anno Nate Robinson e tra i MIP Paul Millsap….cmq vediamo se siete daccordo con l'assegnazione di questi premi…

    • Junio C. Murgia 15:31 il 23 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      Per adesso direi Lebron, OJ, Van Gundy, Rajon, Terry. Come difensore dell'anno basta guardare la partita di ieri notte per capire chi sia migliore tra Garnett e Howard…..

    • ala2310 16:07 il 23 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      MVP – Lebron James : stra-d’accordo. Quest’ anno è il suo anno .Gli altri che possono contendergli il premio( Bryant-Paul- Wade-Howard) stanno facendo cose egrege ma al giro di boa è una spanna più su degli altri.

      Punta diretto alla finale con l’intenzione di non essere spazzato via come l’ultima volta. Vedremo…..

      Rookie of the Year – Derrick Rose : I rookies di quest’anno sono tutti grandi talenti destinati a lasciare una impronta negli anni a venire vedi (Rose- Oden, Mayo, Fernandez, Westbrook, Beasley, ecc)

      Non mi sento di dire con sicurezza che vincerà il Play di Chicago perché se Mayo ritornerà a giocare come un mese fa e Westbrook continuerà di questo passo, sarà una bella lotta….

      Coach of the Year – Mike Brown : Anche qui i giochi si faranno tutti dopo la partita delle stelle..Personalmente metterei Stan Van Gundy a parimerito con Mike Brown (ad oggi …)

      Most Improved Player – Rajon Rondo : MAGARI lo vincesse Belinelli….non penso … e David Lee di NY

      Sixth Man of the Year – Al Harrington : penso che se non viene catapultato in quintetto per infortuni vari sia lui il candidato a vincere questo titolo

      Defensive Player of the Year – Dwight Howard : secondo me è una questione tra lui e Garnett

    • Jolly Joker 17:07 il 23 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      MVP: Lebron James e il secondo arriva quarto, anche se ridarlo a Bryant non sarebbe una bestemmia.

      Coach of the year: Mike Brown e VanGundy a braccetto da qui sino ad Aprile, ma anche Rivers sta svolgendo un buon lavoro, forse ancora migliore dello scorso anno.

      ROY: Personalmente lo darei a O.J MAyo, alla faccia dei suoi tanti detrattori estivi, che per una gomitata e alcuni episodi poco chiari, hanno gettato melma a piu' non posso etichettandolo come un giocatore dal gran talento ma leggermente psicopatico…Ma lo merita senza ombra di dubbio D.Rose, atleta molto solido e con la testa sulle spalle. Menzione d'onore per Fernandez-Westbrook-B.lopez e Augustin.

      MIP: Adoro Rondo' alla follia pura il suo e' stato un miglioramento fatto alla luce del giorno, ma prima di lui se permettete verrebbe una carrettata di gente col cucuzzolo pure..

      Jameer Nelson ad esempio giocando soltanto 3 minuti in piu' dello scorso anno e' migliorato tantissimo. Rodney Stuckey e' in rampa di lancio pronto per la consueta esplosione, Harris ha notevolmente alzato la voce, T.Young starebbe benissimo tra i papabili, la coppia DuHon-Chandler rientra nella categoria ed i brothers di Oklahoma Green-Durant meriterebbero un appunto. Ma molti si dimenticano di John Salmons che a mio avviso sono gia' due anni che sale di colpi. Il premio comunque spetterebbe di diritto a Danny Granger per la splendida stagione, ma alla fine se lo vince Paul Millsap dei Jazz, chiudiamo la saracinesca e buona notte suonatori. Penso Paul Millsap!

      6-Man: Bah, Barbosa, Williams, Smith, il solito Manu sono alcuni dei tanti nomi, la coppia A.brooks e Sessions ci potrebbe anche stare, lo stesso R.fernandez fa' parte di quella categoria, ma davanti alle prestazioni di Terry bisogna abdicare in silenzio.

      Defensive player: Sarebbe da darlo a Garnett per 30 anni consegutivi, ma il suo rendimento e' leggermente calato rispetto all'anno scorso mentre Howard e' salito ai gradi di generale in quel di Orlando..lo meriterebbe Garnett se semplifichiamo il tutto all'osso, ma come si puo' non darlo ad Howard!

    • lipponik 18:00 il 23 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      Secondo me Garnett non merita il premio di difensore dell'anno….nn sta giocando ai livelli dello scorso anno,la difesa dei Celtics è uguale a quella del titolo se non addirittura peggiore in certi aspetti..certo che se c'è un intimidatore questo è lui,ma non lo hanno mai dato a Bruce Bowen figuriamoci se lo ridanno a KG con medie molto inferiori a gente come Camby e Howard….lo scorso anno glielo diedero perchè era arrivato ai Celtics ed era stato il migliore difensore della migliore squadra in quell'aspetto,quest'anno direi che Howard sta facendo un lavoro pazzesco,ha cambiato la difesa dei Magic come pochi e sotto i tabelloni è l'unico che lavora perchè non ha un compagno di reparto adeguato…quindi è doppiamente fondamentale….nn ci sn dubbi..Howard

    • bossanova 18:04 il 23 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      ECCO LE MIE OPINABILISSIME OPINIONI…

      MVP: Lebron James…quest'anno è sacrosanto…

      ROOKIE: Russell Westbrook e Rudy Fernandez…il primo perchè è un talento straordinario, il secondo perchè parte dalla panchina in una squadra da playoffs…

      COACH: l'allenatore più sottovalutato della lega? Stan Van Gundy…per quel che stanno facendo vedere i suoi Magic, merita il premio…

      MIP: qua ho quattro nomi…Paul Millsap, Danny Granger, Roger Mason…poi manca il quarto…Von Wafer…

      6'MAN: è una questione newyorkese tra Nate Robinson e Al Harrington…però tra le squadre che puntano al titolo nessuno entra dal pino e cambia la partita come Trevor Ariza…

      DIFENSIVE: per ciò che sta facendo, è giusto premiare Dwight Howard…

    • Ivan 00:49 il 26 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      MVP – Lebron James d'accordo ha cifre leggermente piu basse ma la squadra è milgiorata

      Coy – Van Gundy i Magic sonon diventati una realtà

      Most Improved – Devin Harris secondo me meglio di Rondo

      6 man – Jason Terry 20 di media dalla panchina

      Rookie – Rose è gia piu maturo di mayo quindi scelgo lui

      Defensive – Howard è salito rispetto all'anno scorso

    • Myrddin 04:05 il 26 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      Io credo che il mip per Rondo' ci stia tutto. E' migliorato molto il ragazzo, possiamo dire ormai che e' diventato il cuore pulsante della squadra, una poesia in movimento.

    • luca 02:11 il 27 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      mvp: lotta a due tra lbj e wade. IL primo ha trasformata la sua squadra da buona a ottima, il secondo da scarsa a buona.

      rookie of the year: rose è piùmaturo di Mayo ma Mayo ha molto talento. Io perciò scelgo un giocatore sia maturo che con la testa a posto:Westbrook

      MIP: magari fosse Belinelli ma credo lo daranno a Harris

      sesto uomo:Al Harrington, Nate Robinson o Jason Terry

      miglior difensore: Garnett è sopravvalutato. Howard è molto meglio

    • lipponik 05:41 il 28 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      NBA.com da questi giocatori come candidati:

      Lebron James MVP

      Dwight Howard Difensore dell'anno

      Derrick Rose ROY

      Jason Terry sesto uomo dell'anno

      Devin Harris MIP

      e questi sarebbero i quintetti:

      First team

      F LeBron James, Cavaliers

      F Dirk Nowitzki, Mavericks

      C Dwight Howard, Magic

      G Kobe Bryant, Lakers

      G Chris Paul, Hornets

      Second team

      F Tim Duncan, Spurs

      F Al Jefferson, Timberwolves

      C Yao Ming, Rockets

      G Dwyane Wade, Heat

      G Brandon Roy, Blazers

    • lipponik 05:42 il 28 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      ah dimenticavo Stan Van Gundy miglior coach

  • Penny 04:27 il 14 January 2009 Permalink | Rispondi
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    Meglio il rookie Kevin o il sophomore Durant? 

    Ci sarebbero migliaia di modi per descrivere l’ascensione di Kevin Durant tra le stelle delle Nba, dal suo fade-away alle sue potenti schiacciate, ma niente è più preciso di una speciale statistica, chiamata “Player Efficiency Rating” ed elaborata da uno statista della ESPN che misura l’efficienza di ogni giocatore Nba.

    Ogni stagione il PER ha sempre fatto registrare una media intorno al 15 e Durant l’anno passato ha fatto registrare un punteggio largamente inferiore alla media. Quest’anno invece l’asso dei Thunders viaggia a 19.11 di media, dato che lo piazza tra i migliori 40 giocatori Nba per questa particolare statistica.

    In estate è migliorato tanto, quest’anno si sta dimostrando un giocatore molto più solido” ha dichiarato il suo compagno Damien Wilkins. Quello che il PER non spiega sono le ragioni che stanno dietro al suo miglioramento: il dato infatti non può quantificare l’impatto che ha avuto lo spostamento da Seattle a Oklahoma City, l’aggiunta in squadra del rookie Russell Westbrook o il ritrovato entusiasmo nel giocare a fianco di Jeff Green.

    Abbiamo preso Russell, Jeff e gli altri stanno giocando bene e questo non può essere che un bene per il mio gioco. Anche il fatto di giocare in un ruolo diverso dove mi sento più a mio agio sta influendo positivamente“, questo è il pensiero di Durant che dopo aver giocato una vita da ala piccola, la scorsa stagione ha sperimentato il ruolo di guardia. Con P.J. Carlesimo che lo schierava da guardia, Durant tirava solo il 43% dal campo (con il 28,8% da 3) e in questo senso l’arrivo del coach Scott Brooks ad inizio stagione è stato provvidenziale: Brooks ha infatti spostato Green ad ala grande ed ha riportato Durant ad ala piccola con risultati fenomenali. La sue percentuali si sono sensibilmente alzate e il suo gioco ha acquistato maggiore sicurezza.

    Un altro motivo per cui il PER è aumentato è senza dubbio la difesa. Durant è migliorato tantissimo sotto questo aspetto tanto da guidare la classifica delle stoppate della sua squadra: 30. “Difensivamente sta migliorando a vista d’occhio, i suoi miglioramenti in tutti gli aspetti del gioco sono davvero impressionanti” sono state le parole di Wilkins. Kevin, nonostante questo, ritiene che il suo gioco difensivo debba ancora migliorare parecchio, e questo la dice lunga sull’umiltà e la voglia di lavorare del giovane talento.

    I tifosi di Oklahoma posso sognare, la determinazione di Durant è sotto gli occhi di tutti e ciò che fa ben sperare è la sua maturità che lo sta portando a capire come migliorare la squadra insieme a se stesso. In particolar modo si sta notando una particolare intesa con il rookie Westbrook, i due che potrebbero migliorare il proprio gioco a vicenda, garantendo un futuro roseo alla franchigia. Se a tutto questo si aggiunge che Oklahoma avrà una scelta alta al prossimo draft (si vocifera già un interessamento alla giovane promessa Blake Griffin, ala grande molto atletica e potente) non resta che attendere qualche stagione per vedere i Thunder lottare per i playoffs e forse anche per qualcosa in più.

    Kevin Durant – 2007/98 Top 10 plays

     
    • Jolly Joker 18:40 il 14 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      Bell'articolo, daro' un occhiatina a questa speciale classifica che la trovo molto interessante. In effetti Durant e' diventato molto piu' maturo come giocatore, forse grazie allo spostamento nel suo ruolo naturale ( prende piu' rimbalzi) e una ferrea applicazione alla ricerca della perfezione ( miglior selezione al tiro). Io personalmente stravedo per Kevin, ma proprio tanto, secondo me quando avremo un Kobe-Duncan-Garnett ed altri under 30 in declino, Durant sara' il pilastro della lega secondo solo a Lebron, e' nemmeno di tanto. puo' decisamente diventare un fattore in difesa, marcando sia le guardie che ale piccole, quando sara' nel pieno della maturita' cestistica signori, avremo un M.Jordan di 6 cm in piu', perche' offensivamente e' gia' devastante, non come Air,ma puo riuscire a toccare vette molto alte. Tecnicamente e' gia adesso il giocatore piu' elegante della lega, si aggira per il campo con movenze panterate scoccando dei fade away con rilascio della palla da manuale del basket. Ripeto, considerando la sua tenera eta'(88) il cielo e' suo unico limite..per me quelli in procinto di dominare in base al talento sono ( tengo vivi sia Lebron che Wade che cmq son ancora giovani)

      1-Lebron

      2-Wade

      3-Durant

      4-Paul

      5-Howard

      6-Antonhy

      7-Mayo

      8-Oden

      9-Beasley

      10-Rose… con giocatori come Roy e Granger Williams e Bosh nel giro dei Giganti!

    • Junio C. Murgia 18:51 il 14 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      Più che Blake Griffin, spero a OKC arrivi un bel pacco al prossimo draft. Se poi cade un meteorite sul Ford Center, tanto meglio.

  • Penny 04:27 il 11 January 2009 Permalink | Rispondi
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    Vita da rookie: Mario Chalmers 

    Il basket non è esattamente lo sport nazionale nello stato dell’Alaska eppure è proprio lì che inizia la storia di Mario Chalmers. Dall’Alaska alla Nba il salto è netto e spaventoso, ma com’è stato possibile realizzarlo?

    Occorre lavorare duramente e poi non si deve far altro che andare ai camp e far vedere le proprie capacità. Farsi un nome ai camp è già un bel passo avanti“.

    A dire il vero, Chalmers non è l’unico giocatore proveniente dall’Alaska a saggiare i parquet che contano. Sia Trajan Langdon che Carlos Boozer sono approdati nella Lega, con il secondo che sta avendo una carriera di tutto rispetto in quel di Salt Lake City. “Siamo gli unici tre che ce l’hanno fatta” ha dichiarato Chalmers “Conosco Boozer, ci siamo parlati a lungo quando abbiamo giocato contro Utah e conosco molto bene Langdon, è uno dei miei amici“. Mentre Langdon è dall’altra parte dell’oceano però, Chalmers sta cercando di farsi spazio, con buoni risultati, nella Nba.

    Scelto al secondo giro dello scorso draft, Chalmers sta maturando rapidamente tanto che Chauncey Billups ha trovato delle somiglianze tra lui e il rookie degli Heat, come la capacità di segnare tiri decisivi nel finale delle partite. Il play dei Nuggets ha dichiarato che “è un giocatore solido, non va mai fuori controllo. Conosce il gioco ed è in grado di segnare tiri importanti come quello che mise a segno nella finale NCAA. Mi piace molto, credo che abbia delle buone possibilità di diventare un ottimo giocatore“.

    Nonostante le buone cose fatte vedere fin’ora da Chalmers, resta comunque difficile per un rookie passare dal college alle partite della Lega professionistica, specialmente se si è un playmaker, con tutte le responsabilità che il ruolo implica.

    Giocando da playmaker ha grosse responsabilità” ammette infatti il suo coach Eric Spoelstrama ci sta dando minuti di buona qualità difensiva e nella maggior parte delle partite ha limitato gli errori e ha fatto un buon lavoro all’interno dei nostri schemi offensivi“.

    Giocare da play porta ad avere delle responsabilità” aggiunge Chalmers “ma in questa squadra i nostri veterani tolgono molta pressione e responsabilità a noi rookie rendendo il nostro lavoro più semplice. Mi riferisco a D-Wade, Shawn Marion e Udonis Haslem, con loro a fianco è molto più semplice concentrarsi sui propri compiti“.

    Detto questo, Chalmers si sta ancora adattando al suo nuovo ruolo di gregario, esattamente l’opposto di quello che era alla University of Kansas ovvero il go-to-guy della situazione. “In D-Wade abbiamo già chi è in grado di prendersi i tiri decisivi, non ho alcun problema a fare un passo indietro e concentrarmi sui compiti del mio ruolo“.

    Se c’è una parola per descrivere Chalmers si potrebbe utilizzare il termine calma: nonostante si ancora giovane, parla con la calma e la sicurezza di un veterano e fin’ora sembra avere tutto ciò che occorre per essere a tutti gli effetti uno dei “furti del draft”.

     
  • 03:39 il 30 December 2008 Permalink | Rispondi
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    Buon anno CP3… 

    Che la stagione degli Hornets sia stata sotto le aspettative finora se ne sono accorti tutti. Dopo una preseason fantastica chiusa senza sconfitte, un tour europeo altrettanto di successo e tanti pronostici per una stagione da protagonisti, la squadra della Louisiana si è afflosciata già nel mese di novembre. Ora sembra in ripresa anche se le sfide degli scontri diretti finora non sono andate bene. Il record è comunque positivo ,ma sono ben altri gli aspetti a far risaltare questa squadra.

    Un aspetto si chiama Chris Paul. L’anno del play da Wake Forest è stato semplicemente fantastico. Il 2008 lo ha visto fare quel salto di qualità stellare, che tutti si aspettavano. Dopo aver vinto il titolo di Rookie dell’anno nel 2006 ed essere stato in una squadra mediocre e dislocata per oltre due anni, CP3 ha preso in mano le redini della squadra e ha fatto valere la sua presenza. La stagione 2007-08 è stata memorabile. Chris è arrivato ad un passo dal titolo di MVP della stagione, cosa che lo avrebbe reso uno dei più giovani di sempre a vincere questo premio. Ha guidato per gran parte della stagione la classifica degli assist, vincendola in uno sprint finale con Steve Nash e guidato la classifica delle palle rubate guadagnandosi anche la presenza nei primi due quintetti difensivi. E’ progredito parecchio. Ha sviluppato un attacco al canestro micidiale, con tiri in allontanamento (alla Steve Nash per intenderci) e penetrazioni alla Parker. Ha mischiato due stili di gioco in uno solo. Quello del play passatore, ma anche realizzatore. Un misto tra Stockton e Iverson per capirci.

    Tanti canestri, mai forzati, grande lettura di gioco e intesa con i compagni soprattutto Chandler e West. Oltre a livello personale, l’annata 2008 è stata positiva anche a livello di squadra. Nei Playoffs gli Hornets hanno fatto ottime cose. Al primo turno hanno superato 4-1 i Mavs, mentre al secondo si sono arresi 4-3 agli Spurs dopo essere stati in vantaggio nella serie per 3-2. Molti pensavano che quegli Hornets potevano anche raggiungere le Finals. Forse si esagerava, ma non ci si andava molto lontani. Paul si è ritenuto molto felice della stagione conclusa. Comunque ha portato gli Hornets per la prima volta ai Playoff da quando sono a New Orleans, ha portato il primo titolo di division nella storia della franchigia e il trofeo di coach dell’anno a Byron Scott, ed ha anche giocato l’All star game insieme a David West nella città della Louisiana.

    Poteva concludersi diversamente la scorsa stagione, ma per Paul andava bene così. La sua mente vagava verso le olimpiadi di Pechino. Paul non parte titolare, ma fa vedere il suo grande aiuto e la sua grande anima in campo contribuendo all’oro che restituisce orgoglio cestistico alla nazione. Paul è felice come lo sono tutti i suoi compagni ma ora vuole qualcosa di suo, che conquisti lui trascinando la propria squadra. Così gli Hornets firmano il fresco campione NBA James Posey e allungano una panchina già ricca di ali e guardie. Ora gli Hornets hanno messo in squadra quel tassello che mancava per fare il salto, per diventare da sorpresa a contendente seria al titolo NBA, che solo a nominarlo nella città della Louisiana vengono i brividi. Ripartiamo da dove avevamo iniziato. La preseason fantastica, l’inizio di stagione promettente, ma poi il buio. Paul prova a tenere su la squadra. Fa numeri da gigante, nonostante sia alto solo 1.83. Mette due triple doppie di fila, fa sentire la sua voce in tutte le statistiche, ma gli Hornets perdono. Si fermano per infortuni West e Chandler, ma è sempre il folletto di Lewisville a tirare avanti la carretta. Raggiunge e supera anche il record di Alvin Robertson come partite consecutive con più di una rubata. Vince il premio di giocatore del mese a ovest. Prova a riportare gli Hornets in carreggiata e in questo momento è tra i primi tre candidati al titolo di MVP della stagione.

    I suoi numeri parlano di 20.1 punti, 5.2 rimbalzi e 11.3 assist senza contare le 3 rubate di media a partita. Ha numeri fenomenali, da vero campione. E’ un giocatore senza paragoni, non si infortuna spesso, commette pochi errori, tira poco da tre, ma solo perchè preferisce farlo fare ad altri, è molto altruista. Molti sostengono sia più forte di Gary Payton, giocatore a cui viene accostato spesso. L’unica cosa che gli si può augurare è di vincere un titolo da protagonista, il più presto possibile. Prima che la frustrazione degli anni che passano lo abbattano moralmente. Perchè un talento così meriterebbe tutto l’oro del mondo. E ora sappiamo che la dirigenza degli Hawks sta piangendo per non averlo scelto al posto di Marvin Williams o che comunque anche i Bucks un minimo di rimorso lo avranno. Ma per ora chi si gode Paul sono gli Hornets, che se hanno trascorso un anno fantastico lo devono soprattutto alle prestazioni fantastiche del loro play. Ora non ci resta che augurare un buon 2009 a Chris, ancora pieno di soddisfazioni.

     
    • Junio C. Murgia 06:21 il 4 gennaio 2009 Permalink | Rispondi

      Sicuramente il compito di New Orleans quest'anno è più complicato: nella passata stagione sono sempre stati degli outsider, senza alcuna pressione e la scioltezza con cui hanno superato ogni ostacolo fino alla fatale gara-7 con San Antonio lo dimostrava. Ora Paul e soci hanno scoperto che a stare in vetta si è più esposti al vento, e gli avversari hanno imparato a conoscere meglio i devastanti giochi tra Paul e West. Complessivamente la stagione degli Hornets non è però stata deludente, sono pur sempre secondi a Ovest e i conti si faranno a maggio. Ciò che mi ha lasciato perplesso piuttosto è stato vederli soccombere ( molto più nettamente di quanto non abbia detto il punteggio, soprattutto la prima volta)per due volte in casa coi Lakers. Evidentemente, nonostante l'arrivo di Posey, manca ancora qualcosa per dare del tu alle big ( a parte gli Spurs, che però pagano l'idiosincrasia di Duncan per Chandler)e che duqnque i ragazzi di Scott non siano ancora pronti per l'anello. Sensazione confermata anche dalle sconfitte piuttosto nette contro altre squadre con record migliore, tipo Boston e Orlando.

  • 17:47 il 16 December 2008 Permalink | Rispondi
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    Super Dwight! 

    Che l’omaccione da South West Atlanta Christian Academy fosse un giocatore di talento lo si era già capito all McDonald’s All American Games del 2004. Dwight era stato appena premiato col National Boys Basketball Player of the Year,vincendo il titolo statale con una delle migliori scuole a livello cestistico di tutti gli Stati Uniti. L’immagine del bravo ragazzo lo aveva aiutato a diventare un esempio per tutti i ragazzi che in un futuro prossimo si sarebbero cimentati in questo sport. Partecipò anche a diversi camp, con l’Adidas soprattutto e alle leghe estive con la maglia degli Atlanta Celtics.

    Intanto guarda circospetto la questione college. Georgia Tech gli offre una borsa di studio, squadra che oltretutto aveva appena perso Chris Bosh, ma anche molte altre università si fecero avanti per ottenere i benefici cestistici di un ragazzone come lui. Dwight però decide di dichiararsi per il draft 2004 in cui viene selezionato al numero 1 dagli Orlando Magic, peggiore squadra l’anno prima, preferito al miglior giocatore a livello di college dell’anno cioè Emeka Okafor. Col senno di poi si può dire che questa decisione ha giovato alla causa dei Magic. Il nuovo Shaq, come molti lo hanno ribattezzato, altri pensano sia addirittura meglio dell’attuale centro di Phoenix. Parti che si dividono e si scambiano opinioni sincere, anche se la forza snaturata che Dwight ha nei bicipiti e non solo (forse ha le spalle più larghe di tutta la lega, fa impressione) sono nettamente superiori a quelle di qualunque altro giocatore nella NBA.

    Detto tutto questo, analizziamo il giocatore in sè. E’ un vincente e questo si sa, più o meno come Shaq, che sarà pure inarrivabile in certi aspetti, ma Dwight in molti altri lo supera. Sin dalla scuola superiore ha dimostrato un innata voglia di vincere, affidandosi anche al nome della fede religiosa da lui molto professata. Ha vinto tutto all’high school e poteva vincere tutto anche al college se solo ci fosse andato. E’ stato di fatto l’ultima prima scelta proveniente dall’high school della storia NBA. Quindi è come se avesse chiuso un ciclo. Al primo anno ha perso di un soffio il titolo di rookie dell’anno andato a Okafor, per molti ingiustamente, per altri solo per penalizzare l’immaturità evidente del ragazzo. Prima stagione chiusa con 12 punti di media, 10 rimbalzi ed 1.7 stoppate senza però fare i Playoff. L’anno dopo è già in crescendo con medie da 15.8 punti, 12.5 rimbalzi e 1.4 stoppate. La stagione seguente cresce di nuovo con 17.6 punti, 12.3 rimbalzi e 1.9 stoppate. Questa volta guida i suoi alla prima partecipazione ai playoff dal 2002-03. Ma i Magic vengono eliminati al primo turno.

    La scorsa stagione Dwight prova a riscattarsi. Gioca il suo secondo All Star Game consecutivo a New Orleans dando spettacolo nella gara delle schiacciate, stavolta vinta, sfoderando anche il costume di Superman. Da lì è partita la sua nomea di superuomo. Il fisico c’è, la statura pure, ma è per come vola a stoppare e a schiacciare che fa paura, proprio con la forza di uno proveniente dal pianeta Krypton. Parte anche in quintetto alla gara delle stelle, aiuta i suoi a vincere la partita e poi torna nei panni di superuomo ad Orlando guidando i suoi ai playoff, ma perdendo al secondo turno contro i Pistons.

    In estate Dwight partecipa alla sua seconda competizione internazionale con la maglia degli USA, cioè le olimpiadi di Pechino. Parte sempre in quintetto ed insieme ai suoi compagni riesce a conquistare la medaglia d’oro. E’ felice come un bambino alla premiazione, torna in Florida con un sorriso a mille denti, pronto ad una nuova stagione per chiudere un 2008 fantastico che lo ha visto protagonista in molte sedi. Per ora, dopo 25 partite, guida la classifica delle stoppate e quella dei rimbalzi. Sta letteralmente dominando i tabelloni e guidando i suoi ad una delle migliori partenze nella storia della franchigia. I Magic hanno il quarto miglior record della lega e quando si parla di MVP si cita pure il nome di Howard. Se solo migliorasse in attacco e quindi ai tiri liberi sarebbe già da premiare. Dwight ha avuto finora partite esorbitanti in tutti i sensi: contro OKC nel primo scontro fra le due squadre, ha messo a segno la sua prima tripla doppia in carriera stoppando ben 10 palloni, prendendo 19 rimbalzi e segnando 30 punti. Una prestazione incredibile, da eleggere a performance dell’anno forse solo dietro alle due triple doppie di fila di Paul. Senza contare le straordinarie esibizioni che ci regala ogni notte in cui gioca. Salta da una parte all’altra, è onnipresente, ha una forza fisica mostruosa, se solo fosse più corretto offensivamente allora sarebbe da MVP. Almeno il titolo di difensore dell’anno se lo merita. La scorsa stagione ha vinto per la prima volta in carriera il titolo di rimbalzista dell’anno, ma è arrivato dietro nella graduatoria dei migliori difensori. Ora molti sono certi che quel titolo di rookie of the year vada strappato dalla bacheca di Okafor e dato a lui, perchè se Emeka non ha saputo ancora guidare come un vero leader i Bobcats ai Playoff e non ha mai giocato un ASG ci sarà un motivo. Forse perchè dalla parte est domina un certo Dwight. Super Dwight!

     
    • Junio C. Murgia 21:57 il 16 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Ah beh, se ha fatto una tripla doppia contro Oklahoma City allora c'è da rimanere impressionati. Battute a parte, grazie al suo atletismo straripante è un giocatore che certamente sposta molti equilibri, ma deve dimostrare ancora tutto. E Orlando vince anche senza di lui, come da poco dimostrato. Il fatto che sia il miglior centro nella Lega è dovuto soltanto al fatto che c'è una carenza di buoni pivot spaventosa ( mentre Shaq, che molti incautamente accostano a Dwight, fu da subito dominante contro rivali spaventosi). Tanto che sovente a mettergli la museruola basta il mollaccione cinese. Insomma, Dwight lasci perdere il costume di Superman e si metta a lavorare sui fondamentali e sulla tecnica.

    • lipponik 22:04 il 16 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Sono daccordo con te in quasi tutto quello che hai detto….Dwight è un giocatore straripante,mette in difficoltà tutte le difese e gli attacchi…ha una capacità fisica impressionante,ma ha 22 anni e deve migliorare ancora dal punto di vista offensivo..i suoi 20-21 punti a partita sn troppo pochi…Shaq ha vinto anche la classifica dei marcatori un anno…Howard nn ha ancora il suo talento offensivo,ma ha facilità di andare a canestro come pochi eguali,fa paura a tutti,Orlando vince perchè è una grande squadra che sta dimostrando di avere carattere…Dwight accentra le difese,senza di lui i Magic diventano imprevedibili e gli avversari nn sanno su chi andare…Poi per gli avversari che hanno affrontato in queste due gare è meglio che nn ne parliamo…cmq ha ancora evidenti margini di miglioramento…questo insieme a Oden diventerà il centro più dominante del pianeta….

    • Junio C. Murgia 19:33 il 17 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Non penso sia in discussione il fatto che diventerà il centro più forte del pianeta. Ma credo che ciò si verificherà soprattutto grazie al suo tracotante strapotere fisico e all' assenza di una concorrenza credibile, a meno che non spuntino altri fenomeni. Già oggi è il centro più forte della Lega assieme a Yao. Ma avversari seri non esistono, a parte le vecchie glorie o i power forward alla Garnett ( che nell'ultimo incontro a Boston gli ha dato una bella legnata). Se mi dici che Chris Paul è il più forte play al mondo, io sono d'accordo e credo che sia un dato significativo. Perché i rivali di CP3 sono campioni come Deron, Parker, Rondo, Billups, Rose. Idem per Brandon Roy, che al terzo anno nella lega è stabilmente tra le più forti shooting guard nonostante abbondino i fenomeni in quella casella. Mentre per i centri è un deserto. Penso comunque che a Orlando in primis sappiano che Dwight deve lavorare sulla tecnica, sui movimenti ( ne conosce giusto 4-5), sicuramente Ewing avrà molto da insegnare in questa ottica.

    • lipponik 19:39 il 17 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Sono daccordo con te….Dwight ha ancora molto da imparare in tecnica,soprattutto offensiva…le doti difensive nn si discutono stiamo parlando di uno da 14 rimbalzi e 4 stoppate a gara…premio di difensore dell'anno di certo già accaparrato….guarda cosa sta facendo alal difesa dei Magic,una delle migliori della lega…ora senza di lui vediamo che succederà…per ora 2 vinte su 2…

    • Junio C. Murgia 22:09 il 17 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Sì, Howard è un eccellente difensore. In particolare grazie alle doti fisiche e alla preponderante presenza nel pitturato. Un po' come Oden che con quell'apertura di braccia riesce a stoppare qualsiasi cosa. Può molto migliorare anche in quel fondamentale però. Si pensi ai playoff dello scorso anno quando Sheed gli faceva quei giochetti tipo piroetta e tiro sulla spalla debole e Dwight rimaneva a guardare col suo sguardo da bambinone. E dopo le cifre roboanti realizzate al primo turno contro Toronto, in molti pensavano che avrebbe fatto sfracelli pure contro Detroit. Poi parliamo di un ragazzino, anche Jordan quando sbarcò nella Lega non era ancora il fenomeno di completezza che tutti conosciamo, ha lavorato sodo sul suo talento e la vera esplosione è arrivata dopo qualche anno.

    • SiMoPaNke 01:17 il 18 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      sono d'accordo con voi!howard è tosto ma quasi tutto ciò di buono che sta facendo è dovuto al suo fisico e al suo atletismo spaventoso..shaq ha sempre aggiunto al fisico una tecnica niente male li sotto i tabelloni e un'ottima intelligenza cestistica cosa che ancora manca e forse mancherà sempre ad howard..la mancanza di alternative serie è palese in questi anni..s howard fosse entrato in nba con shaq non avrebbe fatto tutto ciò che sta facendo adesso..discorso rimbalzi:sono sicuro che se rodman giocasse adesso di rimbalzi e prenderebbe 20 sicuri a gara quindi i suoi 13 rimbalzi a gara sono un pò "falsati".. comunque sia sarà interessante vedere scontrarsi howard e oden tra 4-5 anni!daranno spettacolo sicuramente..!

  • 01:40 il 11 December 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: , Mike Conley,   

    Greg Oden, the next M.D.E ? 

    Fisico statuario dai tratti somatici simili al colosso di Rodi, 213 centimetri di potenza pura pronta ad essere sprigionata fuori dalle sue manone, e da quel faccione che tanto ci ricorda le vecchie figure legendarie dal volto fotogenico ma segnato dagli eventi della vita. Ladies and Gentleman, Greg Oden.

    Gregory Wayne ” Greg ” Oden jr, primogenito di due fratelli (Anthony) e figlio di Greg Sr e Zoe, nasce come da copione per ogni predestinato che si rispetti, nello stato della pallacanesto, New York, precisamente a Buffalo nel Gennaio del 1988. La signora Zoe, fans speciale di suo figlio, lo seguiva incessantemente in qualsiasi cosa facesse, dallo studio allo svago, dagli appuntamenti sportivi alla crescita globale dell’individuo. Tuttavia un bel giorno mamma Zoe decise con un Greg appena di 10 anni, di dare una svolta al loro destino, e si trasferirono a Terre Haute, poco meno di due ore d’auto a sud di Indianapolis. Curioso come in seguito proprio il fato lo fece incontrare con il pigmalione e futuro compagno di mille battaglie, Mike Conley, che stava cercando un centro da poter schierare nella sua squadra. Infatti proprio Conley, quando venne a sapere dell’esistenza di Oden domandò in giro se qualcuno lo conoscesse, la risposta non fu delle più entusiasmanti… Ma è scarsissimo, sei sicuro di voler un tipo cosi nella tua squadra? Qualcosa di magico gli sussurrò che bisognava fidarsi, stava per nascere un legame unico ed indescrivibile tra di loro, stava per nascere la legenda di Greg Oden. Se da un lato Greg nacque a Buffalo, cestisticamente parlando fu un prodotto dello stato dell’Indiana, dove prima giocò per la “High school Sarah Scott Junior” ed in seguito presso la “Lawrence North”. Ai Wildcats da subito dominò la scena, con una media di 14 punti e 10 rimbalzi, il 71% dal campo ed un record di 29-2, dove in tre anni condusse insieme a Conley la squadra a 3 titoli statali di fila e 45 vittorie consecutive sotto la guida di Jack Reefer. I suoi feroci rimbalzi, le stoppate, intimidazioni, erano ormai sotto gli occhi di tutti, sbilanciando molti analisti a dire che Greg era un giocatore dominante come da tempo non se ne vedevano. A tal senso l’analista Jerry Meyer disse a proposito: Greg Oden non è solo un grande atleta che puo’ dominare sul lato difensivo, ma possiede un enorme potenziale offensivo da sviluppare.

    Nel frattempo, aspettando che le capacità ed i fondamentali crescessero, Greg faceva incetta di premi individuali, cominciando con la nomina a Parade Magazine High School Player of the Year 2005, e Gatorade National Boys Basketball player of the year, diventando il primo Junior insieme a Lebron James a ricevere questo riconoscimento. Il 29 Giugno del 2005 Oden annuncia che giocherà a partire dalla stagione 06, per l’universita’ dell’Ohio State. Debutta il 2 Dicembre contro Valparaiso concludendo la partita con 14 punti 10 rimbalzi e 5 stoppate. Viene nominato in quintetto ideale All-Big ten e votato come difensore dell’anno. Le sue cifre lievitano, la fama cresce, e riuscì a portare con la sua sola presenza una delle più rinomate università d’America in finale contro Florida, i Buckeyes contro i Gators. In quell’occasione perse la sfida ma non sfigurò, chiudendo con 25 punti 12 rimbalzi e 4 stoppate. Terminato il tragitto universitario si dichiara elegibile al draft nba 2007 con l’etichetta di “colui che sposta”, ma dovrà guardarsi le spalle dall’altro astro nascente, Kevin Durant, che ha tutta l’intenzione di finirgli davanti nei pensieri bagnati dei General Manager.

    Il 28 Giugno 2007 dinnanzi al fragoroso pubblico del Madison, Greg viene scelto con la 1° chiamata assoluta dai Portland Trail Blazers, una squadra intenzionata a dimenticare alla svelta l’erroraccio di aver scelto nel 1984 Sam Bowie, piuttosto che Jordan o Barkley. La piazza di Portland è in delirio, accolgono Greg come un messia arrivato in città, la gente e completamente impazzita dalla gioia nel giorno della sua presentazione. Pultroppo, alcuni giorni dopo, si divulga la notizia che Oden dovrà sottoporsi ad un operazione al ginocchio e quindi saltare per precauzione l’intera stagione. La carriera del giovane fenomeno viene messa nelle mani di un Equipe di primo livello, il famoso chirurgo Richard Steadman, conosciuto per aver rimesso in piedi parecchia gente, lo opera in “Microfracture Surgery” un procedimento chirurgico per riparare un ginocchio in artroscopia una serie di piccole fratture nella zona circostante all’arto offeso, in modo da stimolare la rinascita della cartilagine. I pareri degli esperti suggeriscono ottimismo data la giovane età di Greg, si presume inoltre che i tempi di recupero siano molto più semplici e veloci e la completa guarigione di giocatori del calibro di Jason Kidd, Zach Randolph e Stoudemire, sono molto incoraggianti. Oggi, a distanza di un anno e da quella spiacevole notizia, Oden è ritornato! Da 365 lunghissimi giorni, squadra e tifosi aspettavano questo momento che gridava vendetta ad un destino avverso. Dal canto suo Oden, riabbraccia i tifosi con il suo solito sorriso ed un volto sempre più simile al Mose’ che scese dal monte Sinai, come a voler nascondere la sua giovane età e come a voler dire… Io sono colui che sposta il destino di un popolo.

     
    • SiMoPaNke 03:53 il 11 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      complimenti gran bell'articolo!!

      faccio parte anche io dei fan di oden..l'ho seguito anche in parecchie partite quand'era ad ohio state e mi è sempre piaciuto..peccato per l'infortunio che lo frena ancora adesso ma ha tutto il tempo per sfondare alla grande!e poi gioca in una delle squadre più "belle"della stagione..

      forza greg!:)

    • red devils 17:10 il 11 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      articolo meraviglioso. l’ho visto giocare qualche volta quest’anno e da l’impressione che sotto i tabelloni nn c’è ne sia per nessuno

    • 89Gian89 00:57 il 12 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      WOW!! Semplicemente il più bell'articolo che abia mai letto!! Complimenti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

      E forza Oden..Io ci credo in lui..

    • el Blaza 19:00 il 12 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Gradie, Grazie.. :-)

      Anch'io credo in lui, solo un appunto pero', un osservazione fatta da tifoso timoroso eh.. Quando Greg scende giu' dopo aver eseguito la classica schiacciata a due mani, tende ad atterrare in malo modo sul pavimento, dando l'impressione che pieghi male le gambe mettendo a rischio le sue ginocchia..anche quando si muove, non c'e' una fluidita' di gambe possente o elegante, pare che a volte trascini con difficolta' il proprio peso, insomma, la gamba non mi sembra cosi reattiva trasmettendo quella sensazione di una forma fisica non proprio smagliante..la grandezza di Oden non si discute, ma temo che di lavoro ce ne sara parecchio da fare ancora.

    • Brooklyn78 00:06 il 13 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Penso che vedremo il vero Oden a partire dal 2010, per adesso mi sembra esagerato aspettarsi di piu'. Tral'altro non sta giocando neanche male, 8 punti e 8 rimbalzi sono cifre oneste.

    • lipponik 03:32 il 13 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      l ho notato anche io El Blaza,nella partita contro i Jazz mi sn spaventato in un azione…e sembrava fosse atterrato male….per fortuna nulla di che,ma è sempre a rischio…

    • lipponik 03:34 il 13 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      cmq altra cosa…se guardi indietro di un paio di mesi lo avevo fatto pure io una articolo su Oden…molto simile al tuo….per mantenere il sito fresco e nn avere sempre le solite notizie o i soliti articoli bisognerebbe variarli….cmq bel lavoro lo stesso…

    • el Blaza 19:41 il 13 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Non l'ho visto il tuo articolo, visto che appunto si trova indietro ed io mi sono registrato sul sito in seguito. Comunque, non ci vedo niente di male, dato che Greg e' uno dei giocatori che seguo ci tenevo a scrivere qualcosa su di lui, tutto qui. Per mantenere il sito fresco d'informazioni non basto mica io da solo eh….

    • Semu 02:06 il 19 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Tifo da sempre Blazers, da quando c'era il grande Drexler,e devo dire che mai nessun giocatore potenzialmente ha avuto le possibilità di essere così determinante a Portland!…Se tutto va bene questo signore sarà il centro dominante della NBA x i prossimi 10 anni!!!

  • 16:22 il 2 December 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: , Patrick Ewing   

    La leggenda del “33″ di New York 

    È considerato uno dei più forti centri della storia della NBA. Ha giocato dal 1985 al 2000 nei New York Knicks dove ha lasciato il segno, e poi nel 2000-01 nei Supersonics concludendo la sua mitica carriera con i Magic.
    Di chi stiamo parlando ? Di Patrick Ewing. Quella “bestia” che trasudava la voglia di dare sempre il meglio di sè.
    Nacque a Kingston, in Giamaica, ma già a 12 anni si trasferì negli USA con la famiglia stabilendosi nel Massachusetts. Vinse titoli al college, e nel draft del 1985, fu prima scelta assoluta dei New York Knicks. Nel 2003 la sua maglia numero 33 è stata ritirata dai Knicks. Ewing, uno dei 50 giocatori più forti di sempre, ha tenuto medie carriera di 21 punti, 9,8 rimbalzi e 1.9 assist a partita in 1183 incontri giocati. All-star per 9 volte, ha realizzato 51 punti contro i Boston Celtics (24/03/90) e 26 rimbalzi contro i Miami Heat (19/12/92).

    Ewing con i Knicks divenne subito rookie dell’anno con le cifre di 20 punti e 9 rimbalzi di media. I risultati di squadra però non arrisero ai Knicks dato che fino alla stagione 1987-88 arrivò solo un’eliminazione al primo turno. Nel 1989 arrivò il primo passaggio del turno per Ewing, eliminando i Philadelphia 76ers, per poi venire battuti dai Chicago Bulls di Michael Jordan. La stessa cosa si ripeté l’anno dopo quando a battere i Knicks furono i campioni NBA dei Detroit Pistons.
    Dai play-off dell’anno successivo cominciò per New York una delle rivalità più sentite degli anni ’90: i Bulls batterono i Knicks al primo turno per 3-0. L’anno dopo successe la stessa cosa, i Bulls batterono i Knicks al secondo turno per 4-3, l’unica volta che durante il primo three peat ai Bulls occorsero 7 partite.

    Da quell’anno alla guida dei Knicks c’era Pat Riley che cambiò profondamente lo stile di gioco dei Knicks:
    New York divenne una squadra imbattibile nello spirito combattivo. Il talento era poco ma, costruendo la squadra intorno a Ewing e Charles Oakley, fece una squadra difensivista che aveva un gioco lento e poco entusiasmante, ma efficace. Con il ritiro di Jordan i Knicks divennero i favoriti per il primato nella Eastern Conference. In una serie infinita contro gli Indiana Pacers di Reggie Miller i Knicks vinsero per 4-3 con un canestro decisivo di Ewing in gara 7.
    In finale Ewing si scontrò contro un altro dei centri più forti degli anni ’90, Hakeem Olajuwon. New York andò avanti per 3-2 ma perse le ultime due partite e il titolo andò a Houston. La critica disse che nella serie Olajuwon si era dimostrato un po’ più forte di Ewing.

    Dopo tante partite, si accorse che il suo tempo ai Knicks stava terminando: dopo due gravi infortuni subiti non era più quello di una volta, e il baricentro della squadra si stava spostando verso gli esterni, Allan Houston e Latrell Sprewell. Dopo un’altra stagione in cui i Knicks persero la finale di Conference contro i Pacers, Ewing lasciò la squadra per andare a Seattle dove cercò di aiutare Payton a vincere il titolo ma non ci riuscì.

    Il 28 febbraio 2003 in una maestosa cerimonia al Madison Square Garden la sua maglia numero 33 è stata ritirata. L’unico peccato è quello che non ha mai vinto un anello anche se ci è andato molto vicino. La leggenda di Patrick Ewing si conclude lo stesso in maniera ottimale perchè è comunque tra i migliori giocatori di sempre della franchigia e uno dei migliori centri della storia dell’NBA (è stato inserito nella lista dei 50 migliori giocatori di sempre).

    Dopo il ritiro, è rimasto nell’ambiente del basket ed è attualmente assistente allenatore negli Orlando Magic.
    E’ stato anche campione olimpico e con gli U.S.A. ha vinto 3 titoli.

     
    • el Blaza 20:10 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Vinse titoli al college…eh eh

      e mi pare che li vinse contro il suo avversario di sempre, quel Olajuwon che dopo 10 anni si prese una bella rivincita vincendo il suo primo titolo ai danni proprio di Ewing…Bravo ma sfortunato Pat, non e' mica facile diventare qualcuno negli anni d'oro di Mj e Hakeem.

    • lipponik 22:39 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      dimentichiamo che è stato inserito nella hall of fame…..

    • SiMoPaNke 03:06 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      tanto di cappello x ewing..

      è stato un peccato per me perdermi gli anni'80 della nba in quanto sono dell'89:(

    • Junio C. Murgia 03:55 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      "La critica disse che nella serie Olajuwon si era dimostrato un po’ più forte di Ewing." In effetti non ci fu partita in quella splendida finale. Olajuwon era in uno stato di grazia in quella stagione e il buon Pat fu sovrastato soprattutto sul piano tecnico, il "dream shake" del nigeriano era incontenibile e i Knicks furono tenuti a galla soprattutto da Starks ( il quale in gara-6 si beccò a fil di sirena la celebre stoppata di Hakeem che spianò la strada al primo anello dei texani). Il bello è che Ewing ha avuto una carriera complessivamente più luminosa rispetto al centro dei Rockets, nei primi anni 90 non era in discussione chi fosse il miglior centro della Lega. Tanto che Ewing fu una pedina fondamentale del dream team, il migliore dei suoi a Barcellona assieme a Barkley. L'Olajuwon del bienno 93-95 ( anche se in quest'ultimo anno fu stratosferico solo nei play-off) era però di un altro pianeta. Gran centro Pat, magari non il massimo della grazia: ma con quel suo tiraccio in sospensione ha fatto migliaia di punti. Indimenticabili le sfide coi Bulls nei primi anni 90.

    • Gioele 23:47 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      personalmente, Ewing nn mi è mai piaciuto…però è stato uno dei migliori centri!!!

      tra quelli degli anni novanta lo metto dietra all'ammiraglio e anke a the dream…davanti però a shaq!!!

  • 01:39 il 2 December 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: ,   

    Nel nome di Devin Harris! 

    Dall’alto dei suoi “191″ Centimetri e 84 Kg, Devin Harris figlio di Terry e Julie Harris è nato e cresciuto a Milwaukee, Wisconsin, la patria del formaggio ed Happy Days, una zona dove lo sport più diffuso è sicuramente il football, ma abbastanza vicina alla metropoli di Chicago da assorbirne una determinata cultura cestistica. Sin da piccolo il nostro Devin dimostra di avere delle eccellenti qualità in campo sportivo, grazie al suo essere “atleta naturale” gioca una buona stagione a pallavolo ricevendo gratificanti apprezzamenti a Wauwatosa Oriente High School. Ma al tempo stesso riesce a comprendere che ci sappia fare anche in un’altra disciplina e con un’altro tipo di pallone, quello a spicchi. Sin da subito comincia a spargersi la voce sul suo talento e diventa immediatamente una delle attrattive nonchè stella a Wauwatosa quando al termine della stagione portò i suoi a compilare un record statale, traguardo che gli valse la nomina di “Mr Basketball 2001″ del Wisconsin e canotta numero 20 ritirata ed appesa al soffitto.

    Dietro l’angolo pero’ lo aspettava una scelta importante da prendere, visto che una moltitudine di college bussavano alla porta dei coniugi Harris. Alla fine Devin decise di restare “in- State” scegliendo di non valicare i confini andando quindi al college di Wisconsin, poco distante da casa, ateneo che ha ricevuto un’ondata di popolarità nelle ultime stagioni sfruttando anche un inatteso approdo alle final four Ncca nell’edizione 2000. Da matricola nella stagione 2001/02 al primo colpo ha stabilito il record di Wisconsin per minuti giocati da un freshman, con 1094. E’ stato anche primo di squadra nei recuperi e ha segnato 12,3 punti di media. Da Sophomore i punti sono diventati 12,7 ed e’ stato primo nella Big Ten Conference nei recuperi con 2,00 a partita. In quell’annata Wisconsin ha vinto il titolo di Conference battendo Illinois con un suo tiro libero a 0,4 secondi dalla fine della gara. Da Junior è esploso a quota 19,4 punti di media ed ha stabilito il record di sempre dei Badgers come giocatore più impiegato della storia nell’arco di una stagione, con più di mille minuti giocati. Secondo miglior realizzatore di Conference (battendo il record di M.Finley) con 624 punti e settimo realizzatore di sempre dei Badgers, oltre ad arrivare 4° nelle palle recuperate.

    Dopo aver ricevuto la Big ten player of the year, l’Nba era alle porte, decise quindi che era il caso di lasciare il college e fare il salto nella lega professionistica. Al Madison Square Garden di New York, era pronto uno scambio orchestrato dai Mavs realizzato nelle ore precedenti per poter scegliere con il numero 5 D. Harris, girando ai Wizards Jerry Stockhouse, Cristian Leattner e Antawn Jamison. Si fece presto a capire che a Dallas puntavano su un nuovo playmaker a cui affidare il gioco, l’erede designato di Steve Nash che proprio in quelle ore stava per andare a Phoenix. Coach Don Nelson gli ha subito dato in mano il volante della squadra e lui ha risposto vincendo il trofeo di rookie del mese nella Western Conference, mostrando grande maturità, anche se nel corso della stessa stagione era incappato in un periodo poco redditizio dove Don gli ha fatto notare di pretendere una migliore distribuzione della palla.

    I suoi primi anni in Texas in effetti sono stati caratterizzati da alti e bassi, se con un Nelson affetto di eccessiva simpatia provata al suo debutto aveva lanciato un nuovo talento nell’universo, con Avery Johnson il cammino è stato piuttosto travagliato, subendo un immediato panchinamento o retrocessione dal quintetto base. Avery gli preferiva Jason Terry perchè poteva avere un impatto maggiore nelle partite partendo in quintetto, mentre Harris poteva aspettare magari irrobustendosi e migliorando in difesa. Nella stagione da rookie comunque chiuse con una media di 5,7 punti e 2,2 assist. Nelle successive 3 stagioni a Dallas le sue statistiche andavano in crescendo ogni anno, migliorando sensibilmente le percentuali dal campo, da oltre l’arco e i viaggi in lunetta, oltre ad essere un marcatore sempre più prolifico grazie ad un miglioratissimo jumpshot e con la sua eccezionale velocità capace di dividere le difese ed arrivare a canestro con facilità. Tali miglioramenti in tutti gli aspetti del gioco, hanno contribuito a portare i Mavericks in finale Nba persa contro gli Heat di Shaq e Wade in 6 gare, e nella stagione successiva nell’impresa di timbrare un record di 67 w in Rs ma uscendo clamorosamente al 1° turno dei playoff contro degli inspiegabili Warriors.

    Il suo nome ormai era inserito tra i migliori play dela lega, anche perchè la sua capacità di coprire entrambi i ruoli – sia di play, che di guardia – in perfetto stile combo, e braccia lunghe che generalmente usa in difesa per anticipare le linee di passaggio e recuperare palloni, unito ad una gran vena realizzativa soprattutto in avvicinamento, attacando il canestro, chiudendo in contropiede e procurandosi parecchi falli, ne fanno di lui un possibile All-Star, ora e negli anni a venire. Pultroppo in Texas erano smaniosi di vincere puntando il telescopio verso altre direzioni, e in un freddo inverno del 2008, precisamente nel mese di Febbraio, provarono a forzare una trade per soddisfare il proprio delirio d’onnipotenza. Via M.Ager, T. Hassell, K. Van Horn, D.Diop ed il buon Harris in cambio di M.Allen, A.Wright e Jason Kidd, quest’ultimo il motivo di questa misteriosa girandola. Da quasi un anno dunque Harris si trova nel New Jersey, insieme all’altra stella della squadra, Vince Carter. Nessuno, o forse sono in pochi a dirlo che i Nets sono diventati la sua squadra, quel Leader arrivato con tanto baccano per via della trade ma che silenziosamente ne risulta il fattore, la stella, una delle più belle realtà che proprio stanotte ha registrato il suo carer High in punti mettendone 47 contro i Phoenix Suns.

    Sono numeri, parole, opinioni, aspettative, sogni di tifosi e proprietari, già… ma dietro tutto questo sta nascendo un meraviglioso progetto nella parte meno nobile di New York, ridare luce ad una piazza, ad una franchigia sbeffeggiataper troppo tempo… Una carrozza dei sogni pronta per essere guidata al momento dal suo fedele cocchiere Devin Harris, ma allo stesso tempo pronta a far salire parecchie persone nei prossimi anni…

     
    • lipponik 16:35 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      E' un fantastico giocatore,io l ho sempre rispettato e credo che ora sia Mavs che Wizards si stiano un pò mangiando le mani viste le bizze dei loro play…all'ASG ci arriva e se i Nets faranno anche i Playoff direi che può proiettarsi anche tra i primi 15 giocatori NBA.

    • Penny 17:28 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Da tifoso Mavs lo rimpiango e non poco… con tutto il rispetto e la stima per Kidd, Harris attualmente è su un altro pianeta… Peccato che i Nets debbano ancora farne di strada per costruire una squadra da titolo…

    • el Blaza 20:03 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      E' stato preso come quinta scelta quindi qualcosa di buono devono aver visto, ed i fatti gli stanno dando ragione. Non mi sorprenderei se in questa stagione finisca con piu' di 20 punti, di spazio ne ha parecchio adesso e lo sfruttera' dato che e' migliorato tantissimo.

    • Cannellu 18:29 il 11 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Se i Nets prendono un lungo coi controcoglioni si giocano la conference

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