Il fattore O’Neal cambia Phoenix
Seconda sfida dell’anno tra i Phoenix Suns e i San Antonio Spurs in Arizona, dopo quella di gennaio. Tale gara fu uno spartiacque significativo nella stagione di entrambe. San Antonio ci arrivò in crisi nera, con Parker infortunato, e giocò un primo tempo orribile. Phoenix, come sovente le accade, mancò però il colpo del KO e i campioni in carica si affidarono all’esperienza di Ginobili, Duncan e Finley per invertire l’inerzia della loro stagione, da quella serata di nuovo scintillante. I Suns avvertirono invece la loro insostenibile leggerezza dei momenti chiave, e probabilmente Steve Kerr maturò in quel frangente l’idea di portare Shaquille O’Neal in mezzo ai cactus.
Con la sfida di ieri le parti si sono invertite. Phoenix ci arriva coi panni di grande malata della Lega, l’inserimento del Diesel procede a tentoni e la classifica si è resa pericolosamente insidiosa. San Antonio è al top della Western Conference, e approda alla US Airways Arena col piglio dello squalo che gira intorno alla preda ferita per darle il colpo di grazia, in una partita che in teoria non dovrebbe perdere mai. E invece San Antonio è uscita sconfitta 94-87, mancando l’opportunità di affossare e togliere forse definitivamente dai giochi quella che, sebbene abbia perso le stimmate di avversario più arcigno nella tonnara dell’Ovest, rimane pur sempre una outsider temibilissima. Gli Spurs hanno perso pur avendo avuto sempre in pugno la partita. Il piano di Popovych era chiaro: lasciare sfogare Nash e soci, esaltare il consueto folklore della Us Airways Center, per poi infilare come d’abitudine D’Antoni nel finale. Nel primo tempo la scena è stata tutta per uno Shaquille O’Neal tirato a lucido come ai bei tempi, regista difensivo forse non puntuale nell’uscire sugli scarichi, ma implacabile nel limitare in post basso la grande nemesi dei Suns, Tim Duncan.
San Antonio soffre in attacco (alla fine avrà un brutto 38% al tiro), ma argina bene le folate di uno Steve Nash (14 assist per il due volte MVP) capace di mandare in doppia cifra cinque compagni. Nel quarto periodo gli Spurs mettono la freccia: l’ex dal dente avvelenato Kurt Thomas punisce con dei jumper affilati la staticità difensiva di Shaq e porta gli Spurs sopra di cinque lunghezze (85-80) a cinque minuti dalla sirena. Difficile pensare che sciacalli consumati come i Popovych boys si facciano sfuggire la preda, tanto più che Shaq e Amare Stoumdemire giocano con la spada di Damocle del sesto fallo pendente. Protetta dal big man in maglia 32, encomiabile per grinta e coraggio, Phoenix però trova un inusitato ardore per piazzare un parziale di 14-2 che chiude la partita. Nash da il “la” con una tripla ad altissimo coefficiente di difficoltà, poi 5 punti in fila di Stoudemire per il vantaggio Phoenix (88-85). La risposta è d’autore per i texani, con Ginobili per il -1, ma ci pensa un sublime Grant Hill dalla linea di fondo il nuovo +3 (90-87 a 1’15 dalla fine). L’ultimo sussulto per gli speroni è di Tim Duncan ma O’ Neal, pur in evidente debito d’ossigeno, contiene perfettamente il tentativo del caraibico inducendolo all’errore.
Una rondine non fa notoriamente primavera, ma intanto Phoenix arresta la pericolosa emorragia e sogna di aver trovato in Shaquille O’Neal il grande vendicatore. Alla tavola imbandita dei play-off bisognerà aggiungere una sedia abbastanza capiente.