Aggiornamenti da marzo, 2008 Mostra/nascondi commenti | Scorciatoie da tastiera

  • 13:06 il 10 March 2008 Permalink | Rispondi  

    Il fattore O’Neal cambia Phoenix 

    Seconda sfida dell’anno tra i Phoenix Suns e i San Antonio Spurs in Arizona, dopo quella di gennaio. Tale gara fu uno spartiacque significativo nella stagione di entrambe. San Antonio ci arrivò in crisi nera, con Parker infortunato, e giocò un primo tempo orribile. Phoenix, come sovente le accade, mancò però il colpo del KO e i campioni in carica si affidarono all’esperienza di Ginobili, Duncan e Finley per invertire l’inerzia della loro stagione, da quella serata di nuovo scintillante. I Suns avvertirono invece la loro insostenibile leggerezza dei momenti chiave, e probabilmente Steve Kerr maturò in quel frangente l’idea di portare Shaquille O’Neal in mezzo ai cactus.

    Con la sfida di ieri le parti si sono invertite. Phoenix ci arriva coi panni di grande malata della Lega, l’inserimento del Diesel procede a tentoni e la classifica si è resa pericolosamente insidiosa. San Antonio è al top della Western Conference, e approda alla US Airways Arena col piglio dello squalo che gira intorno alla preda ferita per darle il colpo di grazia, in una partita che in teoria non dovrebbe perdere mai. E invece San Antonio è uscita sconfitta 94-87, mancando l’opportunità di affossare e togliere forse definitivamente dai giochi quella che, sebbene abbia perso le stimmate di avversario più arcigno nella tonnara dell’Ovest, rimane pur sempre una outsider temibilissima. Gli Spurs hanno perso pur avendo avuto sempre in pugno la partita. Il piano di Popovych era chiaro: lasciare sfogare Nash e soci, esaltare il consueto folklore della Us Airways Center, per poi infilare come d’abitudine D’Antoni nel finale. Nel primo tempo la scena è stata tutta per uno Shaquille O’Neal tirato a lucido come ai bei tempi, regista difensivo forse non puntuale nell’uscire sugli scarichi, ma implacabile nel limitare in post basso la grande nemesi dei Suns, Tim Duncan.

    San Antonio soffre in attacco (alla fine avrà un brutto 38% al tiro), ma argina bene le folate di uno Steve Nash (14 assist per il due volte MVP) capace di mandare in doppia cifra cinque compagni. Nel quarto periodo gli Spurs mettono la freccia: l’ex dal dente avvelenato Kurt Thomas punisce con dei jumper affilati la staticità difensiva di Shaq e porta gli Spurs sopra di cinque lunghezze (85-80) a cinque minuti dalla sirena. Difficile pensare che sciacalli consumati come i Popovych boys si facciano sfuggire la preda, tanto più che Shaq e Amare Stoumdemire giocano con la spada di Damocle del sesto fallo pendente. Protetta dal big man in maglia 32, encomiabile per grinta e coraggio, Phoenix però trova un inusitato ardore per piazzare un parziale di 14-2 che chiude la partita. Nash da il “la” con una tripla ad altissimo coefficiente di difficoltà, poi 5 punti in fila di Stoudemire per il vantaggio Phoenix (88-85). La risposta è d’autore per i texani, con Ginobili per il -1, ma ci pensa un sublime Grant Hill dalla linea di fondo il nuovo +3 (90-87 a 1’15 dalla fine). L’ultimo sussulto per gli speroni è di Tim Duncan ma O’ Neal, pur in evidente debito d’ossigeno, contiene perfettamente il tentativo del caraibico inducendolo all’errore.

    Una rondine non fa notoriamente primavera, ma intanto Phoenix arresta la pericolosa emorragia e sogna di aver trovato in Shaquille O’Neal il grande vendicatore. Alla tavola imbandita dei play-off bisognerà aggiungere una sedia abbastanza capiente.

     
  • 14:16 il 9 March 2008 Permalink | Rispondi
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    Vincono Jazz e Warriors, super T-Mac 

    Orlando Magic – Golden State Warriors : 95-104

    Dopo aver disintegrato Miami il giorno prima, Don Nelson conduce la sua truppa nella ben più insidiosa Orlando. Baron Davis trascina i suoi alla preziosa vittoria in ottica play-off, con 33 punti, 9 assist e 7 rimbalzi. Non è stata una passeggiata, in quanto I Magic sono partiti col piede a tavoletta sull’acceleratore. La difesa dei Warriors sembrava in gita nella vicina Disneyland, e i ragazzi di Van Gundy hanno fatto registrare un primo qu arto da urlo , col 70% al tiro e 5/6 da oltre l’arco, mentre Dwight Howard (26 punti) offriva il consueto contributo. La musica cambiava nel terzo periodo, con i Warriors capaci di cambiare l’inerzia con uno spietato parziale di 18-4 che li porta avanti 69-65, segnatamente grazie a Stephen Jackson (14 dei suoi 20 punti in tale frangente), e dominano Orlando a rimbalzo. I Magic non reagiscono e Golden State rafforza l’ottavo posto, con due W di vantaggio su Denver.

    Utah Jazz- Denver Nuggets: 132- 105

    Che dire di una squadra che prende 77 punti in due quarti, nel giorno in cui deve fornire la conferma della splendida vittoria del giorno prima contro San Antonio? Denver subisce la legge di Salt Lake City, confermando la propria inattitudine per giocare a certi livelli. Mimmo Okur demolisce sistematicamente dall’arco l’inesistetente difesa del Colorado con sei triple mentre Williams ha distriubuito assist come se piovesse (16), in una partita mai seriamente combattuta.

    Houston Rockets – New Orleans Hornets : 106-96

    Houston continua a cavalcare l’onda, e sigilla il diciottessimo successo di fila. Stavolta contro dei diretti rivali per la post-season, quei New Orleans Hornets che con 5 sconfitte nelle ultime 10 esibizioni sembrano un po’ in calo. Tracy McGrady sta forse attraversando il momento migliore della carriera: 41 punti, 9 assist e facilità sconcertante nell’alternare schiacciate a esecuzioni a canestro perfette. Che sia finalmente maturo per mostrare il suo repertorio pure nei play-off? La contesa del Toyota Center si è decisa nel terzo quarto, quando i Rockets hanno messo a segno un grandinata di triple, con T-Mac, Battier e Head. In tale esercizio non ha sfigurato nemmeno Chris Paul (3/5 da oltre l’arco), ma nè la sua consueta maestria (37 punti e 11 assist) né l’onnipresenza di Tyson Chandler sotto canestro (15 punti e 16 rimbalzi) hanno potuto arrestare la corsa dei razzi texani, adesso terzi a Ovest.

    Nelle altre partite del sabato svettano due individualit. Dirk Nowitzki supera Rolando Blackman come miglior realizzatore nella storia dei Dallas Mavericks (16 644 punti) nella vittoria dei Texani sui Nets dell’ex Harris, mentre Kevin Garnett supera l’asticella dei ventimila punti nella scontata affermazione di Boston sul parquet di Memphis.

     
  • 14:23 il 8 March 2008 Permalink | Rispondi
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    Denver batte San Antonio e respira 

    Sempre più avvincente la lotta per i play-off a Ovest. In attesa di vedere se Houston si sgonfierà, al momento è pienamente invischiato chi a inizio stagione puntava esclusivamente al titolo. Phoenix e Dallas sentono il fiato sul collo di Golden State e Denver, rispettivamente all’ ottavo e nono posto. Intanto i Lakers approfittano dello scivolone degli Spurs, vincono agevolmente il derby di LA e tornano in vetta. A Est prosegue il duello parallelo tra Boston e Detroit dopo lo scontro diretto. I Celtics passeggiano coi Bulls (116-93), mentre i Pistons si impongono a fatica a New York (101-97), senza Rasheed Wallace. Philadelphia massacra Seattle e rende sempre più solido il suo settimo posto. Toronto ancora priva di Bosh perde al supplementare contro i Wizards ma fa registrare una prova convincente di Andrea Bargnani (27 punti per il Mago).

    Denver Nuggets – San Antonio Spurs : 109-96

    I Nuggets si trovano con le spalle al muro: con un piede fuori dai play-off, ricevono i San Antonio Spurs in serie positiva da 11 incontri, e quando Ginobili e compagni vanno all’intervallo con otto punti di vantaggio dei brutti pensieri assalgono il Pepsi center di Denver. Iverson e Anthony non tradiscono nel momento della verità. “The Answer” mette a referto 29 punti e 9 assist, mentre Melo sale in cattadra contro la sua nemesi texana dopo una prima frazione anonima e timbra 17 dei suoi 25 punti, oltre a otto rimbalzi. Camby sigilla la vittoria arginando alla perfezione un ottimo Duncan: un solo fallo a carico di Marcus. Stavolta non basta il solito Ginobili da 24 punti agli Spurs, anche perché è Parker a marcar visita. Il francese è stato poco efficace al tiro (4 punti con 2/7 al tiro) ma sopratutto le sue proverbiali percussioni non hanno fatto i danni sperati sulla fragile difesa di George Karl: nemmeno un fallo portato a casa dall’MVP delle finali 2007. Detto che notevole è stato il contributo di Naraja e JR Smith alla causa del Colorado, non si può fare a meno di chiedersi cosa farebbero i Nuggets se giocassero così tutte le sere, o se avessero fatto qualche accorgimento al marcato di febbraio. Adesso gli Spurs sono attesi domenica a Phoenix, e conoscendo Popovych c’è da giurare che San Antonio cercherà di mettere un chiodo nella bara dei Suns. Ancora una sconfitta ieri sera per i Steve Kerr Boys, stavolta in casa e contro gli Utah Jazz, notoriamente poco a loro agio lontani da Salt Lake City. O’ Neal realizza il suo season high in Arizona con 20 punti, ma la difesa di Phoenix viene letteralmente crivellata da Boozer e dalle triple di Okur e Korver nel finale, il tutto sotto la regia di Deron Williams. Domenica le spalle al muro contro gli Spurs le avranno proprio Steve Nash e soci.

     
  • 14:26 il 7 March 2008 Permalink | Rispondi
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    Le 17 di Houston, Cleveland KO 

    Dallas Mavericks – Houston Rockets : 98-113

    Derby texano amputato dalle assenze delle rispetive stelle: di Yao si sa, mentre a Nowtizki lo stop è stato imposto dalla Lega dopo il fallaccio su Kirilenko. A dare spettacolo ci pensa però Tracy McGrady: con l’assenza del centro cinese, l’ex Orlando si sta prendendo sulle spalle la squadra come mai fatto nel corso della sua discontinua carriera. 31 punti,9 punti e il ruolo di architrave del magnifico collettivo escogitato da Rik Adelman per sopperire all’assenza del proprio principale terminale offensivo. Da non sottovalutare nemmeno il fattore psicologico: i Rockets giocano con la mente sgombra da pressioni, a differenza delle squadre coinvolte nelle trade di febbraio, le quali sembrano avere la pistola puntata alla tempia. La sfida di Dallas si è decisa nel terzo quarto, quando i Rockets hanno timbrato un 35-20 che ha spezzato l’equilibrio delle due prime frazioni. Alston è salito in cattedra in tale frangente con 11 punti di fila 8 24 in totale per il funambolico play), mentre dalla panchina è stato basliare il contributo di Lndry e Bobby Jackson (rispettivamente 17 e 10 punti). Per i Mavericks, deve passa’ la nuttata.

    Chicago Bulls- Cleveland Cavaliers : 107-96

    Tanto rumore per nulla. A giudicare da quanto visto ieri sera, non è che la maxi trade tra le due franchigie abbia modificato di tanto i valori. Cleveland trova il Lebron James mostruoso del giorno prima a New York soltanto nella prima frazione, quando mette a segno ben 26 punti. Dopo l’intervallo, anche il Prescelto si dimostra umano e la stanchezza lo fa tirare con un 3/ 12. Inevitabile quindi la sconfitta, sopratutto se Ben Wallace si fa dominare sotto le plance da un pischellino sgraziato come Noah (20 rimbalzi per il due volte campione NCAA). Deng e Gordon sono invece decisivi per Chicago, in particolare Ben (che ha messo ha segno 9 dei suoi 23 punti in un solo minuto nel terzo quarto, favorendo la fuga dei Bulls). Discrete le prove degli ex Gooden e Hughes, per i nipotini di Jordan l’ottavo posto a Est non è una chimera.

    San Antonio Spurs – Indiana Pacers : 108-97

    Mentre Tim Duncan sonnecchiava sornione, ci hanno pensato Ginobili e Tony Parker a marcare l’undicesima vittoria di fila per i simpatici speroni texani (Popovych trova il modo di farsi espellere, delitto di lesa maestà!). Avvolto in una canotta “los spurs”, Manu ha sciorinato 28 punti e il consueto campionario di estrosità latine, mentre l’MVP delle finali 2007 conferma di essere pienamente recuperato:autore di 19 punti e della tripla che ha chiuso il parziale di 14-4 che ha mandato in orbita gli Spurs. Che sono sempre la squadra da battere bisogna proprio ricordarlo? Dignitosa la resa di Indiana, sempre priva di O’Neil e Tinsley, ma che, trascinata da Dunleavy e Granger, potrebbe ancora raggiungere l’ottavo slot per la post-season a Est.

     
  • 10:07 il 6 March 2008 Permalink | Rispondi
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    Garnett imperiale: Boston piega i Pistons 

    Terzo capitolo della saga Boston vs Detroit in questa regular season, e stavolta è rispettato il fattore campo. I Celtics domano i loro rivali della Motor City 90-78 e rafforzano di un’altra tacca il loro dominio nella Eastern Conference. Danny Ainge incassa un altro dividendo della grande stagione celtica ed è il primo a staccare il biglietto per i play-off.

    La contesa del Boston Garden è come uno spareggio per definire chi avrà il vantaggio del fattore campo nella eventuale, pronosticatissima finale di Conference. Logico che l’atmosfera sia quelle delle grandi occasioni, e alcuni scontri di gioco lo hanno dimostrato. Persino uno scolaretto da libro cuore come Ray Allen abbandona il suo aplomb e spedisce Rip Hamilton al tappeto con un fendente inpieno petto, mentre Maxiell tarpa con le maniere forti un volo di Rondo lanciato a canestro. Larry Bird, ripensando ai suoi duelli con gentiluomini del calibro di Bill Laimbeer e Dennis Rodman nelle epocali sfide anni 80, bollerebbe tali gesti come roba da signorine, ma la partita è davvero sentita. Boston sa di dover vincere a tutti i costi per tenere fede alla propria grandeur (rafforzata dall’arrivo di Cassell), proprio come per Saunders è vitale instillare nella tana di Boston il tarlo dell’insicurezza.

    Boston vince meno nettamente di quanto dica il punteggio, ma la partita l’hanno sempre condotta i Rivers-boy, che in diverse fasi della gara hanno allungato per poi venire ripresi dalle sfuriate di Billups e soci. Ci pensa Paul Pierce a timbrare lo strappo decisivo, portando in un baleno un incerto 78-77 nel felice 85-77 del “mamma butta la pasta”. Vittoria di squadra e di carattere, perché vedere un Ray Allen che si sacrifica in difesa su Hamilton, che mette da parte le sue velleità offonsive e si guadagna la pagnotta con 7 rimbalzi e 5 assist testimonia di un progetto serio e vincente. A fare punti del resto ieri ci ha pensato il miglior Garnett della stagione, pari solo a quello che allo Staples Center aveva disintegrato i sogni di gloria dei Lakers. 31 punti (season high) per un Big Ticket che se ne infischia altamente delle chiacchiere da bar su MVP. ma i cui movimenti d’autore in post hanno fatto male pure a un puledro di razza come Rasheed Wallace. KG è stato poi spalleggiato magnificamente da Perkins, autore di 20 rimbalzi. Che alle orecchie del buon Kendrick siano arrivati i dubbi di un noto telecronista italiano un po’ blasé sulla sua consistenza in ottica anti Pistons? Di sicuro la concorrenza stimola (P.J Brown….) proprio come per Rajon Rondo l’arrivo di Cassell ha aggiunto ulteriore pepe nelle falangi. Ora spetta a River fare quadrare tutti i tasselli in dei play-off in cui tutti aspetteranno al varco i grandi favoriti.

    Detroit si è confermata l’avversaria più pericolosa per impedire a Est il lieto fine alla favola Ainge. Volendo trovare un pelo nell’uovo nel perfetto motore di Flip Saunders, ci pare che i campioni 2004 mostrino una certa fatica a cambiare spartito. O i Pistons fanno saltare il banco come contro Phoenix o Dallas, correndo e aprendo il campo in maniera magistrale, oppure si trovano invischiati in qualcosa di diverso e il binomio Billups-Sheed, pur eccelso, offre più punti di riferimento agli avversari, come capitato ieri sera (grazie in particolare alla serata opaca di Prince). Per eliminare Boston servirà inoltre quel contributo dalla panchina che ieri è latitato. Ma una cosa è pero certa: ci sarà da divertirsi.

     
  • 14:28 il 4 March 2008 Permalink | Rispondi
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    Dallas cade anche a Salt Lake City: è crisi? 

    Dense nubi iniziano ad addensarsi in Texas? Sembrerebbe proprio così dopo la terza sconfitta di fila dei Mavericks targati Kidd. I Cuban boys si fermano anche alla Energy Solutions Arena, dove gli Utah Jazz si confermano pressoché imbattibili e portano a casa la posta 116-100. Stavolta la sconfitta è stata più netta di quanto non dica il punteggio: i Jazz sono partiti in quarta portandosi sul 25-6 dopo appena 7 minuti e raggiungendo il + 21 sul 35-14 grazie a una tripla di Deron Williams a 2’51″. La frustrazione per il pessimo avvio dei Mavericks era resa eloquente dal fallaccio anti-sportivo di Dirk Nowitzki che costringeva quasi subito a Kirilenko di lasciare la contesa. I ragazzi di Jerry Sloan sono guidati dal solito, magistrale D-Will, autore di 20 assist di fronte al suo vecchio idolo di gioventù, ma hanno poi subito il ritorno di Dallas, giostrato da un ottimo Josh Howard (25 punti per lui). Nell’ultimo quarto Kidd trascinava i suoi a un parziale di 9-0 che portava per la prima volta avanti i suoi sul 92-89 a 6’28 dalla fine. A quel punto per i texani iniziava un nuovo, inspiegabile black-out: Utah piazzava un parziale di 16-0 in tre minuti griffato Carlos Boozer (28 punti per lui) e Mimmo Okur (20 punti e 12 rimbalzi) e per Dallas si materializzava l’ennesima sconfitta stagionale fuori dalle mura amiche, resa meno amara nelle proporzioni dalle triple con cui Nowitzki e Kidd nel finale salvano almeno l’onore. Dallas sembra così la grande malata della Lega dopo la sessione di mercato assieme a Phoenix. Le attenuanti però non mancano: l’apprendistato di Kidd è stato bagnato da un calendario terribile, con quattro trasferte contro potenziali contender dell’Ovest, due delle quali (San Antonio e Lakers) perse sul filo di lana. Se la classifica è deficitaria (39W, 22 L e settimo posto a Ovest) lo si deve sopratutto a certe inopinate sconfitte nella prima parte della stagione. Magari stavolta il partire coi fari spenti nel play-off sarà un vantaggio, chissà.

     
  • 10:10 il 3 March 2008 Permalink | Rispondi  

    52 Special: Bryant trascina i Lakers 

    Numbers don’t l1e ” dicono gli americani, con gustoso gioco di parole tra lie (mentire) e 1. Il re della Lega è Kobe Bryant, e il cinquantello di ieri sera non mente. Il figlio di JellyBean sfodera l’ennesima prestazione monstre in stagione, guidando i Lakers a una sofferta vittoria nell’over-time contro i mai domi Dallas Mavericks (108-104). Allo Staples Center è andato in scena un vibrato assaggio di quel calore da play-off che le due franchigie contribuiranno ad accendere a maggio, impreziosito nel quarto periodo e nel supplementare sul duello tra le due più lucenti stelle nel parquet losangelino. Dirk Nowitzki ha messo a referto 30 punti, salendo in cattedra nel finale dopo tre quarti di gara di gara opachi, con tanto della tripla che ha costretto i Lakers al supplementare sul 93-93. Colui che appare sempre più come candidato ideale alla successione di WunderDirk sul trono di MVP ha invece totalizzato 52 punti e 11 rimbalzi, con un crescendo jordaniano tradotto in giocate mirabolanti man mano che il clima di gara si faceva più infuocato.

    La partita è stata sostanzialmente equilibrata, caratterizzata da improvvise vampate da una parte e dall’altra che hanno tracciato solchi anche importanti ma mai decisivi, con inevitabile finale punto a punto. Dopo una partenza bruciante targata Kidd dei Mavs (7-0) prontamente stoppata da Gasol, i Lakers hanno provato a scappare nel secondo quarto, quando si sono issati sul +12 (47-35), per poi venire risucchiati dai magnifici tiratori di Avery Johnson. Dopo l’intervallo, un insistito sciopero offensivo dei lacustri (timbrato Lamar Odom) sembrava poter favorire i texani, che raggiungevano il +6 (79-73), trascinati da un Dampier eccellente ( 16 punti e 17 rimbalzi). Si entrava però in zona Bryant, e Kobe infilava uno dietro l’altro numeri d’alta scuola ( penetrazioni affilate come rasoi e un paio di fadeaway jumper in particolare) che con un parziale di 11-2 sembravano portare i Lakers verso il successo. Dallas trovava la forza di spezzare l’inerzia giallo-viola con un canestro in penetrazione di Terry dal quoziente di difficoltà altissimo e soprattutto con un Nowitzki finalmente ispirato in post. Ottimo poi il suo gioco con Kidd per la sublime realizzazione da oltre l’arco che mandava la contesa al supplementare. Una bomba di Vujacic all’inizio dell’over-time sembra spianare la strada ai gialloviola, tanto che Kobe raggiunge subito quota 50. Nowitzki non vuole saperne di perdere e tiene a galla i suoi (da manuale un suo tap-in in precario equilibrio ) mandandoli a –2 a 29” dalla sirena. WunderDirk spedisce a quel punto in lunetta Gasol, il quale fallisce il secondo libero. Con un solo possesso di ritardo e tre lunghezze da recuperare, Jason Kidd prende in mano le redini per portare i suoi ad un’altra prosecuzione. Invece di liberare qualcuno dei suoi cecchini per la tripla, l’ex New Jersey tenta però incomprensibilmente la via della penetrazione. Gli va bene perché trova il canestro e il fallo di un ingenuo difensore come Pau, in una giocata che a Mark Cuban avrà ricordato l’incursione da testa di cuoio della Werhmacht di Nowitzki in gara-7 della serie 2006 con gli Spurs, quando a preparare la frittata del gioco da tre punti fu un insolitamente scellerato Manu Ginobili. Ma quella volta Dirk portò i suoi all’overtime, e da lì alla infausta finale NBA: senza bacio lanciato al tabellone come ai bei tempi, Giasone prende soltanto il ferro e cala così il sipario sull’emozionante pomeriggio losangelino, dato che poco dopo ancora il tedesco manca la tripla del pareggio a sette secondi dalla fine.

    Vittoria come ai vecchi tempi dunque per i LA Kobers, con supporting cast perfettamente imbrigliato dai Mavs. Vujacic ottimo in contenimento su Kidd ma presuntuoso ed evanescente in fase offensiva, Gasol in sofferenza su Dampier, Odom sciagurato, Farmar che ha parzialmente fallito la prova del nove dopo un mese di febbraio felicissimo. Per arrivare in fondo nei play-off servirà il ritorno di un Andrew Bynum al momento ancora impegnato in piscina per la riabilitazione. Per Dallas, passata l’amarezza per l’ennesima grandinata subita da Bryant e per la seconda sconfitta sul filo di lana in pochi giorni contro una big, ci si può consolare con la solida prestazione di Erik Dampier, tenuto conto che il quintetto con Bass in sua vece non ha per altro sfigurato. Kidd sta iniziando a far girare la squadra come un orologio, sovente con alcune sfuriate che hanno ricordato i tempi in cui in cabina c’era Steve Nash a dirigere le operazioni. Manca ancora quel quid per vincere partite come quella odierna, o quella di venerdì con gli odiati Spurs: un Josh Howard meno timoroso e un Nowitzki cattivo come nel finale.

     
  • 14:33 il 2 March 2008 Permalink | Rispondi  

    Ottava vittoria di fila per gli Spurs, Phoenix KO 

    Milwaukee Bucks – San Antonio Spurs: 94-96

    San Antonio centra la quarantesima vittoria stagionale con la proverbiale flemma. Se Tim Duncan si prende una giornata di riposo (9 punti e 7 rimbalzi), ci pensa Ginobili togliere le castagne dal fuoco in quel di Milwaukee. L’olimpionico raggiunge quota 30 punti firmando il canestro del sorpasso a 13″ dalla fine, sul successivo possesso ruba palla a Michael Redd, il quale manda in lunetta Parker per il sipario del match al Bradley Center. Oltre a Manu, sugli scudi proprio il francese, autore della sua miglior prestazione dal ritorno per l’infortunio alla caviglia: 26 punti, 5 assist (11/15 dal campo). L’aria dei play-off inizia a farsi sentire.

    Phoenix Suns – Philadelphia Sixers: 114-119

    Ancora un brusco passo d’arresto per i Suns versione Diesel: stavolta è Philadelphia a passare in Arizona, trascinata da un Igoudala deluxe: la difesa di Phoenix regala gloria a tutti, e Andre non si è fatto pregare mettendo a segno 32 punti. Stoudemire e Nash si confermano la spina dorsale del sistema D’ Antoni, Diaw con 17 punti si è ritagliato uno spazio significativo, ma l’arrivo di O’Neal (8 punti, 7 rimbalzi, 4 palle perse) è ancora ben lungi dall’essere metabolizzato. Di sicuro i nostalgici di Marion nei bar di Phoenix avranno di che discutere.

    Orlando Magic – New York Knicks: 118-92

    Con Howard autore di una sfavilante doppia doppia (26 punti e 22 rimbalzi), con Turkoglu che accarezza la tripla doppia (25 punti, 8 rimbalzi e 10 assist) e con Lewis che si limita a 22 punti, poteva esserci scampo per Isiah?

    Los Angeles Clippers- Detroit Pistons 73-103

    La travolgente vittoria dei Pistons in California passerà agli annali per l’assenza di Billups: privi del loro regista, i Pistoni per la prima volta dopo 276 gare non hanno schierato il loro magico quadrilatero con Chauncey, Sheed, Prince e Hamilton. Ci ha pensato proprio il principe di Compton ha guidare Detroit alla vittoria con 22 punti e 0 assist. Interessante il contributo della panchina, con ben 41 punti ( 13 solo per il nuovo acquisto Dixon). I Clippers, che hanno liberato finalmente Cassell, si consolano con l’arrivo di Andre Barrett.

    Memphis Grizzlies- Utah Jazz 92-113

    Chi pensa alla prossima stagione è anche Memphis, ormai in caduta libera. Troppo facile persino per dei Jazz che di solito non brillano in trasferta passare in Tennessee. I 19 assist di Deron Williams affettano la retroguardia di Iavaroni permettendo a Boozer e Okur concludono la pratica.

     
  • 11:15 il 29 February 2008 Permalink | Rispondi
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    Duncan: le primarie texane sono sue 

    In attesa delle primarie che il prossimo 5 marzo nello stato dei Bush consacreranno i duellanti per la Casa Bianca, anche il Texas cestistico mostra un gustoso antipasto della lunga strada verso l’anello con la sfida tra i due storici rivali: San Antonio Spurs e Dallas Mavericks. La spunta il candidato presidenziale più autorevole ed esperto, Tim Duncan, che trascina gli Spurs alla settima vittoria consecutiva con la flemma del leader di lungo corso: passo felpato e pugno di ferro.

    A giudicare dalla vittoria degli speroni (97-94), giunta al termine di un match intenso ed equilibrato, la sensazione è che qualora Popovych e Avery Johnson dovessero incrociarsi a maggio ci sarebbe un’altra serie tirata e spettacolare come quella che nel 2006 Nowitzki regalò a Dallas all’overtime di gara-7. Duncan ha trovato una serata particolarmente isprata: 31 punti e 15 rimbalzi, e gli elogi di coach Pop che lo ha definito “spina dorsale” degli Spurs. Proprio il caraibico ha messo in freezer la vitoria, quando sul 94-94 a 34″ dalla sirena ha subito fallo da Dampier e con due tiri liberi ha portato avanti i suoi, per poi vestire i panni di Ministro della Difesa e dirigere magistralmente il contenimento dei tentativi di WunderDirk e Jason Terry (quest’ultimo stoppato da Bowen) di portare la contesa all’ennesimo supplementare. Il tiro libero di Michael Finley a 0″4 dalla fine è servito solo alle statistiche. Proprio il grande ex era stato decisivo nel terzo quarto, quando una sua serie di triple aveva prontamente bloccato l’illusoria fuga dei Mavericks (che si erano issati sul + 10). Con questo successo San Antonio è più che mai lanciata all’inseguimento dei LA Lakers in testa alla Western Conference: i losangelini ieri non hanno avuto problemi a liquidare Miami (106-88), trascinati da Bryant e da un sempre più positivo Jordan Farmar.

    Se gli Spurs giocano a memoria, il test dell’ AT& T Center è servito a Dallas per testare nella cornice più idonea i nuovi equilibri griffati Kidd. L’ex idolo dell’Izod Centre ha duellato non tanto con lo storico nemico Tony Parker, quanto con Ginobili: Avery gli ha chiesto sovente di utilizzare le sue indiscusse doti difensive per arginare il Manu formato MVP di queste lune, e l’esperimento è parzialmente riuscito. Potrà essere un fattore chiave nella post-season, chissà. In fase offensiva, Kidd si è distinto per una veloce circolazione di palla e passaggi affilati come rasoi che hanno offerto comodi tiri ai suoi compagni, e alcuni ottimi giochi con Brandon Bass (che ha chiuso con 16 punti). Non si capisce però perché Johnson abbia tenuto Kidd in panchina negli ultimi trenta secondi (peraltro con approvazione dello stesso Kidd). Jason è arrivato per porre il sigillo della leadership in Texas: quali migliore occasione di un finale punto a punto con gli Spurs?

    Chi Jason Kidd non lo rimpiangerà è il pubblico dei New Jersey Nets che ha acclamato il suo ered nella vittoria di ieri a East Rutherford contro Milwaukee 120-106. Devin Harris ha relizzato un sontuoso debutto (21 punti) con una regia felice, capace persino di rivitalizzare un Vince Carter che si è detto estasiato del nuovo compagno. Il futuro in New Jersey passerà dalle mani svelte e sicure di colui che dai giochi texani è sato sacrificato.

     
  • 14:40 il 28 February 2008 Permalink | Rispondi
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    Celtics in palla, Phoenix sprofonda 

    Giornata positiva per Boston. Prima di scendere in campo coi Cavs, Danny Ainge rende nota la contromossa nel mercato degli homeless. Sarà PJ Brown il rinforzo per Doc Rivers, da tempo alla ricerca di un lungo di esperienza, in grado di dare sostanza sotto le plance. L’ex Bulls dovrà certamente togliersi molta ruggine di dosso ma nei play-off potrebbe portare oltre al contributo di esperienza (oltre 80 gare in post-season disputate) e quel pizzico di cattiveria che tra rimbalzi e carambole ultimamente è mancato all’acciaccata batteria di lunghi. Ancora da vedere se l’atteso back up per Rajon Rondo arriverà: Sam Cassell non si è ancora liberato dai Clippers.

    I Celtics hanno festeggiato battendo per la seconda volta in stagione i Cleveland Cavaliers (92-87).I confronti diretti tra due franchigie che, classifica alla mano, potrebbero incrociarsi in una gustosa semifinale di Conference sono perfettamente in parità: 2-2. Nonostante la sconfitta, il centro della scena è stato per Lebron James, che ha tagliato il traguardo dei primi Diecimila punti in carriera. Battuto di 16 mesi il record di precocità di Kobe Bryant. La difesa dei Celtics ha però limitato i danni su James (26 punti con un insolito 7/24 dal campo), approfittando della pessima serata al tiro dei compagni (che non hanno sfruttato gli spazi che la museruola sul prescelto ha creato) venendo impensierita soltanto dal disperato tentativo nel finale dell’ex Delonte West di riaprire la contesa. Per Boston notevole sforzo di squadra (24 assist, con 4 giocatori che hanno chiuso con almeno 5 passaggi decisivi),un Kevin Garnett in ripresa e un Ray Allen come sempre silenzioso ma decisivo. Inoltre i Celtics allungano in vetta alla EC grazie alla caduta dei Pistons a Salt Lake City. Molto nervoso coach Mike Brown, alle prese coi nuovi assetti da registrare. Intanto Hughes e Gooden sono stati decisivi nella vittoria dei Bulls a Indiana…

    “O loro erano infallibili o noi non difendevamo“. Un Mike D’Antoni versione Gigi Marzullo prova a spiegare la quarta sconfitta su quattro incontri subita dai Phoenix Suns contro i New Orleans Hornets (120-103), subita grazie a percentuali superbe degli Hornets al tiro: 53% da due, 53% da oltre l’arco (8/15) et 89% dalla lunetta. Considerate anche le tre sconfitte subite dai Lakers, non è un buon viatico per i play-off. Nash ha tenuto testa al rampante Chris Paul, ma lui e Stoudemire non hanno evitato l’ennesimo naufragio nelle paludi in Lousiana. Prosegue l’apprendistato di Shaq, senza infamia e senza lode al momento. I conti si faranno a maggio, ma a Steve Kerr stanno forse già fischiando le orecchie.

     
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