Colangelo did it again
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“Colangelo did it again“. Colangelo l’ha fatto di nuovo, recita il Toronto Sun, che pone un giusto apostrofo, un primo giudizio sull’operato estivo del presidente e GM dei raptors. Non c’è alcun dubbio che quella canadese sia stata una delle franchigie più attive e, a quanto ci è concesso ammirare fino ad ora, anche una delle più migliorate in sede estiva. Ma analizziamo in dettaglio le operazioni che hanno reso possibile il profondo mutamento tecnico e psicologico di Toronto.
Tutto è iniziato quando ad inizio estate Colangelo ha rinnovato per i prossimi 6 anni il contratto di colui che è e sempre più sarà la pietra angolare del progetto tecnico: quell’Andea Bargnani che fu la sua prima scelta assoluta al draft del 2006.
Subito dopo è arrivato l’acquisto a sorpresa di Hedo Turkoglu, strappato ai Blazers grazie ad un contratto faraonico da 12 milioni di dollari annui. A completare il tutto sono arrivati Antoine Wright, il cavallo di ritorno Nesterovic, Reggie Evans ed il play Jack, oltre alla matricola da USC Demar DeRozan.
A fine agosto però si sentiva la forte mancanza nel roster di una guardia di livello, così, dopo un primo contatto con Carlos Delfino, si è deciso di virare su Marco Belinelli e di scambiare Ukic (palesemente inefficace come cambio del play) e i diritti sullo stesso Delfino con i Bucks in cambio di Amir Johnson e Sonny Weems.
Grazie a queste mosse di mercato Colangelo è riuscito ad inserire ottimi elementi in quintetto e ad allungare sensibilmente la panchina, vero tallone d’Achille dei canadesi formato 2008/2009. Un altra mossa di cristallino ingegno del GM dei raptors è stata la scelta di Mark Iavaroni come vice allenatore. Questi infatti, reduce da una disastrosa parentesi da headcoach coi Memphis Grizzlies, è stato stipendiato per inculcare alla squadra un minimo di mentalità difensiva, essenziale per un team il cui atletismo non rappresenta certo una medaglia al valore (ed il nostro Cuzzolin non può certo fare miracoli).
Al momento i Raptors occupano saldamente la quinta posizione ad est non senza qualche cambiamento rispetto ai piani di inizio stagione. I dati più importanti in negativo sono però due: il rendimento di Turkoglu e la retrocessione di Calderon a sesto/settimo uomo. Su questi due aspetti si può discutere, ma, guardando il tutto con logica, si comprende che questi non derivano dalla bocciatura dello spagnolo e del turco, ma sono figli delle esigenze di coach Triano.
Per quanto riguarda Turkoglu è vero che il rendimento è leggermente sotto il previsto, ma dobbiamo ricordarci che il pallone è uno e che una terza opzione offensiva che segna 14 punti e smista 5 assist a partita non è da disprezzare. Esiste anche una legge non scritta nell’NBA la quale dice che quando hai i soldi li devi spendere, perché non sai quando ne riavrai l’occasione (Portland docet con l’operazione Miller). Per quanto riguarda Calderon, invece, il dicorso è meramente fisico. Jose, a causa delle caratteristiche muscolari, non è in grado di sostenere una partita a ritmi alti per più di 30 minuti, ed in caso di sovraminutaggio la sua difesa, già di per se non megistrale, ne risente. Ed è qui che si vede l’importanza di avere una panchina folta e ricca di elementi come Jack, che all’occorrenza si possono riciclare in ottimi titolari.
La franchigia dell’Ontario resta comunque una squadra bipolare, capace di grandi alti, ma anche di grandi bassi, resta una squadra con due anime contrapposte, quella europea e quella afroamericana. Proprio per questo la posizione acquisita con litri di sangue e sudore non deve essere disprezzata, senza però scordarsi che questo deve essere un inizio, un limbo (come lo definisce Tranquillo), e non la meta del Progetto-Raptors.
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