apr30

Dallas Mavs, fine di un ciclo


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Fuori al primo turno dei playoff. Per il secondo anno consecutivo, ancora una volta. Dopo la finale persa contro gli Heat, i Mavericks hanno inanellato una duplice eliminazione per mano prima dei Warriors e poi degli Hornets del coach of the year Byron Scott.
La franchigia del Texas si è sfaldata sempre sul più bello, un anno fa dopo una stagione memorabile impreziosita dal titolo di Mvp assegnato a Nowitzki, quest’anno dopo l’arrivo di Jason Kidd, l’uomo che avrebbe dovuto fare la differenza nella post season.
In realtà, nel sistema di gioco adottato da Avery Johnson, Kidd è parso un pesce fuor d’acqua, impossibilitato a giocare a tutto campo per evidente mancanza di giocatori a campo aperto e molto spesso usato come “sponda” per gli isolamenti di Nowitzki. Chissà che in Texas non si siano pentiti di aver rinunciato ad un più futuribile Devin Harris.

Anche i restanti elementi del roster hanno deluso, eccezion fatta per il tedesco ed un sorprendente Brandon Bass, l’unico che ha mostrato quello spirito combattivo che sarebbe servito ai Mavs per proseguire la corsa all’anello.
Josh Howard si è dimostrato il lontano parente di quel giocatore che due anni fa faceva la differenza: poco incisivo in attacco, con scelte di tiro spesso discutibili, e disattento in difesa; non ci sarà da stupirsi se Cuban lo utilizzerà come pedina di scambio nel mercato giocatori.
Già, perchè la prossima estate si presume sia un’estate di smantellamento per la squadra del vulcanico Mark, giunta palesemente alla fine di un ciclo. Il roster è composto da tanti, troppi giocatori sopra i 30 anni, dal rendimento mediocre e con contratti ingombranti, Dampier ne è l’esempio più palese. Aggiungeteci poi Terry, Stackhouse, Jones, George, Lue, Allen, con i primi due che pesano più di 15 milioni di dollari nel salary cap: sembra chiaro come il sole che qualche ragionamento a Dallas andrebbe fatto.
Il più fattibile sembra essere quello di svecchiare il roster e ripartire da un allenatore che possa ridare a Kidd la possibilità di giostrare a piacimento in contropiede e su tutto il fronte d’attacco. Il tempo per Avery Johnson è scaduto (si vocifera di un suo passaggio ai Bulls) e la scelta del nuovo allenatore sarà un passo fondamentale per capire che fisionomia avrà la squadra in futuro.
Nel caso non si decida di costruire intorno a Kidd, è abbastanza evidente come gli unici a salvarsi dal naufragio siano stati, come già citato, Nowitzki e Bass: come tali sono gli unici che meritano la fiducia della dirigenza.
Ad ogni modo ’unica certezza è questa: la post season a Dallas, Taxas, non sarà certamente tranquilla…

Approfondimenti che non puoi perdere:

  1. La fine di un’era
  2. Dallas, l’ultima speranza

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