Aggiornamenti da maggio, 2007 Mostra/nascondi commenti | Scorciatoie da tastiera

  • 10:33 il 10 May 2007 Permalink | Rispondi
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    Warriors spreconi, Utah si porta sul 2-0 

    I primi bagliori delle semifinali di Conference hanno in buona parte rispettato il fattore campo. A parte il colpaccio degli Spurs a Phoenix in gara-1, le restanti serie sono tutte sul 2-0. Stanotte anche Utah si è unita a Detroit e Cleveland in tal senso, ma con molta più fatica rispetto alle grandi favorite della Eastern Conference. In una intensa e spumeggiante partita tipicamente da “Wild wild west”, gli Utah Jazz si sono imposti sui Golden State Warriors dopo un supplementare (127-117). La truppa di coach Don Nelson ha di che mordersi le dita tuttavia: dopo aver ammortizzato senza traumi i colpi offensivi della premiata ditta Okur-Boozer e aver piazzato dei parziali devastanti, a 52 secondi dal termine Baron Davis e compagni conducevano 112-105 e il buon Jerry Sloan iniziava a vedere le streghe. Era ancora Okur (23 punti e 18 rimbalzi per Mehmet) a suonare la carica per la riscossa dei Jazz e, complice un fatale 1 su 2 di Davis dalla lunetta, ci pensava Deron Williams (per lui 17 punti 14 assist a referto) a pareggiare il conto con un canestro da 2 a tre secondi dal termine. Nell’overtime non c’è stata praticamente partita, i Warriors hanno sentito la pressione dell’occasione persa, e la mazzata finale è venuta da una tripla dell’esperto Derek Fisher (appena tornato dal capezzale della figlia malata), che ha commosso il pubblico di Salt Lake City e sancito il + 6 col quale è calato il sipario su questa eccellente sfida. I Warriors si trovano a questo punto con le spalle al muro. Baron Davis è stato come al solito magistrale (36 punti e 7 assist), ma davanti al caldissimo pubblico di Oakland dovrà farsi perdonare quel libero sbagliato. In fondo Golden State non ha nulla da perdere. Don Nelson saprà motivare a dovere Richardson e compagni e preparerà certamente un trappolone per i Jazz, contando sul “sesto uomo” del pubblico californiano, che già ai poveri Mavericks ha causato più di un mal di testa. La serie dunque promette ancora grande spettacolo.

    Forse meno spettacolare, ma altrettanto equilibrata, si prospetta il ritorno dei Phoenix Suns in Texas. Mike D’antoni in gara-2 ha calato il jolly, con Kurt Thomas che è riuscito a limitare Duncan. Vedremo se questa inusitata capacità difensiva dei Suns riuscirà a riportare il baricentro della sfida verso l’Arizona. Popovych dovrà chiedere a Parker di issarsi alle siderali altezze di Steve Nash come in gara-1, e confida sull’enorme esperienza dei suoi San Antonio Spurs. Gara-3 promette scintille. Per quanto concerne l’Est, stanotte si gioca gara-3 della serie tra i Detroit Pistons e i Chicago Bulls. Gli eredi di Michael Jordan sono chiamati a un pronto riscatto, quanto meno per salvare la faccia dopo le deludenti e anodine prestazioni a Auburn Hills: i Pistons visti in questo frangente sembrano intoccabili e lanciati verso la loro terza finale assoluta in quattro anni. Più equilibrata promette di essere l’assalto all’arma bianca dei New Jersey Nets contro i Cleveland Cavs. Il 2-0 fino ad ora non sembra esser stato figlio di particolari differenze, e l’esperienza dei Nets, la gran voglia di Jason Kidd di vincere finalmente l’anello, e la pericolosità offensiva di Carter e Jefferson può far male ai Cavs e le prevedibili battaglie di East Rutherford saranno comunque una cartina di tornasole della solidità di LeBron James e compagni, anche in chiave della eventuale finale di Conference.

     
  • 10:03 il 9 May 2007 Permalink | Rispondi
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    Nash riporta a galla i Suns 

    Grazia alla consueta performance da MVP di Steve Nash (20 punti e 16 assist) e ad un convincente ultimo quarto, i Phoenix Suns pareggiano i conti coi San Antonio Spurs (101-81, serie sull’1-1). Nash è salito in cattedra proprio nella fase decisiva della partita, in cui la truppa di D’antoni ha realizzato il break decisivo, mettendo a referto 7 punti nell’ultimo quarto e con la consueta regia spettacolare ed efficace che ha tramortito un Parker assai meno efficace rispetto a gara-1- Ottimo anche il contributo di Amare Stoudemire, autore di 27 punti e 9 rimbalzi, mentre tra gli Spurs Tim Duncan, che ha messo in cascina 29 punti e 11 rimbalzi, si è trovato solo nel momento decisivo. La truppa di D’Antoni riesce dunque a limitare i danni, ma adesso arrivano due terribili gare a San Antonio: sapremo se quello di stanotte è stato solo un fuoco di paglia.

     
  • 12:45 il 8 May 2007 Permalink | Rispondi
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    Wild Wild West: basket spettacolo a Ovest 

    “There’s a feeling I get when I look to the West” cantavano i Led Zeppelin nella mitica “Stairway to heaven”. E da parecchi anni ormai nel basket NBA l’Ovest è sinonimo di basket spettacolo, attacchi devastanti e partite tiratissime ma senza essere snervanti tatticamente. I primi incontri di semifinale della Western Conference si sono parzialmente inseriti nel solco della tradizione. Dopo la caduta di Dallas, la serie tra i Phoenix Suns e i San Antonio Spurs assume quasi il valore di una finale di Conference anticipata, e gli scaltri texani si sono subito ripresi il vantaggio del fattore campo (106-111). Nonostante l’alibi dell’uscita di Nash per l’infortunio al naso, che lo ha fatto sembrare un pugile suonato, nel momento topico dell’incontro la franchigia dell’Arizona ha dimostrato di soffrire ancora tantissimo gli ex-campioni, come ampiamente dimostrato dallo squilibrio negli scontri diretti in questi anni. Se Parker riesce a reggere il ritmo da MVP di Steve, se Stoudemire non è ancora pronto (se mai lo sarà) per limitare Duncan, se Marion ancora non riesce a fare il salto di qualità che gli si richiede, i pur spettacolari e divertenti Suns rischiano di spegnersi inesorabilmente nei meandri dell’Alamodome.

    La serie tra Golden State e Utah Jazz ha invece fatto il botto fin da gara-1, con una tirata vittoria degli uomini di Jerry Sloan (116-112). Attacchi spumeggianti in piena western tradition, e la differenza è stata fatta dal dominio dei Jazz ai rimbalzi (54 a 36), sopratutto quelli offensivi di Carlos Boozer (17 punti, 20 rimbalzi di cui 10 in attacco). Tutti gli uomini chiave dei Jazz hanno fatto faville, da un sempre più incisivo Williams (31 punti) a un matt Harpning preciso come un orologio svizzero (21 punti con 7/11 al tiro), mentre Okur e Kirilenko hanno offerto la consueta prova polivalente. Promozione piena anche per i Warriors: la franchigia di Oakland ha dimostrato di non essere ancora sazia, dopo essersi offerta lo scalpo di Dallas. E’ stata in partita fino al 112-112, quando Boozer ha spezzato l’equlibrio con l’ennesimo rimbalzo offensivo, poco prima che Stephen Jackson mancasse il tiro del possibile over-time. La veloce pallacanestro di coach Don Nelson ha ancora una volta divertito e Baron Davis (24 punti a referto per lui) e compagni venderanno cara la pelle in gara-2 per tornare in California in parità.

    A Est invece si è giocata gara-2 tra Detroit e Chicago: anche stavolta i Pistons hanno stracciato i Bulls (108-87) in scioltezza. Trascinati da un magistrale Tayshaun Prince (25 pts, 7 rbds), i ragazzi di coach Saunders hanno in pratica chiuso il discorso già dopo il primo quarto, quando conducevano 32-16, per poi superare per la prima volta in questi play-off la soglia dei 100 punti. Chris Webber ha giocato dunque in carrozza, con 22 punti in 27 minuti, e prosegue il suo sogno di eguagliare Il grande Clyde Drexler nel trovare un anello nel crepuscolo di una carriera straordinaria. Poco da dire sui Bulls, apparsi apatici e forse ancora rimasti con la testa in Florida: il 34% al tiro è sintomatico. Gara-3 a Chicago sarà senza via di uscita. Infine, stanotte a Cleveland, gara-2 della equilibratissima serie tra i Cavs e i New Jersey Nets (LeBron e soci conducono 1-0).

     
  • 10:04 il 8 May 2007 Permalink | Rispondi  

    Detroit detta legge 

    I Pistons vanno sul 2-0, mettendo una seria ipoteca sulla serie. Dopo il massacro di gara1, nella seconda partita la musica non cambia al Palace of Auburn Hills: padroni di casa subito avanti di 16 nel primo quarto e autori di una cavalcata senza grossi intoppi (108-87 il finale). Troppo netto il gap fisico e tecnico, se da una parte Detroit vede l’intero quintetto base regolarmente in doppia cifra dall’altra gli uomini chiave dei Bulls faticano tremendamente: Gordon in particolare in due match ha preso solo 16 tiri, realizzandone la miseria di 5, e in difesa è in balia di Billups e Hamilton. Ora si va a Chicago, coach Skiles proverà a spronare i suoi alla ricerca di quell’energia e quel ritmo che servono per poter cercare di mettere in difficoltà gli ineffabili Pistons, a detta di tutti lanciatissimi verso le Finals.

     
  • 12:06 il 7 May 2007 Permalink | Rispondi
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    San Antonio fa il botto, Cleveland tiene la rotta 

    Iniziano all’insegna dell’ equilibrio le semifinali di Conference. Cleveland prevale di misura su New Jersey (81-77), con un Lebron James che ha sfiorato la tripla doppia (21 punti, 11 rimbalzi, 7 assist), venendo oltretutto ben assistito dai compagni, in particolare da Hughes e Ilgaukas. Non sono bastate ai Nets le consuete ottimpe prestazioni di Kidd e Carter, ma la serie è ancora lunga.

    Grande impresa degli eterni San Antonio Spurs, capaci di violare il parquet dei Phoenix Suns (106-111), e di prendersi il vantaggio del fattore campo. Esaltante la sfida tra due dei migliori playmaker della Lega, con Nash e Parker entrambi oltre i 30 punti, ma con Steve uscito per qualche minuto a causa di un brutto incidente al naso. La differenza l’ha fatta Duncan, per il momento ancora troppo superiore a un comunque lodevole Stoudemire. La pressione, adesso, è tutta sulle spalle dei ragazzi di D’antoni!

     
  • 12:35 il 6 May 2007 Permalink | Rispondi
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    Tramonto texano: anche Houston in vacanza 

    Continuano le sorprese nella Western Conference. Il campagnolo Jerry Sloan si conferma uno dei più grandi allenatori della storia del basket, capace di fare risultati con qualsiasi squadra e di trasmettere una dedizione e una concentrazione assolute e aggiunge un’altra perla alla sua collana, eliminando i favoriti Houston Rockets in gara-7 (103-99 per Utah). Attorno al monumentale Okur, sempre più l’anima della franchigia di Salt Lake City (sua la tripla decisiva tra l’altro), ci hanno pensato Carlos Boozer (35 punti e 12 rimbalzi) e Deron Williams (20 punti e 14 assist) a mettere a cuccia per l’ennesima volta le velleità post-season di Tracy McGrady. T- Mac non ha sfigurato, ma i suoi 29 punti e 13 assist non bastano a salvare la faccia di un presunto campione che non ha mai superato in carriera lo scoglio del primo turno. Si tratta, insomma, di cominciare a smontare piedistalli (Nowitzki insegna), mentre Yao Ming conferma che serve soltanto a vendere scarpe nell’opulento mercato cinese.

    Un’altra scottante delusione per i Rockets, dopo che due anni fa Ming e compagni avevano sbancato due volte Dallas e sembravano avviati a fare il botto: da allora non si sono più ripresi: si aprano dunque i giusti processi. Utah invece si prepara all’avvincente scontro con Golden State, nel quale è leggermente favorita: ci sarà sicuramente una faccia nuova in finale di Conference, e questo ricambio favorirà certamente lo spettacolo. Il quadro del primo turno si è completato con la promozione ad Est dei New Jersey Nets, la cui esperienza ha avuto la meglio su dei Toronto Raptors (4-2 per i Nets) inficiati pure da assenze e acciacchi, ma il futuro sembra roseo per i canadesi e per il rookie Bargnani: la sua convincente prestazione nella sfortunata gara-6 ne conferma comunque la statura di vaglia. Infine, nella notte è cominciata la prima semifinale della Eastern Conference, con i Detroit Pistons che non hanno dato scampo ai Bulls, con un perentorio 95-69 (serie 1-0 per Detroit). Anche qui la tassa dell’esperienza sembra aver prevalso, benché la franchigia della Motor City sembra aver riacquistato quella intensità e quella cattiveria che le regalarono un favoloso anello nel 2004, e sono senza ombra di dubbio i più papabili per la finalissima. Vedremo se i rampanti Bulls sapranno riprendersi: come ammoniva Larry Brown, una serie non è ancora cominciata finché qualcuno non vince in trasferta.

     
  • 12:07 il 5 May 2007 Permalink | Rispondi
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    Arrivederci, Mago! 

    Fine della corsa per i Toronto Raptors: il team di Bargnani esce sconfitto nella tana dei New Jerey Nets (98-97), e sono Jason Kidd e soci a passare il turno (4-2). Non basta l’ottima prova di Bargnani (17 punti – 4/9 da due, 2/2 da tre, 3/4 ai liberi – con 7 rimbalzi, un assist, un recupero e una stoppata in 40’ ) con alcuni canestri decisivi nel tenere a galla la truppa e una convincente prestazione anche in difesa: troppo pesanti le cattive condizioni di Ford e Calderon e l’esperienza in post-season dei Nets (decisivi Richardson e Carter). Buone vacanze Andrea, e ci vediamo a Settembre agli Europei in Spagna!

     
  • 12:05 il 5 May 2007 Permalink | Rispondi  

    La caduta degli dei: Dirk e Shaq subito a casa 

    Non si può certo dire che i play-off NBA non abbiano riservato sorprese: le due protagoniste della rocambolesca e spettacolare finale dell’anno passato, i Dallas Mavericks e i Miami Heat, sono già fuori dai giochi.
    Se per la truppa di Pat Riley l’eliminazione era in fondo pronosticabile, a causa di una regular season zoppicante, dei vari acciacchi di Wade, della forza degli avversari e di una certa sazietà di fondo inevitabile dopo l’incredibile trionfo dello scorso anno per la giovane franchigia della Florida, è stato tuttavia stupefacente il modo in cui tale delusione si è verificata. Mai dei campioni in carica erano stati spazzati via al primo turno con un perentorio 4 a 0! Certo, Shaq e compagni si sono trovati a fronteggiare i caldissimi Bulls, ma la facilità con cui lo spumeggiante attacco di Chicago ha progressivamente demolito Miami è stata impressionante. I baby Bulls ormai sono un ricordo, la trimurti Nocioni-Deng-Gordon costituisce una realtà solida e smagliante e la sfida ai Pistons di Chris “Lazzaro” Webber promette di far rivivere con nuovo smalto la storica rivalità tra le due franchigie, quando ai tempi di Isiah Thomas e Michael Jordan chi la spuntava finiva poi per portarsi a casa l’anello. Vedremo cosa ci riserverà la serie che debutta questo sabato.
    Sugli Heat poco da dire: lo stesso Riley ha parlato di attitudine e mentalità da cambiare, e non basta l’alibi delle condizioni di Wade, intorno al quale comunque ruoteranno gli Heat del futuro. Piuttosto, ci si aspettava di più da O’Neal, limitato dai lunghi dei Bulls e come sempre dilettantesco dalla lunetta. Colui che è stato indiscutibilmente il giocatore più dominante dell’ultimo decennio (non necessariamente il migliore) sembra avviarsi inesorabilmente verso il Viale del Tramonto cestistico.

    Grande scalpore invece ha destato la debacle dei Dallas Mavericks, la franchigia col miglior record della Lega. I terribili Golden State Warrios già in regular season avevano fatto vedere i sorci verdi a Nowitzki e soci, ma la voglia di rivincita dei texani dopo aver buttato via l’anello lo scorso anno non faceva presagire questo disastro. Una sconfitta più pesante di quanto non dica il 4- 2 finale: i Mavs non hanno praticamente capito nulla, hanno rimediato una figuraccia storica (mai nessuna squadra col miglior record era uscita al primo turno in una serie al meglio dei sette incontri) e Nelson ha dato una lezione terribile ai suoi ex allievi Avery Johnson e Dirk Nowitzki. Proprio l’algido teutonico ha clamorosamente fallito l’appuntamento decisivo; gli 8 punti in gara-6 con percentuali ridicole al tiro e la consueta, mancanza del piglio da leader nei momenti topici dicono tutto. L’MVP che a giorni gli verrà consegnato suona come una sinistra presa in giro. Sui guerrieri di Oakland c’è poco da aggiungere: sono stati magnifici, trascinati da Richardson e dallo stoico Davis, facendo approdare nelle assolate rive della Bay Area quei brividi che mancavano dai tempi del magico trio Chris Mullin- Mitch Richmond-Tim Hardaway.

    Sugli altri incontri, in attesa di vedere se Bargnani continuerà la sua avventura, tutto come da pronostico. I grandi nomi avanzano, e si prospettano sfide di altissima qualità. Sorprendente forse è stata la facilità con cui gli Spurs hanno rispedito in Colorado le velleità dei Nuggets: sembrava che George Karl avesse trovato l’alchimia giusta per far fruttare l’esplosiva miscela Anthony-Iverson, ma gli uomini di Popovich possiedono una scienza dei play-off sufficiente a superare brillantemente anche il passo falso di gara 1. “Big shot” Robert Horry ha poi fatto il resto, come sempre.

     
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