Warriors spreconi, Utah si porta sul 2-0
I primi bagliori delle semifinali di Conference hanno in buona parte rispettato il fattore campo. A parte il colpaccio degli Spurs a Phoenix in gara-1, le restanti serie sono tutte sul 2-0. Stanotte anche Utah si è unita a Detroit e Cleveland in tal senso, ma con molta più fatica rispetto alle grandi favorite della Eastern Conference. In una intensa e spumeggiante partita tipicamente da “Wild wild west”, gli Utah Jazz si sono imposti sui Golden State Warriors dopo un supplementare (127-117). La truppa di coach Don Nelson ha di che mordersi le dita tuttavia: dopo aver ammortizzato senza traumi i colpi offensivi della premiata ditta Okur-Boozer e aver piazzato dei parziali devastanti, a 52 secondi dal termine Baron Davis e compagni conducevano 112-105 e il buon Jerry Sloan iniziava a vedere le streghe. Era ancora Okur (23 punti e 18 rimbalzi per Mehmet) a suonare la carica per la riscossa dei Jazz e, complice un fatale 1 su 2 di Davis dalla lunetta, ci pensava Deron Williams (per lui 17 punti 14 assist a referto) a pareggiare il conto con un canestro da 2 a tre secondi dal termine. Nell’overtime non c’è stata praticamente partita, i Warriors hanno sentito la pressione dell’occasione persa, e la mazzata finale è venuta da una tripla dell’esperto Derek Fisher (appena tornato dal capezzale della figlia malata), che ha commosso il pubblico di Salt Lake City e sancito il + 6 col quale è calato il sipario su questa eccellente sfida. I Warriors si trovano a questo punto con le spalle al muro. Baron Davis è stato come al solito magistrale (36 punti e 7 assist), ma davanti al caldissimo pubblico di Oakland dovrà farsi perdonare quel libero sbagliato. In fondo Golden State non ha nulla da perdere. Don Nelson saprà motivare a dovere Richardson e compagni e preparerà certamente un trappolone per i Jazz, contando sul “sesto uomo” del pubblico californiano, che già ai poveri Mavericks ha causato più di un mal di testa. La serie dunque promette ancora grande spettacolo.
Forse meno spettacolare, ma altrettanto equilibrata, si prospetta il ritorno dei Phoenix Suns in Texas. Mike D’antoni in gara-2 ha calato il jolly, con Kurt Thomas che è riuscito a limitare Duncan. Vedremo se questa inusitata capacità difensiva dei Suns riuscirà a riportare il baricentro della sfida verso l’Arizona. Popovych dovrà chiedere a Parker di issarsi alle siderali altezze di Steve Nash come in gara-1, e confida sull’enorme esperienza dei suoi San Antonio Spurs. Gara-3 promette scintille. Per quanto concerne l’Est, stanotte si gioca gara-3 della serie tra i Detroit Pistons e i Chicago Bulls. Gli eredi di Michael Jordan sono chiamati a un pronto riscatto, quanto meno per salvare la faccia dopo le deludenti e anodine prestazioni a Auburn Hills: i Pistons visti in questo frangente sembrano intoccabili e lanciati verso la loro terza finale assoluta in quattro anni. Più equilibrata promette di essere l’assalto all’arma bianca dei New Jersey Nets contro i Cleveland Cavs. Il 2-0 fino ad ora non sembra esser stato figlio di particolari differenze, e l’esperienza dei Nets, la gran voglia di Jason Kidd di vincere finalmente l’anello, e la pericolosità offensiva di Carter e Jefferson può far male ai Cavs e le prevedibili battaglie di East Rutherford saranno comunque una cartina di tornasole della solidità di LeBron James e compagni, anche in chiave della eventuale finale di Conference.