Aggiornamenti da gennaio, 2008 Mostra/nascondi commenti | Scorciatoie da tastiera

  • 10:51 il 6 January 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: ,   

    Oh, Big Baby: Boston espugna Detroit 

    Un rookie sgraziato e scelto col numero 35 al draft ha risolto una delle sfide di regular season di maggior lignaggio (per palmares delle franchigie, per il loro rendimento stratosferico per rapporto W-L e per le relative strisce vincenti) da parecchio tempo a questa parte nella Lega. A Boston sembra girare tutto per il verso giusto in queste lune e così è stato a sorpresa Glen “Big Baby” Davis l’arma letale che ha consentito ai Celtics di vendicare la sconfitta subita a Boston dai Pistoni: 92-85 il recap finale per Garnett e compagni, ed ennesimo esame superato in questo inizio regular reason che assomiglia a una parata trionfale per la legione del Massachussets.

    L’ex stella di LSU University ha impresso una svolta devastante nel quarto periodo, avendo messo a segno 16 dei suoi 20 punti (suo nuovo career high) in tale frazione. Fino a quel momento la partita era stata splendida ed equilibrata come da pronostico, con un’intensità e un’asfissia difensiva che la faceva assomigliare alla probabile finale di Conference che dovrebbe vedere protagonisti una volta di più i due boss Danny Ainge e Joe Dumars. Erano stati i Pistons a premere per primi sull’acceleratore nel primo quarto, approfittando di un Garnett richiamato in panchina al terzo fallo. Con un parziale di 17-0 i protegé di Flip Saunders mettevano alle corde Allen e Pierce mantenendo la proverbiale efficacia offensiva di Hamilton e Sheed (e trovando nella riserva Maxiell, autore di 13 punti, una piacevole alternativa) e puntellando il tutto con dei raddoppi tremendamente efficaci (in particolare sul play che non fosse Rondo, come già fatto a Boston: mossa capace di mandare in tilt l’attacco dei Celtics), dando un saggio di ciò che ai play-off verosimilmente potrebbe succedere per tutta la durata dell’incontro. Il ritorno di KG era perciò provvidenziale per risalire dal -12 del primo quarto, sopratutto per fornire il faro della manovra dal post basso in chiave offensiva: fondamentale nell’irradiare il gioco, vista anche la poca circolazione di palla effettuata da Rondo o Tony Allen (e che a volte sembra un po’ penalizzare Ray Allen, ma questo è un altro discorso).

    I Celtics tornavano così in carreggiata, fino al -2 dell’half time, mentre nel terzo periodo le due fazioni si alternano al comando fino al 66-63 per Motown a inizio quarto periodo. Dove appunto entra in scena “Big Baby”, sfruttando un copione tanto semplice quanto devastante. Le attenzioni difensive dei Pistons sono tutte per i “Big Three“, con Paul Pierce (autore tra l’altro di una splendida palla rubata a Hamilton conclusa con schiacciata in contropiede) geniale nel liberare Davis sotto canestro con assist precisi e taglienti come lame, finalizzati al meglio dall’erculeo rookie. Un Davis feroce e a suo agio nella temibile gabbia dei lunghi di Detroit, in un’occasione beccando pure il fallo addizionale di un esterrefatto Rasheed Wallace per un gioco da tre che ha ricacciato indietro i Pistons dopo l’ultima fiammata di Rip Hamilton. Kevin Garnett ha avuto parole spiritose ma significative per Davis: “Glen è stato fantastico. E’ davvero bello vederlo crescere così bene come giocatore. Fin dal primo giorno di allenamento, ci siamo confrontati con grinta e non ho esitato a essere anche severo quando serviva. Si sta facendo un culo così per migliorare e questi sono i risultati. Doc Rivers gli sta concedendo una fiducia meritata, e lui si sta integrando coi veterani sempre meglio.” La panchina dei Celtics sta dunque dando risposte fondamentali, dopo che già Tony Allen (10 punti per lui a referto al Palace) era stato decisivo il giorno prima nella svogliata vittoria casalinga contro i Memphis Grizzlies. E se ai “Big Three di complemento” (Posey, T Allen e House) si aggiunge pure “Big Baby”, e se arriverà un play di esperienza alla Payton a puntellare il roster bostoniano, la faccenda comincerà a farsi maledettamente intrigante per i sostenitori del Celtics Pride anche in chiave play-off.

    Per quanto concerne Detroit, la sconfitta è stata un brutto colpo, dato che i Pistons erano unanimemente considerati più in forma dei loro avversari. Una squadra che per cinque anni di fila è andata in Finale di Conference sa però bene quali sono le partite davvero importanti. Chauncey Billups (che nelle fasi finali della partita ha tarpato le ali al possibile recupero dei suoi fallendo tre tiri liberi e una tripla da ottima posizione) ha infatti ironizzato sulla felicità a fine partita dei ragazzi di capitan Pierce: “Sembrava avessero vinto il SuperBowl “. Lo stesso Flip Saunders ha preferito dare spazio al rookie Rodney Stuckey per fargli fare esperienza piuttosto che schierare quel Lindsay Hunter che era stato pivotale nella vittoria dei Pistons a Boston di Dicembre. Insomma, Boston si è aggiudicata una battaglia ragguardevole sopratutto dal punto di vista psicologico: ma la saga Detroit- Celtics promette di scrivere ancora molte pagine appassionanti da qui a fine Maggio.

     
  • 10:07 il 6 January 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: ,   

    Atlanta Hawks: playoff nel mirino? 

    Oramai c’eravamo abituati, nei consueti pronostici pre-stagionali, a scrivere degli Hawks sempre le stesse cose: squadra giovane, con poca esperienza, costruita con evidenti difetti strutturali (troppe ali, nessun play o centro di qualità), con poco entusiasmo attorno e destinata per l’ennesima volta a giocare, più che per un posto nei play-off, nella speranza che le poche vittorie si sarebbero tramutate in un’altissima scelta al draft, con conseguente scelta della promessa di turno. Ed anche quest’anno le parole utilizzate erano le medesime: Atlanta vincerà al massimo 30 partite, non centrerà il traguardo della post-season e sarà la squadra materasso dell’est; con l’ulteriore aggravante che nel draft 2008 non si avrà a disposizione la propria scelta, ceduta ai Suns nell’affare Joe Johnson.

    Erano dunque queste le premesse con cui ai primi di ottobre si era iniziato il training camp, in un clima di sfiducia generale. Probabilmente chi avesse scommesso un dollaro che dopo 30 partite il bilancio sarebbe stato ancora in perfetta parità (15W-15L) sarebbe stato preso per un folle, eppure è proprio così che stanno andando le cose. I motivi che hanno portato alla riscossa degli Hawks hanno dei nomi e cognomi ben precisi, vediamo quali sono: Joe Johnson: non è semplice, quando vieni accolto a mo’ di salvatore della patria in una franchigia disastrata che ti chiede di diventare il leader di una squadra giovane, salire di rendimento e mettere in pratica le cose per cui vieni pagato profumatamente; ebbene, JJ ci sta riuscendo, giustificando il cospicuo investimento fatto su di lui. Non sono solo le cifre (ottime peraltro: in 41 minuti quasi 22 punti, con 3.8 rimbalzi e 5.3 assist, anche se con percentuali rivedibili) a dargli ragione, ma è prima di tutto l’atteggiamento ad essere quello giusto: tantissimi minuti in campo, molti dei quali da vera point guard (e JJ è attorno ai 2 metri), e soprattutto la palla che gli viene sempre affidata nei momenti clou del match, quando spesso il buon Joe non tradisce affatto. E considerando che è ancora piuttosto giovane (classe ’81), appare lecito continuare a puntare su di lui.

    Josh Smith: con il fisico che si ritrova ci mancherebbe altro, verrebbe quasi da dire, ed in effetti persino in una lega di veri e propri super-uomini trovare degli atleti come lui è molto difficile; a ben vedere è proprio sull’atletismo che si basa gran parte del gioco del buon Josh, fatto di balzi clamorosi, stoppate irreali e penetrazioni eseguite con un primo passo difficile da contenere per chiunque. Per il resto c’è ancora un po’ pochino, soprattutto il tiro da fuori è ancora troppo discontinuo (appena il 26% da 3), ma la sua dimensione di attaccante del ferro è fondamentale per gli equilibri del team; ciò infatti lo porta a complementarsi bene con Johnson che, almeno sulla carta, fa del tiro la sua dote migliore. Inoltre è sicuramente lui il miglior difensore perimetrale della squadra, incaricato di prendersi cura della più temibile guardia o ala piccola avversaria. Marvin Williams: tanti nella Georgia storcono ancora il naso pensando che l’ala da North Carolina fu preferito nel draft 2005 a giocatori del calibro di Deron Williams e Chris Paul (ma guarda un po’, due delle migliori point guard al mondo…), eppure quest’anno Marvin sta facendo ricredere almeno alcuni degi scettici, mostrando progressi non sottovalutabili: i 16,6 punti e 5,6 rimbalzi con quasi il 50% dal campo sono ovviamente tutti career high per l’ancor giovanissimo (nato nel 1986) falco. E’ lui l’altro jet perennemente in fase di decollo nei contropiedi degli Hawks, in compagnia di Josh Smith, e non c’è che dire, queste due ali interscambiabili (stessa altezza e tipologia di giocatori alquanto simile) non sembrano affatto pestarsi i piedi, anzi. Con loro ad Atlanta nel settore ali possono star tranquilli per un bel po’ di anni a venire. I problemi sono infatti in altri ruoli…

    Eh sì, perché non è che nella Georgia siano diventati dei geni da un giorno all’altro, e il team presenta ancora degli evidentissimi limiti strutturali: Anthony Johnson in posizione di play, per quanto stia rendendo in maniera soddisfacente (6,7 punti e 4,7 assist, ma soprattutto tanta esperienza), ha tutta l’aria di essere una soluzione tampone e poco più, complici motivi anagrafici (và per i 34 anni), e il rookie Acie Law ha bisogno ancora di molto tempo prima di diventare un giocatore perlomeno affidabile. Chi non ha avuto certamente bisogno di tempo per adattarsi è stato Al Horford, fresco vincitore di due titoli NCAA consecutivi a Florida con Noah e compagni, che ha sin da subito mostrato una maturità per certi versi sorprendente: utilizzato nel ruolo di centro sta viaggiando nei pressi della doppia doppia, tenendo medie di 8,9 punti e 9,3 rimbalzi; unica macchia nella sua giovanissima carriera (che lo ha visto tra l’altro insignito del titolo di rookie del mese di novembre della Eastern Conference), il fallaccio con cui ha steso il povero TJ Ford di Toronto, per il quale si parla addirittura di stagione finita.Tuttavia difficilmente potrà essere lui il centro di peso che tanto aspettano nella città che fu di Dominique, visto che il fisico è più quello di un’ala (208 cm, ma in America sappiamo tutti quanto siano larghi con le misure, e 110 kg). Altri problemi è impossibile poi non notarli dando uno sguardo alla panchina, dalla quale il solo Josh Childress, ennesima ala piccola, fornisce un rendimento soddisfacente, che tradotto in cifre significa 12 punti e 5 rimbalzi di media; per il resto il pino è composto da un insieme di giocatori oramai alla frutta (Lorenzen Wright), promesse non mantenute (Shelden Williams) o con perenni problemi fisici (Speedy Claxton), oltre al già citato ma molto discontinuo Acie Law. E, a proposito di panchina, il coach Mike Woodson, è da sempre considerato un allenatore a termine, sempre in odore di licenziamento. Per concludere, sarebbe ingeneroso non riconoscere come i passi in avanti ci siano stati, e corposi anche: finalmente la squadra sembra avere una sua identità, una parvenza di gioco organizzato e non improvvisato sul momento, ed anche una certa solidità mentale, ma cullarsi sugli allori potrebbe essere particolarmente pericoloso per una squadra giovane e da sempre molto umorale, che non ha ancora un sistema solido su cui poggiarsi nei momenti di magra, o quantomeno una città che la sostenga nei momenti di difficoltà. Per questo, parlare di play-off sembra ancora prematuro; io fossi nella dirigenza mi augurerei di vedere la Philips Arena un po’ meno vuota da qui al termine della regular season: dopo anni in cui più che il tifo si sentivano nell’impianto le urla di incoraggiamento provenienti dalla panchina, e talvolta nemmeno quelle, riconquistare una città sarebbe già un risultato cui brindare allegramente.

     
  • 11:30 il 5 January 2008 Permalink | Rispondi
    Tag:   

    Pistoni Roventi: Bargnani si inchina, adesso i Celtics 

    E sono Undici. La striscia di vittorie dei caldissimi Detroit Pistons prosegue in doppia cifra, con i ragazzi di Flip Saunders che sbancano Toronto (101- 85), si confermano secondi nella Eastern conference tallonando i Celtics. Proprio stasera i fantasmi anni 80 di una delle rivalità storiche della Lega aleggeranno attorno al Palace, nella sfida tra le due migliori franchigie (classifica alla mano), con i nipotini dei “bad boys” che concederanno a Garnett e compagni la rivincita dell’inusitato colpaccio al Boston Garden di qualche settimana fa.

    Inusitato, perché quest’anno Detroit è partita decisamente a fari spenti. Il suo ciclo sembrava essere giunto al capolinea, il vuoto lasciato dalla partenza di Ben Wallace non colmato e l’inchinarsi di fronte alla stratosferica serie di LeBron James nelle finali di Conference a maggio sembrava il sigillo sul tramonto dell’era Pistons, e alcune sconcertanti sconfitte nei primi vagiti della regular season avevano lasciato perplessi anche molti sostenitori dei Bad Boys. Senza contare la polemica per le dichiarazioni di Rasheed Wallace che ha paragonato la Lega alla federazione di Wrestling, e chi conosce David Stern sa benissimo che il Grande Capo se l’è legata al dito (con le ovvie conseguenze del caso…). Certo, Billups e soci rimanevano sempre una delle squadre più toste nella zoppicante Eastern Conference, ma vuoi mettere con il fascino vintage del PGA Tour, o dei vari James e Howard, nella considerazione de media? L’attuale striscia di vittorie ha quindi avuto il merito di riportare la giusta attenzione su un contender solido e sfaccettato, benché privo di particolare appeal mediatico. I Pistons sono una rogna per tutti, e gli stessi Celtics se ne sono accorti perdendoci al Boston Garden: di misura e grazie a una colossale ingenuità di Tony Allen, ma giocando male, perché sono proprio i Pistons che fanno giocare male gli avversari. E del resto, per buttare fuori i Pistons nei Play Offs bisogna sempre fare qualcosa che sfiori la perfezione. San Antonio in sette partite tiratissime, Miami in stato di grazia lanciata verso il titolo nel 2006 e LeBron James autore di una serie Jordaniana (che lo ha svuotato per la finalissima).

    La vittoria su Toronto di ieri sera ha mostrato le peculiarità di questo felice periodo della franchigia diretta dal leggendario Joe Dumars: Billups, Wallace e Prince come eterne garanzie con tatuato addosso l’orgoglio dei campioni, Hamilton autore di 22 punti di media in questa streak di vittorie e sempre più dotato del killer instinct necessario. Ma sopratutto, un significativo contributo dalla panchina:contro i Raptors ben 26 punti sono arrivati da Stuckey, dal superbo tiratore Hayes e dell’ottimo tiratore Maxiell. Proprio quest’ultimo, nel quarto periodo di gara, ha avuto da coach Sanuders l’incarico di mettere la museruola ad Andrea Bargnani. Nei tre precedenti quarti, il “mago” aveva fatto impazzire la difesa dei Pistons, mettendo a referto ben 25 punti, frutto non solo dei consueti tiri da tre, ma anche di alcune felici intuizioni in area pitturata (anche se di rimbalzi, come sempre, nemmeno l’ombra…). Purtroppo per il Mago la festa è finita sul più bello, e l’aggressiva difesa di Maxiell gli ha impedito di superare il suo career high di 26. Saunders è stato a proposito un po’ supponente, affermando che ci sono voluti 25 punti prima che i suoi capissero che il romano sapeva tirare: è anche vero che Bargnani ha avuto un calo fisico. Per lui la sfida sarà dare continuità a queste prestazioni, sopratutto adesso che pare aver riconquistato la fiducia di coach Mitchell.

    Per Detroit invece il futuro immediato è da brividi. Celtics in casa, e poi trasferte a Dallas e San Antonio. Tre impegni che permetteranno di valutare la reale consistenza del momento d’oro dei ragazzi di Motown, sicuramente affrontati col piglio che da sempre contraddistingue Rasheed Wallace e soci. Attenti a non fare i conti senza l’oste: coi Pistons la si può pagare molto cara.

     
c
crea un nuovo articolo
j
articolo/commento successivo
k
articolo/commento precedente
r
rispondi
e
modifica
o
mostra/nascondi commenti
t
vai in alto
l
vai al login
h
mostra/nascondi aiuto
shift + esc
cancella