Aggiornamenti da marzo, 2008 Mostra/nascondi commenti | Scorciatoie da tastiera

  • 16:33 il 13 March 2008 Permalink | Rispondi
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    Utah Jazz: orizzonti di gloria 

    Parlare di Utah Jazz, per chi seguiva il basket NBA a metà anni 90, equivale quasi sempre a evocare nottate in bianco passate a guardare i sogni di gloria di una delle coppie più forti nella storia del basket svanire sotto i colpi del tiranno Jordan: e il giorno dopo andavi a lezione con le occhiaie profonde quanto le depressioni caspiche, e le malelingue insinuavano che avessi guardato cose più appetitose del fisico da bancario di Mister 15,806 assist.

    Per buona parte della attuale decade, il riflusso dell’epopea Stockton-Malone si è fatto purtroppo sentire inesorabile, e nella cartina NBA tornava di attualità la celebre gaffe di “The Mailman” appena approdato ai Jazz : “ Sono felice di giocare a Utah, nello stato di Salt Lake”. Unica costante, eterna e immutabile: Jerry Sloan. Il veterano delle panchine, decidendo di rinviare la pensione in mezzo agli adorati trattori, pianificava qualche stagione orsono con saggezza la rinascita di Utah. Accanto al perno Kirilenko, discusso e discutibile ma pur sempre giocatore dal talento cristallino, Sloan scelse su due lunghi in scadenza di contratto come Mehmet Okur e Carlos Boozer, per poi puntare tutto su una giovane point guard, tale Deron Williams, su cui nessuno avrebbe puntato un penny, tutti presi da un certo Chris Paul che raccoglieva all’epoca consensi bulgari.

    I risultati sono sotto gli occhi di tutti, come si suol dire. Salt Lake City è tornata a essere da un paio di stagioni uno degli snodi principali della Lega. Un anno fa raggiunse tra lo stupore generale le finali di Conference, favorita certamente dal suicidio dei Dallas Mavericks nella loro parte di tabellone. Ma essendo capace anzitutto di vincere con personalità a Houston gara-7 del primo turno, per poi lasciar evaporare la frenesia di Golden State, fino ad arrendersi all’ineluttabile maestria degli Spurs. In questa stagione Utah è chiamata alla difficile conferma, in una Western Conference però assai più competitiva di un anno fa, e che promette una lotta esasperata fin dalla prima palla a due. Al momento attuale, Utah occupa saldamente la testa della North-West Division. Troppo incostanti i dirimpettai sul cucuzzolo della montagna di Denver, regolarmente legnati a dovere negli scontri diretti, mentre Portland ha mollato la presa da tempo. I Jazz fanno parte anche del gruppone generale capeggiato di un pelo dai Lakers, ma in cui tutto è ancora possibile. Difficile pensare che i Jazz possano però ottenere uno dei primi quattro posti, e il vantaggio del fattore campo nel primo turno. Se Salt Lake City è praticamente inespugnabile ( solo tre sconfitte, record), quando l’aereo della squadra si lascia alle spalle le ridenti montagne dello Utah la situazione diventa ben diversa e le sconfitte sono troppo numerose: l’ultima caduta di Chicago è emblematica in tal senso. Quali prospettive per i play-off , dunque? Jerry Sloan, con meno clamore rispetto alle altre contender occidentali, ha fatto già a Gennaio la mossa di mercato che ha migliorato il roster: Kyle Korver, cecchino che sta rinverdendo i fasti di Jeff Hornacek, si è integrato ottimamente garantendo quella variante tattica che l’anno scorso mancava e che sfrutta alla perfezione i granitici blocchi, marchio di fabbrica di coach Sloan. Carlos Boozer e Deron Williams rimangono le architravi del sistema Jazz. Boozer è uno dei migliori power forward della Lega, certamente non devastante fisicamente a causa della stazza, ma capace di sopperire con l’agilità e la tecnica nel confronto con bestioni ben poderosi. Non è certamente un grande difensore, ma quello della difesa è il tallone d’Achille dei Jazz, è risaputo. Per l’esplosivo regista è invece la stagione della definitiva consacrazione, parzialmente oscurata da un Chris Paul che ancora una volta ha spostato più in alto l’alticella. I suoi miglioramenti in fase realizzativa e in difesa, uniti alla sua giovane età e alla certezza che in molti a Ovest sono destinati al declino, danno però una grande certezza ai tifosi dei Jazz. Questo è solo un anno di transizione e ulteriore apprendistato, e chiunque passi per la Energy Solutions Arena troverà comunque pane affilato: il futuro è già qui.

     
  • 14:00 il 13 March 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: , , Rodney Carney   

    Il ventello di Houston, Detroit abdica 

    Atlanta Hawks – Houston Rockets : 75-83

    20 in a row! Questo è l’entusiasta grido dei telecronisti americani nel descrivere l’ennesima impresa di questi pazzi Rockets. Ventesima vittoria di fila appunto, l’ottava dall’infortunio di Ming. Anche stavolta Tracy McGrady ha condotto le danze con 28 punti: l’uomo dei 13 punti in 35 ” agli Spurs ha sigillato il record che eguagli i Milwaukee Bucks di Robertson e Jabbar, cesellando i 5 punti per il parziale di 10-0 che ha allontanato definitivamente gli Hawks (81-71 a 1’53 dalla fine), partiti molto bene e trascinati da un ottimo Joe Johnson (28 punti). Soltanto i Lakers di Wilt Chamberlain hanno registrato una striscia più lunga (33 W nel 71-72). Difficilmente questo sarà l’obiettivo di Rick Adelman, il quale è pronto a condurre i Rockets oltre quello scoglio del primo turno nei play-off che la ex “clutch city” non supera dal 1997.

    Detroit Pistons- Philadelphia 76ers 82-83

    Mentre Boston disintegra Seattle, i Pistons perdono inopinatamente in casa contro i pur lanciatissimi Sixers. Detroit sta forse entrando in una fase dormiente, lasciando ai Celtics quella prima piazza a Est che negli utlimi due anni non ha portato fortuna alla Motor City, in attesa di piazzare la zampata decisiva in contropiede nella annunciatissima finale di Conference (LBJ permettendo…). Philadelphia per altro è in una fase straordinaria e difficilmete si lascerà sfuggire i play-off: ha tenuto sotto controllo Prince e compagni senza mai farli scappare, per poi allungare repentinamente e arrivare al + 5 a 2’27 dalla fine con la tripla di Rodney Carney. detroit prova una disperata rimonta che si spegne sul ferro colpito da Chauncey Billups. I 17 punti di fascetta rossa Wallace non impediscono il sesto ko interno stagionale.

    New Orleans Hornets – San Antonio Spurs : 100-75

    Nel quintetto ideale della Lega ci saranno senza ombra di dubbio tre mostri sacri (Bryant, James, Garnett) e il centro più dominante ( Howard). Alla voce point-guard la concorrenza è decisamente spietata, ma conprestazioni come quella offerta ieri sera contro gli Spurs Chris Paul avanza prepotentemente la sua candidatura. 26 punti e 17 assist per CP3, immune pure dalle amorevoli cure di Bruce Bowen. Devastante anche il rientrante West: 29 punti, 10 rimbalzi e una tripla che sul 91-71 ha mandato Duncan e soci anticipatamente sotto la doccia. Timoteo e Parker non hanno demeritato (24 punti ciascuno), ma in questa tonnara occidentale anche i predatori più esperti fanno fatica. Dopo Phoenix, anche Dallas sta iniziando a far quadrare i conti post-trade e nella facile vittoria contro Charlotte è state splendente la stella di Josh Howard, colui che più sembrava in stallo dopo l’arrivo di Kidd. Al momento sarebbe fuori dalla contesa Denver: i Nuggets però, dopo aver regolato Memphis ieri notte, hanno altri due incontri abbordabili in casa e dovranno poi sobbarcarsi un road trip a Est contro squadre non irrestibili. Per Iverson e soci sarà il momento di chiudere il gap e rendere ancora più avvincente la volata.

     
  • 14:04 il 12 March 2008 Permalink | Rispondi  

    Lakers e Suns ok, Chicago spera 

    Los Angeles Lakers – Toronto Raptors : 117-108

    I Lakers tornano momentaneamente in testa a Ovest battendo i Raptors. I canadesi evocano i piacevoli ricordi degli 81 punti a Kobe Bryant, e l’asso losangelino ne mette stavolta a referto “appena” 34, di cui 10 negli ultimi otto minuti: quanto basta per zittire le velleità dei Raptors, sempre privi di Bosh. Andrea Bargnani realizza una discreta prestazione: 15 punti (4/6 da due, 1/4 da tre e 4/4 ai liberi), sei rimbalzi e sei assist. Il Mago mette a segno pure il canestro dell’illusorio – 6 nell’ultimo quarto, prima che la tripla di un ottimo Derek Fisher ( 18 punti per lui) faccia calare il sipario allo Staples Center. Adesso per i Lakers arriva un ciclo di trasferte terribili che darà l’esatta dimensione delle loro ambizioni. Brutte notizie per Phil Jackson da Andrew Bynum: la sua rieducazione procede più lentamente del previsto, e il rientro è previsto per metà Aprile. Considerato che l’ultima gara di regular season è il 15 Aprile, e che i play-off iniziano il 19-20 dello stesso mese, il tempo per inserire il giovane centro nei nuovi meccanismi post- Gasol è chiaramente insufficiente.

    Phoenix Suns – Memphis Grizzlies : 132-111

    Per la prima volta dall’arrivo di Shaquille O’ Neal, i Phoenix Suns vincono due partite di fila. Battere i Grizzlies dell’ex Assistant coach Iavaroni non è certamente significativo quanto ottenere lo scalpo degli Spurs, ma il progetto Phoenix si sposta di un’altra tacca. Amare Stoudemire, che ha condotto le danze con 29 punti e 13 rimbalzi, ha dichiarato a tal proposito: “Stiamo appena iniziando a capire a quale livello di gioco possiamo arrivare”. Più esplicito è stato Rudy Gay, il migliore di Memphis con 20 punti: ” Hanno infine trovato la quadratura del cerchio. Giocano di squadra, e sanno essere letali”. Per la franchigia del Tennesse, in attesa del draft, vale la regola Borlotti-Oronzo Canà, già sperimentata con successo da Miami: “ Perdere, e Perderemo!

    Chicago Bulls – Utah Jazz : 108-96

    Deron Williams e soci in trasferta non hanno notoriamente la stessa intensità mostrata abitualmente a Salt Lake City, e Chicago coglie una vittoria fondamentale per continuare a sperare nell’ottavo posto a Est, quello che permetterà a una squadra con record ampiamente negativo di arrivare ugualmente alla post-season. I Bulls con 26 vittorie e 38 sconfitte sono a una sola lunghezza dalla piazza ora occupata da Atlanta e che dovrebbe garantire un piacevole rendez-vous con Boston o Detroit. A trascinare i tori ci ha pensato un Drew Gooden deluxe (24 e 10 rimbalzi).

     
  • 14:09 il 11 March 2008 Permalink | Rispondi
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    Houston inarrestabile, Boston fa 50 

    Houston con 19 vittorie di fila eguaglia la terza serie più lunga di sempre. San Antonio inguaia Denver mentre i Celtics sono i primi ad agguantare la cinquantesima vittoria in stagione.

    Houston Rockets-New Jersey Nets 91-73

    Si sapeva che il segreto di Rick Adelman è la capacità di far girare la manovra offensiva collettiva come un orologio, ma ieri i Rockets hanno dimostrato che c’è anche una difesa arcigna dietro le diciannove vittorie consecutive. I New Jersey Nets sono stati costretti a tirare con un pessimo 9/43 nei primi due quartie Devin Harris ha smazzato un solo assist. Tracy McGrady ha dichiarato in proposito: “La nostra difesa è capace di andare a trovare palloni essenziali che ci hanno regalato la vittoria, dato che non siamo stati altrettanto bravi al tiro“.

    San Antonio Spurs-Denver Nuggets 107-103

    Difficile che gli Spurs perdano tre partite di fila in questa fase della stagione, e infatti si sono sbarazzati degli agonizzanti Nuggets pur con qualche difficoltà. Denver ha accarezzato l’idea di coglire un successo vitale in ottica play-off e nel terzo quarto è stata persino avanti di sette lunghezze, prima che Manu Ginobili e il sempre più positivo Kurt Thomas siglassero il parziale che ha riportato avanti gli speroni sul 84-80. Finale molto intenso, con bei sei situazioni di parità tra le due formazioni nell’ultimo quarto (l’ultima a 2’18 dalla fine, Kenyon Martin per il 100 pari). J.R. Smith e poi ancora l’ex New Jersey Nets sbagliano i tiri del possibile -2, e dalla lunetta ci pensano Ginobili e Bruce Bowen a mandare i titoli di coda. Per Manu 14 assist, alcuni dei quali da cineteca. A Denver non basta l’eroico Allen Iverson, 28 punti con un dito fratturato.

    Philadelphia 76ers-Boston Celtics 86-100

    Vittoria numero 50 in stagione per gli irlandesi, a casa di una delle squadre più in forma della eastern Conference. I baldanzosi Igoudala e Thaddeus Young devono in chinarsi al maestro Garnett, il quale nel terzo quarto fa mettere la freccia ai suoi, siglando 12 dei 14 punti del parziale che chiude la contesa. Ray Allen ricorda ai suoi detrattori che quando non si sacrifica in difesa su Bryant o Hamilton rimane un cecchino discreto e implacabile (21 punti) mentre Rajon Rondo con otto assist lascia intendere che non c’è nessuna fretta di integrare Cassell (timido debutto per l’ex Clippers).

    Nelle altre partite, svettano le triple doppie di LeBron James (la settima della stagione) e Hedo Turkoglu rispettivamente contro Portland e Atlanta. Orlando mantiene un discreto margine sui Cavs per la terza piazza nella griglia orientale. Facile vittoria per Dallas sui derelitti Knicks: da quando a Isiah Thomas è stato esteso il contratto, il suo record è 22 W- 61 L. Altra disgraziata partita per Miami, che si arrende in casa ai Clippers.

     
  • 14:13 il 10 March 2008 Permalink | Rispondi
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    Stagione finita per Dwayne Wade 

    Capolinea della corsa stagionale per Dwayne Wade. La stella dei Miami Heat ha deciso di sottoporsi a un intervento molto particolare chiamato OssaTorn che lo terrà lontano dal parquet per almeno 30 giorni, più un altro mesetto di rieducazione. E’ stato Pat Riley in persona ad annunciare l’ok della società al ricorso ai ferri. “Credo sia arrivato il momento di fermare Dwyane. Dobbiamo pensare alla sua salute e siamo convinti che questo procedimento lo aiuterà a tornare quello di prima.”

    La stagione dei campioni 2006 è del resto già ampiamente archiviata sotto la voce ” fallimento” (record di 11 W e 50 L, ultimi nella Lega), e l’assenza di Dwayne sarà decisamente superflua. Gli occhi di Riley sono tutti rivolti alla lotteria che sancirà la griglia per il draft di Giugno, mese nel quale si saprà se Shawn Marion eserciterà o meno l’opzione “free agent” del suo faraonico contratto.

     
  • 13:06 il 10 March 2008 Permalink | Rispondi  

    Il fattore O’Neal cambia Phoenix 

    Seconda sfida dell’anno tra i Phoenix Suns e i San Antonio Spurs in Arizona, dopo quella di gennaio. Tale gara fu uno spartiacque significativo nella stagione di entrambe. San Antonio ci arrivò in crisi nera, con Parker infortunato, e giocò un primo tempo orribile. Phoenix, come sovente le accade, mancò però il colpo del KO e i campioni in carica si affidarono all’esperienza di Ginobili, Duncan e Finley per invertire l’inerzia della loro stagione, da quella serata di nuovo scintillante. I Suns avvertirono invece la loro insostenibile leggerezza dei momenti chiave, e probabilmente Steve Kerr maturò in quel frangente l’idea di portare Shaquille O’Neal in mezzo ai cactus.

    Con la sfida di ieri le parti si sono invertite. Phoenix ci arriva coi panni di grande malata della Lega, l’inserimento del Diesel procede a tentoni e la classifica si è resa pericolosamente insidiosa. San Antonio è al top della Western Conference, e approda alla US Airways Arena col piglio dello squalo che gira intorno alla preda ferita per darle il colpo di grazia, in una partita che in teoria non dovrebbe perdere mai. E invece San Antonio è uscita sconfitta 94-87, mancando l’opportunità di affossare e togliere forse definitivamente dai giochi quella che, sebbene abbia perso le stimmate di avversario più arcigno nella tonnara dell’Ovest, rimane pur sempre una outsider temibilissima. Gli Spurs hanno perso pur avendo avuto sempre in pugno la partita. Il piano di Popovych era chiaro: lasciare sfogare Nash e soci, esaltare il consueto folklore della Us Airways Center, per poi infilare come d’abitudine D’Antoni nel finale. Nel primo tempo la scena è stata tutta per uno Shaquille O’Neal tirato a lucido come ai bei tempi, regista difensivo forse non puntuale nell’uscire sugli scarichi, ma implacabile nel limitare in post basso la grande nemesi dei Suns, Tim Duncan.

    San Antonio soffre in attacco (alla fine avrà un brutto 38% al tiro), ma argina bene le folate di uno Steve Nash (14 assist per il due volte MVP) capace di mandare in doppia cifra cinque compagni. Nel quarto periodo gli Spurs mettono la freccia: l’ex dal dente avvelenato Kurt Thomas punisce con dei jumper affilati la staticità difensiva di Shaq e porta gli Spurs sopra di cinque lunghezze (85-80) a cinque minuti dalla sirena. Difficile pensare che sciacalli consumati come i Popovych boys si facciano sfuggire la preda, tanto più che Shaq e Amare Stoumdemire giocano con la spada di Damocle del sesto fallo pendente. Protetta dal big man in maglia 32, encomiabile per grinta e coraggio, Phoenix però trova un inusitato ardore per piazzare un parziale di 14-2 che chiude la partita. Nash da il “la” con una tripla ad altissimo coefficiente di difficoltà, poi 5 punti in fila di Stoudemire per il vantaggio Phoenix (88-85). La risposta è d’autore per i texani, con Ginobili per il -1, ma ci pensa un sublime Grant Hill dalla linea di fondo il nuovo +3 (90-87 a 1’15 dalla fine). L’ultimo sussulto per gli speroni è di Tim Duncan ma O’ Neal, pur in evidente debito d’ossigeno, contiene perfettamente il tentativo del caraibico inducendolo all’errore.

    Una rondine non fa notoriamente primavera, ma intanto Phoenix arresta la pericolosa emorragia e sogna di aver trovato in Shaquille O’Neal il grande vendicatore. Alla tavola imbandita dei play-off bisognerà aggiungere una sedia abbastanza capiente.

     
  • 14:16 il 9 March 2008 Permalink | Rispondi
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    Vincono Jazz e Warriors, super T-Mac 

    Orlando Magic – Golden State Warriors : 95-104

    Dopo aver disintegrato Miami il giorno prima, Don Nelson conduce la sua truppa nella ben più insidiosa Orlando. Baron Davis trascina i suoi alla preziosa vittoria in ottica play-off, con 33 punti, 9 assist e 7 rimbalzi. Non è stata una passeggiata, in quanto I Magic sono partiti col piede a tavoletta sull’acceleratore. La difesa dei Warriors sembrava in gita nella vicina Disneyland, e i ragazzi di Van Gundy hanno fatto registrare un primo qu arto da urlo , col 70% al tiro e 5/6 da oltre l’arco, mentre Dwight Howard (26 punti) offriva il consueto contributo. La musica cambiava nel terzo periodo, con i Warriors capaci di cambiare l’inerzia con uno spietato parziale di 18-4 che li porta avanti 69-65, segnatamente grazie a Stephen Jackson (14 dei suoi 20 punti in tale frangente), e dominano Orlando a rimbalzo. I Magic non reagiscono e Golden State rafforza l’ottavo posto, con due W di vantaggio su Denver.

    Utah Jazz- Denver Nuggets: 132- 105

    Che dire di una squadra che prende 77 punti in due quarti, nel giorno in cui deve fornire la conferma della splendida vittoria del giorno prima contro San Antonio? Denver subisce la legge di Salt Lake City, confermando la propria inattitudine per giocare a certi livelli. Mimmo Okur demolisce sistematicamente dall’arco l’inesistetente difesa del Colorado con sei triple mentre Williams ha distriubuito assist come se piovesse (16), in una partita mai seriamente combattuta.

    Houston Rockets – New Orleans Hornets : 106-96

    Houston continua a cavalcare l’onda, e sigilla il diciottessimo successo di fila. Stavolta contro dei diretti rivali per la post-season, quei New Orleans Hornets che con 5 sconfitte nelle ultime 10 esibizioni sembrano un po’ in calo. Tracy McGrady sta forse attraversando il momento migliore della carriera: 41 punti, 9 assist e facilità sconcertante nell’alternare schiacciate a esecuzioni a canestro perfette. Che sia finalmente maturo per mostrare il suo repertorio pure nei play-off? La contesa del Toyota Center si è decisa nel terzo quarto, quando i Rockets hanno messo a segno un grandinata di triple, con T-Mac, Battier e Head. In tale esercizio non ha sfigurato nemmeno Chris Paul (3/5 da oltre l’arco), ma nè la sua consueta maestria (37 punti e 11 assist) né l’onnipresenza di Tyson Chandler sotto canestro (15 punti e 16 rimbalzi) hanno potuto arrestare la corsa dei razzi texani, adesso terzi a Ovest.

    Nelle altre partite del sabato svettano due individualit. Dirk Nowitzki supera Rolando Blackman come miglior realizzatore nella storia dei Dallas Mavericks (16 644 punti) nella vittoria dei Texani sui Nets dell’ex Harris, mentre Kevin Garnett supera l’asticella dei ventimila punti nella scontata affermazione di Boston sul parquet di Memphis.

     
  • 14:23 il 8 March 2008 Permalink | Rispondi
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    Denver batte San Antonio e respira 

    Sempre più avvincente la lotta per i play-off a Ovest. In attesa di vedere se Houston si sgonfierà, al momento è pienamente invischiato chi a inizio stagione puntava esclusivamente al titolo. Phoenix e Dallas sentono il fiato sul collo di Golden State e Denver, rispettivamente all’ ottavo e nono posto. Intanto i Lakers approfittano dello scivolone degli Spurs, vincono agevolmente il derby di LA e tornano in vetta. A Est prosegue il duello parallelo tra Boston e Detroit dopo lo scontro diretto. I Celtics passeggiano coi Bulls (116-93), mentre i Pistons si impongono a fatica a New York (101-97), senza Rasheed Wallace. Philadelphia massacra Seattle e rende sempre più solido il suo settimo posto. Toronto ancora priva di Bosh perde al supplementare contro i Wizards ma fa registrare una prova convincente di Andrea Bargnani (27 punti per il Mago).

    Denver Nuggets – San Antonio Spurs : 109-96

    I Nuggets si trovano con le spalle al muro: con un piede fuori dai play-off, ricevono i San Antonio Spurs in serie positiva da 11 incontri, e quando Ginobili e compagni vanno all’intervallo con otto punti di vantaggio dei brutti pensieri assalgono il Pepsi center di Denver. Iverson e Anthony non tradiscono nel momento della verità. “The Answer” mette a referto 29 punti e 9 assist, mentre Melo sale in cattadra contro la sua nemesi texana dopo una prima frazione anonima e timbra 17 dei suoi 25 punti, oltre a otto rimbalzi. Camby sigilla la vittoria arginando alla perfezione un ottimo Duncan: un solo fallo a carico di Marcus. Stavolta non basta il solito Ginobili da 24 punti agli Spurs, anche perché è Parker a marcar visita. Il francese è stato poco efficace al tiro (4 punti con 2/7 al tiro) ma sopratutto le sue proverbiali percussioni non hanno fatto i danni sperati sulla fragile difesa di George Karl: nemmeno un fallo portato a casa dall’MVP delle finali 2007. Detto che notevole è stato il contributo di Naraja e JR Smith alla causa del Colorado, non si può fare a meno di chiedersi cosa farebbero i Nuggets se giocassero così tutte le sere, o se avessero fatto qualche accorgimento al marcato di febbraio. Adesso gli Spurs sono attesi domenica a Phoenix, e conoscendo Popovych c’è da giurare che San Antonio cercherà di mettere un chiodo nella bara dei Suns. Ancora una sconfitta ieri sera per i Steve Kerr Boys, stavolta in casa e contro gli Utah Jazz, notoriamente poco a loro agio lontani da Salt Lake City. O’ Neal realizza il suo season high in Arizona con 20 punti, ma la difesa di Phoenix viene letteralmente crivellata da Boozer e dalle triple di Okur e Korver nel finale, il tutto sotto la regia di Deron Williams. Domenica le spalle al muro contro gli Spurs le avranno proprio Steve Nash e soci.

     
  • 14:26 il 7 March 2008 Permalink | Rispondi
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    Le 17 di Houston, Cleveland KO 

    Dallas Mavericks – Houston Rockets : 98-113

    Derby texano amputato dalle assenze delle rispetive stelle: di Yao si sa, mentre a Nowtizki lo stop è stato imposto dalla Lega dopo il fallaccio su Kirilenko. A dare spettacolo ci pensa però Tracy McGrady: con l’assenza del centro cinese, l’ex Orlando si sta prendendo sulle spalle la squadra come mai fatto nel corso della sua discontinua carriera. 31 punti,9 punti e il ruolo di architrave del magnifico collettivo escogitato da Rik Adelman per sopperire all’assenza del proprio principale terminale offensivo. Da non sottovalutare nemmeno il fattore psicologico: i Rockets giocano con la mente sgombra da pressioni, a differenza delle squadre coinvolte nelle trade di febbraio, le quali sembrano avere la pistola puntata alla tempia. La sfida di Dallas si è decisa nel terzo quarto, quando i Rockets hanno timbrato un 35-20 che ha spezzato l’equilibrio delle due prime frazioni. Alston è salito in cattedra in tale frangente con 11 punti di fila 8 24 in totale per il funambolico play), mentre dalla panchina è stato basliare il contributo di Lndry e Bobby Jackson (rispettivamente 17 e 10 punti). Per i Mavericks, deve passa’ la nuttata.

    Chicago Bulls- Cleveland Cavaliers : 107-96

    Tanto rumore per nulla. A giudicare da quanto visto ieri sera, non è che la maxi trade tra le due franchigie abbia modificato di tanto i valori. Cleveland trova il Lebron James mostruoso del giorno prima a New York soltanto nella prima frazione, quando mette a segno ben 26 punti. Dopo l’intervallo, anche il Prescelto si dimostra umano e la stanchezza lo fa tirare con un 3/ 12. Inevitabile quindi la sconfitta, sopratutto se Ben Wallace si fa dominare sotto le plance da un pischellino sgraziato come Noah (20 rimbalzi per il due volte campione NCAA). Deng e Gordon sono invece decisivi per Chicago, in particolare Ben (che ha messo ha segno 9 dei suoi 23 punti in un solo minuto nel terzo quarto, favorendo la fuga dei Bulls). Discrete le prove degli ex Gooden e Hughes, per i nipotini di Jordan l’ottavo posto a Est non è una chimera.

    San Antonio Spurs – Indiana Pacers : 108-97

    Mentre Tim Duncan sonnecchiava sornione, ci hanno pensato Ginobili e Tony Parker a marcare l’undicesima vittoria di fila per i simpatici speroni texani (Popovych trova il modo di farsi espellere, delitto di lesa maestà!). Avvolto in una canotta “los spurs”, Manu ha sciorinato 28 punti e il consueto campionario di estrosità latine, mentre l’MVP delle finali 2007 conferma di essere pienamente recuperato:autore di 19 punti e della tripla che ha chiuso il parziale di 14-4 che ha mandato in orbita gli Spurs. Che sono sempre la squadra da battere bisogna proprio ricordarlo? Dignitosa la resa di Indiana, sempre priva di O’Neil e Tinsley, ma che, trascinata da Dunleavy e Granger, potrebbe ancora raggiungere l’ottavo slot per la post-season a Est.

     
  • 10:07 il 6 March 2008 Permalink | Rispondi
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    Garnett imperiale: Boston piega i Pistons 

    Terzo capitolo della saga Boston vs Detroit in questa regular season, e stavolta è rispettato il fattore campo. I Celtics domano i loro rivali della Motor City 90-78 e rafforzano di un’altra tacca il loro dominio nella Eastern Conference. Danny Ainge incassa un altro dividendo della grande stagione celtica ed è il primo a staccare il biglietto per i play-off.

    La contesa del Boston Garden è come uno spareggio per definire chi avrà il vantaggio del fattore campo nella eventuale, pronosticatissima finale di Conference. Logico che l’atmosfera sia quelle delle grandi occasioni, e alcuni scontri di gioco lo hanno dimostrato. Persino uno scolaretto da libro cuore come Ray Allen abbandona il suo aplomb e spedisce Rip Hamilton al tappeto con un fendente inpieno petto, mentre Maxiell tarpa con le maniere forti un volo di Rondo lanciato a canestro. Larry Bird, ripensando ai suoi duelli con gentiluomini del calibro di Bill Laimbeer e Dennis Rodman nelle epocali sfide anni 80, bollerebbe tali gesti come roba da signorine, ma la partita è davvero sentita. Boston sa di dover vincere a tutti i costi per tenere fede alla propria grandeur (rafforzata dall’arrivo di Cassell), proprio come per Saunders è vitale instillare nella tana di Boston il tarlo dell’insicurezza.

    Boston vince meno nettamente di quanto dica il punteggio, ma la partita l’hanno sempre condotta i Rivers-boy, che in diverse fasi della gara hanno allungato per poi venire ripresi dalle sfuriate di Billups e soci. Ci pensa Paul Pierce a timbrare lo strappo decisivo, portando in un baleno un incerto 78-77 nel felice 85-77 del “mamma butta la pasta”. Vittoria di squadra e di carattere, perché vedere un Ray Allen che si sacrifica in difesa su Hamilton, che mette da parte le sue velleità offonsive e si guadagna la pagnotta con 7 rimbalzi e 5 assist testimonia di un progetto serio e vincente. A fare punti del resto ieri ci ha pensato il miglior Garnett della stagione, pari solo a quello che allo Staples Center aveva disintegrato i sogni di gloria dei Lakers. 31 punti (season high) per un Big Ticket che se ne infischia altamente delle chiacchiere da bar su MVP. ma i cui movimenti d’autore in post hanno fatto male pure a un puledro di razza come Rasheed Wallace. KG è stato poi spalleggiato magnificamente da Perkins, autore di 20 rimbalzi. Che alle orecchie del buon Kendrick siano arrivati i dubbi di un noto telecronista italiano un po’ blasé sulla sua consistenza in ottica anti Pistons? Di sicuro la concorrenza stimola (P.J Brown….) proprio come per Rajon Rondo l’arrivo di Cassell ha aggiunto ulteriore pepe nelle falangi. Ora spetta a River fare quadrare tutti i tasselli in dei play-off in cui tutti aspetteranno al varco i grandi favoriti.

    Detroit si è confermata l’avversaria più pericolosa per impedire a Est il lieto fine alla favola Ainge. Volendo trovare un pelo nell’uovo nel perfetto motore di Flip Saunders, ci pare che i campioni 2004 mostrino una certa fatica a cambiare spartito. O i Pistons fanno saltare il banco come contro Phoenix o Dallas, correndo e aprendo il campo in maniera magistrale, oppure si trovano invischiati in qualcosa di diverso e il binomio Billups-Sheed, pur eccelso, offre più punti di riferimento agli avversari, come capitato ieri sera (grazie in particolare alla serata opaca di Prince). Per eliminare Boston servirà inoltre quel contributo dalla panchina che ieri è latitato. Ma una cosa è pero certa: ci sarà da divertirsi.

     
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