Utah Jazz: orizzonti di gloria
Parlare di Utah Jazz, per chi seguiva il basket NBA a metà anni 90, equivale quasi sempre a evocare nottate in bianco passate a guardare i sogni di gloria di una delle coppie più forti nella storia del basket svanire sotto i colpi del tiranno Jordan: e il giorno dopo andavi a lezione con le occhiaie profonde quanto le depressioni caspiche, e le malelingue insinuavano che avessi guardato cose più appetitose del fisico da bancario di Mister 15,806 assist.
Per buona parte della attuale decade, il riflusso dell’epopea Stockton-Malone si è fatto purtroppo sentire inesorabile, e nella cartina NBA tornava di attualità la celebre gaffe di “The Mailman” appena approdato ai Jazz : “ Sono felice di giocare a Utah, nello stato di Salt Lake”. Unica costante, eterna e immutabile: Jerry Sloan. Il veterano delle panchine, decidendo di rinviare la pensione in mezzo agli adorati trattori, pianificava qualche stagione orsono con saggezza la rinascita di Utah. Accanto al perno Kirilenko, discusso e discutibile ma pur sempre giocatore dal talento cristallino, Sloan scelse su due lunghi in scadenza di contratto come Mehmet Okur e Carlos Boozer, per poi puntare tutto su una giovane point guard, tale Deron Williams, su cui nessuno avrebbe puntato un penny, tutti presi da un certo Chris Paul che raccoglieva all’epoca consensi bulgari.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, come si suol dire. Salt Lake City è tornata a essere da un paio di stagioni uno degli snodi principali della Lega. Un anno fa raggiunse tra lo stupore generale le finali di Conference, favorita certamente dal suicidio dei Dallas Mavericks nella loro parte di tabellone. Ma essendo capace anzitutto di vincere con personalità a Houston gara-7 del primo turno, per poi lasciar evaporare la frenesia di Golden State, fino ad arrendersi all’ineluttabile maestria degli Spurs. In questa stagione Utah è chiamata alla difficile conferma, in una Western Conference però assai più competitiva di un anno fa, e che promette una lotta esasperata fin dalla prima palla a due. Al momento attuale, Utah occupa saldamente la testa della North-West Division. Troppo incostanti i dirimpettai sul cucuzzolo della montagna di Denver, regolarmente legnati a dovere negli scontri diretti, mentre Portland ha mollato la presa da tempo. I Jazz fanno parte anche del gruppone generale capeggiato di un pelo dai Lakers, ma in cui tutto è ancora possibile. Difficile pensare che i Jazz possano però ottenere uno dei primi quattro posti, e il vantaggio del fattore campo nel primo turno. Se Salt Lake City è praticamente inespugnabile ( solo tre sconfitte, record), quando l’aereo della squadra si lascia alle spalle le ridenti montagne dello Utah la situazione diventa ben diversa e le sconfitte sono troppo numerose: l’ultima caduta di Chicago è emblematica in tal senso. Quali prospettive per i play-off , dunque? Jerry Sloan, con meno clamore rispetto alle altre contender occidentali, ha fatto già a Gennaio la mossa di mercato che ha migliorato il roster: Kyle Korver, cecchino che sta rinverdendo i fasti di Jeff Hornacek, si è integrato ottimamente garantendo quella variante tattica che l’anno scorso mancava e che sfrutta alla perfezione i granitici blocchi, marchio di fabbrica di coach Sloan. Carlos Boozer e Deron Williams rimangono le architravi del sistema Jazz. Boozer è uno dei migliori power forward della Lega, certamente non devastante fisicamente a causa della stazza, ma capace di sopperire con l’agilità e la tecnica nel confronto con bestioni ben poderosi. Non è certamente un grande difensore, ma quello della difesa è il tallone d’Achille dei Jazz, è risaputo. Per l’esplosivo regista è invece la stagione della definitiva consacrazione, parzialmente oscurata da un Chris Paul che ancora una volta ha spostato più in alto l’alticella. I suoi miglioramenti in fase realizzativa e in difesa, uniti alla sua giovane età e alla certezza che in molti a Ovest sono destinati al declino, danno però una grande certezza ai tifosi dei Jazz. Questo è solo un anno di transizione e ulteriore apprendistato, e chiunque passi per la Energy Solutions Arena troverà comunque pane affilato: il futuro è già qui.