Tutti ai blocchi di partenza anche a Ovest, benché la serrata lotta per conquistare una mattonella più favorevole nella griglia ha fatto sì che i motori siano già accesi da un pezzo (Boston e Detroit ringraziano). Otto squadre in grado di fare tutto e il contrario di tutto e tante reputazioni e rese dei conti in ballo.
LA Lakers- Denver
Dalla prospettiva di perdere Bryant, al primo posto nella Western Conference e probabile MVP assegnato al divo gialloviola. Negli ultimi 10 mesi è successo di tutto nella città degli angeli. Anche il colpo ferale dell’infortunio di Bynum è stato ammortizzato grazie ai buoni uffici di Jerry West e Pau Gasol ha così reso devastante il triangolo offensivo di Phil Jackson, rivitalizzando persino un Lamar Odom avvistato confusamente in giro per il Sunset Boulevard dalla lezione subita da Garnett a gennaio. Come potrà la difesa di Denver, capace di far segnare 151 punti ai Sonics, arginare l’onda d’urto dei Kobe Boys? Probabile che George Karl escogiti qualcosa, più probabile si auguri Gasol perpetui la sua anemia post-season: difficile però che basti a portare in Colorado quattro partite. Nei tre confronti in stagione, i Kobers hanno non a caso sempre vinto e in scioltezza. Iverson e Anthony, coadiuvati dal fromboliere JR Smith, cercheranno di dare fastidio a Jackson coi loro caratteristici break and run, con quelle sfuriate che nei giorni migliori ti fanno pensare che Denver possa battere chiunque: magari auspicando che Carmelo eluda i bastioni lacustri con maggiore abilità di quanto non faccia con la polizia del Colorado. L’ormai mite e angelico “The Answer” cercherà da par suo di rinverdire i fasti delle NBA FINALS 2001, quando al cospetto dei campioni losangelini infilò un gara- 1 da leggenda. Ma questi Lakers stanno studiando per tornare a quei livelli, per Allen Iverson al massimo sarà un flash-back.
Houston-Utah
Rivincita della serie che l’anno scorso causò l’addio di Jeff Van Gundy e il pianto alla Candy Candy di T-Mac in conferenza stampa: anche stavolta Houston ha il vantaggio del fattore campo, ma senza Yao e coi pronostici tutti a favore di Utah, squadra dal talento dirompente. Non a caso i Jazz hanno deposto le armi senza colpo ferire nell’ultima sfida con San Antonio proprio per confezionare il trappolone ai Rockets. I quali non vincono una serie play-off dal 1997, mentre la loro stella Tracy McGrady notoriamente nelle gare a eliminazione diretta si dissolve. Attenzione però a quel fine stratega di Rik Adelman, che ha cambiato volto ai desolanti Rockets dell’ultimo lustro. L’attacco di Houston dispone di rotazioni e alchimie da capogiro, mentre la difesa è in grado di trascinare Boozer e Williams in quelle secche offensive che sovente trovano lontano dagli adorati laghi salati di casa. Già, Carlos e Deron: riusciranno a omaggiare Jerry Sloan di ciò in cui fallirono Stockton e Malone e cioè un titolo NBA? Sarà determinante come un anno fa il contributo di Mimmo Okur, sia per le sue triple tagliagambe, sia per la possibilità di innescare Boozer nel pitturato. Sempre che McGrady non decida sia arrivata l’ora per lacrime di gioia.
San Antonio-Phoenix
Indubbiamente LA partita di questo primo turno. Solo un anno fa era la finale anticipata, una serie diventata famigerata causa arbitraggi infami, Robert Horry che da sosia di Will Smith si tramutò in controfigura di Wesley Snipes e sternate varie che elevarono ai massimi storici l’odio per i texani in tutto il selvaggio West. Phoenix ha piantato il grande cactus O’ Neal in buona parte per usarlo come clava contro Duncan e soci, e il destino ha dato loro una mano, preparando il contesto per la vendetta. L’azzardo della trade Marion-Shaq non convince in pieno, ma se c’è una serie che i Suns possono aggiudicarsi è proprio questa. Timoteo ha storicamente sempre sofferto il pieno Diesel, e non è un caso che il suo 15/ 40 al tiro nelle due sfide di regular season gli abbia impedito di compiere l’abituale abuso vietato ai minori di Stoudemire.Il quale potrà finalmente pensare soltanto a mandare in porto i pick&roll griffati Nash. D’Antoni confida anche sui sassolini che Steve vorrà togliersi dalle scarpe, ma se Popovych non ha fatto pretattica sulle condizioni di Manu Ginobili sarà durissima portare in Arizona lo scalpo del ciuffo bianco dell’odioso Gregg.
New Orleans- Dallas
Altro rendez-vous da vertigini cestistiche. Jason Kidd ci arriva col vento in poppa, avendo appena registrato la centesima tripla doppia in carriera: ottima iniezione di fiducia, prima di svenarsi a inseguire Chris Paul sul parquet. Chi dice che l’organico degli Hornets è povero sbaglia, perché se uno come Stojakovic è il tuo quarto violino e hai in più il retaggio di Bonzi Wells tanto male non sei messo. Ben diverso il discorso sull’esperienza: CP3 non ha mai giocato una gara così importante e con un rivale del calibro di Kidd, già ai mondiali 2006 pagò dazio alla sua poca attitudine a giocare sfide di tale livello. Idem dicasi per il confronto tra David West e Josh Howard, mentre ci vorrà ben più della malizia a Dampier per arrestare l’impeto di Chandler sotto canestro. Avery Johnson ci spera, onde evitare le pieghe del Cuban furioso, e sa di contare sul ritrovato Dirk Nowitzki. Presunto perdente che, come tanti altri, ha l’occasione per rifarsi una verginità cestistica.