Aggiornamenti da aprile, 2008 Mostra/nascondi commenti | Scorciatoie da tastiera

  • 10:34 il 20 April 2008 Permalink | Rispondi
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    Gasolution: Lakers col vento in poppa 

    Un Pau Gasol formato mondiale trascina i Lakers in gara-1 contro i Denver Nuggets (128-114). Il catalano ha iniziato la sfida con il fardello di un 0-12, che non è ahilui la linea per bambini di Benetton ma il suo record in post-season coi Memphis Grizzlies. Tutt’altra musica ovviamente coi Lakers, anche perchè al cospetto dei losangelini ci sono quei Nuggets che negli ultimi tre anni hanno subito altrettanti rovesci al primo turno (e sempre per 4-1).

    Pau ha sfiorato la tripla doppia con 36 punti, 15 rimbalzi e 8 assist, ringraziando la cronica mancanza di aggressività dei lunghi di George Karl, in particolare di un Marcus Camby inguardabile. Altrettanto incisivo è stato Lamar Odom, che in mezzo alle belle statuine del Colorado si è per una volta meritato l’epiteto “marvellous”, sfoderando in particolare alcuni assist al bacio per il compare catalano. Una fluidità offensiva spettacolare e priva della classica Kobe-addiction: il fenomeno gialloviola ha debuttato in maniera assai dimessa, fallendo otto dei suoi primi dieci tiri, per poi salire in cattedra nel terzo quarto, affondando il coltello nell’ imbarazzante retroguardia dei Nuggets. E’ stato Bryant in persona a mettere in ghiacciaia la partita quando Denver si è rifatta sotto 101-91 nel quarto periodo, frazione in cui ha messo a segno 18 dei suoi 32 punti.

    Denver ha mostrato lampi che indurrebbero all’ ottimismo soltanto nel secondo quarto, chiuso in ritardo di due punti, ma a tratti condotto nel punteggio per effetto delle giocate del fromboliere JR Smith, con Iverson in panchina. “The Answer” ha messo a segno 30 punti (troppi errori dalla lunetta però), ma si è confermato il solito accentratore offensivo, incapace di dare fluidità alla manovra, sprecando troppi palloni in banali 1 contro 1 tanto per dirne una. Trentello in cascina anche per Carmelo Anthony ma quasi mai nei momenti topici della gara, e come AI con percentuale inferiore al 50%: ben diverso l’impatto di Kleiza, 23 punti (9 /13 al tiro) e la certezza di costituire un’alternativa offensiva per coach Karl, visti anche i disastri relizzativi di Camby e Martin. Gara-2 in programma mercoledì sera farà capire se la serie ha qualche possibilità di cambiare un esito che sembra già scritto.

     
  • 10:30 il 20 April 2008 Permalink | Rispondi
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    Si ricomincia da Duncan, Phoenix KO 

    Inizio col botto nella serie più attesa del primo turno, e col solito protagonista assoluto. C’è voluto un doppio overtime per assegnare agli Spurs gara-1, gettando nella disperazione Mike D’Antoni, dopo una partita quasi sempre nelle mani di Phoenix. Implacabile Tim Duncan, autore di 40 punti e 15 rimbalzi. E’ del caraibico la tripla che ha regalato a San Antonio il secondo supplementare. Nel quale ci ha pensato il clutch-player per eccellenza dei texani, Manu Ginobili, a mettere in cassaforte il primo mattone della serie con un lay-up d’autore per il 117-115 finale.

    Phoenix ha indubbiamente gettato via una grande occasione, benché il tempo non manchi a Nash e soci per rifarsi. Partiti subito col vento in poppa (nonostante Shaq già gravato da falli, uno dei quali causa della consueta “simulazione argentina”, stavolta di Oberto), i soli hanno dominato nei primi tre quarti, raggiungendo un vantaggio persino di 16 lunghezze mediante le consuete alchimie offensive di “Nash to Amare”, in particolare grazie al due volte MVP, davvero ispiratissimo. San Antonio rimaneva però sorniona in partita grazie a Timoteo, il quale nel quarto periodo sfruttava l’inesistente difesa di Stoudemire per scodellare assist d’oro a Michael Finley e all’ex col dente avvelenato Kurt Thomas, mentre Tony Parker iniziava a far male al tiro (26 punti alla fine per il francese). Un lay-up di Barbosa mandava di nuovo avanti Phoenix, prima che fosse proprio l’ex Dallas Mavericks a inchiodare la tripla del 93-93, sinonimo di prima prolungazione.

    La partita assume a questo punto un sapore epico. Phoenix trova ancora la forza per mettere avanti il manubrio, come in una estenuante volata, fino a quando non si trova sopra di tre lunghezze a tre secondi dalla sirena. O’Neal rimane su Ginobili e lascia libero nella linea dell’arco Duncan, notoriamente non a suo agio come un Jason Kapono da lì. E’ lo stesso errore che fece Rasheed Wallace con Horry nelle finali 2005, ma sembrerebbe la scelta giusta. E invece Duncan scrive un’ altra pagina d’oro al suo libro dei record e impatta di nuovo la contesa. Con Stoudemire fuori per falli, Nash si prende sulle spalle il peso offensivo dei suoi con coraggio nel secondo overtime (benché limitato da un ottimo Bowen) e trova con un guizzo la tripla del 115-115, prima che Ginobili faccia definitivamente calare il sipario. E siamo soltanto all’inizio. Phoenix medita ancora vendetta, sperando di avere Shaq senza pendenze di falli, dato che certe stoppate del Diesel hanno comunque fatto scricchiolare gli Spurs. Ma per adesso, il dominus della sfida infinita è sempre Tim Duncan.

     
  • 16:56 il 19 April 2008 Permalink | Rispondi
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    Isiah e Seattle: game over 

    Due notizie ampiamente annunciate riempiono le cronache in attesa della grande abbuffata play-off.

    Isiah Thomas è stato silurato dalla panchina dei New York Knicks, dopo una stagione a dir poco catastrofica. Tra scandali boccacceschi, incomprensioni con Marbury e Curry ( due giocatori da lui voluti a ogni costo) e il tormentone “Fire Isiah” diventato più contagioso di una tarantella rap di Eminem, l’ex fuoriclasse dei Pistons si è trasformato in una barzelletta. Un personaggio a suo modo imprescindibile nel grande carrozzone mediatico della Lega, capace di riempire le prime pagine con i resoconti delle sue “imprese” ma ovviamente non più in grado di guidare una delle franchigie più gloriose, nel tempio del baket oltretutto. Ai tempi d’oro di “Mai dire gol” Isiah sarebbe stato il protagonista fisso della rubrica “Un Uomo, un perché“, e immaginiamo l’uscita di scena dell’uomo che detiene il record di maggior numero di punti segnati in un singolo quarto in una finale NBA ( 26, e perdipiù da zoppo, in gara 6 del 1988 coi Lakers) con la musichetta dolceamara riservata agli allenatori esonerati dalla Gialappa’s. Thomas rimarrà probabilmente nello staff dirigenziale dei Knicks, dato che il suo faraonico contratto è ancora valido. Iniziano le speculazioni sul nuovo condottiero del Madison Square Garden: Mark Jackson è il nome più gettonato, mentre per il sogno D’Antoni bisognerà aspettare il cambio di proprietà per cui tanto spinge Stern.

    Proprio l’ineffabile Commissioner continua il suo diabolico piano per portare i Sonics a Oklahoma City, città del proprietario Clay Bennett: il board della Lega ha votato il trasferimento della franchigia 28-2. I buoi notoriamente vengono legati dove decide il padrone. Bastian contrario come sempre Mark Cuban, il quale ha giustificato il voto contrario col timore per la perdita di un mercato ampio come Seattle, porta verso l’Asia tra l’altro, a favore di un buco come Oklahoma City, dopo l’altra geniale idea di portare i Grizzlies a Memphis ( Fed Ex Forum quasi sempre vuoto, e colpo di grazie con l’avallo alla trade Gasol).

    La questione Sonics-Seattle è tremendamente lunga, complessa e dolorosa, e si intreccia con una moltitudine di fattori economici, sociali e culturali. Complice la crisi economica nel North West, l’indifferenza di Bill Gates alle vicende sportive, l’emergere delle squadre di baseball e football, in troppi hanno dormito a Seattle ed è forse troppo tardi. La partita non è però del tutto chiusa: i Sonics vantano ancora un contratto con la Key Arena fino al 2010 e il comune si è rivolto a un tribunale per farlo rispettare. Se a giugno la corte darà torto a Bennett, i Sonics potranno giocare per altri due anni nella città che li ha visti nascere 40 anni fa. E si vedrà con che faccia tosta Stern continuerà a ignorare le proposte alternative per un nuovo stadio, raccolte attorno alla cordata del CEO di Microsoft. Anche alla luce del fatto che da diversi esponenti politici e senatori è stato pubblicamente criticato l’operato dell’onnipotente burattinaio. La parola d’ordine per la gente del North West è dunque, più che mai, S.O.S.: Save our Sonics!

     
  • 15:16 il 18 April 2008 Permalink | Rispondi  

    Playoffs 2008: pazzo, pazzo West 

    Tutti ai blocchi di partenza anche a Ovest, benché la serrata lotta per conquistare una mattonella più favorevole nella griglia ha fatto sì che i motori siano già accesi da un pezzo (Boston e Detroit ringraziano). Otto squadre in grado di fare tutto e il contrario di tutto e tante reputazioni e rese dei conti in ballo.

    LA Lakers- Denver

    Dalla prospettiva di perdere Bryant, al primo posto nella Western Conference e probabile MVP assegnato al divo gialloviola. Negli ultimi 10 mesi è successo di tutto nella città degli angeli. Anche il colpo ferale dell’infortunio di Bynum è stato ammortizzato grazie ai buoni uffici di Jerry West e Pau Gasol ha così reso devastante il triangolo offensivo di Phil Jackson, rivitalizzando persino un Lamar Odom avvistato confusamente in giro per il Sunset Boulevard dalla lezione subita da Garnett a gennaio. Come potrà la difesa di Denver, capace di far segnare 151 punti ai Sonics, arginare l’onda d’urto dei Kobe Boys? Probabile che George Karl escogiti qualcosa, più probabile si auguri Gasol perpetui la sua anemia post-season: difficile però che basti a portare in Colorado quattro partite. Nei tre confronti in stagione, i Kobers hanno non a caso sempre vinto e in scioltezza. Iverson e Anthony, coadiuvati dal fromboliere JR Smith, cercheranno di dare fastidio a Jackson coi loro caratteristici break and run, con quelle sfuriate che nei giorni migliori ti fanno pensare che Denver possa battere chiunque: magari auspicando che Carmelo eluda i bastioni lacustri con maggiore abilità di quanto non faccia con la polizia del Colorado. L’ormai mite e angelico “The Answer” cercherà da par suo di rinverdire i fasti delle NBA FINALS 2001, quando al cospetto dei campioni losangelini infilò un gara- 1 da leggenda. Ma questi Lakers stanno studiando per tornare a quei livelli, per Allen Iverson al massimo sarà un flash-back.

    Houston-Utah

    Rivincita della serie che l’anno scorso causò l’addio di Jeff Van Gundy e il pianto alla Candy Candy di T-Mac in conferenza stampa: anche stavolta Houston ha il vantaggio del fattore campo, ma senza Yao e coi pronostici tutti a favore di Utah, squadra dal talento dirompente. Non a caso i Jazz hanno deposto le armi senza colpo ferire nell’ultima sfida con San Antonio proprio per confezionare il trappolone ai Rockets. I quali non vincono una serie play-off dal 1997, mentre la loro stella Tracy McGrady notoriamente nelle gare a eliminazione diretta si dissolve. Attenzione però a quel fine stratega di Rik Adelman, che ha cambiato volto ai desolanti Rockets dell’ultimo lustro. L’attacco di Houston dispone di rotazioni e alchimie da capogiro, mentre la difesa è in grado di trascinare Boozer e Williams in quelle secche offensive che sovente trovano lontano dagli adorati laghi salati di casa. Già, Carlos e Deron: riusciranno a omaggiare Jerry Sloan di ciò in cui fallirono Stockton e Malone e cioè un titolo NBA? Sarà determinante come un anno fa il contributo di Mimmo Okur, sia per le sue triple tagliagambe, sia per la possibilità di innescare Boozer nel pitturato. Sempre che McGrady non decida sia arrivata l’ora per lacrime di gioia.

    San Antonio-Phoenix

    Indubbiamente LA partita di questo primo turno. Solo un anno fa era la finale anticipata, una serie diventata famigerata causa arbitraggi infami, Robert Horry che da sosia di Will Smith si tramutò in controfigura di Wesley Snipes e sternate varie che elevarono ai massimi storici l’odio per i texani in tutto il selvaggio West. Phoenix ha piantato il grande cactus O’ Neal in buona parte per usarlo come clava contro Duncan e soci, e il destino ha dato loro una mano, preparando il contesto per la vendetta. L’azzardo della trade Marion-Shaq non convince in pieno, ma se c’è una serie che i Suns possono aggiudicarsi è proprio questa. Timoteo ha storicamente sempre sofferto il pieno Diesel, e non è un caso che il suo 15/ 40 al tiro nelle due sfide di regular season gli abbia impedito di compiere l’abituale abuso vietato ai minori di Stoudemire.Il quale potrà finalmente pensare soltanto a mandare in porto i pick&roll griffati Nash. D’Antoni confida anche sui sassolini che Steve vorrà togliersi dalle scarpe, ma se Popovych non ha fatto pretattica sulle condizioni di Manu Ginobili sarà durissima portare in Arizona lo scalpo del ciuffo bianco dell’odioso Gregg.

    New Orleans- Dallas

    Altro rendez-vous da vertigini cestistiche. Jason Kidd ci arriva col vento in poppa, avendo appena registrato la centesima tripla doppia in carriera: ottima iniezione di fiducia, prima di svenarsi a inseguire Chris Paul sul parquet. Chi dice che l’organico degli Hornets è povero sbaglia, perché se uno come Stojakovic è il tuo quarto violino e hai in più il retaggio di Bonzi Wells tanto male non sei messo. Ben diverso il discorso sull’esperienza: CP3 non ha mai giocato una gara così importante e con un rivale del calibro di Kidd, già ai mondiali 2006 pagò dazio alla sua poca attitudine a giocare sfide di tale livello. Idem dicasi per il confronto tra David West e Josh Howard, mentre ci vorrà ben più della malizia a Dampier per arrestare l’impeto di Chandler sotto canestro. Avery Johnson ci spera, onde evitare le pieghe del Cuban furioso, e sa di contare sul ritrovato Dirk Nowitzki. Presunto perdente che, come tanti altri, ha l’occasione per rifarsi una verginità cestistica.

     
  • 15:14 il 17 April 2008 Permalink | Rispondi  

    Playoffs 2008: gli scenari dell’Est 

    Boston-Atlanta

    Come in un romanzo di Dumas, Boston e Atlanta si ritrovano vent’anni dopo. Nel 1988 ci fu una gara- 7 memorabile, col duello rusticano tra Dominque Wilkins e Larry Bird, risolto dall’uomo di French Lick con una serie di giocate nell’ultimo periodo che avranno fatto morire d’invidia persino Jordan. Oggi soltanto i Celtics sembrano essere a quelle altezze. Dominatori della regular season, una difesa che non ti fa entrare in area pitturata se non tramite un elicottero Apache, tre fuoriclasse acclamati, un organico da dream team e un Danny Ainge che aspetta di passare all’incasso dopo 10 mesi di mosse una più geniale dell’altra: anche il secondo quintetto (Cassell, Tony Allen, Posey, Powe e Davis) risolverebbe i problemi di tante franchigie. Boston ha l’impegnativa missione di riportare un anello nella capitale del basket dopo 22 anni e difficilmente si farà imbrigliare da una squadra come Atlanta, arrivata alla post-season con un record poco onorevole (37-45) nella già poco onorevole Eastern Conference. L’organico dei georgiani è ottimo benché non particolarmente profondo (se Horford esce per falli è un guaio), si è pure aggiunto un signor playmaker come Mike Bibby, ma sarebbe sorprendente se i Celtics non chiudessero la pratica contro le giovane aquile in quattro partite. Doc Rivers si aspetta parecchio dal sempre più sorprendente Rajon Rondo, che dovrà limitare Bibby anche per scacciare l’ingombrante ombra di Cassell in panchina.

    Cleveland- Washington

    Sfida paradigmatica. La più celebre one-man gang della Lega, la squadra che si basa quasi esclusivamente sull’estro del più completo cestista sulla terra, da lui trascinata un anno fa in finale nel contraltare cestistico della camminata messianica sull’acqua. Ma i difetti di Cleveland sono rimasti gli stessi, e non è bastata per il momento la cervellotica trade con Chicago a risolverli. La sfida è con un collettivo straordinario, guidato da uno dei migliori tecnici sulla piazza, che ha saputo sopperire per diversi mesi all’assenza della sua stella principale (Agent Zero), e che non ha perso colpi nemmeno quando si è infortunato il suo secondo violino, Caron Butler. Massimo equilibrio nelle quattro sfide di regular season (due vittorie a testa).L’uomo chiave per i Wizards potrebbe essere Brendan Haywood: centro che sta vivendo la sua migliore stagione di sempre che potrebbe contenere la folta frontcourt dell’Ohio, mentre Mike Brown spera che Szczerbiak tolga presto le ragnatele dal suo fucile, per alleggerire parte del peso offensivo dalla pur capienti spalle del Prescelto. Probabilissima una gara-7: scegliete voi se risolta da un Gilbert Arenas “sesto uomo” di lusso o da un LeBron James desideroso di far rimangiare a DeShawn Stevenson quel “sopravvalutato” arditamente pronunciato qualche mese fa dal Wizard.

    Orlando-Toronto

    Arroccata intorno alle prodezze di Superman Howard (il centro più dominante della Lega), Orlando ha costruito una solida realtà e in quest’isola felice Hedo Turkoglu ha fatto segnare progressi indicibili, trasformandosi dal Paperoga svagato che faceva perdere le staffe a Popovych in un clutch player infallibile. Toronto pagherà certamente dazio allo strapotere di Dwight sotto canestro (tempi duri per Bargnani, se Mitchell continuerà a utilizzarlo da centro: probabilmente sarà l’ottimo Nesterovic di questi tempi il 5), e il “coach of the year” in carica dovrà cercare di trafiggere la retina dei Magic con gli esterni e le loro formidabili doti di tiratori (magari innescati dal fosforo di Calderon più che da TJ “fasotuttomi” Ford). Peccato solo che i cecchini di Mitchell e le aspirazioni da star di Bosh non siano bastati a far meglio di un deludente record 41-41:potranno impensierire una volpe come Van Gundy per più di sei partite ? In tal caso, Colangelo sarà già pronto con la mannaia per la resa dei conti in casa Raptors.

    Detroit-Philadelphia

    I Pistons arrivano ai play-off in condizioni diametralmente opposte rispetto agli ultimi due anni. Tutt’altro che spompati, con una panchina finalmente capace di fornire ricambi al quintetto base. Billups ha già annunciato che un solo anello (quello del 2004) per questo ciclo Pistons è troppo poco e Rasheed Wallace non vede l’ora di incrociare i guantoni con Garnett in finale di Conference. Per cui è difficile credere che ci saranno quei cali di tensione che negli ultimi due anni sono costati carissimi a Hamilton e compagni. Da gustare il duello tra Billups e Andre Miller, due dei registi più sottovalutati in stagione. I pur bravi e giovani Sixers difficilmente opporranno resistenza per più di cinque partite: i play-off di Andre Igoudala saranno probabilmente quelli dell’anno prossimo.

     
  • Penny 15:12 il 17 April 2008 Permalink | Rispondi  

    Playoffs 2008, inizia il grande ballo 

    Ci siamo! Con le partite di ieri notte si è chiusa definitivamente la stagione regolare che ha sancito il ritorno in vetta delle rispettive conference di due franchigie storicamente votate al successo: Celtics e Lakers.

    A Boston, in particolar modo, credono molto nella squadra di Doc Rivers, attrezzata fin dall’estate per l’atto conclusivo della NBA. L’unico spauracchio per i Celtici potrebbero essere i Pistons, squadra solida e con una certa esperienza nella post season.

    Ecco il quadro completo del primo turno a Est:

    Boston (1) – Atlanta (8)

    Detroit (2) – Philadelphia (7)

    Orlando (3) – Toronto (6)

    Cleveland (4) – Washington (5)

    Altra musica ad Ovest, dove mai come quest’anno la lotta è agguerritissima, lo dimostra quel Spurs-Suns al primo turno, che poteva rappresentare tranquillamente una finale di conference.

    Lakers-Nuggets, NO-Dallas e Utah-houston completano il quadro di un first round da favola.

    Los Angeles Lakers (1) – Denver (8)

    New Orleans (2) – Dallas (7)

    San Antonio (3) – Phoenix (6)

    Utah (4) – Houston (5)

     
  • 10:15 il 14 April 2008 Permalink | Rispondi  

    Verso Lakers-Nuggets al primo turno dei play-off? 

    Le gare di Domenica:

    LAKERS 106 – SPURS 85

    In una delle tante sfide decisive per la prima piazza a Ovest, I Lakers innalzano l’intensità difensiva e allo Staples Center lasciano a soli 85 punti segnati San Antonio, e agguantano la vetta della Western Conference in solitario. Troppo monotono il gioco degli Speroni senza la loro punta di diamante, Manu Ginobili, e non bastano Duncan e Parker. Significativa prestazione di tutta la panchina, che concede riposo ai titolari e chiude le maglie in difesa permettendo il parziale che decide la partita nel terzo quarto. Sugli scudi anche i “big three” dei losangelini: Kobe Bryant (20 pts, 5 rbds, 5 as), Lamar Odom (17 pts, 14 rbds, 4 as) e Pau Gasol (14 pts, 11 rbds, 3 as).

    NUGGETS 111 – ROCKETS 94

    Messa ancora con le spalle al muro e rincorsa da Golden State per l’ottavo posto nella griglia play-off, Denver si affida ancora una volta ad Allen Iverson e asfalta Houston, che non riesce a innescare le consuete dinamiche offensive di coach Adelman, facilitando la “difesa” degli uomini di Karl. Il contropiede fa il resto e permette a Denver di concludere il primo tempo sopra di 17 punti. Non pervenuto Tracy McGrady.

    PISTONS 91 – RAPTORS 84

    Ennesimo capitombolo al Palace di Auburn Hills per i Raptors, che non riescono a trovare contionuità in attacco e si sbertucciano il muso contro la solida difesa di Detroit. I Pistons ricevono le solite iniezioni di freschezza dal rooke Stuckey (18 punti), uan delle sorprese della stagione e pronto a dare il suo contributo anche a maggio. Bargnani affonda nella medicorità dei suoi compagni, collezionandosolo 4 punti con un non certo lusinghiero 1/6 al tiro (0/4 da tre).

    CAVALIERS 84 – HEAT 76

    Scontata vittoria-allenamento per Cleveland contro Miami, che oggi perderebbe anche contro una qualsiasi squadra di Serie A italiana. Lebron e soci tengono Washington a distanza di due W e nella enensima sfida play-off contro gli uomini di Arnas avranno il vantaggio del fattore campo.

    BULLS 84 – MAGIC 104

    Orlando taglia il traguardo delle 50 vittorie in stagione per la prima volta dai tempi della premiata ditta Penny-Shaq, passando facilmente sul campo degli scandalosi Bulls. Minutaggio col contagocce per i titolari dei Magic, come sempre guidati da Paperoga Turkoglu, autore di 24 punti. Per Chicago, annus horribilis e stagione già in archivio da tempo.

    SUPERSONICS 99 – MAVERICKS 95

    In quella che potrebbe essere stata l’ultima partita casalinga di sempre a Seattle, i Sonics sfoderano una prova d’orgoglio guidati dal rookie delle meraviglie Kevin Durant. David Stern sta infatti facendo il pesce in barile anche dopo l’ennesimo scandalo in merito al passaggio di franchigia, la pubblicazione delle e-mail di Clay Bennett e degli altri proprietari, che hanno svelato un autentico complotto anti-Seattle ( imperdibili le lettere in cui Bennett omaggia Stern con frasi tipo ” lei è una persona straordinaria etc”, evidentemente sono queste le doti da zeribini che servono per andare avanti nella Lega). Pazienza. Dallas è già col pensiero rivolto ai play-off, Terry e Kidd sbagliano 2 triple nel finale e i Mavericks lasciano le luci della ribalta a Durant e Watson nell’ultima recita alla Key Arena.

     
  • 11:19 il 12 April 2008 Permalink | Rispondi
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    Lakers primi nel Pacifico, lotta serrata a Ovest 

    I Los Angeles Lakers superano a domicilio i New Orleans Hornets 107-104, si aggiudicano la Pacific division dopo 4 anni grazie al contemporaneo passo falso di Phoenix a Houston e si portano a mezza vittoria di distanza proprio dagli Hornets per la prima piazza assoluta a Ovest. Finisce invece sostanzialmente in parità la sfida in chiave MVP tra Kobe Bryant e Chris Paul. Il divo gialloviola ha come sempre suonato la carica per i suoi con 29 punti, mentre il play della Lousiana ha smazzato da par suo 17 assist. La partita sembrava dovesse incanalarsi verso una facila vittoria dei lacustri, partiti a razzo e issatisi subito su un rasicurante vantaggio di 30 punti (55-25), con ben 39 punti in un primo quarto che ha elettrizzato le star di Hollywood e i coniugi Beckham in tribuna. Ma a questi Lakers piace notoriamente complicarsi la vita, e nel terzo periodo gli Hornets si rifacevano sotto nel terzo periodo, mentre nell’ultima frazione ci pensava una bomba di Peja Stojakovic, vecchio rivale dei californiani ai tempi di Sacramento, a riportare sotto i suoi (95-96). I Lakers però prendevano in mano le redini dell’incontro e non correvano più rischi, siogillando la vittoria con una tripla di Vujacic, che per una volta ha smentito il suo coach Phil Jackson, che lo ha definito “il tiratore delle 11 di mattina”.

    Lotta dunque serratissima anche per le prime posizione ad Ovest. New Orleans ha un calendario relativamente agevole e potrebbe respingere l’assalto dei Lakers, i quali domenica ospiteranno gli Spurs. San Antonio è ancora al terzo posto, ma con Ginobili in dubbio per la sfida dello Staples Center. Scalpitano anche gli Houston Rockets, con lo stesso record degli Speroni, i quali forse accarezzano l’idea di prendere la quinta piazza per sfidare Utah col vantaggio del fattore campo, per poi incontrare New Orleans o Denver in semifinale. Lasciando dall’altra parte del tabellone Lakers, Rockets e sopratutto i rivali storici Mavericks e Suns.

    A Est invece è forse inutile il colpo degli Indiana Pacers a Philadelphia: infatti Atlanta ha vinto a New York e mantiene due W di vantaggio in ottica ottava piazza. Dunleavy e compagni hanno però inguaiato i Sixers, superata da Toronto in classifica (i Raptors hanno battuto New Jersey con una buona prova di Andrea Bargnani) e al momento il settimo posto che significa scontro coi Pistons è per gli uomini di Maurice Cheeks.

     
  • 12:10 il 11 April 2008 Permalink | Rispondi
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    Iverson manda Denver in orbita, Golden State K.O. 

    Autentico spareggio play-off alla Oracle Arena di Oakland: appaiate in classifica, Denver Nuggets e Golden State Warriors si sono affrontate nella notte per contendersi l’ultimo posto utile in griglia per evitare di andare in ferie in anticipo. L’hanno spuntata gli uomini di George Karl per 114-105 e adesso il coltello dalla parte del manico è in Colorado. A tre partite dalla fine della regular season, Denver non solo ha una W di vantaggio sui californiani, ma potrebbe qualificarsi anche finendo appaiata con il team di coach Nelson, data la supremazia negli scontri diretti (3-1). I tifosi dei Nuggets ovviamente incrociano le dita, viste le recenti comiche andate in onda contro Sacramento e a Seattle. Inoltre le prossime due sfide in cartello per Anthony e soci sono previste a Salt Lake City e in casa con Houston, ossia con due avversari ancora in grado di guadagnarsi il vantaggio del fattore campo nel tabellone play-off. I Warriors possono dunque ancora sperare, vincendo le rimanenti tre partite e auspicando l’ennesimo harakiri dei loro rivali in almeno due delle prossime loro sfide, benché nella sfida di ieri Baron Davis e compagni abbiano dimostrato una condizione fisica sfiancata e deficitaria. Le tappe conclusive del cammino dei Warriors saranno i Clippers e i Sonics in casa, intervallati dalla insidiosa trasferta di Phoenix.

    Nella disfida della Oracle Arena. Golden State ha infatti emulato il celebre maratoneta Dorando Pietri, colui che alle Olimpiadi di Londra partì fortissimo per poi accasciarsi in prossimità del traguardo. I californiani hanno sfoderato un primo quarto di intensità pazzesca, chiuso sul 37-22. George Karl non si scompone ordina il passaggio alla difesa a zona. I Warriors vanno così in tilt e Allen Iverson riporta sotto i suoi con un parziale di 17-0. Nel terzo quarto Denver inizia inesorabilmente a mettere su i mattoni dell’impresa grazie a JR Smith e Carmelo Anthony ( terzo periodo chiuso sul 82-89), ma è ancora Iverson a condurre e danze. Prima “The answer” porta avanti i suoi di 15 lunghezze nell’ultimo periodo e poi congela la gara dopo che Davis ( autore di una tripla doppia e ultimo dei suoi ad arrendersi) aveva con un fuoco di paglia riportato i suoi sotto la doppia cifra di svantaggio: i titoli di coda scorrono ifnatti con 5 punti di fila messi a segno dall’ex Sixers, troppo desideroso di non perdersi le sfide decisive dal 20 Aprile in poi. Adesso la palla è in mano ai Nuggets, i quali dovranno sventare la loro tradizionale scelleratezza per non vanificare l’impresa di Oakland. Si aprono invece le porte dei processi per Don Nelson. Il vecchio leone si è lamentato per la stanchezza delle sue guardie, le quali per tutta la stagione hanno avuto minutaggi bulgari e sono arrivate in fondo decisamente appannate. Forse se avesse dato più fiducia a Belinelli, le cose sarebbero andate diversamente. Detroit insegna, con il rookie Stuckey che ha costantemente costituito un’alternativa permettendo a Hamilton e Billups di conservarsi freschi e riposati per il gran ballo di Maggio.

    Chi ha invece già timbrato il biglietto per la post-season sono i Dallas Mavericks. I texani hanno sconfitto gli Utah Jazz 97-94 con una tripla allo scadere del ritrovato Dirk Nowitzki, sontuosa risposta alla bomba con cui pochi secondi prima Deron Williams sembrava aver destinato la contesa all’overtime. Wunder Dirk è passato in venti giorni dall’incubo di un infortunio spezza-stagione al sogno di una post-season che lo vedrà certamente protagonista. Il settimo posto è in cassaforte, adesso che i nuovi ingranaggi stanno funzionando i Mavericks sono l’autentica mina vagante in tabellone, e pare sia iniziata la fuga dalla seconda posizione che significherebbe incrociare subito gli uomini di Cuban: saranno un caso le recenti disfatte di San Antonio, che sembrava avere il secondo posto assicurato?

    Nella notte, vittoria scontata anche dei Los Angeles Lakers nel derby contro i Clippers. Il tutto in attesa della sfida dello Staples Center contro i New Orleans Hornets, con una posta in palio altissima. Il primo posto nella Western Conference, teoricamente raggiungibile dai lacustri a scapito proprio degli Hornets, e una vetrina per la palma di MVP tra quelli che sembrano i due candidati più autorevoli: Kobe Bryant e Chris Paul.

     
  • 12:21 il 9 April 2008 Permalink | Rispondi
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    Indiana ci crede, Jazz primi nel North West 

    Indiana Pacers – Atlanta Hawks : 112-98

    I Pacers vincono con autorità lo scontro diretto con gli Atlanta Hawks e si portano a due sole W di distanza dall’ottavo posto, occupato proprio dalla franchigia della Georgia. Forse è troppo tardi, ma almeno Indiana fornisce un po’ di pepe nel finale a una Eastern Conference soporifera come non mai. Grande prestazione di squadra peri ragazzi di coach O’Brien, in particolare Dunleavy (28 punti, 4/6 da 3), Murphy (20 rimbalzi e 10 assist) e Danny Granger. Non basta ad Atlanta un trentello di Joe Johnson. Atlanta ringrazia l’errore arbitrale che le ha facilitato la vittoria contro Toronto una settimana fa e si augura che nei suoi prossimi incontri con Boston e Orlando gli avversari schierino le riserve.

    New Orleans Hornets – Utah Jazz : 66-77

    Dopo aver demolito pochi giorni fa gli Spurs, Utah si fa perdonare dagli speroni andando a vincere a New Orleans, e rendendo ancora incerta la lotta per la prima piazza a Ovest, anche grazie alla sorprendente sconfitta dei Lakers a Portland. Nella sfida tra i due migliori point guard della Lega, Deron Williams smazza 16 assist e supera l’avversario Chris Paul, decisamente poco in palla, come tutti i suoi compagni, dopo una striscia di vittorie casalinghe sensazionale. Utah si garantisce così il titolo della North West Division, che le garantisce quantomeno il quarto posto nella griglia in post season. Staccati i Denver Nuggets: dopo le comiche andate in onda a Seattle, gli uomini di Karl si sono parzialmente riscattati andando a vincere sul parquet dei Clippers, emulati dai Warriors che non hannoa vuto problemi a liquidare Sacramento. Giovedì notte all’Oracle Arena andrà in scena lo spareggio che vale una stagione.

     
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