Il ruggito di Nowitzki, Karl si ferma a Seattle
Dopo aver toccato il fondo di una stagione a dir poco disgraziata, col concreto pericolo di venire esclusi dalla griglia degli imminenti play-off, i Dallas Mavericks trovano l’orgoglio per compiere quel colpo di reni che potrebbe cambiare l’inerzia della loro stagione. I protegé di Mark Cuban hanno infatti colto una prestigiosa e autoritaria vittoria a Phoenix 105-98. Affermazione fondamentale per due motivi: le contemporanee sconfitte di Denver e Golden State danno ai texani un vantaggio di 2 W sui loro avversari, che dovranno presumibilmente contendersi l’ottavo posto nelle ultime sei partite in programma. Inoltre, l’MVP del US AIrways Center è stato quel Dirk Nowitzki che soltanto due settimane fa era crollato a terra nella sfida con gli Spurs, vittima di un paio di distorsioni che sembravano pregiudicarne il resto della stagione. Stringendo i denti, Wunder Dirk ha messo a referto 32 punti e 12 rimbalzi, risultando decisivo e immarcabile come ai bei tempi.
La disfida in Arizona ha vissuto due spartiti completamente opposti. Per tre quarti di gara, Steve Nash e compagni hanno sostanzialmente spadroneggiando, tenendo i Mavericks quasi sempre a una decina di punti di distanza. Persino Gordon Giricek dava respiro alle flebili rotazioni di Mike D’Antoni con sette punti consecutivi nel secondo periodo, mentre Shaquille O’ Neal inchiodava il 91-78 per aprire l’ultimo quarto. Tutto lasciava presagire l’ennesima disfatta stagionale dei vice-campioni 2006 contro le big, tendenza dilatata dall’arrivo di Jason Kidd. A quel punto Dallas inizia a difendere con autorità e cattiveria, mandando in tilt l’attacco più prolifico del campionato; ben otto minuti di siccità cestistica. Dallas invece non sbaglia un colpo trascinata da Howard e appunto da Nowitzki, che suggellano un pazzesco parziale di 22-3. Il regnante MVP in particolare mette a segno due canestri di una bellezza acceccante che ammazzano le residue speranze dei Soli. Il primo in penetrazione, dopo esser stato stoppato dal bulldozer in maglia 32, trovando il guizzo per riprendersi e penetrare in area pitturata. Il secondo, un fadeaway in allontanamento verso la linea di fondo, subendo oltretutto un contatto non sanzionato. Vittoria della svolta? Vedremo: di certo, a San Antonio staranno facendo la macumba caraibica per evitare di incontrare Dallas al primo turnof. Molte ombre invece per Phoenix. Steve Nash si porta dietro problemi fisici evidenti, ma ciò non giustifica la scellerata gestione di molti possessi nell’ultimo periodo. Il due volte MVP è per primo andato in tilt, soffrendo palesemente la difesa di Kidd. Per D’Antoni, c’è la speranza si tratti di un black-out isolato.
Terribile sconfitta invece per i Denver Nuggets in quel di Seattle, i Supersonics hanno infatti ottenuto lo scalpo della premiata ditta AI & Melo dopo due supplementari (151-147). Si pensava che sarebbero stati decisivi gli scontri diretti, invece Denver rischia di rimanere fuori dai play-off dopo due sconfitte con squadre già appiedate dalla post-season (Seattle e Sacramento). Al momento, gli uomini del Colorado sono appaiati in ottava posizione con i Warriors (schiacciati ieri a New Orleans da una tripla doppia del candidato MVP Chris Paul) con un record di 46 W e 31 L. ma hanno perso la grande occasione di distanziare i rivali e si giocheranno tutto alla Oracle Arena di Oakland nei prossimi giorni. La sfida nel North West è stata paradigmatica della stagione di Denver, a partire dai canonici 70 punti concessi agli avversari nella prima frazione. Una autentica pacchia per Kevin Durant, il quale appena pochi giorni fa era stato costretto dall’arcigna difesa di Houston a un poco onorevole 2/17 dal campo. Il wonder boy dei Sonics ha così potuto aggiornare il suo career high con 37 punti, imitato dall’altro rookie Jeff Green con 35 punti. Inutile ovviamente lo show offensivo di Anthony e Iverson, fenomeni e all-star che nel proprio vocabolario non contemplano la parola “difesa”. E non si venga a dire che è tutta colpa della mancata alchimia data dall’allenatore. Qualcuno giustifica mai le povere doti difensive di Steve Nash con il sistema di gioco di D’Antoni del resto? Non che coach Karl non abbia le sue colpe, in primis il non aver insistito sull’arrivo di un Ron Artest che avrebbe potuto cambiare la spina dorsale dei Nuggets. Amara sconfitta dunque per George, e proprio in quella che potrebbe essere stata la sua ultima apparizione in una Seattle che sempre lo venera. Ma difficilmente tra un anno si recherà a Oklahoma City.
Per quanto concerne la lotta play-off a Est, Atlanta dopo l’affermazione su Philadelphia mantiene salda la posizione (35 W 41 L) che le garantirebbe la prestigiosa sfida coi fenomenali Boston Celtics. Unica minaccia credibile, dati i roboanti fallimenti di Chicago e New Jersey, potrebbe venire dagli Indiana Pacers, che ieri si sono sbarazzati di Milwaukee con una grande prestazione del play tascabile Diener. La franchigia di Indianapolis con 33 W e 44 L tiene ancora aperta la speranza di concludere una stagione martoriata dagli infortuni col più sorprendente degli epiloghi.