La parola alla Difesa: Boston va sul 2-0
Dopo la grande occasione buttata via in gara-1, Cleveland non riesce stavolta a impensierire più di tanto Boston. I Celtics passano agevolmente sul 2- 0 nella serie grazie all’ennesima, sfavillante prestazione difensiva: 89-71. Soltanto i Chicago Bulls di Jordan e Rodman erano riusciti a tenere gli avversari nelle sfide casalinghe sotto gli 85 punti per sei partite casalinghe di fila nei playoffs, come sta riuscendo ai ragazzi di Doc Rivers.
Ovviamente messo sotto accusa Lebron James, per l’ennesima serataccia del Prescelto. Stavolta 21 punti, ma con 6/24 al tiro e diverse palle perse regolarmente concretizzate in contropiede dai Celts. Polemiche esagevate, come direbbe la buonanima di Umberto Agnelli campionata da Elio e le Storie Tese. Andate a rivedervi l’ultima sfida tra i Celtics e i Lakers e scoprirete che le percentuali al tiro di Kobe Bryant sono state identiche (6/25). La difesa dei Celtics, se Garnett nel dirigerla sfiora il top come ieri sera, non fa prigionieri e se il numero 23 è costretto o quasi a predicare nel deserto ecco spiegate le forzature e i mattoni, tanti da poterci costruire un palazzo ieri sera.
I Cavs sono nonostante tutto partiti col vento in poppa. I consueti raddoppi su Lebron danno spazio a Ilgauskas per colpire grazie alla mirabile propensione di Ziggy nell’aprirsi per il frontale in fadeaway e nel giostrare in post basso coi suoi passi felpati. Timidi segnali di risveglio per Paul Pierce (che subisce un’entrata assassina che gli frantuma un’unghia senza che gli arbitri battano ciglio) mentre Ray Allen continua a nascondersi. I campioni in carica dell’ Est vanno anche sul + 10 e chiudono il primo quarto in testa 24-17. La musica cambia però nel secondo periodo, con James Posey e Sam Cassell a guidare la riscossa offensiva di Boston, che festeggia il sorpasso sui Cavs proprio grazie all’ex Miami Heat che ruba un pallone al Prescelto e schiaccia. L’ex Houston Rockets, col solito aspetto da profugo nell’ Area 51, dirige il tutto che è un piacere, affonda personalmente nelle larghe maglie della difesa Cavs e ricorda che l’intesa col vecchio compare di Minnesota Garnett è da favola. KG da par suo domina sotto i tabelloni e innesta il fido scudiero Powe con un assist dietro la schiena dal sapore larrybirdiano. Non c’è del resto Ben Wallace a contrastare KG: Big Ben esce subito dai giochi per un malore, ma forse è meglio così per Mike Brown. I Celtics vanno al riposo a +8 (44-36) con 26 punti della panchina contro 18 del quintetto.
La musica non solo non cambia nel terzo periodo, ma finalmente Ray Allen scalda la mano e mette 11 punti che, assieme alle prodezze del ritrovato Paul Pierce (il quale si concede anche il lusso di stampare in faccia al Prescelto una stoppata da antologia), mettono i chiodi sulla bara di gara-2.
Per Rivers, c’è la consapevolezza di aver ritrovato il giusto ritmo per la sua fuoriserie verde. Ma la cartina di tornasole saranno le due prossime partite alla Quicken Loans Arena: come ammoniva Larry Brown, i tuoi playoffs non sono ancora iniziati fino a quando non vinci in trasferta. Se Boston vuole davvero andare fino in fondo, non può farsi risucchiare anche stavolta dalle sabbie mobili in trasferta. A Cleveland devono invece accendere un cero, auspicando che Lebron James ripeta la serie di un anno fa coi Pistons (cominciata persino peggio rispetta a questa e poi finita come tutti sanno), pur sapendo che se il solo Ilgauskas spalleggia il zoppicante Prescelto di queste lune sarà durissima.