Detroit avanza, ora c’è Howard
Detroit è la seconda semifinalista nella Eastern Conference, dopo aver chiuso la serie con Philadelphia sul 4-2 andando a sbancare il Wachovia Center 100-77. Nonostante qualche intoppo meccanico nei primi giri, il potente motore dei Pistons ha ripreso quella consueta velocità di crociera che gli garantisce un’ affidabilità fatta di asfissiante pressione difensiva e collaudate alchimie in attacco.
E’ risaputo che i Pistons sono i peggiori nemici di loro stessi, e nelle prime tre gare della serie lo avevano dimostrato, andando sotto 1-2 con disarmante facilità. Ma forse questa partenza “lenta” è stata prevista a tavolino, dato che un anno fa i Pistoni esordirono nei playoffs con sette vittorie consecutive, per poi finire senza benzina in finale di Conference al cospetto di “King of the Road” Lebron James. Dopo aver ripreso il vantaggio del fattore campo in Gara- 4, l’inerzia della serie è passata tutta agli uomini di Flip Saunders, che non si sono poi fatti pregare per chiuderla. Gara- 6 non ha mai avuto storia, i Pistons si sono subito issati sul 30-12, con Richard Hamilton che in tale frangente ha messo a segno 13 punti: l’uomo mascherato non sarà il massimo della spettacolarità, ma nel sistema offensivo dei Pistons i suoi “easy baskets” lo mettono sempre in grado di far malissimo agli avversari. I Sixers cercano di tornare in partita con alcuni pregevoli canestri in transizione – marchio di fabbrica del gioco di Maurice Cheeks – ma i Pistons non lasciano scampo e vanno al riposo sul 51-33 grazie a una serie impressionanti di jumper puntualmente andati a segno. Le ottime percentuali al tiro nel terzo periodo (11/14) consentono a Flip Saunders un quarto periodo di puro garbage time. Troppo timido l’attacco dei giovani Sixers al cospetto della ritrovata difesa dei Pistoni, e ne faceva le spese, come del resto in tutta la serie, un Andre Igoudala sottotono cui Prince ha messo una museruola implacabile, mentre il rookie Thaddeus Young sbagliava un paio di facili air-ball. Anche Andre Miller, geniale architetto delle vittorie in gara 1 e 3, trovava più fatica del solito grazie a un ritrovato Chauncey Billups, rivitalizzato rispetto allo spento point guard di inizio serie.
Philadelphia chiude con onore una stagione stupenda, che ha rivitalizzato una delle piazze più prestigiose della Lega. Le basi per aprire un ciclo significativo ci sono tutte e Maurice Cheeks già da domani sarà al lavoro in tal senso. Detroit invece è forse all’ultimo anno di un ciclo straordinario ma che le ha regalato un solo titolo e adesso trova Orlando in una semifinale che le regala un certo margine di favore nei pronostici, benché Dwight Howard in regular season abbia dimostrato che lo “sweep” di un anno fa è ormai archiviato. Saunders dovrà poi cercare qualche accorgimento tattico rispetto alla sfida coi Sixers, quando la pressione sulle penetrazioni di Miller lasciava troppo spazio ai tiratori dal perimetro: mossa vincente coi Sixers, notoriamente privi di cecchini, ma certamente da non ripetere al cospetto di Turkoglu o Rashard Lewis.
Ma Flip dovrà soprattuto sperare che le consuete amnesie dei suoi non riemergano fuori, in quanto i bastoni – uno in particolare assai consistente, in maglia numero 12 – che Van Gundy metterà fra le ruote potrebbero mandare fuori strada il gioiello di Motor Town.