Dopo 21 anni, il palcoscenico delle NBA Finals torna a ospitare i protagonisti più prestigiosi e attesi. Soltanto un anno fa, sarebbe stata pura utopia immaginare una finale che sembrava una reliquia del tempo, persa nei gironi leggendari dei dioscuri in maglia verde e gialloviola. Infatti, mentre San Antonio si accingeva a cogliere il suo canto del cigno, Kobe Bryant chiedeva ufficialmente la cessione e la fine del terribile triennio post Shaq a LA, mentre Boston si mangiava le mani per aver pescato il quinto bossolo nel draft targato Greg Oden e Kevin Durant.
E invece Boston e Lakers si contenderanno l’anello 2008, pur avendo percorso strade diametralmente opposte. Per i Celtics, la regular season è stata una parata trionfale che ha spazzato via lo scetticismo che a inizio stagione aleggiavano intorno alla creatura architettata da Danny Ainge. I problemi sono arrivati con l’inizio dei play-offs, segnatamente con gli psicodrammi vissuti nelle sfide lontano dal Garden, con alcune prestazioni a dir poco sconcertanti ( Atlanta docet). La sveglia l’ha data Paul Pierce nella gara-7 della semifinale coi Cleveland Cavaliers, gettando il cuore oltre l’ostacolo e trascinando i suoi attraverso le forche caudine di Lebron James. La finale di Conference coi Pistons ha finalmente mostrato i Celtics che tutti si attendevano, capaci di adeguare l’intensità del proprio gioco a quella, eccezionale, degli avversari e di sottometterli in virtù della maggiore classe dei suoi alfieri, in particolare di un Kevin Garnett che ha completamente eclissato il giocatore chiave di Detroit, Rasheed Wallace.
I Lacustri hanno invece compiuto il percorso inverso. I problemi sono stati tutti in regular season, dall’infortunio di Bynum ( risolto per altro grazie alla trade Gasol) ai guai alla mano di un Kobe Bryant che ha però magistralmente proseguito la propria maturazione per arrivare a uno strameritato titolo di MVP. I playoffs si so noaltresì risolti in una parata trionfale attraverso le tormentate acque occidentali: giusto qualche imbarazzo nel regolare i tignosi Utah Jazz, mentre a esaurire il giacimento aureo dei San Antonio Spurs ci avevano pensato i New Orleans Hornets, con Kobe che si è incaricato in prima persona di piantare i chiodi sulla bara degli Speroni.
La finale vivrà principalmente sul duello tra Garnett e Bryant. Il primo ha l’occasione finalmente di lasciare i vari Baylor e Stockton nel “club dei più forti cestisti a non aver mai vinto l’anello”, mentre il divo gialloviola può definitvamente mettersi nella scia dell’unica guardia con talento pari al suo, Michael Jordan. Se la superiorità del backcourt lacustre è indubbia, il settore cardine sarà probabilmente quello dei lunghi. Se Perkins saprà replicare la serie con Detroit, potrà spalleggiare benissimo Garnett nel mettere la piaga nei limiti caratteriali e fisici ad alto livello di Pau Gasol. Anche Lamar Odom avrà dunque il suo da fare. L’uomo chiave per i Celtics, la risposta a Kobe, sarà con ogni probabilità Paul Pierce, proprio il ragazzo cresciuto a Inglewood a pane e Lakers. Il numero 34 sarà certamente ritirato a fine carriera, quale miglior occasione di suggellarlo con l’anello?
la foto è decisamente apprezzabile