Aggiornamenti da dicembre, 2008 Mostra/nascondi commenti | Scorciatoie da tastiera

  • 12:14 il 8 December 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: , , Ettore Messina   

    Messina, il pioniere della panchina 

    Se chiedete a qualcuno chi sia il miglior allenatore in Europa provabilmente vi farà il nome di Ettore Messina, e se gli chiedete se potrebbe, un giorno o l’altro, allenare in America, altrettanto probabilmente vi dirà di si. Dello stesso avviso sono anche Brian Colangelo e Maurizio Gherardini, che lo hanno opzionato (è questo il termine più giusto) per allenare i Toronto Raptors a partire dalla stagione 2009/2010. La notizia non è affatto inaspettata, infatti l’ex coach Sam Mitchell non ha mai goduto a pieno della stima della dirigenza e da tempo si sapeva che il divorzio tra i Raptors e Mitchell era destinato a compiersi, tanto da associare il nome della franchigia canadese ad allenatori illustri come Jordan, D’Antoni (in estate) ed appunto Messina. Ettore, che secondo indiscrezioni avrebbe già tra le mani un triennale, potrebbe essere il primo allenatore NBA a non essersi formato in America. Sulla sua bravura non ci sono dubbi, ma due domande sorgono spontanee:

    1) I futuri Raptors giocheranno all’europea o giocheranno come hanno sempre fatto?

    2) Che impatto avrà Messina sul Mago, che ritroverà il suo mentore?

    Alla prima domanda è quasi impossibile rispondere perché i giocatori americani e quelli europei (Parker fa parte di questi ultimi) sono più o meno lo stesso numero e sicuramente il roster cambierà e non poco, rendendo vano ogni pronostico. Per quanto riguarda Bargnani, Andrea non potrà che trarre giovamento da un coach che lo conosce bene e che parla la sua stessa lingua.

    Messina ha le capacità giuste per aprire le frontiere anche per quanto riguarda gli allenatori, e sono sicuro che i Raptors non si pentiranno di averlo voluto.

     
    • el Blaza 18:48 il 9 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Non lo so, non e' una notizia nuova e da tempo che se ne parla, questo matrimonio si potrebbe anche fare. Ettore e' un ottimo allenatore, conosce il gioco, anche quello nba, segue spesso i Cavs e Mike Brown e' un suo accanito Fans, si reca molte volte a veder giocare gli uomini di Messina. Se un giorno si fara', i Raptors sono in Pole Position.

    • SiMoPaNke 22:46 il 9 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      sono d'accordo..penso però che quando deciderà dovrà prima fare almeno un anno come assistente perchè l'nba è tutt'altro mondo rispetto all'europa..

    • el Blaza 23:07 il 9 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Su, non scherziamo. Ettore non andrebbe mai a fare il ciabattino in qualche panchina Nba. E' un allenatore formato, con le sue idee ben precise, puo insegnare pallacanestro ad almeno 20 tecnici d'oltreoceano, credi che uno con la sua posizione andrebbe a ricorpire un ruolo simile?

    • SiMoPaNke 02:00 il 10 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      ti spiego..non lo manderei a fare il second perchè ha bisogno di imparare perchè come dici tu insegnerebbe a molti coach d'oltroceano però è una questione di mondi,di modi di vedere il basket..per quanto messina possa andare la e fare un gioco suo ha bisogno,prima,di capire i complicati meccanismi nba..poi mettiti nei panni di un GM,già li non si fidano molto degli europei giocatore, figurati se uno assume un allenatore senza esperienza nel mondo nba?

      capisco che possa non essere giusto però loro ragionano così a mio modo di vedere..

    • Junio C. Murgia 22:52 il 11 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Io spero che torni ad allenare la Nazionale perché abbiamo toccato il fondo, che vada nella NBA sinceramente mi frega poco.

  • 18:22 il 2 December 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: ,   

    Los Angeles Lakers, Showtime! 

    La squadra losangelina continua a stupire, mettendo in cassaforte anche il match contro i Toronto Raptors del nostro Andrea Bargnani, “volando” in cima alla Western Conference con un record strabiliante di 14-1. Sin dall’opening game si sono notati evidenti cambiamenti, sopratutto in fase difensiva, dove la squadra si presenta più solida rispetto alla scorsa stagione, ove le “carenze difensive” si sono fatte sentire, specialmente nelle Finals NBA contro i Celtics di Doc Rivers, perdendo la gara cruciale per ben 131-92, sfumando così l’occasione di portare quel trofeo che manca da troppo tempo a Los Angeles, sponda Lakers. Quest’anno le cose sono cambiate, i Lakers partono in 5°, battendo chiunque vi si trovi d’avanti, inchinandosi solo ai nuovi Pistons di “The Answer”. Il quintetto base è uno dei migliori della lega, sia offensivamente che difensivamente, trovandosi con la miglior second unit della lega, capaci di cambiare le sorti di una gara, come spesso hanno dimostrato in questo inizio di Regular Season. Il “discusso” Lamarvellous sta facendo buone cose, ripagando la società della fiducia dimostrata, adattandosi al ruolo di 6° uomo. Andiamo a fare un’analisi ben dettagliata di tutto il roster losangelino:

    Derek Fisher: la sua esperienza ha sempre ”giovato” alla squadra di Coach Jax, quando la “palla pesa” sempre presente sul parquet, come leader indiscusso della squadra insieme al beniamino dei tifosi Kobe Bryant. L’unico difetto di ”Da Fish” è senza ombra di dubbio la difesa, spesso non tiene il playmaker avversario, come si è potuto notare sopratutto nella gara contro i Raptors, Calderon nel primo passo “lo bruciava”, se magari migliorasse la difesa…

    Kobe Bryant: nulla da dire su uno dei più forti giocatori presenti sulla faccia della terra, spesso cerca tiri forzati, ma è una sua caratteristica, si fa amare dai tifosi con le sue giocate, con i suoi sorrisi, e con il suo talento. In questo inizio di Regular Season si può notare come Bryant sia cambiato dal punto di vista dell’”egoismo” cerca spesso i compagni, sfoderando assist da tutte le parti, semplicemente Leader.

    Vladimir Radmanovic: anche lui molto migliorato, sia difensivamente che offensivamente, prendendo spesso il ruolo di The Machine, cioè ”buttando” dentro triple. Coach Jax aveva già preannunciato che l’ala piccola titolare dei Lakers avrebbe avuto dei miglioramenti, ma nessun tifoso Purple & Gols si aspettava così tanto dal serbo.

    Pau Gasol: una gioia vederlo sul parquet, ha migliorato molto il suo jumper come si è potuto notare in questo inizio di RS. Con suoi i “semi-ganci” ipnotizza la difesa avversaria, sempre presente a rimbalzo, semplicemente sublime.

    Andrew Bynum: “Bynumite alla riscossa”, i tifosi hanno aspettato a lungo il rientro di Bynum, non ha dato il meglio di sè ancora, ma nella partita contro i Raptors, ha dominato durante il 3° e 4° quarto, persino il reduce dall’oro olimpico di Pechino, Chris Bosh è riuscito a tenerlo, scatenato, Lakers devastanti nel pitturato.

    Andiamo ad analizzare la second unit adesso:

    Jordan Farmar: ottimo cambio dalla panca, atletismo, personalità, talento, tante qualità “unite” assieme in un giocatore di soli 22 anni, scuola UCLA Bruins.

    Sasha Vujacic: allo Staples i tifosi aspettano le solite bombe del giocatore, che sono mancate nella gara contro i Raptors, ma che presto si ripresenteranno, anche lui ottimo cambio dalla panca, semplicemente Grande.

    Trevor Ariza  la rivelazione della squadra losangelina, esplosività, atletismo, difesa, che lo rendono la sorpresa di questa stagione, in questo inizio di RS, sta facendo ottime cose, speriamo continui così.

    Lamar Odom: pur partendo dalla panca, ed adattandosi perfettamente al ruolo di 6° uomo, con la sua personalità aiuta la squadra, anch’egli “comodo”, per Coach Phil Jackson.

    Chris Mihm: non giudicabile, visto che spesso subentra con la second unit Bynum, che abbiamo già analizzato in precedenza.

    Le carte in regola per riportare “a casa” il trofeo ci sono tutte, qualità su tutte, difensiva e offensiva.

    Questa notte, i Lakers saranno impegnati contro i Pacers di Granger e Murphy, per portare a casa l’ennesima W, detto questo da tifoso Purple & Gold non mi resta che dire GO LAKERS GO!

     
    • jigen 92 21:16 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      bellissimo articolo, complimenti!

    • lipponik 22:54 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Fisher ormai nn migliora più,cmq avrei preferito un articolo di approfondimento sui Lakers e nn questa analisi giocatore per giocatore fatta da un tifoso dei Lakers…sinceramente mi aspettavo più serietà nel trattare un argomento che riguarda la migliore squadra NBA finora…e nn le parole di un tifoso…soprattutto potevi risparmiarti le ultime parole…

    • Jolly Joker 03:12 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Jordan Farmar atletico? dipende cosa s'intende per atletismo se metti nella stessa categoria anche Ariza… l'ex Ucla, pero' Trevor, lui si che puo dare atletismo in beneficenza. E' un centometrista nato, sarebbe diventato qualcuno anche in altre discipline…

      Comunque,sono soltanto 16 le partite giocate, ma i Lakers considerando la stagione scorsa e questa fulminante partenza, hanno fatto mezzo giro di boa, adesso li aspetta una strada decisamente in discesa verso l'anello, sempre che il " semplicemente sublime " Gasol non sparisca quando ci sara' d'ipnotizzare per davvero gli avversari.

    • Junio C. Murgia 04:54 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Pochi mesi fa a ipnotizzare Gasol è bastata la faccia truce di Powe eheh…..Che la strada verso il titolo sia in discesa è tutto da vedere. Sulla carta sono i più forti, ma poi ci sono 16 partite da vincere nei playoff e come i Celtics di un anno fa insegnano, vanno conquistate una per una. Certo è che per il momento a Ovest la concorrenza sembra inconsistente.

    • RiCh 18:31 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      mi sa tanto che l'ennesima W nn è arrivata, merito di T J FORD e soci

    • Gioele 00:02 il 4 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      io tifo boston e la cs ke mi fa piu paura è odom sesto uomo…

    • dwyane4 22:08 il 20 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      I super mega magnifici lakers hanno preso una bella lezione dai miei adorati (ma modesti,wade a parte) Miami..

  • 16:22 il 2 December 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: , Patrick Ewing   

    La leggenda del “33″ di New York 

    È considerato uno dei più forti centri della storia della NBA. Ha giocato dal 1985 al 2000 nei New York Knicks dove ha lasciato il segno, e poi nel 2000-01 nei Supersonics concludendo la sua mitica carriera con i Magic.
    Di chi stiamo parlando ? Di Patrick Ewing. Quella “bestia” che trasudava la voglia di dare sempre il meglio di sè.
    Nacque a Kingston, in Giamaica, ma già a 12 anni si trasferì negli USA con la famiglia stabilendosi nel Massachusetts. Vinse titoli al college, e nel draft del 1985, fu prima scelta assoluta dei New York Knicks. Nel 2003 la sua maglia numero 33 è stata ritirata dai Knicks. Ewing, uno dei 50 giocatori più forti di sempre, ha tenuto medie carriera di 21 punti, 9,8 rimbalzi e 1.9 assist a partita in 1183 incontri giocati. All-star per 9 volte, ha realizzato 51 punti contro i Boston Celtics (24/03/90) e 26 rimbalzi contro i Miami Heat (19/12/92).

    Ewing con i Knicks divenne subito rookie dell’anno con le cifre di 20 punti e 9 rimbalzi di media. I risultati di squadra però non arrisero ai Knicks dato che fino alla stagione 1987-88 arrivò solo un’eliminazione al primo turno. Nel 1989 arrivò il primo passaggio del turno per Ewing, eliminando i Philadelphia 76ers, per poi venire battuti dai Chicago Bulls di Michael Jordan. La stessa cosa si ripeté l’anno dopo quando a battere i Knicks furono i campioni NBA dei Detroit Pistons.
    Dai play-off dell’anno successivo cominciò per New York una delle rivalità più sentite degli anni ’90: i Bulls batterono i Knicks al primo turno per 3-0. L’anno dopo successe la stessa cosa, i Bulls batterono i Knicks al secondo turno per 4-3, l’unica volta che durante il primo three peat ai Bulls occorsero 7 partite.

    Da quell’anno alla guida dei Knicks c’era Pat Riley che cambiò profondamente lo stile di gioco dei Knicks:
    New York divenne una squadra imbattibile nello spirito combattivo. Il talento era poco ma, costruendo la squadra intorno a Ewing e Charles Oakley, fece una squadra difensivista che aveva un gioco lento e poco entusiasmante, ma efficace. Con il ritiro di Jordan i Knicks divennero i favoriti per il primato nella Eastern Conference. In una serie infinita contro gli Indiana Pacers di Reggie Miller i Knicks vinsero per 4-3 con un canestro decisivo di Ewing in gara 7.
    In finale Ewing si scontrò contro un altro dei centri più forti degli anni ’90, Hakeem Olajuwon. New York andò avanti per 3-2 ma perse le ultime due partite e il titolo andò a Houston. La critica disse che nella serie Olajuwon si era dimostrato un po’ più forte di Ewing.

    Dopo tante partite, si accorse che il suo tempo ai Knicks stava terminando: dopo due gravi infortuni subiti non era più quello di una volta, e il baricentro della squadra si stava spostando verso gli esterni, Allan Houston e Latrell Sprewell. Dopo un’altra stagione in cui i Knicks persero la finale di Conference contro i Pacers, Ewing lasciò la squadra per andare a Seattle dove cercò di aiutare Payton a vincere il titolo ma non ci riuscì.

    Il 28 febbraio 2003 in una maestosa cerimonia al Madison Square Garden la sua maglia numero 33 è stata ritirata. L’unico peccato è quello che non ha mai vinto un anello anche se ci è andato molto vicino. La leggenda di Patrick Ewing si conclude lo stesso in maniera ottimale perchè è comunque tra i migliori giocatori di sempre della franchigia e uno dei migliori centri della storia dell’NBA (è stato inserito nella lista dei 50 migliori giocatori di sempre).

    Dopo il ritiro, è rimasto nell’ambiente del basket ed è attualmente assistente allenatore negli Orlando Magic.
    E’ stato anche campione olimpico e con gli U.S.A. ha vinto 3 titoli.

     
    • el Blaza 20:10 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Vinse titoli al college…eh eh

      e mi pare che li vinse contro il suo avversario di sempre, quel Olajuwon che dopo 10 anni si prese una bella rivincita vincendo il suo primo titolo ai danni proprio di Ewing…Bravo ma sfortunato Pat, non e' mica facile diventare qualcuno negli anni d'oro di Mj e Hakeem.

    • lipponik 22:39 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      dimentichiamo che è stato inserito nella hall of fame…..

    • SiMoPaNke 03:06 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      tanto di cappello x ewing..

      è stato un peccato per me perdermi gli anni'80 della nba in quanto sono dell'89:(

    • Junio C. Murgia 03:55 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      "La critica disse che nella serie Olajuwon si era dimostrato un po’ più forte di Ewing." In effetti non ci fu partita in quella splendida finale. Olajuwon era in uno stato di grazia in quella stagione e il buon Pat fu sovrastato soprattutto sul piano tecnico, il "dream shake" del nigeriano era incontenibile e i Knicks furono tenuti a galla soprattutto da Starks ( il quale in gara-6 si beccò a fil di sirena la celebre stoppata di Hakeem che spianò la strada al primo anello dei texani). Il bello è che Ewing ha avuto una carriera complessivamente più luminosa rispetto al centro dei Rockets, nei primi anni 90 non era in discussione chi fosse il miglior centro della Lega. Tanto che Ewing fu una pedina fondamentale del dream team, il migliore dei suoi a Barcellona assieme a Barkley. L'Olajuwon del bienno 93-95 ( anche se in quest'ultimo anno fu stratosferico solo nei play-off) era però di un altro pianeta. Gran centro Pat, magari non il massimo della grazia: ma con quel suo tiraccio in sospensione ha fatto migliaia di punti. Indimenticabili le sfide coi Bulls nei primi anni 90.

    • Gioele 23:47 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      personalmente, Ewing nn mi è mai piaciuto…però è stato uno dei migliori centri!!!

      tra quelli degli anni novanta lo metto dietra all'ammiraglio e anke a the dream…davanti però a shaq!!!

  • 01:39 il 2 December 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: ,   

    Nel nome di Devin Harris! 

    Dall’alto dei suoi “191″ Centimetri e 84 Kg, Devin Harris figlio di Terry e Julie Harris è nato e cresciuto a Milwaukee, Wisconsin, la patria del formaggio ed Happy Days, una zona dove lo sport più diffuso è sicuramente il football, ma abbastanza vicina alla metropoli di Chicago da assorbirne una determinata cultura cestistica. Sin da piccolo il nostro Devin dimostra di avere delle eccellenti qualità in campo sportivo, grazie al suo essere “atleta naturale” gioca una buona stagione a pallavolo ricevendo gratificanti apprezzamenti a Wauwatosa Oriente High School. Ma al tempo stesso riesce a comprendere che ci sappia fare anche in un’altra disciplina e con un’altro tipo di pallone, quello a spicchi. Sin da subito comincia a spargersi la voce sul suo talento e diventa immediatamente una delle attrattive nonchè stella a Wauwatosa quando al termine della stagione portò i suoi a compilare un record statale, traguardo che gli valse la nomina di “Mr Basketball 2001″ del Wisconsin e canotta numero 20 ritirata ed appesa al soffitto.

    Dietro l’angolo pero’ lo aspettava una scelta importante da prendere, visto che una moltitudine di college bussavano alla porta dei coniugi Harris. Alla fine Devin decise di restare “in- State” scegliendo di non valicare i confini andando quindi al college di Wisconsin, poco distante da casa, ateneo che ha ricevuto un’ondata di popolarità nelle ultime stagioni sfruttando anche un inatteso approdo alle final four Ncca nell’edizione 2000. Da matricola nella stagione 2001/02 al primo colpo ha stabilito il record di Wisconsin per minuti giocati da un freshman, con 1094. E’ stato anche primo di squadra nei recuperi e ha segnato 12,3 punti di media. Da Sophomore i punti sono diventati 12,7 ed e’ stato primo nella Big Ten Conference nei recuperi con 2,00 a partita. In quell’annata Wisconsin ha vinto il titolo di Conference battendo Illinois con un suo tiro libero a 0,4 secondi dalla fine della gara. Da Junior è esploso a quota 19,4 punti di media ed ha stabilito il record di sempre dei Badgers come giocatore più impiegato della storia nell’arco di una stagione, con più di mille minuti giocati. Secondo miglior realizzatore di Conference (battendo il record di M.Finley) con 624 punti e settimo realizzatore di sempre dei Badgers, oltre ad arrivare 4° nelle palle recuperate.

    Dopo aver ricevuto la Big ten player of the year, l’Nba era alle porte, decise quindi che era il caso di lasciare il college e fare il salto nella lega professionistica. Al Madison Square Garden di New York, era pronto uno scambio orchestrato dai Mavs realizzato nelle ore precedenti per poter scegliere con il numero 5 D. Harris, girando ai Wizards Jerry Stockhouse, Cristian Leattner e Antawn Jamison. Si fece presto a capire che a Dallas puntavano su un nuovo playmaker a cui affidare il gioco, l’erede designato di Steve Nash che proprio in quelle ore stava per andare a Phoenix. Coach Don Nelson gli ha subito dato in mano il volante della squadra e lui ha risposto vincendo il trofeo di rookie del mese nella Western Conference, mostrando grande maturità, anche se nel corso della stessa stagione era incappato in un periodo poco redditizio dove Don gli ha fatto notare di pretendere una migliore distribuzione della palla.

    I suoi primi anni in Texas in effetti sono stati caratterizzati da alti e bassi, se con un Nelson affetto di eccessiva simpatia provata al suo debutto aveva lanciato un nuovo talento nell’universo, con Avery Johnson il cammino è stato piuttosto travagliato, subendo un immediato panchinamento o retrocessione dal quintetto base. Avery gli preferiva Jason Terry perchè poteva avere un impatto maggiore nelle partite partendo in quintetto, mentre Harris poteva aspettare magari irrobustendosi e migliorando in difesa. Nella stagione da rookie comunque chiuse con una media di 5,7 punti e 2,2 assist. Nelle successive 3 stagioni a Dallas le sue statistiche andavano in crescendo ogni anno, migliorando sensibilmente le percentuali dal campo, da oltre l’arco e i viaggi in lunetta, oltre ad essere un marcatore sempre più prolifico grazie ad un miglioratissimo jumpshot e con la sua eccezionale velocità capace di dividere le difese ed arrivare a canestro con facilità. Tali miglioramenti in tutti gli aspetti del gioco, hanno contribuito a portare i Mavericks in finale Nba persa contro gli Heat di Shaq e Wade in 6 gare, e nella stagione successiva nell’impresa di timbrare un record di 67 w in Rs ma uscendo clamorosamente al 1° turno dei playoff contro degli inspiegabili Warriors.

    Il suo nome ormai era inserito tra i migliori play dela lega, anche perchè la sua capacità di coprire entrambi i ruoli – sia di play, che di guardia – in perfetto stile combo, e braccia lunghe che generalmente usa in difesa per anticipare le linee di passaggio e recuperare palloni, unito ad una gran vena realizzativa soprattutto in avvicinamento, attacando il canestro, chiudendo in contropiede e procurandosi parecchi falli, ne fanno di lui un possibile All-Star, ora e negli anni a venire. Pultroppo in Texas erano smaniosi di vincere puntando il telescopio verso altre direzioni, e in un freddo inverno del 2008, precisamente nel mese di Febbraio, provarono a forzare una trade per soddisfare il proprio delirio d’onnipotenza. Via M.Ager, T. Hassell, K. Van Horn, D.Diop ed il buon Harris in cambio di M.Allen, A.Wright e Jason Kidd, quest’ultimo il motivo di questa misteriosa girandola. Da quasi un anno dunque Harris si trova nel New Jersey, insieme all’altra stella della squadra, Vince Carter. Nessuno, o forse sono in pochi a dirlo che i Nets sono diventati la sua squadra, quel Leader arrivato con tanto baccano per via della trade ma che silenziosamente ne risulta il fattore, la stella, una delle più belle realtà che proprio stanotte ha registrato il suo carer High in punti mettendone 47 contro i Phoenix Suns.

    Sono numeri, parole, opinioni, aspettative, sogni di tifosi e proprietari, già… ma dietro tutto questo sta nascendo un meraviglioso progetto nella parte meno nobile di New York, ridare luce ad una piazza, ad una franchigia sbeffeggiataper troppo tempo… Una carrozza dei sogni pronta per essere guidata al momento dal suo fedele cocchiere Devin Harris, ma allo stesso tempo pronta a far salire parecchie persone nei prossimi anni…

     
    • lipponik 16:35 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      E' un fantastico giocatore,io l ho sempre rispettato e credo che ora sia Mavs che Wizards si stiano un pò mangiando le mani viste le bizze dei loro play…all'ASG ci arriva e se i Nets faranno anche i Playoff direi che può proiettarsi anche tra i primi 15 giocatori NBA.

    • Penny 17:28 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Da tifoso Mavs lo rimpiango e non poco… con tutto il rispetto e la stima per Kidd, Harris attualmente è su un altro pianeta… Peccato che i Nets debbano ancora farne di strada per costruire una squadra da titolo…

    • el Blaza 20:03 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      E' stato preso come quinta scelta quindi qualcosa di buono devono aver visto, ed i fatti gli stanno dando ragione. Non mi sorprenderei se in questa stagione finisca con piu' di 20 punti, di spazio ne ha parecchio adesso e lo sfruttera' dato che e' migliorato tantissimo.

    • Cannellu 18:29 il 11 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Se i Nets prendono un lungo coi controcoglioni si giocano la conference

  • 17:55 il 1 December 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: , , , Pat Riley,   

    Miami Heat: work in progress 

    L’ultimo lustro è stato indubbiamente il più intenso nella ventennale storia dei Miami Heat. Una franchigia prima balzata agli onori della cronaca soltanto per le leggendarie sfide, condite da cazzotti e pathos senza fine, contro i Knicks sul finire della passata decade. E’ del 2004 la trade che, portando Shaquille O’Neal nel Biscayne Boulevard, ha spezzato il circolo dominante dei Lakers, preludio al miracoloso anello sfilato nel 2006 agli increduli Dallas Mavericks. Da allora un calo altrettanto fragoroso, sancito dal declino atletico del Diesel e dai guai fisici di Dwayne Wade. Fino alla farsa degli ultimi mesi della scorsa regular season, con Pat Riley nei panni del mitico Borlotti della Longobarda al grido di “Perdere, e perderemo”, in modo da trovarsi in pole position al draft 2008. La dea bendata ha in parte fatto il suo, anche se Riley si è dovuto accontentare della seconda piazza, che ha portato in dote agli Heat l’ala Micheal Beasley e non quel Derrick Rose, il regista atteso come un messia, che aveva animato i sogni bagnati dell’impomatato Pat. Con Wade finalmente integro e con Shawn Marion catapultato in Florida nell’ambito della trade O’Neal, ecco la trimurti di lusso con cui Miami si è presentata ai nastri di partenza della nuova stagione.

    Stagione al momento altalenante, come per ogni ricostruzione che si rispetti: 8 vittorie e 9 sconfitte, ma play-off ampiamente alla portata del nuovo condottiero Erik Spoelstra, nonostante una Eastern Conference più affilata rispetto agli ultimi anni. Esemplare è del resto il tabellino delle ultime tre gare degli Heat, impegnati nel loro primo road trip nell’altra costa. A Portland una imbarazzante Caporetto  (-38 punti), non certo giustificabile con l’assenza di Marion. Quindi travolgente cavalcata nella Phoenix del Grande Ex, e poi nuova sconfitta, stavolta di misura, sul parquet dei derelitti Clippers, con Wade che ha sbagliato a fil di sirena la conclusione per vincere dopo aver come di consueto retto la baracca.

    “Flash” è chiaramente la pietra d’angolo di Miami. Dopo aver letteralmente salvato la patria a Pechino, l’MVP delle finali 2006 sta mantenendo una forma olimpica, condita da una leadership indiscussa e da un miglioramento in fase difensiva significativo. Prestazioni monstre come quella di Phoenix (43 punti) ne fanno per molti un’alternativa quantomeno credibile al più annunciato award degli ultimi anni, quello che quasi certamente andrà a LeBron James quale MVP. Il ruolo di play è notoriamente il tallone d’Achille di Miami, e anche i sassi di Matera sanno quanto Riley volesse pescare Rose al draft. Se col senno di poi OJ Mayo sarebbe andato benissimo, per adesso il delfino Spoestra deve accontentarsi dell’incerta regia di Marcus Banks, mentre la scommessa Shaun Livingston non ha nemmeno messo piede in campo l’altro giorno allo Staples Center. In una serata in cui a smazzare gli assist ci ha pensato il factotum Wade (ben 11 a referto), il che la dice lunga.

    In chiaroscuro è fino ad ora anche il cammino di Michael Beasley: il prodotto di Kansas State ha alternato prestazioni offensive ficcanti a figuracce come quella con Toronto, quando Andrea Bargnani ha rinfrancato il nostro appannato orgoglio portando letteralmente a scuola Michael per poi farlo accomodare in panchina. Panchina in cui Beasley ha iniziato la recente sfida coi Suns, dato che Spoestra ha mandato in campo per la palla a due Joel Anthony quale centro, spostando Udonis Haslem in ala grande. Un apprendistato complesso per un giocatore che si sente forse “seconda scelta” in tutti i sensi nella città in cui tutti sognavano Rose, e la cui giovane età non consente ancora di dare quella fisicità sotto canestro che i vari Haslem e Blount non garantiscono affatto. Ma Beasley è certamente il futuro di Miami. Non altrettanto si può dire di Shawn Marion: il grande egoista, il separato in casa nello spogliatoio di Phoenix, sta in questo primo scorcio di stagione confermando pregi e difetti di una carriera bizzarra. Questi ultimi, a cominciare dai consueti black out rivisti da poco allo Staples, sono alla lunga insostenibili per una squadra che deve logicamente aggrapparsi a chi vanta la sua esperienza. Ecco perché da più parti si ipotizza che Marion possa essere oggetto di una trade che possa portare in riva all’Atlantico l’agognato regista (nonché un po’ di fosforo, giacché Shawn è notoriamente tra i giocatori meno intelligenti cestisticamente sulla piazza). Riley lo sa, e ha tutto il tempo e le opportunità per far tornare il sole a splendere su Miami. Ed è anche consapevole di come al ballo dei free agent nel 2010 potrà partecipare anche un certo Dwayne Wade, dunque il vecchio Pat si darà certamente da fare.

     
    • SiMoPaNke 23:48 il 1 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      bell'articolo che sottolinea bene l'attuale situazione degli heat..tralasciando il discorso su wade che insieme a lebron è al momento il giocatore più forte della lega..

      marion è assolutamente da cedere x 2 motivi: 1)come detto dall'autore non ha assolutamente intelligenza cestistica e non si può puntare su di lui 2) è in scadenza e bisogna trarre il maggior beneficio dal suo contratto..

      Beasley mi sta molto deludendo e spiego il perchè:partendo dal presupposto che ha un talento enorme e che diventerà sicuramente un all-star..il suo problema è un problema di approccio al basket..è uno dei tanti giocatori che pensa solamente alla fase offensiva del gioco e per di più è troppo esaltato dal suo talento..dovrebbe essere più umile,lavorare innanzitutto sulla difesa 1vs1 (difende con le gambe dritte sull'uomo) e poi sulla difesa di squadra..

      se riley e spoestra riusciranno a farli cambiare mentalità è un giocatore su cui puntare x il futuro..

      se questo non dovesse succedere io lo sacfrificherei insieme a marion x arrivare ad un buon centro e ad un buon play..comunque sono sicuro che riley queste cose le ha viste prima di me e che si muoverà nel modo giusto da qui a febbraio..comunque sia: LET'S GO HEAT!!!

    • el Blaza 19:55 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Si pero' Rose a Miami non sarebbe stato la soluzione di tutti i mali, in quanto il suo stile di gioco somiglia molto a quello di Wade, insomma due doppioni nella stessa squadra non so fino a che punto conveniva agli Heat. Giusto invece aver preso Beasley, che anche se non vive un rapporto armonioso con Riley rimane un talento di soli 19 anni che non sai cosa possa diventare un giorno, ed inoltre visto la tenere eta'e che Miami non sia una Contender ma sta ricostruendo, rappresenta il futuro in quel ruolo. Basta lasciar via il contrattone di Marion e cercare di mettere qualche toppa nel settore lunghi, al momento continuerei cosi.

    • SiMoPaNke 22:57 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      sono d'accordo su rose..e poi tutte queste combo guard di adesso non mi convincono per niente..mi ricordano tutte iverson che non ho mai apprezzato..grandissima capacità di realizzare caterbe di punti ma niente di più..il play deve fare girare la squadra..tipo calderon..

      comunque il buco più grosso degli heat è nei lunghi..la cosa migliore sarebbe riuscire ad arrivare a kaman o biedrins tramite marion..

    • Junio C. Murgia 05:02 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Un play capace di fare girare la squadra è oro colato: guardate Billups come sta rivoluzionando Denver. Se Miami riesce a dar via Marion per prendere un play di quel tipo ( alla Calderon)e magari a prendere un altro lungo, fa un affare. Fermo restando che con Wade e Beasley hanno delle solide basi per il futuro.

    • SiMoPaNke 14:09 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      e vero..la trade che ha portato billups ai nuggets e la prova che un play che faccia girare bene la squadra e fondamentale..

      purtroppo dando via il solo marion e difficile fare arrivare a miami sia un buon play che un buon centrone…

    • Junio C. Murgia 16:53 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Beh, indubbiamente un centro di vaglia difficilmente potrà arrivare assieme a un buon play. Ma un lungo con esperienza e muscoli ( alla PJ Brown, per dirne una)penso si possa trovare, per dare un po' di fisicità a un reparto carente in quell'aspetto.

    • seborrea 17:13 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      bell'articolo, che comunque secondo me tralascia 2 fattori importanti in casa Heat. Il primo è l'assenza di un lungo, perchè Haslem è undersize come 4, figuriamoci come pivot, Anthony è imbarazzante in fase offensiva, Blount è imbarazzante e basta e Magloire è desaparecidos! Infatti contro Howard, Yao,…soffriamo il triplo di una squadra normale.

      In secondo luogo io tutta questa necessità di un play non la vedo: Chalmers stà dimostrando di meritare la chance da titolare, difende egregiamente sia sull'uomo sia sulle linee di passaggio, ha un buon senso di costruzione di gioco, unica pecca un ondivago tiro da 3; Quinn è un buon buck-up con un ottimo tiro da 3 e un rapporto assist-palle perse invidiabile. Sperando poi che Livingston si riprenda dall'infortunio.

      Inoltre mancano ancora J.Jones e Wright, 2 ottime riserve che potrebbero portare difesa e punti prezionsi dalla panchina.

      Insomma a Miami serve un centro (Kaman, Biedrins,…) liberandosi di Marion (il suo contratto fà gola a molti) e aspettando i rientri degli infortunati.

      Un quintetto Chalmers-Wade-Beasley-Haslem-Kaman non sarebbe affatto male!

    • Jolly Joker 18:09 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Sul play gira voce che Marbury presto o tardi si accasera' a South Beach, anche se questo toglierebbe spazio ad uno tra Quinn e Chalmers. Peccato che Livingston abbia avuto quell'infortunio perche' in prima linea sarebbero stati abbastanza coperti. Comunque credo che se lo scambio si fara' gli Heat riceveranno qualcos'altro dalla Trade, in modo che torni utile nel settore lunghi.

    • Junio C. Murgia 19:01 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Ma Marbury non doveva venire a giocare in Italia? O era uno degli imperdibili scoop della Gazzetta, tipo Jordan alla Armani Jeans??

    • SiMoPaNke 20:07 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      marbury?se c'è un play che non fà girare la squadra è proprio lui!!non lo vorrei proprio agli heat!!però sarebbe interessante david lee…

      livingstone sarebbe dovuto essere il "nuovo penny" al suo ingresso in nba..magari si riprendesse….!!!

    • Gioele 00:07 il 4 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      ma mi spiegate cs c fa livingston…si è spaccato il ginocchio l'anno scorso(e ormai rimaneva senza una gamba) e nn penso potrà mai tornare ai buoni livelli dei clips!

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