Nba Award Season 2009-2010, Risultati


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Arrivati in clima Playoffs cominciano ad affiorare anche gli annuali Awards che vengono assegnati ai singoli giocatori secondo specifici risultati o scopi raggiunti. Si parte dal Coach Of The Year, e si passa per il Defensive Player of The Year, per poi ad arrivare ai più prestigiosi Rookie of The Year, Most Improved Player, MostValuable Player e Sixth Man of the Year, che il più delle volte consacrano i rispettivi vincitori;

Sorprese? No, nessuna, anzi, se bisogna proprio andare a cercare il pelo nell’uovo una ci sarebbe, ma lo vedremo più in là, intanto cominciamo ad analizzare ogni singolo risultato.

Most Valuable Player: Manca solo questo all’appello, ma è ormai assodato che il premio vada a finire nelle mani del miglior giocatore della Lega, al secolo LeBron James. La parola meritatissimo forse neanche rende l’idea, ha dimostrato una continuità sul piano del rendimento e della condizione fisica spaventosa, ha chiuso la Regular Season con 29.7 punti di media, conditi da 8.6 assist a partita e 7.6 rodmans a serata, cifre assolutamente di grosso rilievo.

I suoi diretti avversari hanno potuto ben poco di fronte a tale stagione, Kobe Bryant era partito benissimo, carico, grintoso, sempre più forte, sempre più in crescita e soprattutto sempre più leader della squadra Californiana, poi complici parecchi infortuni, tra cui una frattura al dito (dato che sono uno che lascia passare difficilmente inosservate prestazioni con la P maiuscola, tenderei a ricordare Lakers@Bulls del 16 Dicembre 2009, 42 punti con un dito rotto) e un ginocchio che ha portato parecchi fastidi è calato nell’ultima fase della Regular Season fino a quasi scomparire per poi ricomparire magicamente, ma non basta.

Kevin Durant. Beh. Beh. Beh. Il futuro della Lega signori, senza ombra di dubbio, capocannoniere della Lega con 30.1 punti a partita a 21 anni, il più giovane della storia a vincere questa classifica, un giocatore dalle mille opzioni offensive, tiro da fuori, dalla medio lunga distanza, in arresto e tiro, chi più ne ha più ne metta. Buonissimo difensore complici anche le braccia chilometriche che aiutano anche nel cosiddetto tiro contestato, si appresta a diventare il migliore della Lega, se la dirigenza gli mette qualche buon centro sotto le plance i Thunders domineranno senza troppi patemi.

Dwyane Wade, c’è poco da dire, stagione caratterizzata da alti e bassi, complici anche dei problemi in famiglia riguardanti il divorzio con la moglie e l’affidamento della figlia, più bassi che alti. Nonostante ciò giocatore dalle immense qualità offensive, sicuramente uno se non Il giocatore più completo dell’Nba contemporanea, se comincia a metterla da 3 è davvero finita. Da incorniciare Gara-4 del primo turno con i Celtics, 46 punti trascinando i suoi Heat ed evitando il cosiddetto Sweep (successivamente la serie finirà sul 4-1 Celtics, ndr), stando ai molti giornalisti oltreoceano, la sua ultima stagione in maglia Miami, anche se spesso ha dichiarato di voler restare in Florida, dichiarando amore eterno alla società di Riley, l’ipotesi Chicago Bulls si fa sempre più insistente.

Defensive Player of The Year: Dwight Howard.

Visti i requisiti per cui bisogna assegnare questo Award non poteva non finire nelle mani del centrone di Orlando, condiziona in maniera spaventosa le difese avversarie, tralasciando le cifre alla voce Rimbalzi e Stoppate. Insomma, se parliamo di difesa nel pitturato, di difesa del canestro, di difesa di “sistema”, Howard vincitore. Essendo però uno a cui piace la cosiddetta difesa dura, il premio andrebbe nelle mani di Ron Artest, uno dei migliori difensori di quest’epoca senza ombra di dubbio. A fargli concorrenza ci sarebbe anche un certo Shane Battier comunque.

Most Improved Player: Aaron Brooks.

Lo andiamo a cercare il pelo nell’uovo? Ook, andiamolo a cercare. Eccola la sorpresa di cui parlavo in precedenza, sinceramente sconcertato dall’assegnazione di questo Award, un mini scandalo, che Brooks sia migliorato tantissimo si sà dalla scorsa stagione, quando diede del filo da torcere alla difesa Lakers portando i suoi Rockets a giocarsi la serie in 7 Gare. Il premio era da assegnare ad altri lidi sicuramente, il primo nome che mi viene in mente? From Atlanta! Josh Smith! Miglioramenti pazzeschi sia sul piano del gioco e della comprensione e sia sul piano mentale, si spera sia la definitiva consacrazione comunque.

Sixth Man of The Year: Jamal Crawford.

C’erano dubbi? Nulla da obiettare, premio giustissimo, ha cambiato le sorti della squadra di Atlanta sotto ogni punto di vista e ha smentito molti scettici riguardo una sua convivenza in backcourt con due elementi come Mike Bibby e Joe Johnson, e invece? E invece la convivenza c’è stata, ed anche pressocchè perfetta. Meritatissimo. Nient’altro da dire, inutile andare ad analizzare altri nomi, visto che è stato un NO CONTEST!.

Rookie Of the Year: Tyreke Evans.

Anche qui, pochissimi dubbi sin da Novembre-Dicembre 2009, Sacramento subito ai suoi piedi, essere un leader nell’anno da rookie è roba concessa a pochi esseri umani, è uno tra quelli. Costanza di rendimento di importante rilievo, inoltre da sottolineare le sue cifre a serata a fine Regular Season che recitano il numero 20 alla voce punti, 5 assist e 5 rimbalzi, il quarto rookie che riesce nell’impresa di mantenere inalterate queste medie per l’intera Regular Season, prima di lui Michael Jordan, Oscar Robertson e LeBron James, insomma, entra già di diritto nell’elitè della Lega.

Concorrenti? Si. Brandon Jennings e Stephen Curry.

Il primo, proveniente da Roma, scelto alla tenth overall pick dai Milwaukee Bucks, e l’altro direttamente da Davidson scelto alla eight overall pick dai New York Knicks del baffo Mike D’Antoni. Su Jennings molti gli scettici ad inizio anno, carriera da Pro europea non ad alti livelli, incostanza e scarsa lucidità nell’arco dell’intera stagione passata nella Capitale, oltretutto passare dall’High School ad un circolo come l’Europa è un passo importante. Ma lui non si perde d’animo, ad inizio stagione è convinto, deciso di poter stupire tutti, affermando che la stagione in Italia gli ha fatto solo bene ed ha aumentato la sua esperienza sul campo da basket. Bene, detto fatto. 14 Novembre 2009, data da inserire agli annali, i Milwaukee Bucks ospitano i Golden State Warriors ( del diretto rivale alla corsa al ROY Stephen Curry, oltretutto, ndr), Jennings nel primo quarto 0 punti, 10 nel secondo e una spaventoso terzo quarto da incorniciare a quota 29 punti lo fa entrare direttamente nel cuore dei tifosi, chiuderà l’ultima frazione con altri 16 punti, per un totale di 55 punti, ha superato Kareem Abdul Jabbar e con quella prestazione diventa il secondo giocatore di sempre dei Bucks come punti messi a referto, inoltre dietro solo Earl Monroe come realizzazione nell’anno da rookie, The Pearl ne mise 56 nell’anno da rookie a Washington. Partita regale, ma non basta a vincere il ROY, stagione anche per lui caratterizzata da alti e bassi.

Stephen Curry. Interessantissimo, dormicchia per tutta la prima parte di Regular Season e si sveglia nel periodo invernale intorno a Gennaio quando comincia a piazzare triple doppie a quantità, la prima arriva il 7 Febbraio 2010, quando piazza 36 punti, 13 assist e 10 rimbalzi ( l’ultimo catturato quasi allo scadere fralatro). Nell’ultima partita di Regular Season mette a referto 42 punti contro i Blazers registrando di fatto il suo nuovo career-high. Non riesce a trascinare i Warriors ai Playoffs, impresa impossibile visto il tipo di gioco attuato dalla squadra di Frisco.

Conclusioni? Jennings nella mia personale classifica è Co-Rookie con Evans.

Coach of The Year: Scottie Brooks.

Meritatissimo anche qui, gestione della squadra di Oklahoma perfetta nell’arco di tutta la stagione, è passato dalle 23 vittorie nell’annata 2008-2009 alle 50 vittorie stagionali nella appena finita RS, miglioramento troppo evidente, non poteva non finire nelle sue maniq questo premio. Gestione anche della squadra dal punto di vista tecnico-tattico perfetta, sbaglia raramente, nonostante le differenze di tonnellaggio in post con molte squadre attua sempre un’ottima difesa del pitturato, facendo dei Thunders fra le altre cose anche una delle migliori squadre difensive della Lega.

Conclusioni personali? Ci sarebbe anche un certo Skiles che ha fatto un vero e proprio miracolo, Bucks ai Playoffs senza Michael Redd, potevano anche tenerne conto.

L’ultimo premio lo si mette ormai per la par condicio, General Manager dell’anno John Hammond di Milwaukee, ma perchè? Tralasciamo. Il premio era da assegnare a Danny Ferry/Sam Presti, ma ripeto, sorvoliamo!

It’s over!

Alla prossima!

Approfondimenti che non puoi perdere:

  1. I vincitori dei premi per la stagione 2010-2011

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