Orlando: sognare è lecito


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Erano anni che, probabilmente, in quel di Orlando non ci si divertiva così. Non vogliamo scomodare il periodo d’oro della franchigia, coi mostri sacri Penny-Shaq, ma saranno almeno dieci anni che i Magic non andavano così forte. Vero è che nel frattempo ci ha pensato T-Mac a far leccare i baffi ai tifosi con le sue giocate ma e’ altrettanto vero che i piani alti delle classifiche si vedevano, al massimo, col binocolo (o magari prendendo la macchina e facendo qualche chilometro, rimanendo sempre in Florida). Ebbene, stagione 2007/2008: probabilmente nessuno si sarebbe mai aspettato una prima parte di stagione così sorprendente. I Magic, fin dalle prime battute, se la stanno giocando quasi ad armi pari con franchigie del calibro di Boston (in delirio per i suoi Big Three) e Detroit (squadra piena di esperienza, in cui i giocatori si conoscono ormai a memoria).

Ma cos’e’ cambiato dall’anno scorso? Sicuramente, in primis, una buona gestione del mercato: l’arrivo del concreto Rashard Lewis ha dato un contributo non indifferente alla squadra, soprattutto in fase offensiva. E chi temeva per la sua incompatibilità con Turkoglu è stato subito smentito: i due si trovano a meraviglia e fungono da ottime spalle per l’autentica stella della squadra: Dwight Howard. Sì, perchè probabilmente l’artefice massimo di questa entusiasmante prima metà di Regular Season è proprio il gigantesco Howard che finalmente è maturato e, diciamolo, definitivamente esploso come “centro” dominante dell’intera lega: la costanza in punti, rimbalzi, stoppate e un grande atletismo fanno ormai di lui uno dei top player del campionato. Ma i Magic non sono solo Howard e l’ottimo acquisto Lewis. Oltre al già citato Hedo Turkoglu, giocatore di grande solidità, meritano una menzione anche il buon playmaker Nelson, Bogans e il nuovo arrivato Evans che sembra essersi già ben integrato, stando alle ultime uscite. Il tutto a formare una realtà che sembra davvero poter competere ad alti livelli, grazie soprattutto a colui che modella il tutto con le sue sapienti mani: Stan Van Gundy. La dirigenza ha infatti cambiato anche l’allenatore a inizio stagione, puntando su un tecnico molto preparato ed in cerca di riscatto (dopo le porte in faccia sbattutegli in altri lidi).

Certo ai Magic manca ancora qualcosa. In primo luogo l’esperienza, soprattutto a dispetto di squadre più titolate come i Pistons (tanto per rimanere ad Est). In più la panchina non gioca un grande ruolo nell’economia della squadra: se si infortuna Howard? Se Lewis o Hedo si fanno male? Che succederebbe? Gente come Cook, Arroyo e Redick non possono certo considerarsi dei buoni comprimari. Ma con un pizzico di fortuna crediamo che questi Orlando potranno andare molto lontano in questa e nelle prossime stagioni. Del resto, al momento, sono la terza forza ad Est (e si sono appena concessi il lusso di battere i ben più accreditati Celtics, anche se in realtà privi dell’assente Garnett), nonché in prima posizione nella loro (a dire il vero malandata) division. I Play-Off sembrano ormai l’obiettivo minimo e, a meno di clamorosi cali, facilmente raggiungibile. Poi, come sempre, una volta entrati nella fase calda tutto può succedere. Compreso battere Celtics e Pistons? Per ora diciamolo solamente sottovoce, tanto per fantasticare un pochino…

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