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  • 17:55 il 1 December 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: , Miami Heat, , Pat Riley,   

    Miami Heat: work in progress 

    L’ultimo lustro è stato indubbiamente il più intenso nella ventennale storia dei Miami Heat. Una franchigia prima balzata agli onori della cronaca soltanto per le leggendarie sfide, condite da cazzotti e pathos senza fine, contro i Knicks sul finire della passata decade. E’ del 2004 la trade che, portando Shaquille O’Neal nel Biscayne Boulevard, ha spezzato il circolo dominante dei Lakers, preludio al miracoloso anello sfilato nel 2006 agli increduli Dallas Mavericks. Da allora un calo altrettanto fragoroso, sancito dal declino atletico del Diesel e dai guai fisici di Dwayne Wade. Fino alla farsa degli ultimi mesi della scorsa regular season, con Pat Riley nei panni del mitico Borlotti della Longobarda al grido di “Perdere, e perderemo”, in modo da trovarsi in pole position al draft 2008. La dea bendata ha in parte fatto il suo, anche se Riley si è dovuto accontentare della seconda piazza, che ha portato in dote agli Heat l’ala Micheal Beasley e non quel Derrick Rose, il regista atteso come un messia, che aveva animato i sogni bagnati dell’impomatato Pat. Con Wade finalmente integro e con Shawn Marion catapultato in Florida nell’ambito della trade O’Neal, ecco la trimurti di lusso con cui Miami si è presentata ai nastri di partenza della nuova stagione.

    Stagione al momento altalenante, come per ogni ricostruzione che si rispetti: 8 vittorie e 9 sconfitte, ma play-off ampiamente alla portata del nuovo condottiero Erik Spoelstra, nonostante una Eastern Conference più affilata rispetto agli ultimi anni. Esemplare è del resto il tabellino delle ultime tre gare degli Heat, impegnati nel loro primo road trip nell’altra costa. A Portland una imbarazzante Caporetto  (-38 punti), non certo giustificabile con l’assenza di Marion. Quindi travolgente cavalcata nella Phoenix del Grande Ex, e poi nuova sconfitta, stavolta di misura, sul parquet dei derelitti Clippers, con Wade che ha sbagliato a fil di sirena la conclusione per vincere dopo aver come di consueto retto la baracca.

    “Flash” è chiaramente la pietra d’angolo di Miami. Dopo aver letteralmente salvato la patria a Pechino, l’MVP delle finali 2006 sta mantenendo una forma olimpica, condita da una leadership indiscussa e da un miglioramento in fase difensiva significativo. Prestazioni monstre come quella di Phoenix (43 punti) ne fanno per molti un’alternativa quantomeno credibile al più annunciato award degli ultimi anni, quello che quasi certamente andrà a LeBron James quale MVP. Il ruolo di play è notoriamente il tallone d’Achille di Miami, e anche i sassi di Matera sanno quanto Riley volesse pescare Rose al draft. Se col senno di poi OJ Mayo sarebbe andato benissimo, per adesso il delfino Spoestra deve accontentarsi dell’incerta regia di Marcus Banks, mentre la scommessa Shaun Livingston non ha nemmeno messo piede in campo l’altro giorno allo Staples Center. In una serata in cui a smazzare gli assist ci ha pensato il factotum Wade (ben 11 a referto), il che la dice lunga.

    In chiaroscuro è fino ad ora anche il cammino di Michael Beasley: il prodotto di Kansas State ha alternato prestazioni offensive ficcanti a figuracce come quella con Toronto, quando Andrea Bargnani ha rinfrancato il nostro appannato orgoglio portando letteralmente a scuola Michael per poi farlo accomodare in panchina. Panchina in cui Beasley ha iniziato la recente sfida coi Suns, dato che Spoestra ha mandato in campo per la palla a due Joel Anthony quale centro, spostando Udonis Haslem in ala grande. Un apprendistato complesso per un giocatore che si sente forse “seconda scelta” in tutti i sensi nella città in cui tutti sognavano Rose, e la cui giovane età non consente ancora di dare quella fisicità sotto canestro che i vari Haslem e Blount non garantiscono affatto. Ma Beasley è certamente il futuro di Miami. Non altrettanto si può dire di Shawn Marion: il grande egoista, il separato in casa nello spogliatoio di Phoenix, sta in questo primo scorcio di stagione confermando pregi e difetti di una carriera bizzarra. Questi ultimi, a cominciare dai consueti black out rivisti da poco allo Staples, sono alla lunga insostenibili per una squadra che deve logicamente aggrapparsi a chi vanta la sua esperienza. Ecco perché da più parti si ipotizza che Marion possa essere oggetto di una trade che possa portare in riva all’Atlantico l’agognato regista (nonché un po’ di fosforo, giacché Shawn è notoriamente tra i giocatori meno intelligenti cestisticamente sulla piazza). Riley lo sa, e ha tutto il tempo e le opportunità per far tornare il sole a splendere su Miami. Ed è anche consapevole di come al ballo dei free agent nel 2010 potrà partecipare anche un certo Dwayne Wade, dunque il vecchio Pat si darà certamente da fare.

     
    • SiMoPaNke 23:48 il 1 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      bell'articolo che sottolinea bene l'attuale situazione degli heat..tralasciando il discorso su wade che insieme a lebron è al momento il giocatore più forte della lega..

      marion è assolutamente da cedere x 2 motivi: 1)come detto dall'autore non ha assolutamente intelligenza cestistica e non si può puntare su di lui 2) è in scadenza e bisogna trarre il maggior beneficio dal suo contratto..

      Beasley mi sta molto deludendo e spiego il perchè:partendo dal presupposto che ha un talento enorme e che diventerà sicuramente un all-star..il suo problema è un problema di approccio al basket..è uno dei tanti giocatori che pensa solamente alla fase offensiva del gioco e per di più è troppo esaltato dal suo talento..dovrebbe essere più umile,lavorare innanzitutto sulla difesa 1vs1 (difende con le gambe dritte sull'uomo) e poi sulla difesa di squadra..

      se riley e spoestra riusciranno a farli cambiare mentalità è un giocatore su cui puntare x il futuro..

      se questo non dovesse succedere io lo sacfrificherei insieme a marion x arrivare ad un buon centro e ad un buon play..comunque sono sicuro che riley queste cose le ha viste prima di me e che si muoverà nel modo giusto da qui a febbraio..comunque sia: LET'S GO HEAT!!!

    • el Blaza 19:55 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Si pero' Rose a Miami non sarebbe stato la soluzione di tutti i mali, in quanto il suo stile di gioco somiglia molto a quello di Wade, insomma due doppioni nella stessa squadra non so fino a che punto conveniva agli Heat. Giusto invece aver preso Beasley, che anche se non vive un rapporto armonioso con Riley rimane un talento di soli 19 anni che non sai cosa possa diventare un giorno, ed inoltre visto la tenere eta'e che Miami non sia una Contender ma sta ricostruendo, rappresenta il futuro in quel ruolo. Basta lasciar via il contrattone di Marion e cercare di mettere qualche toppa nel settore lunghi, al momento continuerei cosi.

    • SiMoPaNke 22:57 il 2 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      sono d'accordo su rose..e poi tutte queste combo guard di adesso non mi convincono per niente..mi ricordano tutte iverson che non ho mai apprezzato..grandissima capacità di realizzare caterbe di punti ma niente di più..il play deve fare girare la squadra..tipo calderon..

      comunque il buco più grosso degli heat è nei lunghi..la cosa migliore sarebbe riuscire ad arrivare a kaman o biedrins tramite marion..

    • Junio C. Murgia 05:02 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Un play capace di fare girare la squadra è oro colato: guardate Billups come sta rivoluzionando Denver. Se Miami riesce a dar via Marion per prendere un play di quel tipo ( alla Calderon)e magari a prendere un altro lungo, fa un affare. Fermo restando che con Wade e Beasley hanno delle solide basi per il futuro.

    • SiMoPaNke 14:09 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      e vero..la trade che ha portato billups ai nuggets e la prova che un play che faccia girare bene la squadra e fondamentale..

      purtroppo dando via il solo marion e difficile fare arrivare a miami sia un buon play che un buon centrone…

    • Junio C. Murgia 16:53 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Beh, indubbiamente un centro di vaglia difficilmente potrà arrivare assieme a un buon play. Ma un lungo con esperienza e muscoli ( alla PJ Brown, per dirne una)penso si possa trovare, per dare un po' di fisicità a un reparto carente in quell'aspetto.

    • seborrea 17:13 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      bell'articolo, che comunque secondo me tralascia 2 fattori importanti in casa Heat. Il primo è l'assenza di un lungo, perchè Haslem è undersize come 4, figuriamoci come pivot, Anthony è imbarazzante in fase offensiva, Blount è imbarazzante e basta e Magloire è desaparecidos! Infatti contro Howard, Yao,…soffriamo il triplo di una squadra normale.

      In secondo luogo io tutta questa necessità di un play non la vedo: Chalmers stà dimostrando di meritare la chance da titolare, difende egregiamente sia sull'uomo sia sulle linee di passaggio, ha un buon senso di costruzione di gioco, unica pecca un ondivago tiro da 3; Quinn è un buon buck-up con un ottimo tiro da 3 e un rapporto assist-palle perse invidiabile. Sperando poi che Livingston si riprenda dall'infortunio.

      Inoltre mancano ancora J.Jones e Wright, 2 ottime riserve che potrebbero portare difesa e punti prezionsi dalla panchina.

      Insomma a Miami serve un centro (Kaman, Biedrins,…) liberandosi di Marion (il suo contratto fà gola a molti) e aspettando i rientri degli infortunati.

      Un quintetto Chalmers-Wade-Beasley-Haslem-Kaman non sarebbe affatto male!

    • Jolly Joker 18:09 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Sul play gira voce che Marbury presto o tardi si accasera' a South Beach, anche se questo toglierebbe spazio ad uno tra Quinn e Chalmers. Peccato che Livingston abbia avuto quell'infortunio perche' in prima linea sarebbero stati abbastanza coperti. Comunque credo che se lo scambio si fara' gli Heat riceveranno qualcos'altro dalla Trade, in modo che torni utile nel settore lunghi.

    • Junio C. Murgia 19:01 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      Ma Marbury non doveva venire a giocare in Italia? O era uno degli imperdibili scoop della Gazzetta, tipo Jordan alla Armani Jeans??

    • SiMoPaNke 20:07 il 3 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      marbury?se c'è un play che non fà girare la squadra è proprio lui!!non lo vorrei proprio agli heat!!però sarebbe interessante david lee…

      livingstone sarebbe dovuto essere il "nuovo penny" al suo ingresso in nba..magari si riprendesse….!!!

    • Gioele 00:07 il 4 dicembre 2008 Permalink | Rispondi

      ma mi spiegate cs c fa livingston…si è spaccato il ginocchio l'anno scorso(e ormai rimaneva senza una gamba) e nn penso potrà mai tornare ai buoni livelli dei clips!

  • 00:32 il 9 July 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: , Miami Heat   

    Prima sfida Rose-Beasley 

    Il primo duello sul campo da gioco è stato sicuramente dominato dal lungo proveniente da Kansas State. Nella notte si sono sfidate all’Orlando Pro Summer League le due squadre che hanno potuto usufruire delle prime due scelte al draft del giugno scorso. Nella vittoria dei Miami Heat per 94-70 sui Chicago Bulls si è potuto ammirare lo straordinario talento del 6-10 Michael Beasley che ha letteralmente offuscato le prove degli altri partecipanti mettendo a referto 28 punti, 9 rimbalzi, 2 assist e 1 stoppata. Nei Bulls la grande attesa 1a scelta assoluta dello scorso draft ha deluso le aspettative regalando agli spettatori solo due vere giocate di classe e un misero 10 nella casella punti formatosi soprattutto grazie ai tiri liberi. Rose non si è mai visto in difesa mentre in attacco non si è preoccupato di altro se non di portare su palla e cederla (per non rivederla più) dopo la metà campo. Di ben altro spessore (difensivo e soprattutto offensivo) la prova offerta dall’ala forte di Miami: gli viene incollato addosso quello spilungone di Joakim Noah che dovrebbe (e ripeto dovrebbe) almeno indurlo a non tirare dalla distanza. Beasley senza fare troppi complimenti si prende una vagonata di tiri in faccia al povero Noah e ne riesce a realizzare davvero alcuni di ottima fattura, grazie anche ad alcuni movimenti davvero solidi e spettacolari. L’ottima prova offensiva dell’ala forte degli Heat viene condita da 9 rimbalzi (4 in attacco) che rendono l’idea della sua onnipresenza sotto canestro su ambo i lati del campo. Beasley ha avuto la miglior media rimbalzi per partita nel suo primo anno al College (12.4 rpg) e la terza miglior media punti (26.2 ppg). Forse nessuno si aspettava un così forte impatto da parte di MB44 nella Summer League, ma era sicuramente lecito aspettarsi qualcosa di più dal nuovo Play-Guardia dei Chicago Bulls che nel confronto tra ruoli è stato denza dubbio oscurato dalla ex point-guard di Kansas, Mario Chalmers. I due si erano già incontrati in finale NCAA, finale nella quale Mario e Kansas ebbero la meglio all’OT sui Memphis di Rose. Mario Chalmers ha piacevolmente condotto il gioco di Miami totalizzando 11 punti, 6 assist e 4 palle rubate ed ha mostrato di essere all’altezza di potersi giocare le proprie chances per entrare in quintetto, visto soprattutto l’ottimo feeling che intercorre tra lui e Michael Beasley.

    E’ vero, è troppo presto per poter trarre conclusioni dalle prime prove di questi Rookie, ma non credo che nella città del vento avranno la pazienza che abbiamo noi di aspettare una prima scelta decantata come la possibile svolta per il futuro della franchigia…

    Auguri Derrick, il talento e il potenziale ci sono tutti… è arrivata l’ora di tirarli fuori!!

     
    • Dennis 14:26 il 10 luglio 2008 Permalink | Rispondi

      Ragazzi, la Summer League non conta niente!

      Trarre conclusioni da una sgambata estiva è quanto di più sbagliato si possa fare!

      Se già la regular season Nba spesso lascia il tempo che trova, il basket estivo di indicazioni ne dà meno di zero.

      Beasley nella seconda partita ha tirato 1/13 dal campo, Tyrus Thomas nella terza ne ha fatti 25, e quindi? Quindi niente, per le considerazioni tecniche meglio aspettare novembre..

  • 14:13 il 10 March 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: Miami Heat   

    Stagione finita per Dwayne Wade 

    Capolinea della corsa stagionale per Dwayne Wade. La stella dei Miami Heat ha deciso di sottoporsi a un intervento molto particolare chiamato OssaTorn che lo terrà lontano dal parquet per almeno 30 giorni, più un altro mesetto di rieducazione. E’ stato Pat Riley in persona ad annunciare l’ok della società al ricorso ai ferri. “Credo sia arrivato il momento di fermare Dwyane. Dobbiamo pensare alla sua salute e siamo convinti che questo procedimento lo aiuterà a tornare quello di prima.”

    La stagione dei campioni 2006 è del resto già ampiamente archiviata sotto la voce ” fallimento” (record di 11 W e 50 L, ultimi nella Lega), e l’assenza di Dwayne sarà decisamente superflua. Gli occhi di Riley sono tutti rivolti alla lotteria che sancirà la griglia per il draft di Giugno, mese nel quale si saprà se Shawn Marion eserciterà o meno l’opzione “free agent” del suo faraonico contratto.

     
  • 15:38 il 22 January 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: Miami Heat,   

    Shaq ai box, piove sul bagnato per Miami 

    Ancora guai fisici per Shaquille O’ Neal, uscito malconcio dal parquet dopo l’ennesima sconfitta dei suoi Miami Heat contro Cleveland. L’ MVP 2000 ha visto aggravarsi il dolore all’anca sinistra, infortunata il 22 dicembre scorso nella vittoria contro Utah (l’ultima prima della terribile serie di sconfitte). Shaq è stato sopposto ad accertamenti diagnostici il cui esito non è ancora stato reso noto, ma pare che potrebbe eserci un nuovo, lungo stop per l’ex “Most Dominant Player Ever”, che ha già saltato 8 partite a cavallo dell’anno nuovo. Alla domanda se per il suo pivot si profilasse tale prospettiva, Pat Riley ha laconicamente risposto “Non so“. Continuano dunque le tribolazioni per l’ex centro di Magic e Lakers, il quale in questa stagione disgraziata per i suoi Heat. “L’eccessiva attività sta esacerbando l’infiammazione dell’anca, e non c’è molto da fare. Sta ricevendo tutte le cure necessarie, ma forse è meglio che si fermi per un po’ “ ha affermato Riley, riconoscendo implicitamente il logorio di un’atleta da tantissimi anni ormai ai vertici. Shaq sta registrando la peggior media punti di sempre (14.2 punti a partita) e che potrebbe veder esaurita la striscia record di 14 All-star game consecutivi. Considerando anche l’infortunio dell’ormai ex giocatore Alonzo Mourning, nel roster di Riley rimangono soltanto Joel Anthony and Earl Barron, in attesa della prossima sfida con San Antonio. Riley dovrà tornare sul mercato forse anche in questo settore.

     
  • 19:46 il 17 January 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: Miami Heat   

    Miami Heat: il grande freddo 

    Continua imperterrita e senza soste la crisi dei Miami Heat. Non sono passati nemmeno venti mesi dai tempi in cui Pat Riley si esibiva in danze da mandrillo assieme a Dwayne Wade e Shaquille O’Neal nel festeggiare il più sorprendente degli anelli, conquistato un po’ truffaldinamente e un po’ grazie al suicidio degli avversari. Eppure sembra passato un secolo.

    Miami occupa attualmente l’ultimo posto nella derelitta Eastern Conference, sorpassata persino da quei New York Knicks che almeno danno segnali di vita e di orgoglio. I floridiani vantano un record a dir poco indegno per una squadra di tale lignaggio e condotta da uno dei totem della panchina di ogni epoca. 8 vittorie e 29 sconfitte, di cui le ultime 11 consecutive. E meno male che papà Stern, noto filantropo e uomo dal cuore d’oro, consentirà a Miami di rigiocare gli ultimi 50 secondi della sfida persa con gli Hawks a causa del pasticcio sui falli di O’Neal. Altrimenti saremmo a quota 30. Ieri notte è andata in scena l’ultima puntata di questa farsa che sta consumandosi sotto l’eterno sole della Florida. All’ American Airline center i Chicago Bulls hanno inflitto una punizione severissima a un esterrefatto Pat Riley, imponendosi per 126- 96. Tutto questo nonostante fosse tornato in squadra dopo otto partite di assenza il claudicante O’ Neal, il quale ha comunque timbrato il cartellino con 24 punti e 10 rimbalzi. Ma persino gli asfittici Bulls di questi tempi riescono a tirare una salutare boccata d’ossigeno incrociando le lame con gli ex campioni NBA, tanto che – udite, udite – un carneade come lo svizzero Thabo Sefolosha si è concesso il lusso di fare la partita della vita (17 punti e 6 rimbalzi). La faccia di Pat Riley a fine gara era emblematica, e le sua dichiarazioni sono state infuocate. ” E’ il fallimento più completo che ci possa essere. La squadra non difende, è tutto racchiuso in questo dato assurdo. Quando concedi 126 punti agli avversari in casa, dopo aver perso dieci partite di fila è chiaro che non funziona nulla, e non so davvero trovare una spiegazione.”

    La crisi Heat ha evidentemente radici profonde, e ben strutturate. Quando Riley decise di togliere Shaquille O’ Neal dalla fornace dorata dello spogliatoio dei Lakers per farne la pietra d’angolo del suo progetto, era evidente che tale piano non sarebbe stato di ampio respiro. I benefici avrebbero dovuto essere immediati e cosi è stato. Una finale di Conference e un titolo conquistato nel mezzo della dinastia di Re Timoteo Duncan sono traguardi storici per una franchigia così giovane, e possono tranquillamente garantire una rendita di posizione che i GM di società ben più blasonate si immaginano nei loro sogni più bagnati. L’altra faccia della medaglia O’Neal purtroppo si è manifestata molto presto. Il perno del “three-peat 2000-2002″ targato Lakers è oggi un giocatore tremendamente usurato da mille battaglie sotto canestro, i suoi acciacchi sono all’ordine del giorno e il suo contratto è talmente oneroso da inficiare parecchie strategie di mercato. La società si è poi chiaramente mossa male nel mercato, non trovando alternative alla diarchia Shaq-Wade, e non riuscendo a ringiovanire un roster da reparto geriatrico di un ospedale (emblematici i casi Mourning e Hardaway) e sopratutto non colmando le due gravissime perdite di Kapono e Posey. Il primo è uno dei migliori tiratori della Lega, e lo sta dimostrando anche a Toronto (pur nella proverbiale dispersione dell’organico dei Raptors) mentre il secondo sta diventando un uomo-chiave nella rotazione dei Celtics. Inoltre, Ricky Davis e Smush Parker non hanno quasi mai dimostrato di poter essere valide spalle per un Dwayne Wade sempre più frustrato, che ha visto persino il suo career high di 48 punti contro Orlando vanificato dall’assoluta anarchia difensiva che sembra regnare (e nella quale lui non è peraltro esente da colpe).

    Quali prospettive, dunque? La stagione ormai è archiviata, e i movimenti di mercato fino alla deadline di febbraio non sembrano poter cambiarne l’inerzia (Riley sta cercando un cecchino per riempire il vuoto lasciato da Kapono): i tifosi di Miami hanno la pancia ancora relativamente piena, ma certo è che abusare della loro pazienza con prestazioni indecenti come quella di ieri sera sarebbe deprimente. Il pessimo piazzamento in classifica potrebbe per altro rivelarsi felice in chiave draft 2008, sperando magari in una botta di fortuna tipo Spurs-Duncan 97, o comunque in un elemento che possa timbrare il ringiovanimento del roster. Per poi però arrivare al nocciolo del problema: la triade Riley- Wade- Shaq. L’ex coach dei Lakers con ogni probabilità tornerà dietro la scrivania, per pianificare la rinascita nei ristoranti di Miami che tanto attirarono la sua attenzione quando arrivò in Florida (nel suo primo contratto a Miami erano previsti 330 dollari giornalieri solo per il vitto). Wade, anche lui pieno di ferite da battaglia nonostante la giovane età, dovrebbe restare qualora Riley non sia più l’head coach. Voci da Miami riferiscono di un “Flash” infastidito dalla tendenza del Riley maturo a sfruttare fino al midollo le sue stelle per accorciarne la carriera, un po’ come Pat fece con Patrick Ewing ai tempi dell’epopea Knicks: non a caso Wade viene spesso utilizzato anche come point guard per sopperire alle croniche amnesie di Williams, col risultato di arrivare ulteriormente sfiancato nei finali di partita, un tempo sua riserva di caccia esclusiva. Per O’ Neal il responso sarà con ogni probabilità dato da questi mesi. Se Shaq capisse di non poter andare avanti in mezzo ai consueti guai e alle gite a Los Angeles per rimettersi in sesto, potrebbe anche tirarsi da parte. Con gran sollievo del salary cap.

     
  • 16:50 il 17 July 2007 Permalink | Rispondi
    Tag: Miami Heat   

    Miami: Mourning sì, Williams no 

    Interrompendo una suspense di un paio di mesi, Alonzo Mourning ha colto tutti di sorpresa: il centro di Miami ha annunciato la sua intenzione di continuare a calcare i parquet della Lega fino al maggio 2008. La riserva di lusso di O’Neal ha scelto un’occasione particlarmente importante per sciogliere le riserve sul suo futuro, ossia la partita di beneficenza del Zo’s Summer Groove charity, la sua associazione di volontariato.

    Voglio riscattarmi dopo l’ultima, deludente stagione e aiutare il team a redimersi, e ritrovare la giusta rotta. Quelli che avete visto quest’anno non erano i veri Miami Heat ero davvero imbarazzato, come tutti miei compagni. essere spazzati via da Chicago ci ha lasciato un gusto amaro in bocca, ma siamo determinati a rifarci.”

    Queste sono le dichiarazioni del popolare Zo, il quale ha comunque assicurato che questo sarà comunque l’ultimo anno. Il sette volte All- STar è reuce da una stagione con intenso minutaggio, a causa dei problemi al ginocchio di O’Neal, conclusa con 8.6 punti di media. Mourning si è infine detto fiducioso sul fatto che sarà ancora Riley l’head coach degli Heat nella prossima stagione.

    Non vestirà invece la casacca degli Heat Mo Williams: la guardia free agent ha trovato l’accordo coi suoi Milwaukee Bucks, con un sontuoso contratto che gli garantirà 52 milioni di dollari in 6 anni. Considerato che Payton andrà via, Miami dovrà dunque cercare nuove soluzioni.

     
  • Penny 14:20 il 25 June 2006 Permalink | Rispondi
    Tag: Miami Heat   

    Anello sì… ma anche soldi… 

    Come in tutte le manifestazioni che si rispettino, anche nella Nba sono previsti dei premi per le franchigie che a fine stagione hanno raggiunto i traguardi più importanti. La Lega predispone dei premi in denaro per le prime sei squadre di ogni conference e dei premi crescenti per ogni turno di playoff a cui si prende parte.

    A sorridere sono ovviamente i neo-campioni dei Miami Heat che, oltre all’ambito anello, si sono portati a casa un bel gruzzolo di dollari… vediamolo nel dettaglio:

    Premio per il secondo record di conference: 202.842 $

    Premio partecipazione al primo turno playoff: 149.243 $

    Premio partecipazione al secondo turno playoff: 177.579 $

    Premio partecipazione alla finale di conference: 293.447 $

    Premio per Campione NBA: 1.770.947 $

    TOTALE: 2.594.058 $

    La seconda squadra a guadagnare di più è stata ovviamente Dallas, che beneficiando del premio di finalista Nba ha sfiorato i 2 milioni di dollari di premi, 1.912.743 $ per la precisione.

     
  • Penny 10:00 il 21 June 2006 Permalink | Rispondi
    Tag: Miami Heat   

    Heat in paradiso 

    L’incredibile epilogo della serie finale tra Dallas e Miami si è scritto in gara 6 con la vittoria 95-92 degli uomini di Pat Riley sui Mavs, che devono recitare il mea culpa per essersi fatti soffiare un anello che credevano di avere già al dito a poco più di 6 minuti dalla fine di gara 3. Sotto 3-2 nella serie, Dirk e compagni sembrano essersi lasciati alle spalle la pessima straferta in Florida (3 sconfitte su 3 gare) e giocano un primo quarto di pura energia; gli Heat sanno che la posta in gioco è alta e chiudono il periodo sotto di sole 7 lunghezze, ribattendo colpo su colpo.

    Da questo momento in poi Dallas cala progressivamente il suo livello di gioco mentre Miami inizia a fare sul serio con il solito Wade e un Mourning che fa la voce grossa sui due lati del campo; le percentuali in attacco dei Mavs scendono sotto il 50% e, dato ancor più preoccupante, la squadra sembra bloccata emotivamente. Il secondo quarto si chiude sul 49-48 Heat. Nella ripresa Pat Riley trova il prezioso contributo di Posey dalla panchina e con Shaq fuori per problemi di falli ci pensa uno straordinario Haslem a sfornare la prestazione della vita (17 punti e 10 rimbalzi). L’ultimo quarto è terra di Dwayne Wade che sbaglia pochissimo e realizza un serie di jumper indifendibili per chiunque passi per la sua strada. Quando ormai i giochi sembrano fatti, Marquis Daniels prende per mano i Mavs e li rimette incredibilmente in partita con 5 punti consecutivi. Dallas torna a -1 e Wade va in lunetta per un fallo discutibile fischiato a Nowitzki: 2 su 2 e +3 Miami a due azioni dal termine. La palla arriva a Nowitzki che anzichè cercare la conclusione personale tenta il passaggio per Dampier che si lascia scappare il pallone dalle mani: palla persa pesantissima e fallo sistematico su Wade a 10 secondi dal termine. L’asso dei Miami sbaglia incredibilmente i due tiri liberi ma il tiro da 3 di Terry allo scadere per il pareggio viene sputato dal ferro.

    Gli Heat festeggiano così il loro primo titolo Nba dal sapore ancor più dolce se si pensa che in molti, quasi tutti, li davano per spacciati dopo gara 2 e dopo gran parte di gara 3. Wade si aggiudica il premio di MVP delle finali e si iscrive così all’albo delle grandi stelle dei playoffs Nba, le sue cifre parlano da sole: 34,7 punti e 7,8 rimbalzi di media nelle 6 partite di finale… la festa in Florida è già iniziata!

     
  • Penny 11:58 il 16 June 2006 Permalink | Rispondi
    Tag: , Miami Heat   

    Mavs smarriti, Miami pareggia 

    Gara senza storia quella giocata la scorsa notte all’American Airlines Arena. Miami vince 98-74 grazie all’ennesima prestazione devastante di Dwayne Wade ed al contributo di un redivivo Shaq oltre che di una panchina improvvisamente trasformatasi nell’arma in più. I Mavs sembrano aver perso fiducia nei loro mezzi a partire da un Dirk Nowitzki irriconoscibile (autore di un disastroso 2/14 dal campo), solo un lontano parente del Nowitzki visto nei precedenti turni di playooffs. Dallas regge un solo quarto, il primo, chiuso sotto di 5 (30-25) concedendo però a Wade tutto ciò che non andrebbe concesso alla stella degli Heat: ricezioni facili, tiro da fuori e penetrazioni. Nei secondi 12 minuti l’asso di Miami continua la sua striscia di canestri mentre i Mavs sono freddissimi in attacco e trovano qualche giocata solo da Stackhouse e da un altalenante Terry.

    Nella ripresa la musica non cambia, Miami trova il contributo fondamentale di James Posey che cancella Nowitzki dall’attacco dei Mavs e dà un grosso contributo in fase realizzativa (15 punti con 2/4 da 3) insieme a Walker mentre in difesa Zo Mourning diventa l’autentico padrone dell’area pitturata (3 stoppate per lui). Nulla sembra poter fermare gli uomini di Pat Riley e tutta la frustrazione dei Mavs è riassunta nel fallo “criminale” di Stackhouse che abbatte O’Neal lanciato in contropiede, un’autentica follia che al 99% costerà alla guardia di coach Johnson una meritata squalifica. Il +11 Heat con il quale si apre l’ultimo quarto fa gridare al miracolo ma Dallas spreca la generosa possibilità di riaprire il match sbagliando tutti i tiri che gli vengono concessi (lo score reciterà alla fine un misero 31,6% dal campo…); Shaq invece reagisce coi fatti al brutto fallo subito piazzando un paio delle sue schiacciate e concedendosi un no-look con scenografia “facciale” annessa. I tifosi degli Heat esultano e l’inerzia della serie, pur essendo sul 2-2, passa a Miami; Wade chiude con 36 punti e tatticamente Pat Riley sembra aver in mano le redini della serie. Domenica notte va in scena una più che mai decisiva gara 5.

     
  • 11:51 il 14 June 2006 Permalink | Rispondi
    Tag: Miami Heat   

    Harakiri Mavs, Heat ancora in vita 

    Incredibile all’American Airlines Arena: una partita che sembrava ormai una sessione di tiro di Dallas (20/28 dal campo nel 2° tempo fino al crollo verticale), con Cuban che già stava prendendo accordi per la parata celebrativa e la pasta ormai scotta pronta in tavola, viene ribaltata da Miami e portata a casa, consentendo alla franchigia della Florida di portarsi su un insperato 1-2 nella serie. Bene per lo spettacolo e per tutti gli appassionati di NBA che avranno ancora almeno 2 match da potersi gustare. Chissà poi che questa lezione non possa fare bene agli stessi Mavs, a cui un salutare bagno d’umiltà può senz’altro tornare utile per il futuro.

    La partita. Dallas nel primo tempo gioca col freno a mano tirato, più preoccupata di non dare ritmo agli Heat e al loro pubblico che di imporre il suo gioco, le percentuali dal campo dei big men non sono all’altezza, a rimbalzo i texani latitano (30-16 Miami il parziale) e così la squadra di casa sulle ali di un redivivo Shaq e soprattutto di Wade si costruisce un vantaggio di 9 punti. Nel secondo tempo come detto la musica cambia radicalmente, gli uomini di Riley appaiono del tutto incapaci di poter anche solo fare il solletico all’attacco avversario e a loro volta non riescono mai a costruirsi un buon tiro. La gara si trascina così, nel silenzio di un pubblico demoralizzato tanto quanto la loro squadra, fino a 5 minuti dalla fine sul +10 per un apparentemente intoccabile Dallas. Poi il cataclisma, cestisticamente parlando. Dwyane Wade dà argomenti a chi vede in lui il nuovo Jordan prendendosi tutte le responsabilità che il caso impone nonostante sia gravato di 5 falli dall’inizio del 4° quarto, guidando la riscossa con 12 punti nella sola seconda metà del 4° quarto (chiuderà con 42 punti conditi da 13 rimbalzi) Miami mette insieme qualcosa che assomiglia a una difesa e Dallas non segna proprio più, pagando la supponenza con cui gioca il finale di partita. Shaq e Haslem alimentano la rimonta con degli inattesi 2/2 dalla lunetta. In un amen è sorpasso, 95-93 Heat con 40 secondi sul cronometro. Reazione d’orgoglio dei Mavs che pareggiano subito con una penetrazione di Harris. Ora palla in mano Miami che non potrà però tenerla fino allo scadere. Wade raccoglie il palleggio e deve cedere a Williams, dal play a Payton, the Glove con una finta manda al bar Howard e infila con un jumper il suo secondo canestro dal campo della serie, primo tiro della gara e Play of the game alla faccia della carta d’identità. Finita? Nossignore. Dall’altra parte Nowitzki si guadagna un fallo e il viaggio alla lunetta che vale l’overtime. Ma, ennesimo colpo di scena, Dirk sbaglia il secondo. Rimbalzo di Wade e fallo immediato su di lui. Flash segna il primo e sbaglia apposta il secondo, portando gli Heat sul +2 a un secondo dalla fine. Dallas opta per il lob disperato alla ricerca del tap-in di Howard ma decolla Air Wade a dire di no e mettere il sigilllo conclusivo alla contesa.

    Ora c’è grande attesa per gara 4: Miami riuscirà a riaprire completamente i giochi o verrà nuovamente e forse definitivamente messa sotto dai campioni dell’Ovest ?

     
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