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  • 14:40 il 28 February 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: , Phoenix Suns, PJ Brown   

    Celtics in palla, Phoenix sprofonda 

    Giornata positiva per Boston. Prima di scendere in campo coi Cavs, Danny Ainge rende nota la contromossa nel mercato degli homeless. Sarà PJ Brown il rinforzo per Doc Rivers, da tempo alla ricerca di un lungo di esperienza, in grado di dare sostanza sotto le plance. L’ex Bulls dovrà certamente togliersi molta ruggine di dosso ma nei play-off potrebbe portare oltre al contributo di esperienza (oltre 80 gare in post-season disputate) e quel pizzico di cattiveria che tra rimbalzi e carambole ultimamente è mancato all’acciaccata batteria di lunghi. Ancora da vedere se l’atteso back up per Rajon Rondo arriverà: Sam Cassell non si è ancora liberato dai Clippers.

    I Celtics hanno festeggiato battendo per la seconda volta in stagione i Cleveland Cavaliers (92-87).I confronti diretti tra due franchigie che, classifica alla mano, potrebbero incrociarsi in una gustosa semifinale di Conference sono perfettamente in parità: 2-2. Nonostante la sconfitta, il centro della scena è stato per Lebron James, che ha tagliato il traguardo dei primi Diecimila punti in carriera. Battuto di 16 mesi il record di precocità di Kobe Bryant. La difesa dei Celtics ha però limitato i danni su James (26 punti con un insolito 7/24 dal campo), approfittando della pessima serata al tiro dei compagni (che non hanno sfruttato gli spazi che la museruola sul prescelto ha creato) venendo impensierita soltanto dal disperato tentativo nel finale dell’ex Delonte West di riaprire la contesa. Per Boston notevole sforzo di squadra (24 assist, con 4 giocatori che hanno chiuso con almeno 5 passaggi decisivi),un Kevin Garnett in ripresa e un Ray Allen come sempre silenzioso ma decisivo. Inoltre i Celtics allungano in vetta alla EC grazie alla caduta dei Pistons a Salt Lake City. Molto nervoso coach Mike Brown, alle prese coi nuovi assetti da registrare. Intanto Hughes e Gooden sono stati decisivi nella vittoria dei Bulls a Indiana…

    “O loro erano infallibili o noi non difendevamo“. Un Mike D’Antoni versione Gigi Marzullo prova a spiegare la quarta sconfitta su quattro incontri subita dai Phoenix Suns contro i New Orleans Hornets (120-103), subita grazie a percentuali superbe degli Hornets al tiro: 53% da due, 53% da oltre l’arco (8/15) et 89% dalla lunetta. Considerate anche le tre sconfitte subite dai Lakers, non è un buon viatico per i play-off. Nash ha tenuto testa al rampante Chris Paul, ma lui e Stoudemire non hanno evitato l’ennesimo naufragio nelle paludi in Lousiana. Prosegue l’apprendistato di Shaq, senza infamia e senza lode al momento. I conti si faranno a maggio, ma a Steve Kerr stanno forse già fischiando le orecchie.

     
  • 19:24 il 6 February 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: , Phoenix Suns,   

    Ufficiale: Shaquille O’Neal è dei Phoenix Suns 

    Mancava soltanto il nulla osta dei medici ed è arrivato: Shaquille O’Neal è da oggi un giocatore dei Phoenix Suns, e potrà riprendere la caccia a quel quinto anello che ha sempre desiderato, passando dalla squadra col peggior record dell’Est a quella col migliore dell’ Ovest. Confermati i termini dell’affare, che prevede l’invio di Shawn Marion e Marcus Banks a Miami.

    Steve Kerr, Gm dei “soli” di Phoenix, ha dichiarato: “Siamo estremamente eccitati dall’aver aggiunto un giocatore e una persona con le qualità di Shaquille al nostro roster. Crediamo che tale acquisto ci rafforzi. Voglio ringraziare Shawn e Marcus per il loro contributo dato in questi anni. Shawn in particolare è stato straordinario in questi anni e mezzo“.

    La palla adesso, a casa Suns, passa a coach Mike D’Antoni: sarà lui a dover far quadrare un cerchio che al momento appare un po’ sbilenco.

     
  • 11:12 il 6 February 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: Phoenix Suns,   

    Shaquille O’Neal a Phoenix: è quasi fatta 

    La NBA è il regno dell’imponderabile e dei colpi di scena apparentemente privi di logica, il mondo in cui dominano personaggi carismatici che non hanno la minima intenzione di lasciare il centro della scena. Il colpo dei Lakers con Pau Gasol pare aver elettrizzato il mercato e sta per andare in porto un altro, inaspettato affare. Shaquille O’ Neal ha rotto con Miami e pare sia in procinto di accasarsi ai Phoenix Suns. Stando a quanto dichiara il Miami Herald, mancherebbe soltanto l’ok dei medici in Arizona per perfezionare l’accordo. I termini della trade sarebbero O’Neal a Miami in cambio di Shawn Marion e del play di riserva Marcus Banks. Tale accordo rientrerebbe sotto l’egida del salary cap, dato che il faraonico contratto di Shaq prevede 20 milioni di dollari a stagione, mentre Marion ne prende 16 e Banks quasi 4. Gli ultimi ostacoli all’affare sarebbero la negoziazione dll’ultimo anno di contratto di O’ Neal e l’opzione “opt out” che Marion ha nel suo cartellino. Un buon affare per Miami, che si libera di un giocatore ormai ingombrante e che inizia a porre una pietra miliare per il proprio rinascimento, senza contare che un eventuale rinuncia di Marion a giugno potrebbe liberare spazio salariale per un possibile all-star.

    Di Shaquille O’ Neal non si è parlato molto in questa fase di mercato, dato che i suoi ricorrenti guai fisici, che per la prima volta lo hanno costretto a saltare l’All- Star game, lo hanno relegato al ruolo di stella calante, comodamente agiata nella dorata pensione in Florida, nonostante i crescenti dissidi con Pat Riley. Si poteva al massimo immaginarlo a Dallas, dato che “Diesel” è sempre stato il sogno proibito di Mark Cuban e in Texas avrebbero forse bisogno di un vincente di tal guisa. Ma come direbbe il Tonino nazionale: che ci azzecca Shaq in Arizona? Come immaginare l’elefantiaco ex centro dei Lakers nello schizofrenico run and gun griffato Steve Nash, correndo da area ad area con la lingua a penzoloni senza magari beccare un pallone perché i suoi compagni hanno già trovato la conclusione a canestro? Come è possibile pensare che Mike D’ Antoni, notoriamente insofferente verso centri dominanti ma poco mobili nelle sue formazioni, abbia abiurato dal suo credo?

    Per noi significherebbe molto, è un’ipotesi che va analizzata e ponderata” ha ammesso il baffuto Mike. Una mossa assai rischiosa, perché rischia di snaturare il gioco di Phoenix. Si perde Shawn Marion, giocatore a quanto pare ormai ingestibile nello spogliatoio, ma che con le sue prerogative (velocità, atletismo, difesa) era fondamentale in tale contesto. Non a caso, si è per mesi favoleggiato del suo scambio con Kirilenko, che sembrava perfetto per il tipo di gioco a campo aperto di Phoenix, ma pare che Jerry Sloan non voglia Marion a rovinare il giocattolo di Utah. Ammesso che Shaq riesca a recuperare una condizione fisica accettabile ( stiamo parlando di un giocatore tremendamente usurato che compirà 36 anni a breve), come potrà l’ex Most Dominant Player Ever rendere più competitivo un sistema spumeggiante e affascinante in regular season, ma che spesso si è rivelato troppo fragile nelle strettoie dei play-off ?

    Con Stoudemire come ala piccola, D’ Antoni pensa forse di rendere più efficace il pick & roll tra Amaré e Nash grazie al bisonte Shaq nei paraggi. Proprio al due volte MVP sarà chiesto il lavoro più importante: egli dovrà necessariamente ragionare di più e abbassare i ritmi, tenendo però conto che un altro dei marchi di fabbrica di Phoenix (i tiratori dal perimetro) potrebbe trovare spazio vitale con la presenza di uno Shaq in palla in area pitturata, coi vari Barbosa, Bell e Hill. Infine, D’Antoni pensa forse di aver trovato la risposta migliore alla nuova coppia che i Los Angeles Lakers sfoggeranno nei play-off in area pitturata, quell’ Andrew Bynum che ha fatto vedere i sorci verdi al non eccelso difensore Stoudemire e il nuovo arrivato Pau Gasol. Un occhio di riguardo è stato forse rivolto anche alle sfide coi San Antonio Spurs, maestri nel portare il gioco frizzante dei Suns nelle paludi di una pallacanestro ragionata che li ha sempre visti soccombere: con il carisma e il peso di Shaq, D’ Antoni conta di sovvertire l’esito della disfida con Tim Duncan. Col vero Shaq perlomeno. Quello che spunterà fuori dal deserto dell’Arizona, ancora non si sa come sarà. Una cosa è certa: se tutto andrà davvero in porto, ci sarà da divertirsi.

     
  • 13:39 il 12 January 2008 Permalink | Rispondi
    Tag: Phoenix Suns   

    Phoenix: ovvero l’eterna incompiuta? 

    Forte con i deboli, e debole con i forti? Forse è ancora troppo presto per affermarlo, forse sarebbe meglio aspettare almeno la fine di questa stagione, ma nel caso dei Phoenix Suns questo detto sembra rispecchiare molto bene la realtà delle cose. In effetti, a ben vedere, negli ultimi tre campionati il leit motiv è sempre stato il medesimo in Arizona: buone, anzi ottime regular seasons, alle quali facevano puntualmente seguito play-off al di sotto delle aspettative (eccezion fatta per la stagione 2005-2006, quando la sfortuna, sotto forma di infortuni, rese parecchio difficile la vita ai Soli), con la tanto agognata finale NBA mai raggiunta, per via sempre di batoste prese dalle Texane, San Antonio, due volte, e Dallas.
    Diverse sono state in particolare le accuse mosse al coach Mike D’Antoni, sempre comunque stimatissimo in Arizona: un quintetto troppo piccolo, che subisce di continuo a rimbalzo quasi contro chiunque; equilibri difensivi troppo sottili, e di conseguenza squadra che, nelle serate in cui il tiro non va, non riesce a compensare nella propria metà campo; rotazioni troppo corte, che portano la squadra sempre col fiato un po’ corto nei momenti realmente decisivi della stagione. Eppure il coach ex Treviso non ha voluto sentirne di modificare, anche di una sola virgola, la propria filosofia di gioco, e perciò ecco che Phoenix si è ripresentata ai cancelli di partenza della stagione 2007/2008 con un roster pressochè intoccato, e che anzi si è visto privato del lungo di maggior sostanza del team, quel Kurt Thomas in grado di rendersi mlolto utile sotto canestro tirando giù rimbalzi, piazzando blocchi ben eseguiti e difendendo sul lungo avversario più pericoloso. Una cessione effettuata per meri motivi salariali certo, ma che ha tolto di mezzo un uomo molto importante per una squadra dagli equilibri difensivi molto precari, come detto sopra.

    Per sostituirlo ecco un giocatore simile per caratteristiche fisico-atletiche, ma certamente ben lungi dall’essere un lungo del livello dell’ex Knick: Brian Skinner è da sempre un cosiddetto journey-man, uno di quelli abituati a cambiare squadra quasi ogni anno, preso dalle varie franchigie più che altro per rattoppare buchi creatisi all’ultimo momento a causa d’infortuni o per fare l’ottavo o decimo uomo; insomma, non certo l’uomo che t’aspetti possa cambiare la tua stagione: trattasi infatti di un lungo rozzissimo tecnicamente, con zero tiro e zero movimenti offensivi (al contrario del buon Kurt, che comunque anche in fase offensiva è un giocatore più che rispettabile), discreto rimbalzista e agonista, buono per far rifiatare il titolare quei dieci-minuti-dieci, ma al quale è impossibile chiedere di più. Insieme a lui, ecco il vero innesto di Phoenix quest’anno: un (forse ex) fuoriclasse che risponde al nome di Grant Hill, uno dei giocatori più sfortunati di sempre, martoriato da infortuni alle caviglie che gli hanno precluso una carriera da autentica superstar quale sarebbe certo diventata (e quale è stata per, ahimè, troppo poco tempo) dato il suo abbacinante talento. Occorre dire che non abbiamo certo davanti il Grant Hill dei tempi d’oro di Detroit, vuoi per l’età (35 anni suonati), vuoi per i già citati e maledetti infortuni, ma comunque l’ex Motown sta disputando una stagione a dir poco strepitosa, favorito certo dallo stile di gioco corri e tira di Phoenix che “gonfia” le statistiche un po’ di tutti; sarebbe però sicuramente anche ingeneroso sminuire il valore di numeri che parlano di 16 punti a partita, conditi con 4,5 rimbalzi, 3,5 assist e percentuali ottime (50% totale dal campo e 87% dalla lunetta). Un acquisto certamente azzeccato dunque, che dà un po’ di respiro alle rotazioni degli esterni di coach D’Antoni, ma che di sicuro non risolve la mancanza principale della franchigia, ovvero chili e muscoli sotto canestro.

    Intendiamoci comunque, Phoenix sta disputando una regular season più che buona sinora, con il record che parla al momento di scrivere di un bilancio in attivo, 25W-11L, ed i singoli che stanno certamente rispondendo tutti più che discretamente, almeno sul piano delle cifre: Nash è sempre uno dei migliori 2-3 play della Lega, viaggia alla ragguardevole media di 16 punti e 12 assist (primo assistman della National Basketball Association) ed è la naturale fonte di gioco del team; Stoudemire è l’unica vera opzione in post della squadra, risponde con 22 punti (primo in squadra nella categoria) e 9 rimbalzi di media e gioca con Nash uno dei pick and roll più efficaci e spettacolari della Lega; miglior rimbalzista di squadra è invece Shawn Marion, con oltre 10 di media cui aggiunge 16 punti, quasi 2 recuperi e quasi 2 stoppate, che ne fanno uno dei giocatori più completi sula costa Ovest.

    Come non citare poi i vari Leandrinho Barbosa, sesto uomo della squadra che porta in dote oltre 17 punti; Raja Bell, che alla difesa arcigna aggiunge un pungente tiro da 3 che gli permette d’issarsi anch’egli oltre la doppia cifra realizzativa; infine Grant Hill, di cui abbiamo già parlato. Desta invece preoccupazione il rendimento del francese Boris Diaw che, dopo aver portato a casa nel 2006 il premio di giocatore più migliorato (con conseguente contrattone firmato in estate) non ha saputo più ripetersi a certi livelli e si rende utile con appena 7 punti a partita, cui aggiunge 4 rimbalzi e 3,5 assist.
    Cifre che parlano dunque di un attacco spumeggiante, con tanti tiri e punti per tutti (ben 5 uomini segnano almeno 16 punti), e una produzione totale che dice 110 per allacciata di scarpe; sempre per rimanere nelle cifre non si può però non notare come Phoenix conceda agli avversari ben 105 punti a partita, frutto sì dei tanti possessi giocati dalla squadra, ma figli anche del fatto che Nash nella propria metà campo è un fantasma, che Marion in ala grande concede almeno 10 cm e tanti chili ai pariruolo, che Stat in difesa, al di là di qualche stoppata e poco altro, ancora non riesce ad essere un fattore, in quanto anche lui in fondo costretto a fronteggiare spesso e volentieri avversari più grossi e fisici di lui.

    Insomma, i Suns in questi anni non sembrano aver imparato molto, e il roster è rimasto molto simile, se non negli uomini, nelle caratteristiche di chi lo compone, a quello di tre anni addietro. Un noto detto in NBA recita che l’attacco fa vendere i biglietti, ma la difesa fa vincere i titoli; vedremo se in Arizona con una squadra piccola, prettamente offensiva e con rotazioni scarse sapranno smentirlo. Sarebbe certamente un piccolo miracolo.

     
  • 10:28 il 7 November 2007 Permalink | Rispondi
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    Western Conference: i primi fuochi d’artificio 

    Analizzata la Eastern Conference oggi andiamo a scoprire la Western.

    La North-West Division, probabilmente la più debole di tutta la NBA, vede in vetta (con 2 vittorie e 2 sconfitte) Nuggets e Jazz. I Denver vivono una situazione per alcuni aspetti molto simile a quella dei Knicks: il monte stipendi delle pepite e’ “imballato” dai contratti di Iverson, Anthony e Martin (tutti firmati al massimo salariale) oltre a quelli di Camby e Nene (questi ultimi meno onerosi ma comunque di uno spessore non trascurabile). L’altranno AI3 era arrivato a stagione in corso e quindi anche se i Nuggets non brillarono particolarmente (45-39) e nei playoffs arrivò l’eliminazione al primo turno (4-1) per mano di San Antonio nessuno si lamentò più del dovuto. Quest’anno, pero’, non ci sono scuse e se le cose non andranno come previsto ipotizzare una trade a stagione in corso (Melo e Camby sono gli unici due intoccabili) non è da escludere. Utah, arrivata alla finale di conference soprattutto grazie alla presenza dei Warriors, non s’illude ma piuttosto cerca di confermarsi grazie allo sviluppo del duo Williams-Boozer mentre allo stesso tempo cerca di capire cosa fare del suo giocatore più pagato, nonchè MVP dell’ultimo Europeo, Andrei Kirilenko lo scorso anno colato a picco a livello di cifre ed in estate più volte considerato sul piede di partenza. Chiudono la division senza nessuna vittoria Minnesota (0-3), Portland (0-3) e Seattle (0-4). Queste tre squadre, per quanto differenti fra loro, hanno in comune lo sviluppo di giovani: a Minnesota si punta tutto sul nucleo arrivato in cambio di Kevin Garnett e capeggiato da Al Jefferson; a Portland sono Aldridge, Roy (rookie dell’anno 2007) e Webster a tenere banco visto che Oden resterà fermo per tutta la stagione; ed infine anche Seattle, come dimostrano le partenza estive di Allen e Lewis, è tornata in una fase di piena ricostruzione puntando tutto sul rookie Kevin Durant e sugli altri giovani come Collison, Wilcox e Wilkins.

    La Pacific Division al momento vede in testa i Clippers grazie ad un 3-0 e la presenza dei Clips qui è davvero una sorpresa perchè nessuno si sarebbe aspettato un avvio di stagione simile. L’assenza, probabilmente per tutto il 2007/08, di Brand getta un’ombra sulla stagione ma la formazione “minore” di Los Angeles avrebbe tutti i numeri per riuscire comunque a disputare un’annata discreta. Infatti se da una parte e’ vero che Brand non sara’ disponibile dall’altra è altrettanto vero che elementi come Kaman, Maggette, Mobly, Thomas ed il veterano Cassell possono (e devono) dimostrare il loro valore anche senza l’ex prima scelta dei Bulls. Dietro ai Clips, con 3-1, ci sono i Suns che tornano alla carica sempre più consci di dover sfruttare le qualità di Nash fino a quando la sua parabola (sfortunatamente ma inesorabilmente) inizierà a calare. Il nucleo del team resta sempre lo stesso (Nash, Marion, Stoudemire, Diaw, Bell) ma ci sono ombre sia su The Matrix che su Amare. Il primo a fine agosto è esploso chiedendo la cessione e non c’è nessuna difficoltà a comprendere il suo gesto: quando per 7 off-season (tranne quella di due anni fa) il tuo nome viene inserito in tutte le possibili trade riguardanti la tua squadra non darci peso puo’ diventare una cosa difficile. Stoudemire, invece, ad ottobre si è fatto operare e adesso, dopo 3 partite, ha gettato la spugna per via del dolore se però dovesse (al momento l’ipotesi non viene nemmeno presa in considerazione) trascorrere l’annata dentro e fuori la lista infortunati, inutile dire che le speranze dei Suns, nonostante l’innesto estivo di Grant Hill, subirebbero un brusco picco verso il basso. Dietro ai Suns ci sono i Lakers (2-2) dove il tema principale sembra finalmente essere la stagione regolare e non più la soap-opera (in buona parte, si dice, inventata dalla stampa) Kobe-Bulls. Rispetto a 12 mesi fa la squadra non è particolarmente cambiata, l’unica trade di peso è stato l’arrivo di Fisher, ed i Giallo-Viola puntano tutto sul fatto che gli infortuni non mettano i bastoni fra le ruote al secondo team più vincente nella storia della Lega. Ragionando la mossa potrebbe essere azzeccata perchè nel 2006/07, fino a quando Bryant e Odom non furono costretti a fermarsi, i Lakers avevano lo stesso record degli Spurs. Sacramento (1-3) rischia di compromettere la stagione da subito (come accadde l’altranno ai Grizzlies) a causa delle assenze di Bibby (operato al pollice) e Artest (sospeso 7 partite per essere stato ritenuto colpevole nella causa per violenza verso la moglie). A dare rinforzo, ma finora mai utilizzato, è arrivato Beno Udrih ma non è un segreto che tutto ruota intorno a Kevin Martin. Durante il corso della stagione potrebbero partire Abdur-Rahim e Thomas (Kenny) sempre più ai margini della rotazione del team anche a causa dell’arrivo di Mikki Moore. Golden State chiude la division con un incredulo 0-4. Davis si è presentato al via per la stagione dimagrito e motivato ma per ora, forse a causa dell’assenza di Stephen Jackson (anche lui fermo per motivi legali), i Warriors non sono riusciti a prendere il ritmo giusto. Uno 0-4 ovviamente non compromette la stagione ma alcuni hanno già iniziato ad ipotizzare che quanto visto lo scorso anno al primo turno, eliminazione dei Mavs, è stato solo un caso come dimostrerebbe la qualificazione alla post-season arrivata di un soffio nell’ultima giornata di campionato ed il secondo turno dove i Jazz non hanno dovuto sudare troppo per chiudere 4-1 e passare in finale di conference. Ad ogni modo è presto per dire se queste parole saranno profetiche o meno dunque non ci resta che attendere gli sviluppi della stagione sperando anche di vedere in attività Belinelli che sembra il giocatore giusto per il sistema di Coach Don Nelson.

    La South-West division, come nel 2006/07, si conferma fra le più competitive della Lega per via delle tre “texane” ma anche degli Hornets, discorso a parte invece per Memphis. A condurre la divisione sono gli Hornets che nello scorso campionato dissero addio ai playoffs a causa degli infortuni capitati a Paul e Stojakovic. Partendo da quest’ultimo l’intervento subito nel novembre scorso gli costò tutta la stagione ma dovrebbe aver risolto in modo definitivo i problemi alla schiena e le sue cifre, almeno sino ad oggi, sembrano confermare in pieno questa tesi. Paul potrebbe tranquillamente chiudere in testa alla classifica degli assists e se non ci riuscirà quest’anno lo farà in futuro. I calabroni puntano molto anche sull’acquisto estivo Mo Peterson e sulla coppia di lunghi David West e Tyson Chandler (che sembra aver trovato una sua dimensione lontano da Chicago e sotto la guida di Byron Scott). L’obiettivo è quello di qualificarsi ai playoffs per la prima volta da quando il team migrò dalla Eastern alla Western Conference. Dietro agli Hornets troviamo i Rockets il cui gioco è stato completamente rivisto dall’arrivo di Adelman. Dopo anni di “attacco controllato” e “difesa dura”, come voluto dalla direzione di Van Gundy, Houston è tornata ad inventare in fase offensiva mollando le briglie di T-mac e Yao. A loro si sono uniti anche Bonzi Wells (in pianta stabile), Steve Francis e Scola. Il nucleo del team e’ maturo, la panchina abbastanza solida e profonda quindi le possibilità che a giugno si giochi in Texas, ma non a San Antonio, sono elevate. Restando in tema Spurs i campioni Nba, come i Mavs, condividono lo stesso record di 3-1. San Antonio vede il 2007/08, con la squadra rimasta identica a quella che vinse il titolo lo scorso giugno, come la stagione nella quale ripetersi per la prima volta nella loro storia perche’ dei 4 titoli vinti nessuno è stato un “back to back”. I GM, nelle votazioni fatte un paio di settimane fa, hanno indicato gli Spurs come la squadra più quotata per vincere il titolo: ora tocca a loro a trasformare il pronostico in realtà. Anche Dallas, nonostante lo scivolone preso nei playoffs 2007, non ha cambiato praticamente nulla nel nucleo base ma si è limitata ad aggiungere Trenton Hassell e Juwan Howard (entrambi lasciati andare da Minnesota). Dunque i Mavs cercheranno di mostrare a tutti che la loro finestra delle opportunità non si è chiusa nel 2006 (con la sconfitta in finale) e che l’episodio dei Warriors è stato un caso fortuito. Dallas, come San Antonio e Houston, ha i numeri giusti per arrivare fino in fondo. Chiude la division (0-2) Memphis la quale, come Dallas, vuole vendicarsi della passata stagione dove l’infortunio al piede di Gasol compromise l’esito dell’annata dopo nemmeno un mese di campionato. Oggi in panchina siede uno dei coach più “corteggiati” degli ultimi 2/3 anni Iavaroni, assistente di D’Antoni a Phoenix, che per la prima volta in carriera avrà la possibilità di dimostrare il suo valore nella NBA. Il fulcro dell’attacco resta Gasol intorno al quale ruotano veterani come Mike Miller, Damon Stoudamire e Brian Cardinal ma anche giovani promesse come Hakim Warrick, Rudy Gay e le due firme estive Navarro e Milicic.

     
  • 11:59 il 15 May 2007 Permalink | Rispondi
    Tag: , , Phoenix Suns   

    Phoenix impatta, LeBron fa volare i Cavs 

    Importanti sfide ieri notte nelle semifinale di Conference. A Est, i Cleveland Cavs violano il parquet di East Rutherford per 87-85 e conducono la serie 3-1 sui New jersey Nets. LeBron James conferma sempre più i progressi come leader, facendo sentire il suo carisma in particolare a fine partita. L’asso dei Cavs (30 punti, 9 rimbalzi, 7 assist) spiana così la strada per la prima finale della sua franchigia dal 1992, quando la squadra allora guidata dal grande Mark Price capitolò contro i Bulls.

    Molto intensa anche gara-4 della serie tra Phoenix e San Antonio. I Suns riprendono il vantaggio del fattore campio espugnando la roccaforte degli Spurs (104-98) e pareggiando il conto(2-2). Protagonista assoluto di una partita in larga parte dominata da Parker e compagni è stato Amare Stoudemire. Dopo le polemiche sui falli a lui attribuiti in gara-3 e sulle presunte malizie ai limiti della liceità della difesa degli Spurs, Amare ha timbrato il break decisivo nell’ultimo quarto. Superati certi complessi di inferiorità nei confronti di Duncan, e assistito da un Nash sempre in versione deluxe (15 assist) Amare può davvero far sognare i tifosi dell’Arizona.

     
  • 12:45 il 8 May 2007 Permalink | Rispondi
    Tag: Phoenix Suns, ,   

    Wild Wild West: basket spettacolo a Ovest 

    “There’s a feeling I get when I look to the West” cantavano i Led Zeppelin nella mitica “Stairway to heaven”. E da parecchi anni ormai nel basket NBA l’Ovest è sinonimo di basket spettacolo, attacchi devastanti e partite tiratissime ma senza essere snervanti tatticamente. I primi incontri di semifinale della Western Conference si sono parzialmente inseriti nel solco della tradizione. Dopo la caduta di Dallas, la serie tra i Phoenix Suns e i San Antonio Spurs assume quasi il valore di una finale di Conference anticipata, e gli scaltri texani si sono subito ripresi il vantaggio del fattore campo (106-111). Nonostante l’alibi dell’uscita di Nash per l’infortunio al naso, che lo ha fatto sembrare un pugile suonato, nel momento topico dell’incontro la franchigia dell’Arizona ha dimostrato di soffrire ancora tantissimo gli ex-campioni, come ampiamente dimostrato dallo squilibrio negli scontri diretti in questi anni. Se Parker riesce a reggere il ritmo da MVP di Steve, se Stoudemire non è ancora pronto (se mai lo sarà) per limitare Duncan, se Marion ancora non riesce a fare il salto di qualità che gli si richiede, i pur spettacolari e divertenti Suns rischiano di spegnersi inesorabilmente nei meandri dell’Alamodome.

    La serie tra Golden State e Utah Jazz ha invece fatto il botto fin da gara-1, con una tirata vittoria degli uomini di Jerry Sloan (116-112). Attacchi spumeggianti in piena western tradition, e la differenza è stata fatta dal dominio dei Jazz ai rimbalzi (54 a 36), sopratutto quelli offensivi di Carlos Boozer (17 punti, 20 rimbalzi di cui 10 in attacco). Tutti gli uomini chiave dei Jazz hanno fatto faville, da un sempre più incisivo Williams (31 punti) a un matt Harpning preciso come un orologio svizzero (21 punti con 7/11 al tiro), mentre Okur e Kirilenko hanno offerto la consueta prova polivalente. Promozione piena anche per i Warriors: la franchigia di Oakland ha dimostrato di non essere ancora sazia, dopo essersi offerta lo scalpo di Dallas. E’ stata in partita fino al 112-112, quando Boozer ha spezzato l’equlibrio con l’ennesimo rimbalzo offensivo, poco prima che Stephen Jackson mancasse il tiro del possibile over-time. La veloce pallacanestro di coach Don Nelson ha ancora una volta divertito e Baron Davis (24 punti a referto per lui) e compagni venderanno cara la pelle in gara-2 per tornare in California in parità.

    A Est invece si è giocata gara-2 tra Detroit e Chicago: anche stavolta i Pistons hanno stracciato i Bulls (108-87) in scioltezza. Trascinati da un magistrale Tayshaun Prince (25 pts, 7 rbds), i ragazzi di coach Saunders hanno in pratica chiuso il discorso già dopo il primo quarto, quando conducevano 32-16, per poi superare per la prima volta in questi play-off la soglia dei 100 punti. Chris Webber ha giocato dunque in carrozza, con 22 punti in 27 minuti, e prosegue il suo sogno di eguagliare Il grande Clyde Drexler nel trovare un anello nel crepuscolo di una carriera straordinaria. Poco da dire sui Bulls, apparsi apatici e forse ancora rimasti con la testa in Florida: il 34% al tiro è sintomatico. Gara-3 a Chicago sarà senza via di uscita. Infine, stanotte a Cleveland, gara-2 della equilibratissima serie tra i Cavs e i New Jersey Nets (LeBron e soci conducono 1-0).

     
  • Penny 09:27 il 29 May 2006 Permalink | Rispondi
    Tag: , Phoenix Suns   

    Phoenix smette di correre, 2-1 Mavs 

    I Mavericks si riprendono il fattore campo togliendo a Phoenix il loro marchio di fabbrica, il contropiede. In 48 minuti Nash e soci mettono insieme solo 4 punti in transizione e trovano non poche difficoltà contro la difesa schierata di Dallas guidata da un DeSagana Diop molto presente sugli aiuti e nell’area pitturata. I Suns sembrano in serata e partono bene grazie a un ispirato Diaw ma in casa Mavs Nowitzki e Howard trovano il ritmo impedendo a Phoenix la fuga.

    Nel secondo quarto due triple di Tin Thomas propiziano l’allungo dei Suns che volano sul +11 nonostante uno Shawn Marion meno incisivo del solito. Stackhouse e Terry, fino a quel momento in ombra, ricuciono lo strappo fino al 52-47 dell’intervallo. Si torna in campo e Dallas cambia completamente registro in difesa grazie all’africano Diop che impedisce qualsiasi tipo di penetrazione a Diaw e compagni; dall’altro lato del campo, invece, i Suns non trovano contromisure al gioco dei Mavs, capaci di prendersi sempre buoni tiri. L’inerzia passa così in mano alla squadra di Avery Johnson che non riesce però ad ammazzare la partita.

    Steve Nash prende in mano la sua squadra e la porta fino al -4 con un paio di giocate da Mvp ma una banale palla persa di Thomas a 2’ dalla sirena consente 2 punti facili ad Howard per il +6. Poi ci pensa Terry, con un jumper a 30″ dalla fine, a chiudere definitivamente la partita. Per la prima volta nei playoffs Phoenix non supera quota 90 punti, 95-88 il risultato finale, Dallas ora conduce 2-1 nella serie.

     
  • Penny 10:23 il 13 May 2006 Permalink | Rispondi
    Tag: Phoenix Suns   

    Marion e Nash portano Phoenix sul 2-1 

    I Suns espugnano lo Staples di Los Angeles grazie alla strepitosa prova di The Matrix e un canestro decisivo dell’MVP a 3 secondi dalla fine.

    Vittoria importantissima per i Phoenix Suns, che riportano il fattore campo a loro favore dopo aver perso gara 2 in casa. Partita equilibratissima nei primi due quarti (48-48 all’intervallo) ma nel terzo periodo i Suns concedono solo 15 punti ai Clippers e vanno avanti di 9. Nell’ultimo periodo Mike Dunleavy pesca dalla panchina una strepitoso Radmanovic che infila 14 punti di fila con 4 triple consecutive; i Clippers tornano avanti di 3 ma una tripla di Marion, che chiuderà con 32 punti e 19 rimbalzi, azzera il divario.

    Si entra negli ultimi 27 secondi dell partita coi Suns avanti di 1 e palla in mano a Nash che mette la firma sulla partita con un fenomenale running jump cadendo all’indietro con poco più di 3 secondi da giocare sul cronometro. Radmanovic si prende il tiro per il pareggio allo scadere ma la palla si ferma sul primo ferro. Suns-Clippers 2-1.

     
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