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This is the Celtics Pride!

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Giunti alla post-stagione quasi come la delusione dell’anno, una squadra di vecchie glorie al tramonto, senza più la voglia e lo spirito di competizione necessari per rimanere nell’Olimpo del Basket americano. Questa era la considerazione che andava per la maggiore alle porte dei Playoffs. Tanto che qualcuno dava per favoriti gli Heat per il passaggio del primo turno. Macché. Si finisce a essere sempre tanto concentrati sul presente da poter dimenticare cosa possa esserci dietro a un identità, quale storia e quale tradizione possano aver reso un icona tale. Ed è così che molti hanno dimenticato che, nel dare il Trifoglio del Massachussets per appassito, stavano parlando della squadra con il bagaglio più ricco di storia e tradizione che ci sia a giro per la Lega. Qualcosa che sa quasi di mitologico. Anche le voci su un Rivers demotivato, prossimo a prendersi un anno sabbatico dopo la fine dei Playoffs, a screditare le effettiva solidità dei Celtics.

Ma i ragazzi di Boston non si sono fermati a dar peso alle voci che li volevano decadenti e non competitivi, ma nel più Dantesco dei modi ‘non si sono curati di queste, ma hanno guardato e sono passati’. Sia in senso metaforico, che letterale. Perché sopra gli Heat ci sono passati per davvero, spengendo quella che sarebbe dovuta essere una sfida accesa. Intavolando una serie ottima che ha annichilito Miami, lasciando spazio soltanto a qualche assolo di Wade. Ma soprattutto, dimostrando a tutti coloro che li aveva screditati precedentemente, che hanno ancora un’identità, solida e ardua da scalfire.

Archiviata la pratica Heat, la scalata era comunque all’inizio. Gli uomini di Rivers si sono dovuti trasferire nel regno di Re James, dove sapevano che sarebbe stato messo a dura prova il proprio valore. Aperte le danze con gara 1 i Celtics hanno fatto vedere quello che pochi si aspettavano, dando in un paio di occasioni, nel corso dei primi tre quarti di gioco, l’idea di aver assolutamente in pugno i propri avversari. Di saper ammaestrare il Re e i suo Cavalieri come un domatore di leoni circense. Ma proprio quando Boston sembrava avere il pieno controllo del duello è arrivato un colpo inaspettato con un Mo Williams che sembrava incontrastabile. Riportando così i Cavs sul pari, ma soprattutto devastandoli psicologicamente. Una botta inaspettata che ha messo a terra Pierce e soci, che non si sono più rialzati, concedendo il primo atto ai propri avversari.

Ma il blackout mentale, per i Celtics, si è chiuso lì. Garnett, in veste di Leonida, ha caricato bene i suoi negli spogliatoi dopo gara uno. Facendo così prendere coscienza a tutti del fatto che insieme possono spodestare il Re, e puntare alla Finale di Conference. Messaggio ricevuto, e in gara 2 i Celtics battono i Cavs con la stessa eleganza e ferocia con cui gli Spartani si erano sbarazzati degli Immortali, spediti da Serse. Il ‘One for all’ che sloganeggia il viaggio del ‘Serse’ James verso il primo anello della propria carriera adesso sembra veramente messo a repentaglio dall’ ‘All for One’ Celtico. Un sistema in cui tutti sono utili e nessuno indispensabile, in cui ognuno è servito a battere, avendo sempre il controllo della partita, il favorito esercito dei Cavaliers.

Una serie che così, con la redenzione Bostoniana, sembra tutt’altro che scontata, e pronta a trasformarsi in un’autentica guerra. Per ora il conto delle battaglie vinte è sul pari, ma l’idea è che nel rumore dei Playoffs NBA un grido prevalga su tutti:’ This is the Celtics Pride!’.

Commenti all'articolo (1)

  • di lipponik
    giovedì, 6 maggio, 2010 alle 19:52

    Mi piace!!! eheh

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