Tutti in piedi, c’è Dallas-Miami
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Dallas-Miami, una finale sognata, sudata e raggiunta eliminando rispettivamente la franchigia dell’MVP e i vicecampioni NBA; la prima in assoluto per entrambe, ed è forse questo che rende la sfida tanto inedita quanto affascinante. Una sorta di “ballo delle debuttanti” anche se, a dire il vero, sono in molti ad aver già assaporato il clima delle Finals NBA: a partire da Shaquille O’Neal, un autentico veterano, sceso in campo per giocarsi il titolo prima con i Magic e poi coi Lakers del three-peat, passando per Gary Payton, in finale coi Sonics e i Lakers (ma sempre sconfitto), arrivando ai due coach Riley e Johnson, il primo vincitore di quattro titoli coi Lakers dei vari Magic Johnson, Kareem Abdul Jabbar e James Worthy, il secondo vincitore del titolo da giocatore degli Spurs nella stagione 1998-99.
Novità assoluta, invece, per Nowitzki e Wade, intorno ai quali ruotano molti dei discorsi tecnici sulla serie. Se il tedescone sarà quello visto nei primi tre turni di playoffs, Miami dovrà escogitare qualcosa per arginarlo; stesso discorso per Wade, anche se Dallas pare avere, ameno sulla carta, gli uomini giusti per tentare di infastidirlo, uno su tutti Josh Howard. Ma a preoccupare i Mavs sarà anche la marcatura su Shaq, fisicamente superiore a chiunque; sarà da vedere se l’africano DeSagana Diop riuscirà in qualche modo a creare problemi al centrone degli Heat, anche se la tattica più efficace sembra essere quella di caricare “The Diesel” di falli. Ultimo, ma non secondario aspetto: le panchine. Decisivo potrebbe essere l’apporto delle panchine, Stackhouse ed Harris in primis per i Mavs, già fondamentali nelle serie precedenti; Payton e Mourning per gli Heat, che Riley butterà nella mischia per dare esperienza ed aggressività. Altri temi, ma non trattabili, FORTUNA e CUORE, la parola al campo…
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