Utah: punto e a capo
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Come possiamo definire la stagione dei Jazz? Positiva, ma si poteva fare di più? Negativa, ma si sono viste comunque cose confortanti per l’immediato futuro? Forse nessuna della due è quella giusta, ma quest’estate si cercherà di capire quali sono stati i punti fermi di questo semi fallimento.
Sicuramente la partenza non molto esaltante ha condizionato gran parte della regular season, chiusa poi al quinto posto, senza grandi aspirazioni. Avventura che sembrava doversi chiudere al primo turno contro dei Nuggets addirittura candidati alla lotta per il titolo e attesi a ripetere l’exploit della scorsa post season. Ma si che quando si hanno troppe aspettative su una squadra, la pressione gioca brutti scherzi sulla squadra stessa. Così Melo & Co deludono e cadono ai piedi dei Jazz in sei partite. La chiave, quindi, qual’è stata? Di sicuro la maggiore freschezza fisica di Utah che ha sfoderato le sue armi migliori al momento opportuno. Armi che però sono state vanificate nella serie contro i Lakers in cui la difesa attuata dagli uomini di Sloan doveva farla da padrone e così non è stato. Il ritorno di Kirilenko non è servito anche perchè il giocatore russo non era al massimo della forma e i vari Miles o Matthews non hanno potuto nulla contro un determinante Bryant. Utah esce comunque a testa alta da una serie che sarebbe potuta andare diversamente se non fosse stato per i troppi palloni buttati e per la poca aggressività emersa in tutte e quattro le partite. Gli unici a provare a tenere a galla la barca sono stati i soliti Williams e Boozer, ma nessun altro e la mancanza di Okur si è fatta sentire più del previsto, soprattutto per la marcatura su Gasol che Millsap non è riuscito a contenere.
L’estate non sarà decisiva come per molte altre franchigie e il rischio che altri si rinforzino a discapito dei Jazz esiste eccome. La squadra rimarrà più o meno identica e la linea verde su cui si stanno orientando da qualche anno inizia a dare i primi frutti. Forse bisognerebbe continuare così, ma i gettoni per vincere un titolo prima del possibile ritiro di Sloan, stanno finendo rapidamente e il tempo perso inizia a pesare. Cosa manca quindi? Manca una guardia esperta da affiancare a Williams e forse manca anche una certa solidità dentro l’area e chissà che non arrivino dal draft in cui i Jazz hanno la nona chiamata assoluta. Se non si muoverà nulla entro un paio di anni, si potrebbe iniziare a pensare ad una ricostruzione definitiva, ma per ora è lecito continuare a sognare.
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